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Articolo 1398 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Rappresentanza senza potere

Dispositivo dell'art. 1398 Codice civile

Colui che ha contrattato come rappresentante senza averne i poteri o eccedendo i limiti delle facoltà conferitegli (1), è responsabile del danno che il terzo contraente ha sofferto per avere confidato senza sua colpa nella validità del contratto (2).

Note

(1) Tali ipotesi sono diverse da quella in cui il potere, che esiste, viene usato per uno scopo diverso da quello per cui è stato conferito, cioè subisce una deviazione (c.d. abuso di potere) poichè in tal caso l'atto è esistente.
(2) Il contratto è, quindi, inefficace ed il risarcimento è dovuto per la lesione del c.d. interesse negativo (v. 1337 c.c.), con esclusione, cioè, di quanto il terzo avrebbe potuto lucrare dal contratto. Del pari, è escluso che dal contratto possano essere vincolati il terzo o il (non) rappresentato.

Ratio Legis

La disposizione disciplina allo stesso modo l'ipotesi di assenza di potere (falsus procurator) e di eccesso nel suo uso poichè anche in tale ultimo caso il procuratore agisce, di fatto, senza potere. Dalla norma si desume che: il contratto non vincola il rappresentato, atteso che questi non ne aveva autorizzato il compimento; il contratto non vincola nemmeno il rappresentante poichè il terzo non voleva stipulare con lui. Tuttavia, questi non può rimanere privo di tutela ed, infatti, ha diritto al risarcimento del danno purché sia stato diligente e non abbia ignorato colpevolmente l'assenza del potere rappresentativo.

Brocardi

Certissimum est alterius contractu neminem obligari
Falsus procurator

Spiegazione dell'art. 1398 Codice civile

I limiti della responsabilità del rappresentante senza potere

Nel caso di rappresentanza senza potere colui che ha agito come rappresentante non vincola il dominus, perché il suo atto non si può attribuire alla sfera giuridica del rappresentato, ed è responsabile del danno che il terzo ha sofferto per l'affidamento che ha fatto sull'esistenza del potere e sulla validità del negozio (cfr. art. 1338 cod. civ.); responsabilità che si contiene nei limiti del cosiddetto interesse negativo (cioè dell'interesse che il terzo avrebbe avuto a non concludere un negozio inefficace), comprendente i danni rappresentati dalle spese, dalle perdute occasioni di stringere altro negozio valido, dall'attività sprecata nelle trattative e sottratta ad altre utili occupazioni (non è escluso che in taluni casi l'ordinamento ritenga specificamente ob­bligato in proprio il falsus procurator verso il terzo (cfr. art. 1890 cod. civ.; art. II R. D. 14 dicembre 1933, n.. 1669, sulla cambiale ; art. 14 R. D. 21 dicembre 1933, n. 1736, sull'assegno bancario).

Ma, perché sussista cosiffatta responsabilità, deve concorrere, oltre la mancanza di colpa nel terzo contraente, la colpa o il dolo del rappresentante; se il rappresentante diede al terzo una sufficiente notizia delle facoltà ricevute, questi non avrà alcuna azione contro di lui, come espressamente dettava l'art. #1751# del codice civile del 1865; se il rappresentante versò in errore non imputabile circa i limiti delle sue facoltà, non incontra alcuna responsabilità verso il terzo contraente.

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

263 Nel caso di rapprentanza senza poteri, mentre ho esplicitamente escluso che il rappresentante possa essere tenuto all'osservanza del contratto (salve naturalmente le diverse disposizioni in materia cambiaria) ho assoggettato la responsabilità di lui al presupposto della mancanza di buona fede, mentre ho chiarito il concetto di buona fede del terzo contraente (cui si riferisce l'art. 36 del progetto del 1936), come ignoranza senza colpa della mancanza di poteri (art. 282).

