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Articolo 2391 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Interessi degli amministratori

Dispositivo dell'art. 2391 Codice civile

L'amministratore deve dare notizia agli altri amministratori e al collegio sindacale di ogni interesse che, per conto proprio o di terzi, abbia in una determinata operazione della società [1395], precisandone la natura, i termini, l'origine e la portata; se si tratta di amministratore delegato, deve altresì astenersi dal compiere l'operazione [1394, 2373, 2631], investendo della stessa l'organo collegiale, se si tratta di amministratore unico, deve darne notizia anche alla prima assemblea utile.

Nei casi previsti dal precedente comma la deliberazione del consiglio di amministrazione deve adeguatamente motivare le ragioni e la convenienza per la società dell'operazione.

Nei casi di inosservanza a quanto disposto nei due precedenti commi del presente articolo ovvero nel caso di deliberazioni del consiglio o del comitato esecutivo adottate con il voto determinante dell'amministratore interessato, le deliberazioni medesime, qualora possano recare danno alla società, possono essere impugnate (1) dagli amministratori e dal collegio sindacale entro novanta giorni dalla loro data [2964]; l'impugnazione non può essere proposta da chi ha consentito con il proprio voto alla deliberazione se sono stati adempiuti gli obblighi di informazione previsti dal primo comma. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione [2377].

L'amministratore risponde dei danni (2) derivati alla società dalla sua azione od omissione.

L'amministratore risponde altresì dei danni che siano derivati alla società dalla utilizzazione a vantaggio proprio o di terzi di dati, notizie o opportunità di affari appresi nell'esercizio del suo incarico.

Note

(1) L'azione di annullamento del contratto posto in essere dall'amministratore in conflitto di interessi è soggetto a prescrizione quinquennale che decorre dalla data dell'atto. Vengono delineati, inoltre, i soggetti legittimati a proporre l'azione.
(2) Incombe sull'amministratore l'onere di provare che l'atto lesivo del patrimonio trovi compensazione nei vantaggi che derivano dall'appartenenza al gruppo.

Ratio Legis

Il legislatore ha novellato la norma disciplinando l'ipotesi in cui l'amministratore abbia interesse in una data operazione, indipendentemente dal fatto che tale interesse confligga con quello della società.

Spiegazione dell'art. 2391 Codice civile

Si ha interesse dell'amministratore quando, dal compimento di una data operazione, questi (per sé o per un terzo) possa ricavare una utilità di natura patrimoniale o meno. L'interesse è rilevante solo in quanto estraneo alla società.
L'obbligo di comunicazione grava anche sull'amministratore delegato, che deve astenersi dal compiere l'operazione in conflitto, investendo della stessa l'organo collegiale.
In caso di amministratore unico la sussistenza di un interesse deve essere comunicata al collegio sindacale.

La norma in commento non è derogabile dallo statuto.
L'amministratore ha l'obbligo di comunicare i termini e la natura dell'interesse estraneo alla società senza indugio e, in ogni caso, prima che si deliberi l'operazione.

La deliberazione può essere impugnata alle seguenti condizioni:
a) se possa arrecare danno alla società;
b) che siano stati violati gli obblighi di comunicazione e/o motivazione;
c) che sia stata adottata con il voto determinante dell'interessato.

Il termine di 90 giorni è un termine di decadenza.
La legittimazione all'impugnazione spetta ai singoli amministratori.

Sono salvi i diritti acquistati dai terzi in buona fede in base ad atti compiuti in esecuzione della delibera annullata.

L'amministratore è responsabile dei danni arrecati con la sua azione od omissione alla società e su di esso grava l'obbligo del risarcimento danni.

Relazione al D.Lgs. 6/2003

(Relazione illustrativa del decreto legislativo recante: "Riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366.")

