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Articolo 587 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Inadempienza dell'aggiudicatario

Dispositivo dell'art. 587 Codice di procedura civile

Se il prezzo non è depositato nel termine stabilito, il giudice dell'esecuzione con decreto dichiara la decadenza dell'aggiudicatario (1) (2), pronuncia la perdita della cauzione a titolo di multa e quindi dispone un nuovo incanto [disp. att. 176] (3). La disposizione di cui al periodo precedente si applica altresì nei confronti dell’aggiudicatario che non ha versato anche una sola rata entro dieci giorni dalla scadenza del termine; il giudice dell’esecuzione dispone la perdita a titolo di multa anche delle rate già versate. Con il decreto adottato a norma del periodo precedente, il giudice ordina altresì all’aggiudicatario che sia stato immesso nel possesso di rilasciare l’immobile al custode; il decreto è attuato dal custode a norma dell’articolo 560, quarto comma.

Per il nuovo incanto si procede a norma degli articoli 576 e seguenti. Se il prezzo che se ne ricava, unito alla cauzione confiscata, risulta inferiore a quello dell'incanto precedente, l'aggiudicatario inadempiente è tenuto al pagamento della differenza (4).

Note

(1) Se il prezzo non viene pagato integralmente e tempestivamente dall'aggiudicatario, il giudice dell'esecuzione pronuncia con decreto, opponibile ai sensi dell'art. 617 del c.p.c., la decadenza dell'aggiudicatario, la pronuncia della perdita della cauzione e dispone un nuovo incanto, ovvero una rivendita in danno, previa convocazione delle parti, le quali potranno formulare osservazioni relative alle modalità della futura vendita forzata.
(2) Per ciò che concerne i rimedi attivabili per contrastare il decreto di trasferimento, quale atto conclusivo del procedimento espropriativo, è necessario escludere la ricorribilità per Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., in quanto il decreto risulta privo di contenuto decisorio, non essendo pronunciato all'esito di un contraddittorio per la composizione di situazioni soggettive in conflitto e non rivestendo la forma della sentenza, mentre deve sicuramente ammettersi il rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi (617).
(3) In dottrina si ritiene che l'inciso "a titolo di multa" sia utilizzato in maniera impropria in quanto la cauzione persa non viene acquisita dallo Stato, ma verrà trattenuta dalla procedura espropriativa, concorrendo a determinare la somma ricavata dall'espropriazione.
(4) Articolo così modificato dal D. L. 3 maggio 2016, n. 59 , in vigore dal 04 maggio 2016, convertito con modificazioni dalla L. 30 giugno 2016, n. 119.

Massime relative all'art. 587 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 17861/2011

È inammissibile il ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell'art. 111, comma settimo, Cost., avverso il provvedimento con cui il giudice, nell'espropriazione forzata immobiliare, dopo che sia stata disposta la vendita con incanto e sia avvenuta l'aggiudicazione definitiva, dichiari la decadenza dell'aggiudicatario, per non avere questi provveduto al versamento del prezzo nel termine assegnatogli, trattandosi di provvedimento che ha natura di atto esecutivo, contro il quale il rimedio esperibile è l'opposizione di cui all'art. 617 c.p.c.. Allo stesso modo, l'ordinanza di rigetto dell'istanza di revoca della suddetta ordinanza di decadenza è anch'essa impugnabile col rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi, ma solo se le ragioni poste a fondamento dell'istanza di revoca non siano state deducibili con l'opposizione agli atti avverso la prima ordinanza, nonché qualora nel provvedimento di rigetto dell'istanza di revoca sia contenuta una qualche affermazione pregiudizievole per la posizione della parte.

Cass. civ. n. 19142/2006

In tema di vendita coattiva di beni mobili in sede di liquidazione dell'attivo fallimentare, ove il soggetto che abbia proposto l'offerta più vantaggiosa, con il quale il curatore sia stato autorizzato a concludere la vendita, non rispetti la sua proposta, scattano, non già le conseguenze di cui all'art. 1337 c.c. in tema di responsabilità contrattuale, ma quelle previste in materia di procedura espropriativa dall'art. 587 c.p.c., in combinato disposto con l'art. 177 disp. att. c.p.c. (perdita della cauzione e, ove il prezzo derivante dal nuovo incanto sia inferiore, obbligo di pagare la differenza). Il ricorso a tale forma di autotutela resta legittimo in ogni caso, presumendosi l'imputabilità dell'inadempimento a carico dell'aggiudicatario, salva la prova contraria su quest'ultimo incombente.

