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Articolo 615 bis

Codice Penale

Interferenze illecite nella vita privata

Dispositivo dell'art. 615 bis Codice Penale

(1) Chiunque, mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente (2) notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell'articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde (3), mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.
I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d'ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato (4).

Note

(1) Tale disposizione è stata introdotta dall'art. 1, della l. 8 aprile 1974, n. 98.
(2) L'espressione "indebitamente" è diversamente interpretata dalla dottrina. Alcuni autori ritengono si tratti di un richiamo alla verifica della sussistenza di una causa di giustificazione, mentre altri autori, invece, propendono per ricollegarvi l'effetto di rendere non punibili i fatti di indiscrezione giustificati da un interesse superiore o uguale a quello tutelato dalla norma.
(3) Viene qui criminalizzata la divulgazione di notizie ottenute con qualsiasi mezzo di informazione pubblica a un numero determinato di persone (rivelazione) o indeterminato (diffusione).
(4) E' un'aggravante speciale di tipo soggettivo, che quindi non si applica ai correi che non rientrino nella categoria di cui al comma 4 dell'art. 118.

Ratio Legis

Il legislatore ha introdotto tale norma per far fronte alle sempre più presenti minacce alla riservatezza personale (privacy) legate all'evoluzione delle moderne tecnolgie.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 9235/2012

Il riferimento contenuto nel primo comma dell'art. 615 bis c.p. ai luoghi indicati nell'art. 614 dello stesso codice ha la funzione di delimitare gli ambienti nei quali l'interferenza nella altrui vita privata assume penale rilevanza, ma non anche quella di recepire il regime giuridico dettato dalla disposizione da ultima citata. (Fattispecie in cui è stato ritenuto sussistere il reato di interferenze illecite nella vita privata in relazione alla condotta dell'investigatore privato che aveva effettuato riprese di un rapporto sessuale all'interno di una abitazione privata con il consenso del suo titolare, ma all'insaputa dell'altro soggetto coinvolto nel rapporto).

Cass. n. 25453/2011

Non integra il reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.), la condotta di colui che faccia riprese fotografiche e videofilmate dell'attività edificatoria in corso nella contigua proprietà della persona offesa e consistente nella realizzazione di un muretto di confine, considerato che, ai fini della fattispecie incriminatrice, l'attività intrusiva deve essere indebita e, pertanto, priva di qualsivoglia ragione giustificativa della condotta dell'agente, sostanziandosi in una gratuita intrusione nella vita privata altrui, il che non si verifica nel caso di realizzazione di un manufatto in prossimità di un confine prediale, il quale postula il rispetto delle prescrizioni civilistiche e, per di più, costituisce attività agevolmente osservabile e, come tale, non sottratta alla normale osservazione dall'esterno.

Cass. n. 7550/2011

Ai fini della configurabilità del reato di interferenze illecite nella vita privata di cui all'art. 615 bis c.p. è irrilevante la mancata identificazione, o la non identificabilità, della persona cui si riferisce l'immagine abusivamente captata dal terzo, atteso che il titolare dell'interesse protetto dalla norma incriminatrice, nel cui ambito rientra la riservatezza che connota i momenti tipici della vita privata, non è soltanto il soggetto direttamente attinto dall'abusiva captazione delle immagini, ma chiunque, all'interno del luogo violato, compia abitualmente atti della vita privata che necessariamente alle stesse si ricolleghino. (Fattispecie in cui il dipendente di una struttura ospedaliera si era indebitamente procurato con il suo cellulare immagini attinenti alla vita privata dei pazienti, fotografandone gli organi sessuali mentre facevano la doccia).

Cass. n. 41375/2009

La riproduzione su un periodico di immagini attinenti alla vita privata di soggetto, captate, mediante strumenti di ripresa visiva a distanza, all'interno della sua abitazione, integra il reato di interferenze illecite nella vita privata, la cui cognizione appartiene al giudice che ha giurisdizione sul luogo in cui si pubblica il giornale e non a quello del luogo in cui le immagini sono state captate.

Cass. n. 28251/2009

Non integra il reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.) la condotta di colui che installi nell'auto di un soggetto (nella specie ex fidanzata) un telefono cellulare, con suoneria disattivata e con impostata la funzione di risposta automatica, in modo da consentire la ripresa sonora di quanto accada nella predetta auto, in quanto, oggetto della tutela di cui all'art. 615 bis è la riservatezza della persona in rapporto ai luoghi indicati nell'art. 614 c.p. - richiamato dall'art. 615 bis - tra i quali non rientra l'autovettura che si trovi sulla pubblica via.

