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Articolo 534 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Vendita all'incanto

Dispositivo dell'art. 534 Codice di procedura civile

Quando la vendita deve essere fatta ai pubblici incanti, il giudice dell'esecuzione (1), col provvedimento di cui all'articolo 530 (2), stabilisce il giorno, l'ora e il luogo in cui deve eseguirsi, e ne affida l'esecuzione al cancelliere o all'ufficiale giudiziario o a un istituto all'uopo autorizzato.

Nello stesso provvedimento il giudice dell'esecuzione (2) può disporre che, oltre alla pubblicità prevista dal primo comma dell'articolo 490, sia data anche una pubblicità straordinaria a norma del comma terzo dello stesso articolo (3).

Note

(1) La parola «pretore» è stata sostituita con le parole «giudice dell'esecuzione» ai sensi dell'art. 93, d.lgs. 19-2-1998, n. 51, a decorrere dal 2-6-1999. Per la soppressione dell'ufficio del pretore si confronti l'art. 8 del c.p.c..
(2) La norma si riferisce al provvedimento con cui il giudice decide l'assegnazione o autorizza la vendita (v. 530). Si perviene alla vendita all'incanto o in seguito alla scelta discrezionale del giudice dell'esecuzione oppure nel caso in cui i beni, affidati al commissionario per la vendita senza incanto, non siano stati venduti nel termine di un mese, ai sensi dell'articolo precedente (v.533c.p.c.).
(3) Le forme di pubblicità previste dall'art. 490 del c.p.c. si distinguono in pubblicità obbligatoria, la cui mancanza comporta la nullità della vendita, e in pubblicità facoltativa, la cui eventuale mancanza, invece, determina solamente un'eventuale azione di risarcimento dei danni nei confronti del soggetto che era obbligato ad eseguirla.

Massime relative all'art. 534 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 3771/1984

La violazione dell'art. 34 del D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229 (ordinamento degli ufficiali giudiziari e degli aiutanti ufficiali giudiziari), che attribuisce la delegabilità ai messi di conciliazione del solo potere di compiere atti di notificazione ma non di atti esecutivi, comporta che l'atto di esecuzione, come «l'esperimento di asta pubblica, compiuto dal messo di conciliazione su delega del pretore, non è affetto da inesistenza, postulante la mancanza di uno degli elementi costitutivi indispensabili per l'inquadramento dell'atto di cui trattasi in uno dei tipi previsti dall'ordinamento, bensì da nullità (per violazione di una precisa norma di legge) deducibile con opposizione agli atti esecutivi nelle forme e nei modi stabiliti dall'art. 617 c.p.c.

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