Cass. civ. n. 5506/2003

In tema di esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, l'inadempimento dell'aggiudicatario nel deposito del prezzo di vendita comporta, ai sensi dell'art. 587 c.p.c., la pronunzia da parte del giudice dell'esecuzione della decadenza dell'aggiudicatario, con conseguente ordine di incameramento della cauzione a titolo di multa e disposizione di un nuovo incanto, senza possibilità di far rivivere una precedente aggiudicazione.

Cass. civ. n. 8631/1999

Nell'ipotesi di vendita forzata — in cui la legge pone una strettissima interdipendenza tra decadenza dell'aggiudicatario per mancato pagamento, fissazione della nuova vendita e confisca della cauzione — non può invocarsi la sussistenza di garanzie reali o altri vincoli gravanti sulla cosa oggetto di aggiudicazione ai fini dell'applicabilità degli artt. 1482 e 1489 c.c.; l'imputabilità dell'inadempimento può assumere peraltro rilievo ai fini della condanna di cui all'art. 177 att. c.p.c. sotto il profilo della colpevolezza in relazione ad una situazione che legittima il ricorso all'autotutela; ciò implica, dato il richiamo alla buona fede di cui all'art. 1460, secondo comma c.c. e al timore di rivendica per un pericolo prima ignorato di cui all'art. 1481 c.c., la conoscenza da parte dell'aggiudicatario decaduto del pericolo di evizione e non può pertanto escludersi l'imputabilità dell'inadempimento allorquando la conoscenza del pericolo di evizione non sussista.

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Consulenze legali
relative all'articolo 587 Codice di procedura civile

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Carlo B. chiede
lunedì 15/04/2019 - Emilia-Romagna
“Ho acquistato un garage presso IVG. Per essere sicuro di potermene aggiudicare uno, ho presentato 3 offerte migliorative su tre lotti. Ciò in quanto in fase di consulenza il personale dell IVG mi aveva assicurato che nn avrei avuto altri costi in caso di 'inadempenza' oltre alla perdita della caparra. Mi era quindi stato nascosto quanto previsto dall art 587 cpc. Ora vorrei sapere se l' IVG ha il diritto di indire, come ha fatto, l asta per i due lotti rimasti a prezzi piu bassi di un 30% visto che l asta precedente era andata tutt altro che deserta; se può essere cambiato il tipo di asta da "senza incanto" com era a "competitiva" come è adesso (quali conseguenze con questo cambiamento?) . Grazie.”
Consulenza legale i 28/04/2019
Partiamo con le conseguenze del mancato versamento del prezzo entro il termine stabilito dal Giudice nell’ordinanza che dispone la vendita.
L’art. 587 c.p.c. è chiaro nello stabilire che nel caso si verifichi questa eventualità, il giudice dell'esecuzione emette un decreto con il quale:
- dichiara la “decadenza” dell’aggiudicatario, il che significa in sostanza che quest’ultimo perde il diritto di versare effettivamente il prezzo;
- pronuncia la perdita della cauzione già versata, a titolo di multa;
- dispone un nuovo incanto.

A tale ultimo proposito, più precisamente, l'art. 587 c.p.c. stabilisce che : “Per il nuovo incanto si procede a norma degli articoli 576 e seguenti."
Il decreto del Giudice che dichiara la decadenza dell'aggiudicatario autorizza, dunque, il professionista delegato (notaio, in genere) ad esperire un ulteriore tentativo di vendita dell'immobile pignorato, al prezzo base indicato nell'ultimo avviso di vendita. Il rinvio all'art. 576 per il nuovo incanto porta infatti a concludere che il prezzo base sia uguale a quello dell'asta precedente, anche se l'aggiudicazione del bene al soggetto inadempiente è avvenuta ad un prezzo superiore.