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

638 Il negozio compiuto da chi ha contratto come rappresentante senza averne i poteri o eccedendo i limiti delle facoltà conferitegli, non si può attribuire alla sfera giuridica del rappresentato: non vi è, in tal caso, la preventiva dichiarazione di volontà del rappresentato diretta all'appropriazione del negozio rappresentativo o, nel caso di eccesso dei poteri, una preventiva dichiarazione di approvazione del contenuto specifico del negozio. L'atto è frutto della sola volontà del rappresentante, e quindi è inefficiente per gli effetti che il terzo si riprometteva di conseguire. Il caso in cui manchi assolutamente il potere non si distingue dall'ipotesi in cui esso è stato esercitato al di là dei limiti per cui lo si era conferito. Anche nel secondo caso manca ogni potere per ciò che esorbita dai limiti prestabiliti. Una distinzione si può fare invece tra mancanza e abuso di poteri, pecche l'abuso è semplicemente una deviazione dal fine che l'atto doveva realizzare; è, cioè, esercizio illegittimo o anormale del potere conferito, che vizia l'atto piuttosto che renderlo giuridicamente inesistente, ma soltanto quando sia conosciuto o sia riconoscibile da parte del terzo. In alcuni casi, se manca il potere o si è ecceduto dai suoi limiti l'ordine giuridico garantisce il terzo ritenendo obbligato specificatamente in proprio colui che ha agito come rappresentante (art. 1890, riguardo all'assicurazione in nome altrui; art. 11 r. d. 14 dicembre 1933, n. 1669 per la cambiale; art. 14 r. d. 21 dicembre 1933, n. 1736 per l'assegno bancario); ma allora, più che mutare il soggetto del rapporto, probabilmente la legge pone un principio di responsabilità, che si risolve nell'esecuzione in forma specifica, se pure ad opera di altro soggetto, della prestazione promessa. Questo principio, giustificato da considerazioni particolari a singoli rapporti, non poteva essere generalizzato, e, dovendosi stabilire una sanzione a favore del terzo per la violazione dell'affidamento circa l'esistenza dei poteri, è sembrato più equo imporre al falsus procurator l'obbligo ai prestare il c. d. interesse negativo, cioè il danno che il terzo ha sofferto per avere confidato senza sua colpa nella validità del contratto (art. 1398). Altra volta, oltre che a proposito della rappresentanza, il codice ha accennato a questo speciale interesse (art. 1338, secondo comma); è opportuno ora chiarire che esso comprende i danni rappresentati dalle spese, dalle perdute occasioni di stringere altro valido contratto, dall'attività sprecata nelle trattative e sottratta ad altre utili applicazioni, ecc. A tale risarcimento però il terzo può aspirare solo se il dominus rifiuti di ratificare il contratto concluso in suo nome. All'uopo il terzo può invitare l'interessato o i suoi eredi a pronunciarsi sulla ratifica assegnando un termine; il silenzio dell'interessato o degli eredi equivale a rifiuto di apprendere gli effetti del contratto (art. 1399, quarto e quinto comma). Se l'interessato o gli eredi dichiarano di voler profittare dell'atto, la ratifica deve rivestire le forme prescritte dalla legge per la conclusione del contratto (art. 1399. primo comma); la ratifica ha effetto retroattivo, ma sono salvi i diritti dei terzi (art. 1399, secondo comma).

Massime relative all'art. 1398 Codice civile

Cass. civ. n. 10600/2016

L'azione che tende a far dichiarare l'inefficacia del negozio nei riguardi del preteso rappresentato non è soggetta alla prescrizione quinquennale prevista dall'art. 1442 c.c., che colpisce solo l'azione di annullamento, ed è invece imprescrittibile.

Cass. civ. n. 3787/2012

In tema di rappresentanza, possono essere invocati i principi dell'apparenza del diritto e dell'affidamento incolpevole allorché non solo vi sia la buona fede del terzo che ha stipulato con il falso rappresentante, ma anche un comportamento colposo del rappresentato, tale da ingenerare nel terzo la ragionevole convinzione che il potere di rappresentanza sia stato effettivamente e validamente conferito al rappresentante apparente.

Cass. civ. n. 3364/2010

Nei contratti formali, per i quali è richiesta la forma scritta "ad substantiam", il principio dell'apparenza del diritto non può trovare applicazione rispetto alla rappresentanza, atteso che per i suddetti contratti sussiste un onere legale di documentazione della procura, dalla cui mancanza si deve dedurre l'esistenza di una colpa inescusabile dell'altro contraente.

