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Articolo 20 Testo Unico sulle successioni e donazioni

(D.lgs. 31 ottobre 1990, n. 346)

[Aggiornato al 13/01/2024]

PassivitÓ deducibili

Dispositivo dell'art. 20 Testo Unico sulle successioni e donazioni

1. Le passività deducibili sono costituite dai debiti del defunto esistenti alla data di apertura della successione e dalle spese mediche e funerarie indicate nell'articolo 24.

2. La deduzione è ammessa alle condizioni e nei limiti di cui agli articoli da 21 a 24.

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relative all'articolo 20 Testo Unico sulle successioni e donazioni

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M. A. G. chiede
mercoledý 14/12/2022 - Veneto
“Quesito urgente in merito alla dichiarazione di successione.
Quali sono le passività detraibili nel Quadro ED? I prestiti con atto privato fatti dal figlio al genitore non restituiti sono detraibili nel quadro ED?
Distinti saluti”
Consulenza legale i 20/12/2022
La dichiarazione di successione, come noto, è un adempimento degli eredi, prevalentemente di natura fiscale, nella quale sono indicati gli attivi (in linea generale i crediti) nonché le passività e gli oneri (i debiti) del de cuius in essere al momento dell’evento della morte.
Nello specifico le passività, ovverosia le diverse tipologie di debiti contratti dal de cuius, devono essere indicati nel Quadro ED della citata dichiarazione e sono:
  • debiti del defunto;
  • spese mediche e chirurgiche;
  • spese funerarie.
Al riguardo, occorre sottolineare che tale quadro è compilabile solo allorquando si tratti di passività deducibili.
Ciò significa che, al fine di valutare la sussistenza di un obbligo di compilazione di tale quadro, occorre indagare la natura deducibile o non deducibile del debito.
Ai sensi dell’art. 20, D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, le passività deducibili sono costituite dai debiti del defunto esistenti alla data di apertura della successione e dalle spese mediche e funerarie. La deduzione è ammessa alle condizioni e nei limiti di cui agli articoli da 21 a 24.
L’art. art. 21 del T.U. successioni e donazioni prevede che le passività deducibili sono costituite dai debiti del defunto esistenti alla data di apertura della successione, purché risultino da atto scritto avente data certa anteriore all’apertura della successione o da provvedimento giurisdizionale definitivo. Il successivo art. art. 24 del T.U. successioni e donazioni stabilisce specifiche condizioni per la deducibilità delle spese funerarie e mediche.
In linea con il dettato normativo si è espressa la Corte di Cassazione, che, sulla natura deducibile dei componenti ha stabilito che, in linea generale, in base al dettato di cui all'art. art. 20 del T.U. successioni e donazioni, sono deducibili tutti i debiti del defunto esistenti alla data di apertura della successione, senza esclusione, purché sussistano le condizioni stabilite negli artt. da art. 21 del T.U. successioni e donazioni a art. 24 del T.U. successioni e donazioni.
Specifiche tipologie di spese indeducibili o condizioni di indeducibilità delle passività, sono previste dall’art. 22 del citato Testo unico che, a esempio, stabilisce la non deducibilità di contratti per l'acquisto di beni o diritti non compresi nell'attivo ereditario.
Sulla interpretazione di tale norma si è espressa l’Agenzia delle Entrate, che nel ripercorrere il quadro normativo e giurisprudenziale di cui sopra, con la risposta all’interpello 11 settembre 2020, n. 342.
L’art. 22 pone un limite alla deducibilità nel caso in cui il debito sia stato contratto per l’acquisto di beni o diritti, che non facciano parte dell’attivo ereditario.
Sintetizzando e semplificando sono deducibili le passività contratte dal de cuis per l'acquisto di specifici beni e/o diritti che siano parte dell’asse ereditario, in presenza dei presupposti di cui agli artt. 21 e art. 23 del T.U. successioni e donazioni.
In tal caso il debito andrà inserito nel quadro ED con il codice 12 “altre passività”.
Alla luce di quanto sopra, si ritiene che, nel caso prospettato, non sussistano le condizioni per la deducibilità del prestito personale, atteso che, sulla base di quanto riferito, tale debito personale, ancorché risultante da scrittura privata non parrebbe essere stato contratto per l’acquisto di beni e diritti facenti parte dell’asse ereditario, ma per estinguere altri prestiti di diversa natura.
Stante l’indeducibilità di tale prestito, si ritiene che la passività non debba essere indicata nella dichiarazione di successione.