La sorte dell'aggiudicatario inadempiente non si conosce fino a quando il bene non viene definitivamente aggiudicato ad altro offerente (il quale versa il saldo prezzo). A questo punto il professionista delegato dovrà effettuare una verifica del prezzo di aggiudicazione e compararlo con il prezzo al quale era stato precedentemente aggiudicato il bene all'aggiudicatario inadempiente, per relazionare il Giudice ed eventualmente fare in modo che quest’ultimo adotti i provvedimenti sanzionatori di cui all'art. 587 c.p.c..
Si profila infatti, a carico dell'aggiudicatario inadempiente, il rischio di subire - oltre alla perdita della cauzione - una seconda sanzione: se il prezzo che si ricaverà a seguito del nuovo incanto, unito alla cauzione già confiscata all’aggiudicatario a titolo di multa, sarà inferiore a quello del precedente incanto, l’aggiudicatario inadempiente dovrà versare la differenza.

Il professionista delegato. dopo l'aggiudicazione dell'immobile, presenterà al Giudice un apposito prospetto nel quale viene quantificata la differenza che l'aggiudicatario inadempiente potrà essere condannato a versare.
Il professionista delegato solleciterà pertanto il Giudice dell'esecuzione all'emissione di un decreto di condanna a carico dell'aggiudicatario inadempiente per l'importo determinato come sopra specificato, ai sensi degli art. 587 c.p.c. e art. [[n177cpcdispatt]] delle disposizioni attuative del c.p.c. .
Il professionista delegato, nella formazione della bozza del progetto di distribuzione del ricavato della vendita, dovrà aggiungere una apposita sezione che attribuisce l'importo indicato nel decreto di condanna ex art. 587 c.p.c. tra i creditori aventi diritto. Il decreto di condanna, unitamente all'approvato progetto di distribuzione, costituiranno titolo del quale i creditori potranno chiedere l'esecutività, al fine di agire nei confronti dell'aggiudicatario inadempiente.
Sarà onere del creditore, tuttavia, decidere se azionare o meno tale titolo.

Questa, dunque, per dare una prima risposta al quesito, è la conseguenza certa cui va incontro chi non ha versato il prezzo di due dei tre lotti che interessavano: la condanna al versamento della “multa” ben descritta nel secondo comma del 587 c.p.c..

Il decreto di condanna di cui stiamo parlando può essere impugnato: infatti, l’aggiudicatario ha tempo 20 giorni dalla comunicazione del decreto in questione per sollevare quella che si chiama “opposizione agli atti esecutivi” (617 c.p.c.) contro il provvedimento. Questo tipo di opposizione si può fare solo per vizi formali e procedurali e non per vizi sostanziali.
Ciò significa che, nel caso di specie, se vi siano state irregolarità nella procedura tali da inficiare la validità del decreto in oggetto, sarà possibile farle valere con questo mezzo di impugnazione ed entro questo (purtroppo breve) termine.

Tale ultima considerazione ci porta ad un’altra delle domande poste nel quesito, ovvero se l’avviso che dispone la vendita, nel caso in esame, dovesse contenere o meno la precisazione di cui al 587 c.p.c., ovvero quali fossero le conseguenze del mancato versamento del prezzo entro il termine stabilito.

La risposta è purtroppo negativa.
Il rinvio, per individuare il contenuto minimo obbligatorio dell’avviso di vendita, è agli articoli 574 e 576 del c.p.c., i quali precisano – in particolare in ordine al versamento del prezzo – che i provvedimenti relativi alla vendita devono contenere:
  • Il modo del versamento del prezzo;
  • Il termine – dalla comunicazione del provvedimento - per eseguire il versamento;
In particolare, nella vendita con incanto è specificato che l’avviso tra le altre cose deve contenere: “(…) il termine, non superiore a sessanta giorni dall’aggiudicazione, entro il quale il prezzo deve essere depositato e le modalità del deposito”.

Quello sopra evidenziato è però il contenuto minimo obbligatorio dei provvedimenti che dispongono la vendita, il che significa che tale contenuto è necessario ma anche sufficiente alla legittimità e completezza dei provvedimenti stessi e che non si potrà, come ipotizzato nel quesito, impugnarli per incompletezza e/o irregolarità nel caso manchi, ad esempio, qualche indicazione aggiuntiva rispetto all’elenco di cui agli articoli citati.
D’altro canto, è forse opportuno ricordare la massima latina che vale in generale per tutti i casi analoghi: “ignorantia legis non excusat”, ovvero (purtroppo) l’ignoranza della legge non è una scusante (se non si conoscono, insomma, le norme ciò non può costituire un valido motivo per non ottemperarvi).