Cass. civ. n. 23708/2008

In tema di rappresentanza, il principio dell'apparenza del diritto può essere invocato anche dal beneficiario di un contratto a favore di terzi. Ed invero, nel momento in cui dichiara di voler approfittare della stipulazione in suo favore, il terzo subentra nella stessa posizione dello stipulante, quanto alla validità ed all'efficacia della prestazione promessa in suo favore, potendogli essere opposte tutte le eccezioni di invalidità del contratto che potrebbero essere opposte allo stipulante e potendo egli paralizzare tali eccezioni sulla base delle medesime circostanze che potrebbe invocare lo stipulante, per tener fermi gli effetti del contratto, sicché, negando al terzo la possibilità di invocare il detto principio, si configurerebbe, in suo favore, un diritto "claudicante" e, comunque, minore di quello spettante allo stipulante, che eroga la sua prestazione in vista di una contropromessa giuridicamente completa nei suoi effetti, pur se destinata ad altri. (Principio affermato in relazione ad una polizza cauzionale stipulata con un rappresentante senza poteri dall'appaltatore su richiesta del committente e a favore di questi).

Cass. civ. n. 23199/2004

L'art. 1398 c.c., nel riconoscere la responsabilità del falsus procurator verso il terzo incolpevole, con il quale ha contrattato senza avere i poteri rappresentativi, dà rilievo soltanto alla posizione soggettiva del terzo contraente, che per ottenere il risarcimento del danno deve provare di avere confidato senza sua colpa nella validità del contratto, mentre prescinde totalmente dal considerare la posizione soggettiva del falsus procurator, del quale, pertanto, resta irrilevante accertare l'intenzionalità o il dolo, ovvero la colpa nella causazione del danno. Una volta ravvisato il presupposto soggettivo per il risarcimento in capo al terzo rimane, d'altro canto, esclusala possibilità di configurare, agli effetti dell'art. 1227 c.c., un concorso del fatto colposo del terzo stesso, giacché, il concorso del fatto colposo del creditore è ontologicamente inconciliabile con le situazioni — come quella di cui alla norma dell'art. 1398 —nelle quali operi il principio dell'apparenza del diritto, espressione del più — generale principio dell'affidamento incolpevole, in quanto l'esistenza di un comportamento colposo del terzo impedirebbe di ravvisarne l'affidamento incolpevole.

Cass. civ. n. 204/2003

In tema di rappresentanza, l'applicabilità del principio dell'apparenza del diritto richiede che il rappresentato abbia tenuto un comportamento colposo tale da ingenerare nel terzo il ragionevole convincimento che al rappresentante apparente fosse stato effettivamente conferito il relativo potere e che il terzo abbia in buona fede fatto affidamento sulla esistenza di detto potere. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di appello che aveva riconosciuto efficacia interruttiva della prescrizione di un credito vantato nei confronti di una società assicuratrice avente la veste di società in accomandita semplice, alla richiesta di indennizzo consegnata al socio accomandante di una società in accomandita semplice, che rivestiva la qualità di agente della società assicuratrice, il quale aveva stipulato il contratto di assicurazione e gestito il relativo rapporto).

Cass. civ. n. 11453/1998

Mentre la responsabilità del falsus procurator nei confronti del terzo contraente incolpevole è espressamente disciplinata dall'art. 1398 c.c., nessuna espressa disposizione contempla la responsabilità del terzo contraente nei confronti dello pseudo rappresentato, ingiustamente danneggiato dalla stipulazione del contratto a suo falso nome, donde l'applicabilità, a tale diverso rapporto, del generale divieto di neminem laedere, di cui all'art. 2043 c.c., con conseguente previsione della necessità dell'accertamento del dolo o della colpa, accertamento che costituisce questioni di fatto, come tale demandata al giudice di merito, e non censurabile in sede di legittimità se adeguatamente e logicamente motivata.

Cass. civ. n. 6488/1997

I negozi stipulati, in rappresentanza di altri, da chi non abbia il relativo potere, sono privi di ogni efficacia come tali, potendo acquistarla soltanto in seguito all'eventuale ratifica da parte dell'interessato, ed esclusivamente nei confronti di quest'ultimo. Quanto al vincolo che si costituisce fra il falsus procurator ed il terzo contraente esso è limitato alla responsabilità di natura aquiliana dell'uno, per il danno sofferto, dall'altro, per avere confidato, senza sua colpa, nella validità del contratto, il quale — pertanto — di per sé è del tutto inefficace, salva l'eventualità della ratifica da parte dell'interessato. Quanto poi alla prevista necessità del consenso del falsus procurator, ai fini della risoluzione consensuale del negozio, essa si rende del tutto conseguenziale al principio per cui il «mutuo dissenso», come actus contrarius, deve provenire dagli stessi originari contraenti; ma il vincolo che esso scioglie non è un rapporto contrattuale che possa essere sorto fra loro, bensì la situazione di soggezione in cui versa il terzo, a fronte del potere di ratifica che compete all'interessato.

