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Articolo 614 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n.1398)

Violazione di domicilio

Dispositivo dell'art. 614 Codice penale

Chiunque s'introduce nell'abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita (1) di chi ha il diritto di escluderlo (2), ovvero vi s'introduce clandestinamente o con l'inganno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni [615] (3).
Alla stessa pena soggiace chi si trattiene nei detti luoghi contro l'espressa volontà di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi si trattiene clandestinamente o con inganno (4).
Il delitto è punibile a querela della persona offesa [120].
La pena è da uno a cinque anni, e si procede d'ufficio, se il fatto è commesso con violenza sulle cose [392 2], o alle persone (5), ovvero se il colpevole è palesemente armato.

Note

(1) La dottrina appare divisa in merito al c.d. dissenso presunto che inerisce ai casi in cui un soggetto si introduca o si trattenga nell'altrui dimora per un fine illecito con il consenso del titolare dello ius excludendi, ignaro di tale fine (si pensi ad esempio al soggetto che approfitti dei rapporti di amicizia per realizzare una violenza sessuale (v. 609bis). Sebbene alcuni autori ne attribuiscono rilevanza, la dottrina maggioritaria ritiene che la norma in esame possa configurarsi solo in presenza di un dissenso reale, sia esso espresso o tacito.
(2) Lo ius excludendi ovvero il diritto di escludere altri dalla propria abitazione o dimora etc. spetta al soggetto che legittimamente ed attualmente vi abiti o vi dimori, quindi in misura uguale tanto al marito quanto alla moglie, con la conseguenza che il dissenso dell'uno è in grado di neutralizzare il consenso dell'altro, mentre spetta al legale rappresentante nel caso delle persone giuridiche, o in sua vece dai funzionari, dagli impiegati e dal personale incaricato della sorveglianza.
(3) Il trattamento sanzionatorio è stato modificato dall’art. 3, comma 24, della l. 15 luglio 2009, n. 94
(4) Il trattenersi esclude che lo ius excludendi possa essere espresso tacitamente, quindi richiede un pregresso ingresso legittimo, diversamente infatti si applicherebbe la fattispecie di cui al comma primo.
(5) L'aggravante in esame richiede che tra la violenza e la violazione di domicilio intercorra un nesso di mezzo a fine, per cui se si tratta di un mero rapporto di occasionalità, in quanto la condotta di ingresso e permenanenza è finalizzata a compiere un altro reato, dovrà identificarsi un concorso del reato in esame con altre figure criminose, nonchè l'aggravante comune ex art. 61, n. 2.

Ratio Legis

La ratio di tale disposizione si coglie nella considerazione che i luoghi di dimora non sono intesi solo nella loro materialtà, ma anche come proiezione spaziale della persona, la cui libertà individuale si estrinseca anche nell'interesse alla tranquillità e sicurezza dei luoghi in cui si svolge la propria vita privata.

Brocardi

Invito domino

Massime relative all'art. 614 Codice penale

Cass. n. 11746/2012

Nel delitto di violazione di domicilio, l'aggravante della violenza sulle persone presuppone che la violenza si manifesti in uno qualsiasi dei diversi momenti nei quali si estrinseca la fase esecutiva del reato e, pertanto, ricorre anche quando essa non sia usata inizialmente per l'illecita introduzione, ma successivamente per intrattenersi nel domicilio contro la volontà dell'avente diritto.

Cass. n. 27542/2010

Ai fini della configurabilità dell'aggravante prevista dall'ultimo comma dell'art. 614 c.p. (fatto commesso con violenza su persone o cose o da soggetto armato) non è sufficiente un rapporto occasionale tra gli atti di violenza e la violazione di domicilio, ma occorre un nesso teleologico tra le due azioni. Ne consegue che se la violenza è usata non per entrare o intrattenersi nell'altrui abitazione, ma per commettere un altro reato, la violazione è aggravata ai sensi dell'art. 61 n. 2 stesso codice e il reato è procedibile a querela.

Cass. n. 11780/2010

La condotta di colui che penetra nell'abitazione altrui dopo aver infranto il vetro della finestra di un balcone integra il delitto di violazione di domicilio aggravato dalla violenza sulle cose, nel quale rimane assorbito quello di danneggiamento.