Sul cambio d’asta, va detto che le ultime modifiche normative hanno spinto verso le modalità di vendita senza incanto, più snelle e più efficaci.
Il Giudice, tuttavia, ha la piena libertà di decidere per l’incanto quando ritiene che in questo modo sia possibile ottenere un risultato migliore (vendita più rapida o ad un prezzo più alto).

Infine, per quanto riguarda l’IVG, va detto che non esiste una responsabilità dei funzionari per la mancanza di indicazioni complete circa la conseguenze del mancato versamento del prezzo, sostanzialmente per lo stesso motivo per il quale si è detto che l’ordinanza di vendita non contenente le indicazioni del 587 c.p.c. rimane pienamente valida e legittima.
I funzionari dell’IVG non sono tenuti per legge ad informare sul contenuto delle norme di procedura: non è l’IVG il soggetto deputato a questo ruolo.
Gli istituti di vendite giudiziarie (IVG), come forse è noto, sono soggetti privati che, con provvedimento ministeriale, sono autorizzati in via generale
  • alla vendita all'incanto dei beni mobili a norma dell'articolo 534 cpc
  • all'amministrazione giudiziaria dei beni immobili a norma dell'articolo 592 cpc
Nell'esercizio delle loro funzioni gli IVG assumono gli obblighi e le responsabilità degli incaricati di un pubblico servizio in quanto ausiliari del Giudice.
L’attività degli istituti di vendite giudiziarie viene svolta in ottemperanza del decreto del ministero della giustizia 11 febbraio 1997, n. 109 nonché delle direttive impartite dal giudice dell’esecuzione. Gli articoli del decreto, tuttavia, che disciplinano lo svolgimento da parte dell’IVG degli incarichi giudiziari (articoli 19-29) non contengono alcuna disposizione che imponga obblighi comunicativi come quelli ipotizzati nel quesito.
Unica eventualità, dunque, in cui sia possibile far valere una qualche forma di responsabilità dei funzionari in oggetto è quella in cui essi violino le istruzioni che il Giudice dell’Esecuzione ha impartito loro per la singola e specifica procedura esecutiva della quale siano stati incaricati ed il riferimento è quindi il provvedimento del Giudice che conferisce loro l’incarico di vendita. Si dubita, tuttavia, considerato tutto quanto sopra esposto, che nella procedura in oggetto il Giudice abbia onerato l’IVG di obblighi diversi ed ulteriori rispetto a quelli di legge e già evidenziati.


vania chiede
sabato 22/12/2012 - Lazio
“sono una donna separata al momento della separazione il giudice mi assegnò la casa coniugale avendo anche il figlio minore io non conoscendo le leggi non effettuai la trascrizione ma esclusivamente all'ufficio di registro in data 1 ottobre 1998 con il passere degli anni seppi che si doveva effettuare la trascrizione la effettuai il 25 settembre 2006 il mio ex marito ha avuto dei problemi finanziari a me sconosciuti il giorno 23 luglio 2010 si presento nella mia abitazione il tecnico nominato dal C.T.U. il quale mi riferiva che doveva fare una perizia causa procedimento di espropriazione forzosa promossa da una banca nei confronti del mio ex marito io al perito feci presente che ero separata dalla data del 27 agosto 1998 e gli feci vedere la copia dell'atto dove mi veniva assegnata la casa coniugale lui mi disse che non esisteva nessun problema per me perché lui avrebbe riportato sulla perizia il tutto alcuni giorni fa si presenta il custode dei beni dicendomi che era venuto a controllare le condizioni dei beni avvisandomi che la casa era stata venduta all'asta e già era stata assegnata io ho riferito che la casa mi era stata assegnata dal tribunale a causa della separazione e che attualmente son disoccupata ho un figlio minore e un figlio maggiorenne che lavora percepisce uno stipendio mensile 1.200 euro al mese che vive con me in'oltre i miei genitori ottantenni di cui uno è malato di tumore (certificabile) vivono nella mia abitazione ho chiesto cosa faremo se dobbiamo andare a vivere per strada mi ha risposto che conosceva esattamente il tutto poiché il tecnico che effettuò il sopralluogo aveva riportato il tutto da me indicato ma purtroppo io avevo fatto la trascrione della assegnazione della casa quattro mesi dopo il pignoramento di conseguenza devo liberare la casa entro un mese o due mesi la mia domanda che faccio a voi se tutto questo è giusto in attesa vostra risposta saluti”
Consulenza legale i 27/12/2012
Purtroppo, poiché la trascrizione del provvedimento con cui il giudice assegnava la casa coniugale alla moglie è avvenuta solo dopo la trascrizione del pignoramento immobiliare, il diritto del coniuge a rimanere presso l'abitazione familiare viene meno, e prevale invece la posizione del nuovo acquirente dell'immobile.
Nel caso di specie, peraltro, non è neppure più possibile fare ricorso all'orientamento giurisprudenziale secondo il quale il diritto di godimento della casa coniugale spetta al coniuge affidatario dei figli minori per nove anni dalla data del provvedimento giudiziale di assegnazione anche in assenza di trascrizione, in quanto la separazione risale all'anno 1998 ("Il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario, avendo per definizione data certa, è opponibile, ancorché non trascritto, al terzo acquirente in data successiva per 9 anni dalla data dell'assegnazione, ovvero – ma solo ove il titolo sia stato in precedenza trascritto – anche oltre i nove anni". Cass. civ., sez. III, 19 luglio 2012, n. 12466).

