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Articolo 333 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Condotta del genitore pregiudizievole ai figli

Dispositivo dell'art. 333 Codice civile

(1) Quando la condotta di uno o di entrambi i genitori non è tale da dare luogo alla pronuncia di decadenza prevista dall'articolo 330 (2), ma appare comunque pregiudizievole al figlio, il giudice [disp.att. 38, 51], secondo le circostanze, può adottare i provvedimenti (3) convenienti e può anche disporre l'allontanamento di lui dalla residenza familiare [336] ovvero l'allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore (4).

Tali provvedimenti sono revocabili in qualsiasi momento [742 c.p.c.] (5).

Note

(1) L'articolo è stato così sostituito dall'art. 155 della L. 19 maggio 1975 n. 151.
(2) La norma trova applicazione solo con riferimento agli aspetti relativi alla cura della persona del minore, ossia per condotte relative ad aspetti non patrimoniali (per gli aspetti patrimoniali vi sarebbe lo specifico successivo [[334c]]).
(3) I provvedimenti adottabili derivano anche dal solo pericolo di danno al minore, e sono perciò rimessi nel contenuto all'apprezzamento del giudice che valuterà caso per caso le misure opportune.
(4) Il comma è stato così modificato dall'art. 37 della L. 28 marzo 2001 n. 149 (Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, recante «Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori», nonché al titolo VIII del libro primo del codice civile).
(5) Con la revoca dei provvedimenti avverrà il riacquisto della potestà con effetti retroattivi ex tunc.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 333 Codice civile

Cass. civ. n. 17648/2007

La convenzione dell'Aja del 25 ottobre 1980, resa esecutiva con legge n. 64 del 1994, è diretta a proteggere il minore contro gli effetti nocivi derivanti da un suo trasferimento o mancato rientro illecito, con esclusivo riferimento alla situazione di mero fatto, sulla base della presunzione secondo la quale l'interesse del minore coincide con quello di non essere allontanato o di essere immediatamente ricondotto nel luogo in cui svolge la sua abituale vita quotidiana; non vìola. l'art. 16 della convenzione il provvedimento, emesso a protezione del minore ex art. 333 od ex art. 403 c.c. dall'autorità giudiziaria od amministrativa dello Stato richiesto, prima della conoscenza del trasferimento o del trattenimento illecito. (Nel caso di specie la S.C. ha confermato l'affidamento provvisorio di un minore all'Ausl affinché lo tenesse collocato presso il padre in Italia, disposto ex artt. 333-336 c.c., in sede di verifica del provvedimento ex art. 403 c.c., rilevando che l'atto amministrativo risultava emesso prima che fosse decorso il termine per il rientro del minore e, comunque, prima che l'autorità amministrativa avesse conoscenza dell'esistenza di un'ipotesi configurabile come trattenimento illecito, e che del pari tale conoscenza ditettava al P.M. ricorrente).

Cass. civ. n. 3529/2004

La litispendenza, che determina la competenza in base al criterio della prevenzione, sussiste solamente quando fra due o più cause vi sia, oltre all'identità dei soggetti, anche l'identità di petitum e di causa petendi di guisa che la stessa non è configurabile - stante la comunanza soggettiva soltanto parziale e la diversità oggettiva - tra il giudizio di separazione personale dei coniugi e il procedimento per la pronunzia di decadenza dalla potestà dei figli «ex art. 330 c.c. nonchè per l'emanazione degli ulteriori provvedimenti di cui all'art. 333 c.c.: infatti quest'ultimo procedimento, da un lato, contempla espressamente il pubblico ministero tra i legittimati al relativo promovimento, e dall'altro, in ordine alla causa petendi e al petitum fa riferimento ad una condotta di uno o di entrambi i genitori necessariamente pregiudizievole al figlio (sia o non sia quest'ultima tale da dar luogo alla suindicata pronuncia di decadenza) ed ha ad oggetto l'emanazione degli anzidetti provvedimenti di cui agli artt. 330 e ss. c.c., laddove, nel giudizio di separazione personale, le (eventuali) statuizioni relative ai figli minorenni, di cui all'art. 155 c.c., si inseriscono nel quadro di una regolamentazione della vita familiare consequenziale all'allentamento del vincolo matrimoniale (onde vengono ad incidere soltanto sulle modalità di esercizio della potestà genitoriale e non postulano il pregiudizio o il pericolo di un pregiudizio per la prole medesima).