Cass. n. 35166/2005

Integra il reato di violazione di domicilio, ai sensi dell'art. all'art. 614, comma primo, c.p., che equipara l'introduzione invito domino a quella realizzata clandestinamente o con inganno, la condotta di colui che si introduce nel domicilio altrui con intenzioni illecite, in quanto, in tal caso, si ritiene implicita la contraria volontà del titolare dello ius excludendi e nessun rilievo svolge la mancanza di clandestinità nell'agente, il quale frequenti o si ritenga autorizzato a frequentare l'abitazione del soggetto passivo; mentre ricorre l'ipotesi di cui all'art. 614, comma secondo, c.p. — che sanziona chi si trattiene nel domicilio altrui contro l'espressa volontà del titolare — nel caso in cui dette intenzioni diventino illecite solo in un momento successivo all'introduzione nell'abitazione altrui.

Cass. n. 43426/2004

L'abitacolo di un'autovettura non può essere considerato privata dimora, in quanto sfornito dei requisiti minimi indispensabili per potersi risiedere in modo stabile per un apprezzabile lasso di tempo, né tanto meno appartenenza di privata dimora, in quanto non collegato in un rapporto funzionale di accessorietà o di servizio con la stessa.

Cass. n. 21062/2004

La violazione del domicilio (art. 614 c.p.) presuppone la sua esistenza reale ed attuale, con l'esercizio di tutte le attività domestiche che godono della tutela della legge penale. L'attualità dell'uso, cui è collegato il diritto alla tutela della libertà individuale, sotto il profilo della libertà domestica, non implica la sua continuità e, pertanto, non viene meno in ragione dell'assenza, più o meno prolungata nel tempo, dell'avente diritto, la quale, qualora non sia accompagnata da indici rivelatori di un diverso divisamento, non comporta affatto, di per se sola, la volontà di non tornare ad accedere all'abitazione e meno che mai quella di abbandonare definitivamente il domicilio. (In applicazione di questo principio la S.C. ha ritenuto che integrasse il reato di cui all'art. 614 c.p. la condotta dell'imputato che si era introdotto all'interno di una abitazione, contro la volontà del titolare, effettuando opere di demolizione di un muro seguite dall'apertura di una porta, comunicante con il proprio adiacente studio professionale, il tutto in assenza del proprietario per ricovero ospedaliero dovuto a grave malattia, conclusasi con il decesso).

Cass. n. 31982/2003

Ai fini della configurazione del delitto di violazione di domicilio, per “abitazione” si intende il luogo adibito ad uso domestico di una o più persone; non è tale — difettando del requisito dell'attualità dell'uso domestico — l'appartamento non ancora abitato dal proprietario, tanto più se esso contiene mobili ed effetti personali di pertinenza del soggetto imputato.

Cass. n. 8996/2000

L'assorbimento del reato di violazione di domicilio in quello di ragion fattasi si verifica solo quando l'esercizio del preteso diritto si concreta nel semplice ingresso e nella sola permanenza invito domino nella altrui abitazione (o negli altri luoghi indicati dall'art. 614 c.p.), mentre quando l'agente si introduce nei luoghi predetti contro la volontà del titolare del diritto di esclusione, al fine di asportare cose che egli ritiene aver diritto di prendere, perché di sua proprietà, e la introduzione sia avvenuta con violenza sulle cose o sulle persone, egli infrange sia le disposizioni concernenti la inviolabilità del domicilio, sia quelle che vietano la tutela arbitraria delle proprie ragioni.

Cass. n. 2170/2000

In tema di violazione di domicilio, perché possa ritenersi sussistente la aggravante della violenza sulle cose (che comporta la procedibilità di ufficio), occorre, non solo che l'azione sia esercitata direttamente sulla “res”, ma anche che essa abbia determinato la forzatura, la rottura, il danneggiamento della stessa o ne abbia comunque alterato l'aspetto e/o la funzione. (Nella fattispecie, relativa a delitto tentato, la Corte ha ritenuto insussistente la aggravante nel comportamento dell'imputato, che, secondo quanto dichiarato da un teste, stava “maneggiando” sulla porta dell'appartamento nel quale aveva intenzione di introdursi).

Cass. n. 3541/1999

L'intercettazione di comunicazioni tra presenti richiede l'indicazione dell'ambiente nel quale l'operazione deve avvenire solo quando si tratti di abitazioni o luoghi privati, secondo l'indicazione di cui all'art. 614 del codice penale. In tal senso i locali di uno stabilimento carcerario o, più ancora, la sala colloqui non sono luoghi di privata dimora.