Cass. civ. n. 4258/1997

Il negozio concluso dal falsus procurator non è nullo e neppure annullabile, ma inefficace nei confronti del dominus fino alla ratifica di questi; tale inefficacia (temporanea) non è rilevabile d'ufficio, ma solo su eccezione dello pseudo rappresentato, non dell'altro contraente, al quale compete eventualmente solo il risarcimento del danno per avere confidato senza colpa nell'operatività del contratto.

Cass. civ. n. 9061/1995

Il contratto di natura privatistica stipulato dal legale rappresentante dell'ente pubblico in difetto dell'atto deliberativo dell'organo competente (ratifica) è assimilabile al negozio concluso dal falsus procurator ed è soggetto alla relativa disciplina (artt. 1388, 1398, 1399 c.c.). Nel suddetto contratto, la fattispecie soggettivamente complessa a formazione progressiva si perfeziona con la ratifica, senza la quale il negozio non è idoneo a produrre effetti nella sfera dello pseudo rappresentato ed il terzo contraente non ha titolo per esercitare nei confronti di quest'ultimo l'azione di inadempimento, che presuppone l'esistenza di un contratto valido ed efficace tra le parti — né può richiedere il pagamento di una penale, che si ricollega ad una responsabilità prettamente contrattuale — ma può solo invocare la responsabilità del falsus procurator per culpa in contrahendo ex art. 1398 c.c., assimilabile a quella precontrattuale (e limitata al c.d. interesse negativo).

Cass. civ. n. 10709/1991

Il principio dell'apparenza del diritto può invocarsi in tema di rappresentanza solo in presenza di elementi obiettivi atti a giustificare l'opinione del terzo che contratta con il falsus procurator in ordine alla corrispondenza fra la situazione apparente e quella reale. Tale opinione deve essere ragionevole e cioè non determinata da un comportamento colposo del terzo medesimo, il quale non attenendosi ai dettami della legge o a quelli della normale diligenza trascuri di accertarsi della realtà facilmente controllabile e si affidi invece alla mera apparenza incorrendo in errore. L'accertamento degli elementi richiesti perché possa attribuirsi rilevanza giuridica del merito apparente, rientra nei compiti istituzionali del giudice del merito il cui apprezzamento è sottratto al sindacato di legittimità, qualora sia immune da vizi logici e giuridici.

Cass. civ. n. 8831/1990

La responsabilità risarcitoria del falsus procurator, di cui all'art. 1398 c.c., postula la conclusione di un contratto (idoneo a produrre effetti in capo al rappresentato a seguito di ratifica da parte del medesimo), e, pertanto, nel caso di preliminare di compravendita immobiliare, non è configurabile rispetto ad accordi carenti della dovuta forma scritta (artt. 1350 n. 1 e 1351 c.c.).

Cass. civ. n. 1841/1990

L'istituto della rappresentanza apparente — non espressamente codificato e da iscrivere, quindi, nelle ipotesi di cosiddetta apparenza colposa (o atipica), rinvenibile allo stato latente nel sistema, quale espressione del principio di autoresponsabilità — può essere utilmente invocato dal terzo che abbia ragionevolmente confidato nella situazione apparente solo se il suo errore (scusabile) sia imputabile (anche o solo) all'apparente rappresentato, per avere quest'ultimo posto in essere (pur se non preordinatamente) un comportamento oggettivamente idoneo ad ingenerare nella collettività il convincimento incolpevole, che egli abbia effettivamente conferito all'agente il potere di rappresentarlo.

