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Articolo 359 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 31/08/2021]

Rinvio alle norme relative al procedimento davanti al tribunale

Dispositivo dell'art. 359 Codice di procedura civile

Nei procedimenti d'appello davanti alla corte o al tribunale si osservano, in quanto applicabili, le norme dettate per il procedimento di primo grado davanti al tribunale, se non sono incompatibili con le disposizioni del presente capo [132 disp. att.] (1).

[Davanti al pretore si osservano anche nei procedimenti d'appello le norme del procedimento di primo grado, in quanto applicabili] (2).

Note

(1) Nel giudizio d'appello davanti al tribunale o alla corte d'appello si applicano, nei limiti della compatibilità, le norme che regolano l'attività di trattazione in tribunale. Sono incompatibili tutte le norme relative alla nomina e all'attività svolta dal giudice istruttore.
(2) Comma abrogato con l. 26 novembre 1990, in vigore dal 1 gennaio 1993.

Ratio Legis

Si tratta di una tipica norma di chiusura, che eleva il procedimento di primo grado davanti al tribunale, salve le incompatibilità specifiche, a modello dei processi di cognizione civile.

Spiegazione dell'art. 359 Codice di procedura civile

Trattasi di una tipica norma di chiusura, la quale sottolinea come il paradigma del processo di cognizione civile sia rappresentato dal procedimento di primo grado davanti al Tribunale.

Dalla lettura di questa norma si evince che le norme che trattano il giudizio di appello non sono esaustive e che per tutti gli aspetti per i quali non è prevista una speciale ed espressa disciplina vale il rinvio operato dalla norma in commento alle disposizioni dettate per il procedimento di primo grado davanti al tribunale, sia che il giudizio di appello si svolga davanti alla corte d'appello che davanti al tribunale (in funzione di giudice d'appello delle sentenze del giudice di pace).

Inoltre, questa norma deve essere coordinata con l'art. 132 delle disp. att. c.p.c., il quale a sua volta precisa che nel procedimento d'appello si osservano le disposizioni di attuazione dettate per il procedimento davanti al tribunale.
Entrambe le disposizioni hanno evidentemente funzione di chiusura della disciplina del giudizio di secondo grado, con la precisazione che il rinvio vale soltanto per le norme applicabili anche al giudizio d'appello e che non siano con esso incompatibili.
Da ciò se ne deduce che non si tratta di un rinvio integrale ed automatico, dovendo essere preceduto da un giudizio di compatibilità, non solo fra le norme singolarmente prese ma anche in generale tra la struttura dei due procedimenti.

Il rinvio qui previsto trova giustificazione nel fatto che il giudizio d'appello non è strutturato, come il procedimento davanti alla Corte di Cassazione, nelle due fasi rescindente e rescissoria, potendo dare luogo ad una ripetizione del primo giudizio.

Nessun problema di compatibilità si pone per quelle disposizioni di legge che disciplinano il primo grado di giudizio e che sono espressamente richiamate dagli artt. 339 ss. c.p.c.
Così è, a titolo puramente esemplificativo, per l'art. 163 del c.p.c., richiamato dal primo comma dell’art. 342 del c.p.c., il quale per i requisiti dell'atto d'appello rimanda al contenuto dell'atto di citazione di primo grado.
Sono altresì applicabili tutte le norme che regolano l'attività di istruzione probatoria, e ciò per il fatto che l’art. 356 del c.p.c. richiama espressamente gli artt. 191 e ss. c.p.c.
Sono ancora applicabili al giudizio di appello:

Al procedimento d'appello si applicano anche:
  1. le norme dettate in tema di contumacia, e tra queste l'art. 291 del c.p.c., che impone che la dichiarazione di contumacia dell'appellato (nel caso in cui il giudice rilevi una nullità della notificazione, tale dichiarazione deve essere preceduta dalla rinnovazione della notificazione stessa);
  2. le norme dettate in tema di sospensione, interruzione ed estinzione del procedimento, nonché le norme sull'intervento dei terzi.

Con riferimento ai giudizi di secondo grado che si svolgono innanzi alla corte d'appello, si devono ritenere incompatibili, e dunque inapplicabili, le norme che riguardano la nomina del giudice istruttore, visto che la riforma dell'art. 350 del c.p.c. ha imposto che l'intera trattazione del giudizio d'appello sia collegiale.

Massime relative all'art. 359 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 6947/1992

In virtù del rinvio operato dall'art. 359 c.p.c. alle disposizioni del procedimento di primo grado, l'art. 291, secondo cui in caso di mancata costituzione del convenuto il giudice istruttore il quale rilevi un vizio che comporti la nullità della notificazione della citazione assegna all'attore un termine perentorio per rinnovarla, si applica anche in appello con riguardo alla notifica dell'atto d'impugnazione. Tale nullità può essere rilevata anche in sede di decisione da parte del collegio, che all'uopo rimetterà la causa al giudice istruttore.

Cass. civ. n. 5228/1977

Per effetto del rinvio alle norme relative al procedimento davanti al tribunale, contenuto nell'art. 359 c.p.c., è consentito proporre un unico appello contro due distinte sentenze, sempreché tra le cause d'appello sussista quel rapporto di connessione che consente alle parti di promuovere il processo cumulativo (artt. 31 e seguenti c.p.c.) ed al giudice, o ai diversi giudici investiti dalle cause con processi separati, di fare altrettanto (artt. 34, 35, 36, 40, 103 e 274 c.p.c.). In tale ipotesi resta salva la facoltà del giudice d'appello di separare le due cause ai sensi dell'art. 103, secondo comma, c.p.c. (Nella specie la medesima parte era stata convenuta in giudizio da due attori diversi, con separati atti di citazione, per il regolamento di confine tra il suo fondo e quello dei due confinanti; rimasta soccombente, aveva proposto unico atto di appello, contro le due sentenze, le quali trattavano questioni similari, ma il giudice del gravame aveva ritenuta l'inammissibilità dell'unico atto di appello. La Suprema Corte nel cassare la sentenza impugnata, ha formulato il principio di diritto espresso dalla massima che precede).

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