Cass. n. 2257/1999

In tema di violazione di domicilio, l'art. 14 della Costituzione tutela, contro illegittime intrusioni dall'esterno, la inviolabilità del domicilio, inteso come luogo nel quale si estrinseca, in ambito privato, la vita e la personalità del cittadino. Esorbitano tuttavia dal campo di applicazione del suddetto principio tutti gli aspetti che concernono il bene immobile in quanto tale e dunque l'acquisto e la perdita, legittimi, della proprietà, del possesso o della detenzione, specie quando costituiscono oggetto di interventi della autorità giudiziaria o di quella amministrativa. Pertanto, ogniqualvolta sia venuto legittimamente meno il titolo che giustifica la proprietà, il possesso o la detenzione dell'immobile, non può mai invocarsi il diritto alla inviolabilità del domicilio. (Nella fattispecie, la Corte ha escluso la configurabilità del delitto di violazione di domicilio, dedotta dal ricorrente, persona offesa, con riferimento alla occupazione di urgenza di un suo fondo, disposta dalla pubblica amministrazione nell'ambito di un procedimento di espropriazione).

Cass. n. 12751/1998

In tema di violazione di domicilio, rientra nella nozione di «appartenenza» di privata dimora il pianerottolo condominiale antistante la porta di un'abitazione. Commette pertanto il reato in questione, nella sua forma consumata e non di semplice tentativo, chi si introduca, invito domino, all'interno di un edificio condominiale sul pianerottolo e avanti alla soglia dell'abitazione di uno dei condomini, avente, come gli altri, diritto di escludere l'intruso.

Cass. n. 1831/1998

Ai fini della individuazione delle condizioni e dei limiti di ammissibilità delle intercettazioni di comunicazioni tra presenti, rientrano nel concetto di privata dimora tutti quei luoghi che, oltre all'abitazione, assolvano alla funzione di proteggere la vita privata e che siano perciò destinati al riposo, all'alimentazione, alle occupazioni professionali e all'attività di svago, tra cui va ricompreso l'abitacolo di una autovettura adibita, di regola, ai trasferimenti da e per il luogo di lavoro e di svago. È pertanto legittima l'intercettazione di colloqui tra presenti che si svolgono all'interno di un'autovettura quando esista il fondato sospetto, da intendersi come prognosi da formulare con giudizio ex ante all'atto della emanazione del provvedimento di autorizzazione, giacché in tal caso l'interesse all'inviolabilità del domicilio trova il limite della tutela di interessi generali, anch'essi costituzionalmente garantiti, ravvisabili nell'esigenza di esercitare l'azione penale che, ex art. 112 Cost., è obbligatoria.

Cass. n. 879/1997

Deve ritenersi pienamente configurabile il reato di violazione di domicilio, nel caso di abusiva introduzione (o abusiva permanenza) nei locali dello studio di un libero professionista il quale eserciti compiti che si inseriscono in un'attività procedimentale di rilevanza pubblicistica; ed invero, l'esercizio di tali compiti, da parte del libero professionista, non comporta la perdita della qualità di luogo non aperto indiscriminatamente al pubblico del suo studio professionale e non priva il professionista stesso del diritto di escludere dall'ingresso dei propri locali ? o di invitare ad allontanarsene ? le persone che ritenga di non ammettere, per qualunque motivo non contrario alla legge.

Cass. n. 864/1996

Nella violazione di domicilio, il diritto di querela spetta non solo al proprietario dell'immobile, ma anche a chi, avendone la disponibilità, subisce, con l'introduzione invito domino di altro soggetto, una lesione del diritto di libertà domestica spettantegli in tale sua qualità.

Cass. n. 11277/1994

Ai fini della configurabilità del delitto di violazione di domicilio, la casa da gioco (casinò) gestita in regime privatistico va considerata alla stregua di locale aperto al pubblico per lo svolgimento di attività di natura privata, come bar, negozi ed altri consimili, rispetto ai quali sussiste lo ius excludendi del titolare dell'esercizio, e rientra pertanto nella tutela della norma dell'art. 614 c.p. (Fattispecie nella quale l'imputato si era opposto all'invito di allontanarsi dai locali di accesso al casinò di Saint Vincent rivoltogli dai preposti alla sorveglianza, allo scopo di impedirgli di esercitare l'attività di «prestasoldi» ai giocatori in difficoltà).