Cass. civ. n. 2468/1988

Nel caso in cui un soggetto, qualificandosi, senza esserlo, rappresentante di un altro, assuma per quest'ultimo l'obbligo di concludere un contratto, la responsabilità risarcitoria del primo quale falsus procurator, per l'inefficacia del contratto preliminare concluso senza potere rappresentativo, non trova limite nell'obbligo eventualmente assunto in proprio dal medesimo di corrispondere al terzo contraente una determinata somma per l'ipotesi di mancata conclusione del contratto definitivo, configurandosi la relativa pattuizione come clausola penale accedente ad una autonoma promessa del fatto di un terzo ed idonea, pertanto, a limitare solo la responsabilità risarcitoria (di natura contrattuale) ex art. 1381 c.c. e non anche la responsabilità ex art. 1398 c.c., la quale ha natura extracontrattuale ed è insuscettibile di predeterminazione ai sensi dell'art. 1382 dello stesso codice.

Cass. civ. n. 9485/1987

Il principio posto nell'art. 1398 c.c. secondo cui degli atti posti in essere dal falsus procurator risponde esclusivamente costui a titolo di danno nell'ipotesi in cui il terzo abbia confidato senza sua colpa nella sussistenza in capo al medesimo del potere rappresentativo, non trova applicazione in caso di rapporto organico, atteso che l'attività dell'organo, tranne eccezioni ben determinate (attività assolutamente nulla, attività dell'organo incompetente nei confronti di un terzo in malafede, attività non riferibile all'ente) si configura giuridicamente quale attività dell'ente stesso, compresa quella compiuta dall'organo fuori dei limiti delle sue attribuzioni, ove il terzo nei cui confronti è stata compiuta non l'abbia, senza sua colpa e malgrado l'uso dell'ordinaria diligenza, rilevato.

Cass. civ. n. 6244/1981

La tutela dell'apparenza del diritto — che è da escludere, per l'inescusabilità della colpa, allorché la situazione reale avrebbe potuto essere agevolmente accertata con una condotta ispirata all'ordinaria diligenza nell'attività negoziale — ben può essere invocata allorché l'affidamento del terzo riguardi il mandato a compiere negozi per i quali la forma scritta sia prevista ad probationem, giacché in tal caso, a differenza dell'ipotesi in cui per l'atto da compiere sia richiesta la forma scritta ad substantiam, non sussiste un onere legale di documentazione della procura e, quindi, una colpa inescusabile di colui che contrae con il falsus procurator.

Cass. civ. n. 1756/1977

La responsabilità del falsus procurator, prevista dall'art. 1398 c.c. verso il terzo contraente che abbia senza colpa confidato nella efficacia del contratto, è rivolta a risarcire il contraente medesimo nei limiti del cosiddetto interesse negativo (attività espletata nelle trattative, spese sostenute, perdute occasioni di concludere altri contratti, ecc.), e non anche del danno derivante dal mancato adempimento del rappresentato, la cui configurabilità presupporrebbe l'esistenza di un contratto efficace. Pertanto, al fine di escludere la ricorrenza di detta responsabilità, non può aver alcun rilievo la circostanza che le obbligazioni contrattuali dei rappresentato (nella specie, promessa di vendita di un appartamento), ove efficaci, non sarebbero state adempiute, a causa d'impossibilità sopravvenuta (nella specie, per rifiuto di licenza di costruzione).

Cass. civ. n. 4581/1976

La responsabilità di chi abbia contratto come rappresentante senza poteri, prevista dall'art. 1398 c.c., configura un'ipotesi di culpa in contrahendo ed ha natura extracontrattuale, essendo fondata su di un comportamento contrario ai doveri di correttezza e buona fede, che si traduce in fatto illecito, produttivo di danno, nel momento della stipulazione del negozio inefficace. Il perfezionamento di tale illecito non richiede il rifiuto di ratifica da parte del dominus, in quanto il sopraggiungere di detta ratifica può operare solo come causa di esclusione della responsabilità del falsus procurator, sempre che il terzo contraente non abbia già subito danni. Pertanto, sulle somme che il rappresentante senza poteri abbia ricevuto dal terzo contraente all'atto della stipulazione del contratto (nella specie, a titolo di caparra), e debba restituire al contraente medesimo a titolo di responsabilità ai sensi dell'art. 1398 c.c., il giudice deve riconoscere gli interessi compensativi con decorso dalla data di corresponsione delle somme stesse, quale momento di consumazione del fatto illecito e procedere anche d'ufficio alla rivalutazione di tali somme a titolo di svalutazione monetaria.