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Consulenze legali
relative all'articolo 333 Codice civile

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Bosco F. chiede
venerdì 22/04/2016 - Piemonte
“buongiorno
purtroppo non e' indicato normalmente il significato di
condotta pregiudizievole per il minore, ma la condotta pregiudizievole e' lasciata alla sensobilità del magistrato.
nel mio caso c'e' in atto una separazione di fatto da tre mesi , con una bimba di 16 mesi, che la madre ha trasferito senza preavviso presso il nuovo compagno, praticamente da un giorno all'altro.
quindi per la bimba ,secondo la psicologa forense interpellata, ne consegue un danno psicologico consistente, non riuscendo a comprendere né il nuovo status di residenza, né la figura maschile che improvvisamente si palesa con continuità ( giorno e notte ) a fianco della mamma e che la bimba non riconosce come padre( per ora). fortunatamente vedo la bimba tre volte la settimana per alcune ore nella originale casa della famiglia e quindi la bimba stessa identifica i luoghi e il papa' senza difficoltà, ma per quanto puo' durare questa situazione, non essendoci ancora la data fissata per la prima udienza di separazione ?
grazie
franco b.”
Consulenza legale i 28/04/2016

Purtroppo non esiste alcuna norma che stabilisca la “durata massima” del protrarsi di una situazione di pregiudizio per il minore e sicuramente, come correttamente osservato nel quesito, le pronunce dei Giudici in materia sono le più svariate perché dipendono fortemente dai singoli casi concreti.

Quel che è certo, tuttavia, è che la legge accorda ai genitori - e non solo a questi ultimi - diversi strumenti per rimediare ad una situazione di maggiore o minore pregiudizio a carico dei minori: tali strumenti si inseriscono nell’ampio complesso di norme del codice civile, di cui al Libro Primo “Delle persone e della famiglia”, che riguardano, in generale, la potestà genitoriale, i doveri e diritti dei genitori nei confronti dei figli, la famiglia.

Uno di questi strumenti, che potrebbe essere utilizzato nel caso di specie nel quale si ha premura che venga valutato tempestivamente il comportamento materno ritenuto dannoso per la bambina, è quello offerto dall’art. 333 del codice civile, ovvero “Condotta del genitore pregiudizievole ai figli”: “Quando la condotta di uno o entrambi i genitori non è tale da far luogo alla pronuncia di decadenza prevista dall’art. 330, ma appare comunque pregiudizievole al figlio, il giudice, secondo le circostanze, può adottare i provvedimenti convenienti (…)”. L’articolo 330 c.c. cui si accenna nel testo riguarda le ipotesi di grave violazione o trascuratezza dei doveri genitoriali, tanto da far decadere il responsabile dalla potestà genitoriale.

Ebbene, l’art. 333 citato disciplina le situazioni di pregiudizio per il figlio non di tale gravità da far perdere la potestà genitoriale ma senz’altro in grado di determinarne l’affievolimento.

La richiesta va rivolta al Tribunale per i Minorenni che ha normalmente sede presso il capoluogo di Regione ed apre un vero e proprio procedimento giudiziale nel quale è necessaria – da parte di chi lo promuove – la prova rigorosa e concreta del pregiudizio per il minore e della gravità dello stesso.

Nel caso concreto che ci occupa, la gravità dei fatti e della situazione, ad avviso di chi scrive - anche in base agli orientamenti sulla materia - non è tale da legittimare un ricorso ai sensi dell’articolo 330 c.c. sopra menzionato ma senz’altro renderebbe possibile un’azione ai sensi dell’articolo 333 per la valutazione giudiziale del diritto della madre a mantenere la piena potestà sulla figlia.

Va, tuttavia, tenuto presente un dato estremamente rilevante nel caso in esame: rivolgersi al Tribunale dei Minorenni significa, evidentemente, predisporre un atto giudiziale, raccogliere le prove (che si aggiungano alla perizia di parte della psicologa forense), attendere – anche in questo caso – i tempi di fissazione della prima udienza e, non da ultimo, fare i conti con la distanza del Giudice (il Tribunale competente, come si diceva, è situato presso il capoluogo di Regione e questo può comportare dei disagi o dei ritardi in più).

Considerata, quindi, l’urgenza di intervenire, quale alternativa al procedimento anzidetto, si ritiene forse consigliabile un’altra strada, che sfrutta il ricorso per separazione (che si presume, dal testo del quesito, sia già stato presentato).

E’ possibile, infatti, di norma, depositare un’istanza urgente di anticipazione dell’udienza di comparizione dei coniugi al Tribunale competente per la separazione, evidenziando in maniera puntuale e circostanziata le motivazioni dell’urgenza: in tal modo - beninteso, qualora il Giudice condividesse i motivi dell’urgenza - si potrebbe accelerare il procedimento e comparire avanti a quest’ultimo in breve tempo (alcuni Tribunali riescono a fissare l’udienza già entro un paio di settimane) affinché, poi – reso edotto della situazione ed assunte le eventuali informazioni aggiuntive del caso – egli adotti i necessari e contingenti provvedimenti (poi sempre revocabili) nell’interesse della minore.


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