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Articolo 332 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 29/04/2022]

Reintegrazione nella responsabilitÓ genitoriale

Dispositivo dell'art. 332 Codice Civile

(1)Il giudice [38, 51] può reintegrare nella responsabilità genitoriale il genitore che ne è decaduto [330], quando, cessate le ragioni per le quali la decadenza è stata pronunciata, è escluso ogni pericolo di pregiudizio per il figlio(2).

Note

(1) L'articolo è stato così sostituito dall'art. 154 della L. 19 maggio 1975 n. 151.
(2) Il genitore potrà essere reintegrato nella potestà solo qualora vengano meno le esigenze cautelari che determinarono la pronuncia di decadenza, e venga conseguentemente escluso il pregiudizio per il figlio.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 332 Codice Civile

Cass. civ. n. 22568/2015

I provvedimenti camerali in tema di responsabilitÓ genitoriale di cui agli artt. 330, 332 e 333 c.c., sono privi dei requisiti della decisorietÓ e definitivitÓ, e non sono dotati della stabilitÓ tipica del provvedimento giurisdizionale idoneo al giudicato in quanto revocabili in ogni tempo per motivi originari o sopravvenuti, sicchÚ la decisione sulla competenza relativa ad uno dei predetti provvedimenti non Ŕ impugnabile con regolamento di competenza ad istanza di parte, trattandosi di statuizione di carattere meramente preliminare e strumentale rispetto alla decisione di merito, di cui condivide il regime impugnatorio. (Dichiara inammissibile regolamento competenza).

Cass. civ. n. 11756/2010

I provvedimenti, emessi in sede di volontaria giurisdizione, che limitino o escludano la potestÓ dei genitori naturali ai sensi dell'art. 317 bis c.c., che pronuncino la decadenza dalla potestÓ sui figli o la reintegrazione in essa, ai sensi degli artt. 330 e 332 c.c., che dettino disposizioni per ovviare ad una condotta dei genitori pregiudizievole ai figli, ai sensi dell'art. 333 c.c., o che dispongano l'affidamento contemplato dall'art. 4, secondo comma, della legge 4 maggio 1983, n. 184, in quanto privi dei caratteri della decisorietÓ e definitivitÓ in senso sostanziale, non sono impugnabili con il ricorso straordinario per cassazione di cui all'art. 111, settimo comma, Cost. neppure se il ricorrente lamenti la lesione di situazioni aventi rilievo processuale, quali espressione del diritto di azione (nella specie, la mancanza del parere del P.M. e la mancata audizione dei genitori), in quanto la pronunzia sull'osservanza delle norme che regolano il processo, disciplinando i presupposti, i modi e i tempi con i quali la domanda pu˛ essere portata all'esame del giudice, ha necessariamente la medesima natura dell'atto giurisdizionale cui il processo Ŕ preordinato e, pertanto, non pu˛ avere autonoma valenza di provvedimento decisorio e definitivo, se di tali caratteri quell'atto sia privo, stante la natura strumentale della problematica processuale e la sua idoneitÓ a costituire oggetto di dibattito soltanto nella sede, e nei limiti, in cui sia aperta o possa essere riaperta la discussione sul merito.

Cass. civ. n. 175/1988

La pendenza del procedimento, promosso dal genitore, dichiarato decaduto dalla potestÓ sul figlio minore, per essere reintegrato nella potestÓ medesima, non pu˛ interferire sugli atti della procedura di adozione di detto minore, resi sul presupposto di quella decadenza (nella specie, riguardo ad adozione ordinaria, nella disciplina previgente alla L. 4 maggio 1983, n. 184, manifestazione del consenso da parte del tutore e pronuncia del tribunale sostitutiva del mancato assenso del genitore), atteso che la reintegrazione nella potestÓ, che venga disposta in esito all'indicato procedimento, ha efficacia costitutiva, quindi ex nunc.

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