Cass. n. 6844/1994

Risponde del reato di violazione di domicilio, chi si introduca o si intrattenga in un esercizio commerciale per minacciare o aggredire o comunque per uno scopo illecito del tutto opposto a quello di usufruire dei servizi offerti dal locale, ritenendosi implicita la contraria volontà del titolare dello ius prohibendi.

Cass. n. 33/1991

Nel caso in cui in ordine al reato di violazione di domicilio risulti contestata anche l'aggravante della violenza alle persone ? nella specie gli imputati, oltre a sfondare la porta con l'ascia, percossero anche il titolare dello jus prohbendi ? la ritenuta sussistenza della attenuante del danno risarcito, di cui all'art. 62 n. 6 c.p., non può indurre alla applicazione dell'amnistia di cui ai D.P.R. 16 dicembre 1986, n. 865 e 12 aprile 1990, n. 75. Infatti, il reato di violazione di domicilio non può considerarsi reato contro il patrimonio, bensì reato contro la libertà individuale della persona e più specificamente contro la inviolabilità del domicilio: nel caso di sussistenza anche dell'aggravante della violenza alle cose, il reato non si trasforma in delitto contro il patrimonio, poiché offeso è sempre il bene giuridico della libertà individuale della persona e il danno al patrimonio è solo una mera ed eventuale conseguenza dell'azione delittuosa e ancor prima solo mezzo per la commissione del delitto, mezzo che non viene ad alterare e a modificare l'obiettività giuridica del reato in questione.

Cass. n. 794/1990

Le appartenenze, di cui al primo comma dell'art. 614 c.p., sono costituite dai luoghi accessori a quelli di privata dimora, destinati al loro servizio od al loro migliore godimento. Vi rientra, pertanto, un box in costruzione su terreno costituente esso stesso, per essere situato nell'ambito di giardino recintato, appartenenza della privata dimora della persona offesa.

Cass. n. 16303/1989

L'assorbimento del reato di violazione di domicilio in quello di ragion fattasi si verifica soltanto quando l'esercizio del preteso diritto si concreta o consiste nel solo ingresso e nella sola permanenza nell'altrui casa, invito domino. Quando invece taluno si sia introdotto nella casa altrui contro la volontà del titolare del diritto di esclusione per asportare cose che egli ritiene di aver diritto di asportare perché di sua proprietà e l'introduzione nella casa altrui sia avvenuta con violenza sulle cose o alle persone, il soggetto agente viola un duplice ordine di disposizioni e cioè quelle concernenti l'inviolabilità del domicilio e quelle che vietano la tutela arbitraria delle proprie ragioni.

Cass. n. 15575/1989

In tema di violazione di domicilio, il solo uso di una pistola - giocattolo — qualora si accerti che il fatto non sia stato commesso anche con violenza sulle cose o alle persone — non è sufficiente ad integrare l'aggravante prevista dall'ultima parte dell'art. 615 c.p., la quale richiede il possesso di un'arma effettiva e non solo apparente. (In applicazione di tale principio nella fattispecie è stata annullata la sentenza del giudice di merito poiché l'azione penale non poteva essere iniziata per mancanza di querela).

Cass. n. 13316/1989

Tra il delitto di atti osceni in luogo aperto al pubblico e quello di violazione di domicilio, e cioè di luogo privato, non sussiste incompatibilità logica, dato che i luoghi aperti o esposti al pubblico sono di norma luoghi privati, tra i quali possono essere annoverati quelli di domicilio; invero, deve considerarsi luogo aperto al pubblico anche un ambiente privato, l'accesso al quale sia escluso alla generalità delle persone, ma consentita a una determinata categoria di aventi diritto. (Fattispecie di atti osceni commessi in una autorimessa condominiale annessa e sottostante ad abitazioni private, di libero accesso solo agli occupanti gli appartamenti).

Cass. n. 5396/1989

La violenza sulle cose, quale circostanza aggravante del reato di violazione di domicilio e sulla base dell'indicazione legislativa contenuta nell'art. 392 c.p. (esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose), può consistere anche nel semplice danneggiamento della cosa. (Fattispecie relativa a ritenuta sussistenza dell'aggravante per danneggiamento di porta di abitazione a seguito di pressione per forzarne l'apertura).