6 Il consiglio di amministrazione e la circolazione delle informazioni L'amministrazione della società continua a poter essere affidata ad un amministratore unico oppure ad un consiglio di amministrazione. In quest'ultimo caso il maggior "costo" della collegialità è compensato da un'effettiva partecipazione di tutti i consiglieri alla gestione della società. A tale fine sono state aumentate le attribuzioni non delegabili (art. 2381 del c.c., terzo e quarto comma); è stato previsto un ampio e periodico obbligo informativo degli organi delegati al consiglio e al collegio sindacale sulle operazioni più rilevanti per dimensioni o caratteristiche (anche qualitative, quali ad esempio operazioni atipiche, inusuali o compiute o deliberate da amministratori interessati), ed esteso anche alla gestione delle controllate (art. 2381, quinto comma); e si è disposto che gli amministratori debbano agire in modo informato ed abbiano correlativamente un diritto individuale all'informazione cui gli organi delegati devono far fronte riferendo al consiglio (art. 2381, ultimo comma). Si è anche precisato nell'art. 2389 del c.c. che è possibile attribuire agli amministratori, a titolo di compenso, il diritto di sottoscrivere a prezzo predeterminato azioni di futura emissione; in tal modo si è confermata la diffusa pratica delle stock-options con la cautela, però, non essendosi modificato l'ultimo comma dell'art. 2441 del c.c., che deliberazioni assembleari in tal senso richiederanno in ogni caso una congrua motivazione alla luce dell'interesse sociale richiamato dal quinto comma del medesimo articolo, e l'applicazione pertanto delle maggioranze rafforzate ivi richieste. Un'informativa dettagliata è stata poi prevista, come si vedrà, per le operazioni relativamente alle quali un amministratore abbia - per conto proprio o di terzi - un interesse, anche se coincidente con quello della società (art. 2391 del c.c., primo comma). L'ampia circolazione delle informazioni sulla gestione, con particolare trasparenza sulle operazioni relativamente alle quali gli amministratori possano, anche per conto terzi, avere un interesse, tende da un lato a rendere efficaci ed utili le riunioni e le deliberazioni del consiglio (che può impartire direttive agli organi delegati e avocare a sé operazioni rientranti nella delega: art. 2381, terzo comma) e, d'altro lato, a definire un'articolazione interna del consiglio e del suo funzionamento in cui i rispettivi poteri e doveri del consiglio e degli organi delegati siano delineati con precisione, in modo che anche le rispettive responsabilità possano essere rigorosamente definite.
6 Il conflitto di interessi Il conflitto di interessi è disciplinato dall'art. 2391 con particolare rigore sotto vari profili; in primo luogo si tutela la trasparenza, imponendosi agli amministratori di dare notizia di ogni interesse che essi abbiano, anche per conto di terzi, in operazioni della società, anche se l'operazione sia nell'interesse sociale; in secondo luogo si impone agli amministratori delegati interessati di astenersi dal compiere l'operazione, investendone l'organo collegiale ed obbligando a motivare la deliberazione adottata nella situazione prevista dalla norma; in terzo luogo, si persegue la prevenzione del danno consentendo l'impugnativa della deliberazione dell'organo non solo agli amministratori assenti o dissenzienti, ma anche a quelli consenzienti ed al collegio sindacale quando non siano stati debitamente informati del conflitto; da ultimo, sotto il profilo propriamente risarcitorio si prevede che il risarcimento integrale del danno sia dovuto, oltre che nei casi di violazione dei doveri di informazione o di astensione dal voto, anche nei casi in cui un amministratore abbia utilizzato a vantaggio proprio o di terzi, o abbia comunicato a terzi, dati, notizie od opportunità di affari appresi nell'esercizio delle proprie funzioni. Il maggior rigore di questa disciplina vuole sottolineare non solo che qualsiasi amministratore, essendo un gestore di un patrimonio altrui, non può approfittare della sua posizione per conseguirne diretti o indiretti vantaggi, ma, soprattutto, il valore della trasparenza nella gestione delle società. Resta ovviamente salva, come da dottrina prevalente e giurisprudenza da tempo consolidata, l'applicazione della disciplina generale dell'art. 1394 del c.c. in tema di conflitti di interessi del rappresentante nell'ipotesi in cui l'attività dell'amministratore non sia preceduta da una deliberazione collegiale, come può avvenire in caso di amministratore unico o di amministratore delegato con poteri di rappresentanza.