L’esclusione, non riconducibile a volontà del coniuge assegnatario, della possibilità di usufruire della casa familiare, legittima tuttavia una richiesta di modifica delle condizioni della separazione ai sensi dell'art. 710 del c.p.c.. Il coniuge affidatario dei figli minori che viene costretto a reperire altra abitazione, con l'accollo di spese per un contratto di locazione, subisce all'evidenza un peggioramento della propria situazione economica che può far valere nei confronti dell'altro coniuge. Sarà necessario consultare un legale per verificare la sussistenza dei presupposti di una richiesta di revisione dell'assegno di mantenimento ai sensi dell'art. 710 del c.p.c. oppure, qualora il coniuge lo ritenga necessario, per procedere alla richiesta di divorzio, nell'ambito del quale potranno essere richiesti gli opportuni provvedimenti a favore del figlio minore e del coniuge più debole.

Mario chiede
venerdì 02/03/2012 - Puglia
“Salve,
avrei una domanda a riguardo e cioè, l'art. 587 è applicato solo alla vendita con incanto oppure anche a quella senza incanto? Faccio un esempio: il sig. Rossi partecipa ad un'asta SENZA incanto ed è l'unico offerente, di conseguenza risulta l'aggiudicatario del bene e versa regolarmente a titolo di cauzione una somma pari al 10% del prezzo, il signor Rossi però non versa la somma a saldo entro i 60 giorni quindi è inadempiente. Di conseguenza il Giudice dispone di una nuova vendita senza incanto oppure procede direttamente alla vendita con incanto? Cioè il sig. Rossi oltre a perdere la cauzione deve anche pagare la differenza tra il prezzo offerto e quello ricavato di un'eventuale successiva vendita con'incanto? Oppure perde solo la cauzione e nient'altro, avendo partecipato solo ad una vendita SENZA incanto?
Grazie per l'attenzione
Mario”
Consulenza legale i 06/03/2012

L'art. 587 del c.p.c. è applicato anche alla vendita senza incanto, così come richiamato dall'art. 574 del c.p.c.. Quest'ultimo, infatti, disciplina i provvedimenti relativi alla vendita senza incanto e prevede che il giudice dell'esecuzione, quando fa luogo alla vendita, dispone con decreto il modo del versamento del prezzo e il termine entro il quale il versamento deve farsi e, quando questo è avvenuto, pronuncia il decreto previsto dall'art. 586 del c.p.c.. Se il prezzo non è depositato a norma del decreto di cui al primo comma dell'art. 574 c.p.c. il giudice provvede a norma dell'art. 587 c.p.c. L'inadempimento dell'aggiudicatario nel deposito del prezzo di vendita, dunque, comporterà la pronunzia da parte del giudice dell'esecuzione della decadenza dell'aggiudicatario, con conseguente ordine di incameramento della cauzione a titolo di multa e disposizione di un nuovo incanto per il quale si procederà ai sensi dell'art. 576 del c.p.c., senza possibilità di far rivivere una precedente aggiudicazione.

Inoltre, ai sensi del combinato disposto dell'art. 587 c.p.c. e dell'art. 177 disp. att. c.p.c., l'aggiudicatario inadempiente è condannato, con decreto del giudice dell'esecuzione, al pagamento della differenza tra il prezzo da lui offerto e quello minore per il quale è avvenuta la vendita.


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