Cass. n. 7089/1988

Il delitto di violazione di domicilio è assorbito nell'aggravante del furto ex art. 625 n. 1 c.p., ma non nel delitto di rapina, in cui il furto, che entra nella composizione complessa di detto reato, non è qualificato da alcuna aggravante.

Cass. n. 6401/1988

L'elemento psicologico del reato di cui all'art. 614 c.p. consiste nel dolo generico, cioè nella coscienza e volontà dell'agente di introdursi nell'altrui abitazione contro la volontà di colui che è titolare del diritto di esclusione restandone estraneo, e quindi irrilevante, il fine prepostosi dall'agente (nella specie: intendimento di parlare col coniuge separato e con i figli).

Cass. n. 7864/1987

Per effetto del nuovo principio della parità dei coniugi, la titolarità del domicilio e dello ius prohibendi appartiene indivisibilmente ad entrambi i coniugi e, conseguentemente, perché tale diritto sia legittimamente esercitato, occorre il consenso di entrambi, e, poiché il bene giuridico tutelato è la domus, e non la famiglia nei suoi singoli componenti, commette il reato di violazione di domicilio colui che si introduce nella casa coniugale altrui, durante l'assenza del marito, al fine di avere rapporti carnali con la moglie, dovendosi ritenere che l'introduzione sia avvenuta contro la volontà del marito stesso.

Cass. n. 6962/1987

L'androne di uno stabile integra il concetto di appartenenza e ad esso si estende la tutela prevista dalla legge per la violazione di domicilio

Cass. n. 2049/1987

È luogo tutelato dall'art. 614 c.p. anche la casa nella quale una persona si prostituisce, poiché non cessa di essere una privata dimora, tanto più in quanto, abolita la regolamentazione della prostituzione, il solo esercizio di essa costituisce un'attività lecita anche se moralmente riprovevole.

Cass. n. 14423/1986

Il termine «palesemente armato», di cui all'ultimo comma dell'art. 614 c.p., deve essere inteso nel senso che le armi siano portate in maniera palese dagli autori della violazione di domicilio, a prescindere dalla percezione o meno delle stesse da parte della persona offesa.

Cass. n. 13941/1986

Ai fini della configurabilità dell'ipotesi aggravata della violazione di domicilio commessa con violenza sulle cose, di cui all'ultimo comma dell'art. 614 c.p., la sussistenza della materialità di tale violenza non deve essere rapportata alla resistenza più o meno intensa che opponga la cosa contro cui viene esercitata o alla precedente integrità di essa, bastando che la violenza sia idonea a rimuovere l'ostacolo che la cosa frapponga all'attuazione dell'azione delittuosa.

Cass. n. 1309/1986

L'elemento psicologico del reato di violazione di domicilio si concreta nella coscienza e volontà dell'agente di introdursi e trattenersi nell'altrui abitazione contro la volontà del titolare del diritto di esclusione, a nulla rilevando il motivo dell'introduzione. Ne consegue che risponde del reato in esame l'imputato che si introduca nella casa della moglie, dalla quale vive separato, senza il suo consenso, per vedere la figlia che era stata affidata alla moglie medesima.

Cass. n. 10745/1985

Lo stabilimento industriale deve ritenersi privata dimora, ai fini del reato di violazione di domicilio perché è il luogo dove l'imprenditore svolge la sua attività lavorativa e dove pertanto ha il diritto di disporre dei locali tutti dell'impresa, non essendo tale diritto escluso dalle limitazioni introdotte dallo Statuto dei lavoratori, e di escludervi le persone a lui non accette.

Cass. n. 4992/1985

Il reato di violazione di domicilio non resta assorbito, ai sensi dell'art. 84 c.p., in quello di rapina impropria, in quanto non può considerarsi né elemento costitutivo né circostanza aggravante della rapina. (Nella specie è stato ritenuto correttamente applicato il concorso dei due delitti).

Cass. n. 410/1985

Ai fini della configurazione del reato di violazione di domicilio, il concetto di privata dimora è più ampio di quello di casa d'abitazione, comprendendo ogni altro luogo che, pur non essendo destinato a casa di abitazione, venga usato, anche in modo transitorio e contingente, per lo svolgimento di un'attività personale rientrante nella larga accezione di libertà domestica. (Nella specie: casa colonica o «casale» su fondo coltivato, utilizzata dal possessore per uso domestico, anche saltuariamente, in relazione alla cura di animali o alla coltivazione stagionale del fondo).