Cass. civ. n. 3422/1971

Per aversi responsabilità del falso procuratore il quale abbia indotto un terzo a contrattare confidando nella validità del contratto da lui concluso in nome di altri senza averne i poteri, occorre che il convincimento del terzo sia frutto di errore immune da colpa. È bensì vero che il terzo contraente ha soltanto la facoltà ma non l'obbligo di controllare se colui che si qualifica procuratore sia veramente tale, e che perciò il non aver fatto uso di tale facoltà non è di per sé sufficiente per costituire in colpa il terzo stesso; ma tale comportamento omissivo diventa colposo quando concorrano altri elementi; e un elemento in tal senso è la possibilità di controllare, attraverso i mezzi di pubblicità prescritti dalla legge, i reali poteri del sedicente rappresentante, anziché affidarsi alla mera apparenza.

Cass. civ. n. 2292/1971

Perché si abbia falsus procurator non basta contrattare nel nome e nell'interesse altrui, ma occorre che si contratti «come rappresentante», cioè facendo apparire che si abbiano i relativi poteri, mentre questi mancano o sono più limitati di quelli dichiarati; sicché ove nell'indicare la propria legittimazione al negozio si dichiari come limiti questa la ratifica, implicitamente si esclude che nel negozio si intervenga «come rappresentante», onde si resta fuori dalla fattispecie del falsus procurator, con la conseguenza che non è applicabile la disciplina del contratto da costui concluso.

Cass. civ. n. 1844/1971

L'art. 1398 c.c. secondo cui il rappresentante che ha ecceduto i limiti delle facoltà conferitegli è responsabile del danno che il terzo contraente ha sofferto per aver confidato senza sua colpa nella validità del contratto rappresenta un principio generale applicabile in ogni tipo di rappresentanza, anche a quella derivante da un rapporto organico. Pertanto è personalmente responsabile nei confronti del terzo l'amministratore di una società di capitali, che, agendo oltre i limiti dei poteri risultanti dall'atto costitutivo o dallo statuto della società, abbia cagionato un danno a chi abbia fatto ragionevole affidamento sull'esistenza dei suoi poteri rappresentativi.

Cass. civ. n. 3596/1969

Il rappresentante senza poteri che ponga in essere un atto unilaterale di remissione di debito incorre nella stessa responsabilità che l'art. 1398 c.c. prevede a suo carico nell'ipotesi che abbia contrattato nei confronti dell'altro contraente, il quale, confidando nella validità della remissione, non abbia pagato il debito alla scadenza e sia stato poi costretto a pagarlo maggiorato da interessi al tasso convenzionalmente stabilito. (Nella specie, il debitore era stato costretto a pagare, in unica soluzione, il capitale e otto annualità di interessi al tasso dell'8,50 per cento).

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Consulenze legali
relative all'articolo 1398 Codice civile

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ANTONIO L. chiede
venerdì 19/10/2018 - Calabria
“Articolo 1398 CC - Rappresentanza senza potere. Richiesta parere.
In costanza di una conduzione in fitto di un bene sotto sequestro ad una srl, in seguito ad archiviazione del procedimento penale, i custodi, in difformità al contratto (trattandosi di bene sequestrato, il prosieguo della locazione non era possibile), hanno consegnato il bene sequestrato con verbale di consegna e prosieguo del contratto fino alla scadenza. Il verbale, da parte conduttrice, è stato firmato da un falso procuratore generale, non identificato dai custodi e dal locatore, in quanto persona conosciuta come socio (factotum) ma non nella qualità.
Alla scadenza il bene non è stato consegnato, in modo pretestuoso.
Successivamente nell’ aprile 2017, viene raggiunto un accordo sulla consegna del bene. Tale accordo, che prevedeva la consegna a fine 2017, viene sempre firmato dal “falsus procurator” e la scadenza, non rispettata, viene protratta per altri due mesi e 9 giorni.
Il giorno successivo alla consegna delle chiavi, da parte locataria, viene eseguita, in assenza del falso procuratore invitato telefonicamente, una perizia sullo stato dei luoghi, che evidenzia danni di consistenza importante e ammanchi di entità importante.
In data 31/05/2018, tale perizia viene inviata a ½ pec alla srl che, in assenza di risposta, viene diffidata ad adempiere da parte della scrivente, in data 8/06/2018.
In data 14/06/2018, a firma di nominativo non noto, la locatrice contesta integralmente la nostra diffida del 8/6/2018 e si appella al successivo accordo firmato dal “falsus procurator”, non rispettato nella scadenza e, forse, motivo di nullità.
Confusi, in data 25/06/2018 a 1/2 PEC, dopo l’analisi di un recente camerale, abbiamo chiesto, in data 29/6/2018 con lettera firmata digitalmente, ragguagli sui poteri del “falsus procurator” in seno alla società …..srl, ribadendo che in mancanza ci saremmo attivati per la rifusione dei danni causati da un rappresentante senza poteri. Tale richiesta non ha avuto riscontro da parte della srl conduttrice dell’immobile.

