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Articolo 178 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Controllo del collegio sulle ordinanze

Dispositivo dell'art. 178 Codice di procedura civile

Le parti, senza bisogno di mezzi d'impugnazione, possono proporre al collegio, quando la causa è rimessa a questo a norma dell'articolo 189, tutte le questioni risolute dal giudice istruttore con ordinanza revocabile [80 bis disp. att.] (1).

L'ordinanza del giudice istruttore, che non operi in funzione di giudice unico, quando dichiara l'estinzione del processo è impugnabile dalle parti con reclamo immediato al collegio (2).

Il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni, decorrente dalla pronuncia dell'ordinanza se avvenuta in udienza, o altrimenti decorrente dalla comunicazione dell'ordinanza medesima.

Il reclamo è presentato con semplice dichiarazione nel verbale d'udienza, o con ricorso al giudice istruttore.

Se il reclamo è presentato in udienza, il giudice assegna nella stessa udienza, ove le parti lo richiedano, il termine per la comunicazione di una memoria, e quello successivo per la comunicazione di una replica. Se il reclamo è proposto con ricorso, questo è comunicato a mezzo della cancelleria alle altre parti, insieme col decreto, in calce, del giudice istruttore, che assegna un termine per la comunicazione dell'eventuale memoria di risposta [112 bis disp. att.]. Scaduti tali termini, il collegio provvede entro i quindici giorni successivi (3).

(omissis) (4).

Note

(1) La causa si intende rimessa al collegio (art. 189 del c.p.c.) quando passa nella fase decisoria, sia davanti al giudice in composizione monocratica che collegiale, a seconda dei casi). Ciò avviene nei casi previsti dall'art. 187 del c.p.c., ossia quando il giudice istruttore ritiene la causa matura per la decisione senza bisogno di assunzione di alcun mezzo istruttorio; quando deve essere decisa una questione di merito avente carattere preliminare; se sorgono questioni attinenti alla giurisdizione o alla competenza o altre pregiudiziali; infine, una volta terminata la fase istruttoria.
E' bene precisare che, a prescindere da una specifica istanza delle parti circa la modifica di ordinanze revocabili del g.i., il collegio non ha alcun obbligo di attenersi ad esse.
(2) Comma così sostituito dalla l. 26.11.1990, n. 353, art. 15.
Per le parti è possibile proporre reclamo immediato al collegio limitatamente ai casi in cui il giudice istruttore, che non operi in funzione di giudice unico (ossia, quando non si tratti di tribunale in composizione monocratica), abbia emanato una ordinanza dichiarativa dell'estinzione del giudizio.
Questo reclamo viene deciso dal collegio con sentenza, in caso di rigetto (si tratterà di una sentenza appellabile con i normali mezzi di impugnazione); o con ordinanza, se lo accoglie, e il giudizio quindi prosegue.
Nei casi in cui il tribunale giudichi in composizione monocratica, l'ordinanza estintiva emessa dal g.i. è assimilabile alla sentenza del tribunale in composizione collegiale e quindi può essere impugnata con appello.
(3) Periodo aggiunto con l. 26.11.1990, n. 353, in vigore dal 30.4.1995, art. 15.
(4) I commi 6, 7 e 8 sono stati soppressi con l. 26 novembre 1990, n. 353. Essi recitavano: " I commi: “Scaduti i termini previsti dal comma precedente, il collegio, entro i quindici giorni successivi, provvede in camera di consiglio con ordinanza, alla quale si applicano le disposizioni dell'articolo 279 quarto comma, e dell'articolo 280. Il provvedimento del collegio è limitato all'ammissibilità e alla rilevanza del mezzo di prova, e pertanto le parti non possono sottoporgli conclusioni di merito, né totali né parziali. Tuttavia il collegio, su richiesta di parte o d'ufficio, può limitarsi a rimettere con l'ordinanza le parti al giudice istruttore per gli adempimenti previsti dagli articoli 189 e 190. L'esecuzione dell'ordinanza è sospesa durante il termine per proporre reclamo e durante il giudizio su questo, salvo che il giudice istruttore, nei casi d'urgenza, l'abbia dichiarata esecutiva nonostante reclamo".

Ratio Legis

Il ridimensionamento della portata del reclamo al collegio è stata opera della riforma del 1990. Ora, sono generalmente proponibili al collegio tutte le questioni risolte dal g.i. con ordinanza revocabile. Quanto alle ordinanze che dichiarano l'estinzione del processo, l'art. 178 del c.p.c. richiama il reclamo previsto dall'art. 308 del c.p.c., istituto che esisteva prima del '90.

Massime relative all'art. 178 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 7472/2017

Nell'ipotesi di rimessione della causa al collegio, le parti possono sottoporre a quest’ultimo, ai sensi dell’art. 178, comma 1, c.p.c., tutte le questioni già definite dal giudice istruttore con ordinanza revocabile, senza bisogno di proporre specifica impugnazione, purché sia stata chiesta, in sede di precisazione delle conclusioni, la revoca della menzionata ordinanza. In caso contrario, resta precluso al collegio (ed anche al giudice unico, ove la controversia debba essere decisa dal tribunale in composizione monocratica) qualsivoglia scrutinio al riguardo, con la conseguente impossibilità di sollevare la suddetta questione in sede di impugnazione.

Cass. civ. n. 16993/2007

La mancata proposizione del reclamo, ai sensi dell'art. 178 c.p.c., avverso un'ordinanza istruttoria concernente l'ammissione o l'espletamento delle prove non impedisce alla parte interessata di dolersene davanti al collegio quando questo sia investito di tutta la causa ai sensi del successivo art. 189, sempre che, in sede di conclusioni definitive, abbia richiesto la revoca di detta ordinanza, restando in caso contrario preclusa al collegio la decisione in ordine all'ammissibilità della prova, con l'ulteriore conseguenza che la cennata questione non può neanche essere proposta in sede di impugnazione.

Cass. civ. n. 6618/1983

Al fine del decorso del termine perentorio di dieci giorni per proporre reclamo al collegio, avverso l'ordinanza del giudice istruttore dichiarativa dell'estinzione del processo e pronunciata fuori udienza, ai sensi del combinato disposto degli artt. 178 e 308 c.p.c., la comunicazione dell'ordinanza medesima può trovare equipollente in altri atti o fatti giuridici che siano idonei ad assicurare una conoscenza effettiva e piena del relativo provvedimento, analoga a quella che si produce con detta comunicazione, e non anche, pertanto, in mere situazioni di fatto sufficienti ad evidenziare solo una possibilità di conoscenza (nella specie, consultazione da parte del reclamante del fascicolo d'ufficio).

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