Massime relative all'art. 2391 Codice civile

Cass. pen. n. 6662/2014

In tema di procedimento a carico di imputati appartenenti a minoranze linguistiche, l'utilizzo della lingua madre è consentito, ai sensi del d.P.R. n. 574 del 1988, esclusivamente nei rapporti con gli organi giudiziari situati nella provincia di Bolzano, sicché sono inammissibili i motivi di ricorso svolti per il giudizio di cassazione, redatti in parte in lingua tedesca e senza traduzione in lingua italiana. (Nella specie, il ricorso per Cassazione riportava il contenuto di atti a contenuto probatorio in lingua tedesca senza riprodurre la traduzione in italiano).

Cass. civ. n. 27783/2008

In tema di negozio concluso in conflitto di interessi dall'amministratore unico di società di capitali (nella specie, società a responsabilità limitata), non essendovi separazione tra potere deliberativo e potere rappresentativo della volontà sociale, è inapplicabile l'art. 2391 cod. civ., che riguarda il conflitto di interessi degli amministratori in presenza di un consiglio di amministrazione, trovando, invece, applicazione la disciplina generale della rappresentanza di cui agli art. 1394 e 1395 cod. civ., i quali costituiscono eccezione al principio generale dell'irrilevanza del rapporto interno tra rappresentante e rappresentato.

Cass. civ. n. 1525/2006

In tema di società per azioni, quando il singolo amministratore ponga in essere, in mancanza di una delibera del consiglio di amministrazione, un atto con il terzo che rientri, invece, nella competenza di tale organo, l'incidenza del conflitto di interessi sulla validità del negozio deve essere regolata sulla base, non già dell'art. 2391 c.c. (il quale, riferendosi al conflitto che emerge in sede deliberativa, concerne l'esercizio del potere di gestione, in un momento, quindi, anteriore a quello in cui l'atto viene posto in essere, in nome della società, nei confronti del terzo), ma della disciplina generale di cui all'art. 1394 c.c.. Al riguardo, costituendo il divieto di agire in conflitto di interessi con la società rappresentata un limite derivante da una norma di legge, la sua rilevanza esterna non è subordinata ai presupposti stabiliti dal secondo comma dell'art. 2384 c.c., il cui ambito di applicazione è riferito alle limitazioni del potere di rappresentanza derivanti dall'atto costitutivo o dallo statuto, che abbiano, cioè, la propria fonte (non nella legge, ma) nell'autonomia privata. (Pronuncia resa in fattispecie anteriore al d.l.vo 17 gennaio 2003, n. 6).

Cass. civ. n. 4505/2000

La disciplina dell'atto compiuto dall'amministratore unico in nome della società ed in conflitto d'interessi con la stessa si rinviene nell'art. 1394 c.c., e non nel successivo art. 2391, che presuppone, per la sua applicabilità, l'esistenza di una delibera consiliare.

Cass. civ. n. 3483/1998

Ai fini della sussistenza della responsabilità degli amministratori per la loro partecipazione ad una delibera riguardante un'operazione in conflitto di interessi con la società, è sufficiente che tale operazione presenti una utilità per la controparte nella quale i suddetti amministratori abbiano un interesse, risultando ininfluente, a tal fine, la valutazione delle scelte gestionali e delle ragioni che hanno indotto gli amministratori a compierle, posto che, in presenza di un conflitto di interessi, la fonte della responsabilità è costituita dal compimento dell'azione in sé e per sé considerata, dalla sua illegittimità conseguente all'essere stata compiuta in violazione di precisi canoni generali e specifici di comportamento, e dalla dannosità della scelta gestionale, senza che, peraltro, possa rilevare il merito di tale scelta.

Cass. pen. n. 6282/1997

Il giudice non può ammettere il confronto tra due soggetti se gli stessi non siano stati già esaminati in quella fase processuale, essendo l'esame delle parti o dei testimoni il primo sistema per eliminare i contrasti tra gli stessi. Inoltre, se il soggetto si è legittimamente rifiutato di sottoporsi all'esame, non può essere disposto il confronto del medesimo con altro soggetto, poiché il rifiuto di essere esaminato si estende al confronto, proprio perché questo mezzo di prova è in sostanza la prosecuzione di un atto di esame o di interrogatorio già svoltosi.