Tenuto conto di quanto esposto si chiede;
1. La valenza del verbale di consegna del capannone da parte dei custodi, firmata da falso procuratore, in presenza di accettazione da parte nostra,in buona fede, del bene;
2. La valenza dell’accordo successivo (aprile 2017), non rispettato nella scadenza da parte locatrice che consegna il bene con oltre due mesi di ritardo;
3. Si può presumere il disconoscimento del “falsus procurator” da parte locatrice, in assenza di risposta alla nostra del 29/06/2018 e relativa documentazione sui poteri del falso procuratore, non presenti nel camerale;
4. Si possono chiedere i danni e il pagamento del fitto condonato in seguito ad accordo (aprile 2017) per il rilascio bonario dell’immobile in data dicembre 2017; in quanto accordo non rispettato nella scadenza e sottoscritto da socio privo di poteri;
5. La locatrice può far suo quanto sottoscritto dal falso procuratore; se si i tempi di prescrizione.
In attesa di risposta, suffragata di pronunciamenti della suprema Corte, si porgono saluti.”
Consulenza legale i 30/10/2018
Al di là di tutti i particolari che vengono riportati nel quesito posto, la problematica fondamentale che qui va affrontata è quella degli effetti che possono avere gli atti compiuti da colui che agisce nell’interesse di un altro soggetto, sia esso persona fisica o giuridica, senza averne i poteri.

Tuttavia, prima di affrontare tale problematica, occorre prestare bene attenzione agli atti che il soggetto, qualificato come falsus procurator, ha in questo caso posto in essere.

Il primo di essi è consistito nell’aver preso parte ad un verbale di consegna di bene immobile (un capannone) già detenuto a titolo di locazione dalla società conduttrice.

E’ questa un’attività che può definirsi di carattere puramente materiale, per la quale non occorre un vero e proprio potere rappresentativo nei confronti del soggetto in favore del quale la medesima viene realizzata, e che pertanto si ritiene sia stata legittimamente e validamente posta in essere dal colui che è risultato extraneus alla società conduttrice e che, relativamente a quest’ultima, non ha dichiarato la qualità che rivestiva.

In una simile attività non può intravedersi alcun carattere negoziale, essendosi quel soggetto limitato a ricevere in consegna il bene dai custodi giudiziari, consegna che, si ripete, si ritiene debba considerarsi posta in essere sulla base di quel contratto di locazione già in essere ed in precedenza stipulato tra la società conduttrice e la srl, a cui poi il bene era stato sequestrato.

Peraltro, si dice nel quesito che il c.d. factotum non ha dichiarato di agire “nella qualità” (si lascia intendere di socio o di rappresentante della società), il che induce a maggior ragione a dover escludere che si possa dire di essere in presenza di un rappresentante senza poteri o falsus procurator, poiché non vi è stata alcuna spendita di nome della società (il factotum non si è neppure qualificato).

Semmai, si ritiene sia più corretto intravedere nell’attività dallo stesso compiuta un’ipotesi di gestione di affari altrui, disciplinata dall’art. 2028 del c.c., ai sensi del quale è ammissibile che taluno, senza esservi obbligato, assuma scientemente la gestione di un affare altrui, conducendola a termine, quantomeno finchè la parte nel cui interesse quella attività è stata posta in essere non sia in grado di provvedervi da se stesso.