Cass. n. 4879/1984

L'ospitalità dà luogo ad un rapporto del tutto precario che può in qualsiasi momento esser fatto cessare dal titolare dell'abitazione. Pertanto essa non può realizzare a favore dell'ospite una situazione di diritto tutelabile sul piano giuridico. Ne deriva che il soggetto ospitato non ha alcuna legittimazione a mantenere, contro la volontà del titolare dello ius prohibendi, il precario stato di domicilio provvisoriamente assicuratogli in precedenza.

Cass. n. 10531/1983

I pubblici esercizi sono da ritenersi privata dimora, ai fini dell'art. 614 c.p., non solo quando sono aperti al pubblico, ma anche quando, cessato l'orario di apertura, il proprietario si trattenga all'interno per compiere determinate attività (di pulizia, di sistemazione della merce e simili).

La facoltà di accesso da parte del pubblico a locali come le osterie, i bar, i negozi e altri locali aperti al pubblico, non fa venir meno nel titolare, anche per le responsabilità connesse alla conduzione dell'esercizio, il diritto di escludere singoli individui non autorizzati ad entrarvi o a rimanervi o che comunque si siano introdotti per fini non leciti o non allo scopo di usufruire dei servizi offerti. Risponde, pertanto, di violazione di domicilio chi si introduca in un negozio per minacciare e aggredire e, quindi, per uno scopo non solo illecito, ma del tutto opposto a quello concernente la facoltà di usufruire del servizio di vendita.

Cass. n. 8490/1983

L'esclusione della circostanza aggravante, la cui esistenza determina la procedibilità d'ufficio, non fa venire meno la procedibilità stessa, poiché l'aggravante, pur non potendo influire sulla misura della pena, conserva ogni altro suo effetto ai fini della configurazione del reato. (Fattispecie in tema di violazione di domicilio aggravata dalla violenza alla persona).

Cass. n. 4751/1983

L'attenuante di aver cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di speciale tenuità non è applicabile al delitto di violazione di domicilio poiché tale reato offende non già il patrimonio, bensì l'inviolabilità del domicilio.

Cass. n. 4107/1983

L'aggravante di cui all'ultimo comma dell'art. 614 c.p. si configura anche se colui che commette la violazione di domicilio è in possesso di un'arma impropria (nella specie: un martello).

Cass. n. 335/1983

Agli effetti del delitto di violazione di domicilio, il diritto di esclusione dall'abitazione può essere fatto valere anche contro il proprietario. (Nella specie: introduzione del marito nella casa coniugale di proprietà comune assegnata alla moglie consensualmente separata).

Cass. n. 11229/1982

Ricorre l'ipotesi dell'introduzione nel domicilio altrui contro la volontà tacita del titolare dello ius prohibendi nel caso di chi si introduca nell'abitazione per un fine illecito, a nulla rilevando la mancanza di clandestinità nell'agente, che frequenti o che debba ritenersi autorizzato a frequentare la casa del titolare di essa per relazioni di parentela, amicizia, affari.

Cass. n. 10601/1982

Poiché la tutela predisposta dall'art. 614 c.p. riguarda chiunque risieda legittimamente in un'abitazione o in altro luogo ad essa equiparabile, qualunque ne sia il titolo (di proprietà, di usufrutto, di abitazione, ecc.), e poiché il diritto all'inviolabilità del domicilio può essere fatto valere anche nei confronti del proprietario o del conduttore dell'immobile, commette violazione di domicilio il proprietario che, avendo ceduto ad altri il proprio alloggio sia pure a titolo precario, vi si introduca contro la volontà del titolare dopo aver scardinato la porta.

Cass. n. 9483/1982

Ai fini dell'aggravante prevista dall'art. 614 ultimo comma c.p. non è sufficiente un rapporto occasionale tra gli atti di violenza e la violazione di domicilio, ma occorre un nesso teleologico fra le due azioni. Pertanto, se la violenza è usata non per entrare o intrattenersi nell'abitazione altrui ma per commettere altro reato, la violazione di domicilio concorre con l'altro reato ed è aggravata non a norma dell'art. 614 bensì ex art. 61 n. 2 c.p.

