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Articolo 176 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

[Aggiornato al 27/11/2019]

Liberazione condizionale

Dispositivo dell'art. 176 Codice penale

Il condannato a pena detentiva che, durante il tempo di esecuzione della pena, abbia tenuto un comportamento tale da far ritenere sicuro il suo ravvedimento, può essere ammesso alla liberazione condizionale(1), se ha scontato almeno trenta mesi e comunque almeno metà della pena inflittagli, qualora il rimanente della pena non superi i cinque anni [c.p.p. 682].

Se si tratta di recidivo, nei casi preveduti dai capoversi dell'articolo 99, il condannato, per essere ammesso alla liberazione condizionale, deve avere scontato almeno quattro anni di pena e non meno di tre quarti della pena inflittagli(2).

Il condannato all'ergastolo può essere ammesso alla liberazione condizionale quando abbia scontato almeno ventisei anni di pena(3).

La concessione della liberazione condizionale è subordinata all'adempimento delle obbligazioni civili derivanti dal reato [185, 186], salvo che il condannato dimostri di trovarsi nell'impossibilità di adempierle(4).

Note

(1) La liberazione condizionale comporta la sospensione dell'esecuzione della pena che rimane da scontare ed è un beneficio di cui può godere il condannato a pena detentiva che, durante il tempo di esecuzione della pena, abbia tenuto un comportamento tale da far ritenere sicuro il suo ravvedimento, il quale si desume dai rapporti del detenuto con il personale carcerario, con gli altri detenuti, con i propri familiari, dall'attività di lavoro e di studio svolta nell'ambiente carcerario e dall'interessamento nei confronti delle vittime del delitto. Infatti, la mancata richiesta di perdono da parte del condannato nei confronti della vittima del reato da lui commesso e la sua indifferenza verso la stessa ben possono incidere negativamente sulla valutazione del comportamento dell'imputato. Mentre si ritiene che non possa, di per sé, costituire ostacolo la mancata ammissione del condannato delle proprie responsabilità.
(2) Affinchè possa integrarsi il disposto di tale comma, la recidiva non solo deve essere stata contestata all'imputato, ma anche deve essere presente nella sentenza di condanna.
(3) Secondo l'art. 21 del r.d.l. 20-7-1934, n. 1404 ( convertito in l. 27-5-1935, n. 835) per i condannati che hanno commesso il delitto quando erano minori degli anni diciotto, è possibile disporre la liberazione per qualsiasi pena ed in qualunque momento.
(4) Tale condizione condizione deve essere rispettata anche dai minori degli anni diciotto, i quali godono della possibilità di vedersi concesso il beneficio della liberazione condizionale in qualsiasi momento.

Ratio Legis

La liberazione condizionale ha carattere premiale e per questo è concessa al condannato che durante il periodo di detenzione abbia dato prova costante di buona condotta. Ha dunque natura rieducativa e quindi di prevenzione speciale, sebbene alcuni vi riconoscano anche la funzione di prevenzione generale, stimolando gli altri condannati al ravvedimento.

Spiegazione dell'art. 176 Codice penale

La norma in oggetto disciplina l'istituto della liberazione condizionale, il quale produce, come effetto, la liberazione immediata del condannato e, qualora il condannato non commetta nei termini di legge un reato della stessa indole, l'estinzione della pena.

Ai fini della concessione del beneficio sono necessari i seguenti requisiti:

  • che il condannato a pena detentiva abbia scontato almeno trenta mesi e, in ogni caso, almeno la metà della pena;

  • che la pena rimasta da scontare non ecceda i cinque anni;

  • un comportamento che ne faccia desumere il sicuro ravvedimento;

  • che il condannato abbia adempiuto o abbia fatto il possibile per adempiere le obbligazioni civili nascenti dal reato;

  • che non abbia già usufruito (inutilmente) del beneficio.

Per quanto riguarda il recidivo aggravato o reiterato (art. 99), egli deve aver scontato almeno quattro anni di reclusione e non meno di tre quarti della pena inflittagli, mentre il condannato all'ergastolo deve aver scontato almeno ventisei anni di pena.

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Consulenze legali
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Aldo chiede
domenica 24/05/2015 - Emilia-Romagna
“Una volta che si è stati condannati ad una misura restrittiva della libertà personale (per esempio libertà vigilata) e viene di conseguenza ritirato il passaporto, alla fine della pena il passaporto viene restituito automaticamente o bisogna richiederlo o bisogna rifare la domanda come se se ne richiedesse uno nuovo?”
Consulenza legale i 25/05/2015
Ai sensi dell'art. 3, lett. d) e e), della legge 21 novembre 1967, n. 1185, il passaporto non può essere rilasciato a coloro che debbano espiare una pena restrittiva della libertà personale o soddisfare una multa o ammenda, salvo per questi ultimi il nulla osta dell'autorità che deve curare l'esecuzione della sentenza, sempreché la multa o l'ammenda non siano già state convertite in pena restrittiva della libertà personale, o la loro conversione non importi una pena superiore a mesi 1 di reclusione o 2 di arresto; oppure a coloro che siano sottoposti ad una misura di sicurezza detentiva ovvero ad una misura di prevenzione prevista dagli articoli 3 e seguenti della legge 27 dicembre 1956, n. 1423.

Una volta scontata la misura restrittiva oppure pagata la multa o l'ammenda, non avviene una restituzione automatica del passaporto.

La persona che vuole riottenere il passaporto deve farne richiesta alla competente Questura. Quest'ultima provvederà ad eseguire tutti gli accertamenti del caso, dopodiché, se l'esito è positivo, rilascerà al cittadino il passaporto. Se il passaporto ritirato è in corso di validità, verrà restituito lo stesso documento.

In caso di diniego, il cittadino può esperire ricorso al Ministro per gli affari esteri, nel termine di 30 giorni dalla data di notificazione o di ricezione della comunicazione amministrativa del provvedimento di rigetto (art. 10, l. 1185/1967).