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Articolo 560 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Riduzione del legato o della donazione d'immobili

Dispositivo dell'art. 560 Codice civile

(1) Quando oggetto del legato [649 c.c.] o della donazione [769 c.c.] da ridurre è un immobile, la riduzione si fa separando dall'immobile medesimo la parte occorrente per integrare la quota riservata, se ciò può avvenire comodamente (2) [720 c.c.].

Se la separazione non può farsi comodamente [720] e il legatario o il donatario ha nell'immobile una eccedenza maggiore del quarto della porzione disponibile [556 c.c.], l'immobile si deve lasciare per intero nell'eredità, salvo il diritto di conseguire il valore della porzione disponibile(3). Se l'eccedenza non supera il quarto, il legatario o il donatario può ritenere tutto l'immobile compensando in danaro i legittimari (4).

Il legatario o il donatario che è legittimario può ritenere tutto l'immobile, purché il valore di esso non superi l'importo della porzione disponibile e della quota che gli spetta come legittimario (5) [536 c.c.].

Note

(1) La norma in commento, nonostante il dato letterale, si ritiene applicabile anche ai beni mobili e alle disposizioni a titolo universale.
(2) Si ha la possibilità di realizzare una comoda divisione quando l'immobile può essere diviso in porzioni autonome senza riduzione del valore economico del bene.
In tal caso vengono separate le quote necessarie per reintegrare i legittimari nei loro diritti, attribuendo loro quota di legittima in natura.
(3) Si deve restituire l'immobile all'eredità laddove:
- esso non sia comodamente divisibile;
- il legatario o il donatario abbia nell'immobile un'eccedenza superiore ad 1/4 del valore della disponibile.
In tal caso il legatario o il donatario ha diritto di ottenere una somma che rappresenti il valore della porzione disponibile.
(4) Il legatario o il donatario ha la facoltà di rimanere proprietario dell'immobile se:
- esso non sia comodamente divisibile;
- il legatario o il donatario non abbia nell'immobile un'eccedenza superiore ad 1/4 del valore della disponibile.
In tal caso il legatario o il donatario deve compensare in denaro i diritti del legittimario.
Il valore dell'immobile si determina al momento del pagamento e non quando si apre la successione.
(5) E' necessario, però, che vi siano altri beni sufficienti a soddisfare il diritto del legittimario a conseguire la sua quota in natura. Tale previsione si applica alle donazioni e ai legati cumulabili con la quota di legittima, che si computano prima sulla disponibile e, per l'eccedenza, sull'indisponibile.

Ratio Legis

La norma mira a bilanciare il diritto del legittimario a conseguire la sua quota in natura con la necessità di non arrecare un pregiudizio economico dalla divisione degli immobili oggetto di donazione o legato.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 560 Codice civile

Cass. civ. n. 11496/2010

Nell'ipotesi di donazione indiretta di un immobile, realizzata mediante l'acquisto del bene con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto, che il disponente medesimo intenda in tal modo beneficiare, la compravendita costituisce lo strumento formale per il trasferimento del bene ed il corrispondente arricchimento del patrimonio del destinatario, che ha quindi ad oggetto il bene e non già il denaro. Tuttavia, alla riduzione di siffatta liberalità indiretta non si applica il principio della quota legittima in natura (connaturata all'azione nell'ipotesi di donazione ordinaria di immobile ex art. 560 c.c.), poichè l'azione non mette in discussione la titolarità dei beni donati e l'acquisizione riguarda il loro controvalore, mediante il metodo dell'imputazione; pertanto mancando il meccanismo di recupero reale della titolarità del bene, il valore dell'investimento finanziato con la donazione indiretta dev'essere ottenuto dal legittimario leso con le modalità tipiche del diritto di credito, con la conseguenza che, nell'ipotesi di fallimento del beneficiario, la domanda è sottoposta al rito concorsuale dell'accertamento del passivo ex artt. 52 e 93 della legge fall.

Cass. civ. n. 2858/2006

In tema di azione di riduzione, la pronuncia — che, previo accertamento della simulazione relativa alla vendita di immobili, in quanto dissimulante una donazione — dichiari l'inefficacia parziale della donazione dissimulata nei limiti necessari alla reintegrazione della quota riservata per legge ai legittimari, qualora il donatario abbia realizzato, sull'immobile, in epoca anteriore all'esperimento della relativa azione, una costruzione, deve ritenersi — in applicazione dell'art. 934 c.c. — estesa al valore del bene comprensivo della costruzione. Infatti, in virtù del principio generale dell'accessione, la costruzione resta assorbita al suolo, a titolo di acquisto originario della proprietà, senza che assumano rilevanza in senso contrario né la natura personale dell'azione di riduzione, né quella costitutiva della sentenza connessa.