In questo caso l’attività è consistita e si è esaurita solamente nel prendere in consegna un bene che già la società conduttrice avrebbe dovuto detenere in forza di regolare contratto di locazione e che si presume le sia stato solo temporaneamente sottratto a seguito del sequestro e restituito dai custodi giudiziari, per il tramite del factotum, ma pur sempre nella vigenza ed in forza dell’originario contratto.

Pertanto, ogni ritardo nella riconsegna del bene non sarà da addebitare al factotum che lo ha preso in consegna, ma esclusivamente alla società conduttrice.

Circa gli effetti giuridici degli atti posti in essere da colui che il legislatore definisce come gestore d’affari, va detto che essi devono farsi rientrare in quegli “altri atti o fatti idonei a produrre obbligazioni in conformità dell’ordinamento giuridico”, di cui si parla all’art. 1173 del c.c.

Ciò porta a ritenere senza alcun dubbio valido il verbale di consegna sottoscritto dal factotum (che si può più correttamente qualificare come gestore d’affari altrui) e dai custodi giudiziari, verbale da cui ne è potuta conseguire, sul piano fattuale, la prosecuzione nel rapporto di locazione ancora vigente, considerato che da nessuna parte risulta che i custodi abbiano sciolto quel contratto.

Qualche dubbio, invece, potrebbe sorgere sulla valenza del successivo accordo con cui è stata prorogata la consegna del bene ad una data successiva alla scadenza contrattuale, bene che tuttavia, ci si permette di osservare, veniva già detenuto abusivamente dalla società conduttrice e come tale ha continuato a detenerlo a seguito di quell’accordo.

Tale ultimo comportamento si ritiene, tuttavia, sia più che sufficiente per intravedere anche nella conclusione di quest’accordo un’attività gestoria di affari altrui, fatta successivamente propria dalla parte interessata (la società conduttrice), che ha continuato ad occupare il bene.

E’ il caso di sottolineare che, per quanto concerne l’ambito di applicazione di tale istituto giuridico (la gestione di affari altrui), essa può riguardare qualunque tipologia di atto giuridico, sia atti materiali che veri e propri negozi giuridici; secondo la tesi prevalente, infatti, il gestore non incontra alcun limite qualitativo e quantitativo nel compimento dei propri atti, potendo gestire qualunque affare altrui purchè abbia carattere patrimoniale.
Sulla scorta di tale tesi si è sostenuto che egli possa compiere tanto atti di ordinaria quanto di straordinaria amministrazione; in questo caso è chiaro che si tratterebbe di un atto di ordinaria amministrazione, poiché dall’attività del gestore ne è dipesa in ogni caso la prosecuzione nella detenzione di un immobile per un periodo non superiore a nove anni (periodo oltre il quale la locazione assume natura di atto di straordinaria amministrazione).

Venendo adesso al punto nodale della questione, ossia quello della possibilità di avanzare una richiesta di risarcimento danni per ritardo nella consegna del bene e per danni materiali arrecati all’immobile, si ritiene che non possano esservi difficoltà al riguardo.

A prescindere dal ruolo che può aver assunto colui che ha preso in consegna il bene, una cosa è certa:
  1. quel bene è stato consegnato dai custodi giudiziari in adempimento di un precedente contratto di locazione, che non risulta mai essere stato sciolto;
  2. la società conduttrice si presume abbia continuato regolarmente ad occupare l’immobile, preso in consegna dal factotum, non avendo mai esercitato alcun recesso contrattuale dal contratto di locazione ed avendo, con l’occupazione, fatto proprio l’operato del gestore d’affari “sconosciuto”-

Tali elementi sono più che sufficienti per agire in giudizio contro la medesima società conduttrice e richiedere sia i canoni non corrisposti per il periodo di occupazione abusiva sia il risarcimento dei danni risultanti da perizia; entrambe le obbligazioni troveranno la loro fonte negli artt. 1590 e 1591 c.c. (si vedano in tal senso, tra le tante, Cass. n. 6291/1995; Cass. n. 6417/1998; Cass. n. 8913/2002; Cass. n. 14608/2004; Cass. n. 2525/2006; Cass. n. 7499/2007; Cass. n. 12962 del 14.6.2011).

Per quanto concerne i termini di prescrizione, trattandosi di obbligazioni derivanti da un contratto di locazione, varrà il termine di prescrizione quinquennale previsto dal n. 3 dell’art. 2948 del c.c..