Cass. civ. n. 1089/1992

Con riguardo al contratto, che sia stato stipulato, in posizione di conflitto di interessi, dall'amministratore unico di una società di capitali, ovvero dall'amministratore delegato che abbia agito nell'ambito dei poteri conferitigli e quindi senza preventiva delibera del consiglio di amministrazione , l'applicabilità dell'art. 1394 c.c., con la conseguenziale annullabilità del contratto stesso su domanda della società rappresentata (sempre che quella situazione sia conosciuta o conoscibile dall'altro contraente), non possono essere contestate in relazione alle previsioni dell'art. 2391 c.c., in materia di conflitto di interessi fra amministratore e società, atteso che quest'ultima norma, riferendosi alle delibere del consiglio di amministrazione e contemplandone l'annullabilità (oltre che la responsabilità dell'amministratore verso la società), non opera quando una delibera del consiglio medesimo difetti.

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Manlio C.R. chiede
domenica 21/07/2019 - Puglia
“Sono socio di una Banca di Credito Cooperativo, ho appreso da poche settimane che nel 2012, e anche in precedenza, il Consiglio di Amministrazione ha finanziato, con somme ingenti, una società di cui erano Amministratori e Sindaci alcuni degli amministratori e dei sindaci della Banca stessa, che quindi avrebbero occultamente finanziato se stessi.
Quale socio, tenuto all'oscuro di tali operazioni mai passate al vaglio dell'Assemblea dei soci, come posso agire contro questi Amministratori e Sindaci, la precrizione quinquennale si applica anche se i soci non sono a conoscenza dei fatti?
Vi è un modo per superare l'ostacolo della prescrizione e agire contro gli amministratorie i sindaci?”
Consulenza legale i 13/08/2019
L’art. 2391 c.c., nella formulazione ottenuta dalla Riforma del codice civile del 2003, stabilisce che l’amministratore deve dare notizia agli altri amministratori ed al collegio sindacale di ogni interesse che egli abbia in una determinata operazione della società.

La norma ha una portata generale e preventiva, e va coordinata con l’art. 2497 ter ter c.c., che stabilisce che la delibera dell’organo societario collegiale competente dev’essere adeguatamente motivata, dando puntuale indicazione degli interessi degli amministratori e delle ragioni sottese all’approvazione o al rigetto della decisione.
Sempre l’art. 2931 c.c. statuisce che la delibera sia impugnabile sia quando l’indicazione degli interessi e delle motivazioni sia carente, sia quando sia stata assunta senza la puntuale informazione da parte dell’amministratore.

Requisito ulteriore per l’impugnazione è che il voto dell’amministratore avente interesse sia stato determinante.
Quindi va valutata, in concreto, anche l’incidenza del voto degli amministratori aventi interesse potenzialmente in conflitto.
Legittimati ad impugnare la delibera sono il collegio sindacale, ciascun amministratore se non informato e solo gli amministratori dissenzienti in caso di informazione.

Ciò che però deve sussistere per ottenere l’annullamento della delibera è un danno potenziale alla società, poiché l’amministratore sarà chiamato a rispondere, in sede civile, dei danni cagionati alla società.
Tali norme civilistiche vanno, poi, coordinate con l’art. 136 TUB che stabilisce un divieto - per chi ha l’amministrazione, la direzione ed il controllo in un istituto di credito - di porre in essere attività in conflitto d’interessi con l’art. 149, I comma, del TUF per quanto concerne il dovere di vigilanza da parte del collegio sindacale e le conseguenze di tale omessa vigilanza (Cass. n. 5357/2018).

Evidente sembrerebbe, nel caso di specie, la violazione di tali disposizioni normative e la conseguenza potrebbe essere anche quella della necessità di una denuncia all’Autorità Giudiziaria ex artt. 2629 bis c.c.

Per quanto riguarda, poi, il termine prescrizionale per l’azione contro gli amministratori ed i sindaci, l’art. 2313 c.c. stabilisce che essa è esperibile entro i cinque anni dalla cessazione dell’amministratore dalla carica. Pertanto, anche se sono decorsi più di cinque anni dalla delibera ma gli amministratori sono cessati dalla carica da meno di cinque anni, l’azione è ancora esperibile.

Ipotesi residuale, ma di portata generale, rimane la possibilità di ottenere l’annullamento ex artt. 1394 e 1395 c.c. dei contratti (mutui, finanziamenti in genere) conclusi dal rappresentante (consiglio di amministrazione) in conflitto di interessi con sé stesso.


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