Cass. civ. n. 360/1986

Nel giudizio promosso dall'erede riservatario per la riduzione del legato o della donazione di immobile, a norma dell'art. 560 c.c., la restituzione dell'intero immobile può essere imposta al convenuto (sempreché esso non sia anche legittimario ed il valore del bene non superi l'importo della disponibile e della quota che gli spetta come legittimario), alla duplice condizione che non sia possibile separare senza pregiudizio una porzione di detto immobile, e che il medesimo convenuto abbia su di esso un'eccedenza superiore al quarto della disponibile.

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Consulenze legali
relative all'articolo 560 Codice civile

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Carla A. chiede
mercoledì 26/09/2018 - Basilicata
“Il Sig.Edgardo ha 3 figli nati da precedente matrimonio e 1 figlio nato dalla attuale moglie Sig. Franca. Nel 2005 dona tutto il suo patrimonio immobiliare di 10 milioni di euro ai 4 figli in comunione conservando l'usufrutto di tutti i beni. L'anno successivo sposa la Sig.Franca.
Il Sig. Edgardo matura ogni anno debiti dovuti alle esose tasse sugli immobili (IMU, spazzatura, ecc) e spese di manutenzione per un ipotetico totale di circa 1 milione di euro.
Quando il Sig. Edgardo morirà lascerà i mobili dellla casa padronale (di cui aveva conservato solo l'usufrutto e nella quale viveva insieme alla moglie Franca), alcuni gioielli, e questo milione di euro di debiti. Tutti i 4 figli, avendo ricevuto in vita l'eredità grazie alla donazione, rifiuteranno l'eredità.
La moglie come deve agire per ottenere la sua quota di eredità e in cosa consiste tale erdità?
Chi pagherà i debiti?
Nel'ipotesi che la moglie faccia azione di riduzione e nel contempo accettazione di eredità con beneficio di inventario, una volta ottenuta la sua quota ereditaria, i debiti di 1 milione di euro saranno integralmente pagati da lei o saranno suddivisi secondo le quote tra i legittimari (benchè loro abbiano ricevuto l'eredità in donazione e abbiano rifiutato l'eredità)?
Alla moglie conviene dichiararsi un legittimario leso o pretermesso?
Quali consigli per avere ciò che le spetta?
Grazie infinite”
Consulenza legale i 01/10/2018
Nell’ambito delle successioni mortis causa, si distinguono quelle testamentarie da quelle legittime.
Le prime si hanno quando il defunto ha lasciato un testamento. In tal caso, l’eredità si ripartisce in base a quest’ultimo e la legge si limita soltanto a riservare delle quote (dette di legittima) agli eredi laddove le disposizioni testamentarie abbiano per così dire pregiudicato alcuno degli eredi rispetto ad altri. Si parla infatti in tal caso di legittimario.
Qualora invece manchi il testamento, si apre la successione legittima disciplinata dagli articoli 565 e seguenti del codice civile.
In tale ipotesi, l'eredità viene divisa in base alle quote previste dalla legge.

Ciò brevemente premesso, andiamo a rispondere alla prima domanda contenuta nel quesito.

Il primo passo da fare è valutare se accettare o meno l’eredità. In caso di accettazione, in presenza di debiti (come nel caso di specie) è suggeribile accettare con il beneficio d'inventario in modo che i creditori non possano aggredire anche i beni dell’erede accettante.
Da un punto di vista fiscale, facciamo presente che occorre presentare la dichiarazione di successione all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio. I documenti necessari, in linea di massima, sono:
  • certificato di morte
  • certificati di stato di famiglia degli eredi e del defunto
  • certificati catastali relativi agli immobili

Per quanto riguarda l’oggetto dell’eredità, va premesso che alla moglie superstite spettano in ogni caso, per espressa previsione normativa contenuta nell’art. 540 c.c., “i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Tali diritti gravano sulla porzione disponibile e, qualora questa non sia sufficiente, per il rimanente sulla quota di riserva del coniuge ed eventualmente sulla quota riservata ai figli.”

