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Articolo 615

Codice Penale

Violazione di domicilio commessa da un pubblico ufficiale

Dispositivo dell'art. 615 Codice Penale

Il pubblico ufficiale [357], che, abusando dei poteri inerenti alle sue funzioni [323], s'introduce o si trattiene nei luoghi indicati nell'articolo precedente(1), è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Se l'abuso consiste nell'introdursi nei detti luoghi senza l'osservanza delle formalità prescritte dalla legge [c.p.p. 352, 247, 250, 251] (2), la pena è della reclusione fino a un anno (3).

Note

(1) Deve sussistere una connessione tra la condotta di abuso e la violazione di domicilio, tra le quali deve sussiste un nesso teleologico, per cui l'abuso incide sulle modalità di commissione del reato, facilitandone la realizzazioe.
(2) La dottrina ritiene che si tratti di una fattispecie autonoma di reato, che si trova in rapporto di specialità (v.15) con la fattispecie di cui al primo comma.
(3) In applicazione del principio dell'analogia in bonam partem, viene considerato legittimo anche alla condotta alternativa della permanenza.

Ratio Legis

La ratio di tale disposizione si coglie nella considerazione che i luoghi di dimora non sono intesi solo nella loro materialtà, ma anche come proiezione spaziale della persona, la cui libertà individuale si estrinseca anche nell'interesse alla tranquillità e sicurezza dei luoghi in cui si svolge la propria vita privata.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 5088/1993

L'abuso di poteri inerenti alle funzioni, che qualifica la condotta del delitto di violazione di domicilio commesso da un pubblico ufficiale, non postula la presenza degli estremi necessari per l'integrazione del reato di abuso di ufficio, potendo realizzarsi per effetto di qualsiasi abuso, come l'usurpazione, lo sviamento, il perseguimento di una finalità diversa, l'inosservanza di leggi, regolamenti o istruzioni, ecc., indipendentemente dall'ingiustizia o meno degli scopi perseguiti dall'agente. (Fattispecie nella quale è stata ritenuta la sussistenza del reato di cui all'art. 615 c.p. poiché la perquisizione operata da un vigile urbano nei locali ove si esercitava senza licenza l'attività di parrucchiere — così facendo concorrenza a quella debitamente autorizzata, della moglie del predetto pubblico ufficiale — era intesa a conseguire uno scopo giuridicamente lecito, ossia la repressione di un'infrazione amministrativa, ma era contraria all'art. 13, L. 24 novembre 1981, n. 689, che pone il divieto di perseguire i luoghi di privata dimora).

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