Cass. n. 9089/1982

L'introduzione violenta nella parte del salone di una banca, delimitata dal bancone di lavoro e dagli sportelli, ove gli impiegati svolgono il loro lavoro costituisce violazione di domicilio poiché la detta zona, essendo destinata allo svolgimento di un'attività privata, è luogo di privata dimora.

Cass. n. 8574/1982

Quando il domicilio è comune a più persone (ad es. membri di una comunità familiare) all'inviolabilità del domicilio hanno diritto tutti i conviventi; perciò il dissenso, espresso o tacito, di uno solo di essi è sufficiente ad integrare la volontà contraria all'introduzione e, quindi, il divieto la cui inosservanza da parte di altri costituisce il delitto di violazione di domicilio. L'introduzione nell'abitazione altrui, in ora notturna, con il consenso della figlia maggiorenne, di persona certamente non gradita (ad es. perché coniugata), con modi inequivocabilmente intesi a non palesarne la presenza, deve ritenersi operata contro la volontà degli altri familiari e quindi integra il delitto di violazione di domicilio.

Cass. n. 1067/1982

Il semplice danneggiamento di una porta per aprirla e trattenersi sulla soglia dell'abitazione, è idoneo ad integrare la violenza prevista dall'art. 392, cpv., c.p., e quindi l'aggravante prevista dall'ultimo comma dell'art. 614 c.p., per la cui sussistenza è sufficiente che la violenza sia posta in essere in uno qualsiasi dei momenti nei quali si estrinseca e si fraziona la fase esecutiva del reato.

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Franca F. chiede
martedì 14/06/2016 - Lazio
“Salve sono separata. Ho 77 anni. Prima della separazione io e il mio ex marito vivevamo in una villa che consta di 3 appartamenti. Al piano terra vive mia figlia con la sua famiglia, al primo piano io e mio marito e l'appartamento del 2° piano era una ns dependance. La villa ha anche locali comuni (sala hobby, garage, locali tecnici, giardino e piscina) La casa familiare non è stata assegnata a nessuno dei due. Dalla separazione mio marito ha fatto venire l'amante, più giovane di mia figlia, dapprima saltuariamente, ma da un mese stabilmente. Vive con lei sopra di me e la convivenza è orribile e umiliante per me. Ho espresso con fermezza il mio dissenso e la mia contarietà a vedermela per casa, per il giardino, nella mia piscina. Posso denunciarla per violazione di domicilio? art. 614 (2) c.p?”
Consulenza legale i 20/06/2016
Per rispondere al quesito occorre mettere in evidenza alcuni particolari relativi alla situazione di fatto descritta (nella quale si presume e dà per scontato che l’immobile di cui si sta parlando sia in comproprietà tra i due coniugi separati): il fatto che la presenza dell’amante sia divenuta stabile nonché il fatto che non siamo di fronte a due immobili totalmente “fisicamente” separati (come, ad esempio, due appartamenti dello stesso stabile) ma – in realtà e di fatto – ad un unico immobile con degli ambienti comuni.

Proprio l’uso indifferenziato e comune di questi ambienti (giardino, piscina, ecc.), unitamente – lo si ripete – alla presenza stabile della giovane donna nella villa, consente di dare una risposta affermativa alla domanda relativa alla configurabilità, nella fattispecie, del reato di violazione di domicilio (art. 614 c.p.).

Quest’ultimo pone, infatti, il divieto di introduzione nel luogo di “abitazione altrui” o di “privata dimora”: con quest’ultimo termine deve intendersi – per la giurisprudenza - qualsiasi luogo nel quale le persone si trattengano per compiere, anche in modo transitorio e contingente, atti della loro vita privata; l’articolo, tuttavia, pone altresì il divieto di introduzione nelle “appartenenze” dei luoghi citati per primi, nozione quest’ultima nella quale rientrano tutti quei luoghi che si presentano come accessori rispetto all’abitazione ed alla privata dimora in quanto disposti per il loro migliore godimento e servizio.

Ora, nel caso concreto in esame, non può esserci alcun dubbio che gli spazi comuni della villa (eccettuato, evidentemente, il piano o comunque le parti strettamente destinate ad abitazione privata del marito), costituiscono “appartenenze” dell’abitazione dei due coniugi e luoghi di esplicazione della vita privata sia della moglie che del marito, oltre che – peraltro - della figlia con la sua famiglia.