In base al tenore del quesito, deduciamo che il de cuius non abbia lasciato alcuna disposizione testamentaria e, pertanto, alla sua morte, si è aperta la successione legittima.
In tale ipotesi, si applica l’art. 581 c.c. che prevede che quando con il coniuge concorrono più figli, il coniuge ha diritto a un terzo dell'eredità. Tuttavia, poiché nel nostro caso i figli hanno già rinunciato all’eredità, la loro quota si accresce in favore del coniuge superstite come disciplinato dall’art. 522 c.c.
Pertanto, nel caso in esame, alla luce della rinuncia di tutti i figli, possiamo affermare che se nessun altro concorre all’eredità (cioè in mancanza di ascendenti e di fratelli) alla moglie superstite spetta l’intero patrimonio (art. 583 cc.) e cioè : il diritto di continuare ad abitare nella casa coniugale, i mobili ivi presenti, i gioielli e il milione di euro di debiti.
Va precisato che non si trasferiscono agli eredi sanzioni amministrative del defunto nonché debiti di quest’ultimo ormai caduti in prescrizione.
Tuttavia, nel quesito si parla soltanto di tasse su immobili e quindi queste vanno sicuramente a carico degli eredi.

Con riguardo alla seconda domanda contenuta nel quesito: “chi pagherà i debiti?”, possiamo rispondere che questi vengono pagati da chi ha accettato l’eredità e quindi, nel nostro caso, la moglie del defunto. Chiaramente, se l’accettazione è stata fatta con beneficio d’inventario i debiti vengono pagati solo nei limiti del patrimonio ereditario, come già più sopra specificato.

Circa, invece, la terza domanda, si osserva quanto segue.
Nell'ipotesi che la moglie faccia azione di riduzione e nel contempo accettazione di eredità con beneficio di inventario, i debiti di un milione di euro saranno pagati da lei nei limiti del patrimonio ereditario. Infatti, una volta intervenuta la rinuncia all’eredità, anche in ipotesi di esito positivo dell’azione di riduzione, deve escludersi che gli eredi che hanno rinunciato possano essere tenuti al pagamento dei debiti ereditari.

Circa la quarta domanda, in merito alla convenienza per la moglie superstite di dichiararsi un legittimario leso dalle donazioni, possiamo dire che ciò è, in primo luogo, rimesso a valutazioni di carattere economico-patrimoniale. A tal fine, occorre ricostruire l’asse ereditario secondo i criteri previsti dagli articoli 556 e seguenti del codice civile, secondo cui per determinare l'ammontare della quota di cui il defunto poteva disporre si forma una massa di tutti i beni che appartenevano al de cuius al tempo della morte, detraendone quindi i debiti. Si riuniscono quindi fittiziamente i beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, e sull'asse così formato si calcola la quota di cui il defunto poteva disporre. In particolare, in caso di donazione di beni immobili, si fa riferimento all'art. 560 del codice civile.
La quota riservata per legge al coniuge in presenza di più figli è pari ad un quarto del patrimonio (art. 542 c.c.). Va infatti precisato che si parla di lesione di quota di legittima non solo in presenza di un testamento ma anche laddove (come potrebbe essere questo il caso), pur mancando un testamento, il defunto abbia fatto in vita delle donazioni che possano aver leso la quota riservata dalla legge agli eredi.

In merito, infine, ai consigli su come agire per avere ciò che gli spetta, possiamo in sintesi, ribadire quanto appena evidenziato e cioè:
1. accettare l’eredità con beneficio di inventario;
2. ricostruire l’asse ereditario (tramite un tecnico di fiducia) e successivamente verificare se è stata lesa la quota di legittima;
3. in caso di lesione della quota di legittima, esperire l’azione di riduzione.



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    L'opera esamina in modo completo il sistema della successione necessaria, con particolare riferimento ai temi più dibattuti. Vengono trattati gli istituti fondamentali, alla luce delle recenti innovazioni legislative, l. n. 219/2012 che ha equiparato i figli naturali ed i figli legittimi e il d.lgs. n.154/2013 (Decreto filiazione) con cui è stato rivisto in modo sensibile tutto il sistema di protezione della prole. I diritti riservati ai legittimari vengono riveduti in chiave... (continua)

  • Dei legittimari. Artt. 536-564

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    Trattare oggi dei legittimari e dei loro diritti può forse suscitare minori diffidenze rispetto a qualche tempo fa. Si potrà sempre nutrire il sospetto che il commento degli articoli 536-564 del codice civile del 1942, che erano e restano la fondamentale sedes materiae, sviscerati come sono da tanti pregevoli contributi dottrinali, oltre che applicati da una consistente mole di decisioni giurisprudenziali, non riservi elementi consistenti di novità. Certo: si... (continua)