La Corte di Cassazione ben chiarisce i suddetti concetti nella seguente pronuncia, della quale si riporta ampio stralcio: “l’esatta definizione dell'oggetto giuridico del reato di cui all'art. 614 c.p. nonché del soggetto passivo di tale reato nel caso di coabitazione familiare.
Orbene, quanto al primo punto, non appare revocabile in dubbio che il bene giuridicamente rilevante cui appresta tutela la previsione normativa dell’art. 614 c.p., debba individuarsi in ultima analisi nella libertà individuale della persona, colta nella sua proiezione spaziale rappresentata dal domicilio, di cui viene garantita, attraverso la predisposizione del meccanismo sanzionatorio, l'inviolabilità, conformemente al contenuto normativo dell’art. 14 Cost., che attribuisce al domicilio le stesse garanzie della libertà personale (disciplinata dall’art. 12 Cost.), cui rinvia per la sole eccezioni consentite al principio che il domicilio è inviolabile.
Come è stato osservato da autorevole dottrina, l’art. 614 c.p., al pari di altre disposizioni (come l’art. 615 c.p. o l’art. 615 bis bis c.p.) assolve allo scopo di "tutelare quel generale interesse alla pace, alla tranquillità e alla sicurezza dei luoghi di privata dimora che è condizione necessaria per la libera esplicazione della personalità umana: in altri termini, il diritto riconosciuto a ciascuno dall’art. 14 Cost. di vivere libero da ogni intrusione di estranei nei luoghi di uso privato".

Nell'ambito dei luoghi di privata dimora, espressione della personalità del singolo, assume un rilievo centrale, come si evince dalla stessa formulazione dell’art. 614 c.p., comma 1, "l'abitazione", da intendersi come il luogo adibito legittimamente e liberamente ad uso domestico di una o più persone ovvero il luogo dove si compie tutto o parte di ciò che caratterizza la vita domestica privata (cfr. Cass., sez. 5, 12.11.1974, Schimmenti).

(…) Al riguardo la giurisprudenza di legittimità ha da tempo elaborato un percorso argomentativo, che, proprio partendo dalla consapevolezza che il bene giuridico tutelato è la "domus", intesa come espressione della libertà individuale, ha affermato il principio secondo cui tutti i conviventi (membri della famiglia ed ospiti) sono titolari dello "ius prohibendi", onde il consenso di uno non può prevalere sul dissenso degli altri, spettando il diritto all'inviolabilità del domicilio a tutti i componenti della famiglia (ivi compreso il convivente "more uxorio") per il solo fatto della convivenza (cfr. Cass., sez. 1, 4.6.1971 - 28.12.1971, N. 520; Cass., sez. 5, 25.1.1977 - 22.4.1977, n. 52009; Cass., 30.6.1972, Sorrentino; Cass., 5.4.1974, Barone). Appare, dunque, evidente che, in tale prospettiva, il legittimo esercizio dello "ius excludendi", proprio in ragione della definizione di domicilio quale luogo di privata dimora dove si esplica liberamente la personalità del singolo, presuppone necessariamente la convivenza ovvero l'esistenza di una reale situazione di fatto che colleghi in maniera sufficientemente stabile il soggetto allo spazio fisico in cui si esplica la sua personalità.” (Cassazione penale, sez. V, 21 settembre 2012, n. 47500).

L’ulteriore circostanza, poi, per cui l’amante ha iniziato a risiedere stabilmente presso la villa, fuga ogni dubbio sull’illiceità del suo comportamento. La saltuarietà delle visite le consentiva, infatti, legittimamente di trattenersi dell’immobile, anche se solo in presenza del signore con il quale intrattiene una relazione e solo per il tempo in cui anche quest’ultimo fosse in casa; la presenza stabile nella villa, invece, le è del tutto vietata.

La moglie potrà quindi senz’altro avanzare denuncia-querela per violazione di domicilio a carico dell’amante del marito.
Occorre prestare attenzione, tuttavia, ai tempi per la querela: trattandosi, infatti, di reato procedibile appunto solo a querela di parte, vi è tempo tre mesi dal verificarsi del fatto di reato per presentarla.
Dal quesito, tuttavia – nel quale si parla di presenza stabile dell’amante solamente da un mese - sembrerebbe che ci sia ancora margine per rivolgersi all’Autorità

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