Cass. n. 4926/2009

L'occulta collocazione all'interno di un'autovettura di un telefono cellulare in grado di intercettare le conversazioni intercorse tra le persone a bordo non integra il reato d'installazione d'apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche (art. 617 bis c.p.), non essendo in grado il congegno di captare le conversazioni di entrambi gli utilizzatori del telefono, né quello d'interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.), non essendo qualificabile l'autovettura come luogo di privata dimora.

Cass. n. 46509/2008

Integra il reato di interferenze illecite nella vita privata la condotta di colui che consenta ai giornalisti di introdursi nell'abitazione di un soggetto privato, in assenza di quest'ultimo, e di effettuare riprese fotografiche - successivamente diffuse sulla stampa e su trasmissioni televisive - dei locali e delle cose ivi contenute. (In applicazione di questo principio la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito ha affermato la responsabilità penale - a titolo del reato di cui all'art. 615 bis oltre che a quello di cui all'art. 323 c.p. - di un ufficiale di polizia giudiziaria che aveva introdotto i cronisti nell'abitazione di un soggetto nei confronti del quale aveva eseguito una misura cautelare, contravvenendo ad ordini superiori che autorizzavano le sole riprese esterne dell'abitazione in questione).

Cass. n. 44701/2008

Non sussistono gli estremi atti ad integrare il delitto di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.) nel caso in cui il soggetto attivo effettui, attraverso l'uso di telecamere installate all'interno della propria abitazione, riprese dell'area condominiale destinata a parcheggio e del relativo ingresso, trattandosi di luoghi destinati all'uso di un numero indeterminato di persone e, pertanto, esclusi dalla tutela di cui all'art. 615 bis c.p., la quale concerne, sia che si tratti di "domicilio", di "privata dimora" o "appartenenze di essi", una particolare relazione del soggetto con l'ambiente in cui egli vive la sua vita privata, in modo da sottrarla ad ingerenze esterne indipendentemente dalla sua presenza.

Cass. n. 44156/2008

Il reato di cui all'art. 615 bis c.p. (interferenze illecite nella vita privata) non è configurabile per il solo fatto che si adoperino strumenti di osservazione e ripresa a distanza, nel caso in cui tali strumenti siano finalizzati esclusivamente alla captazione di quanto avvenga in spazi che, pur di pertinenza di una privata abitazione, siano, però, di fatto, non protetti dalla vista degli estranei. (Nella specie si trattava di impianto di videosorveglianza installato sul balcone della propria abitazione e idoneo a riprendere aree comuni, non recintate, non intercluse allo sguardo degli estranei e di comproprietà dell'imputato).

Cass. n. 40577/2008

La ripresa fotografica da parte di terzi lede la riservatezza della vita privata ed integra il reato di cui all'art. 615 bis, c.p., sempre che vengano ripresi comportamenti sottratti alla normale osservazione dall'esterno, essendo la tutela del domicilio limitata a ciò che si compie in luoghi di privata dimora in condizioni tali da renderlo tendenzialmente non visibile ad estranei. Ne consegue che se l'azione, pur svolgendosi in luoghi di privata dimora, può essere liberamente osservata senza ricorrere a particolari accorgimenti, il titolare del domicilio non può vantare alcuna pretesa al rispetto della riservatezza. (Fattispecie relativa ad una ripresa fotografica dalla strada pubblica di due persone che uscivano di casa e si trovavano in un cortile visibile dall'esterno ).

Cass. n. 36032/2008

Integra il delitto d'interferenza illecita nella vita privata (art. 615 bis c.p. ) la condotta di colui che con l'uso di una macchina fotografica si procuri indebitamente immagini di ragazze, partecipanti al concorso di «Miss Italia » ritratte nude o seminude nel camerino appositamente adibito per consentire loro di cambiarsi d'abito, in quanto detto camerino rientra nei luoghi di privata dimora, intesi come luoghi che consentono una sia pur temporanea esclusiva disponibilità dello spazio, nel quale sia temporaneamente garantita un'area d'intimità e di riservatezza.

Cass. n. 1766/2008

Non integra il reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.) la condotta di colui che mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva provveda a filmare in casa propria rapporti intimi avvenuti con la convivente, in quanto l'interferenza illecita prevista e sanzionata dal predetto art. 615 bis c.p. è quella proveniente dal terzo estraneo alla vita privata e non già quella del soggetto che, invece, sia ammesso, sia pure estemporaneamente, a farne parte, mentre è irrilevante l'oggetto della ripresa, considerato che il concetto di «vita privata» si riferisce a qualsiasi atto o vicenda della persona in luogo riservato.

Cass. n. 39827/2006

Il reato di interferenze illecite nella vita privata, previsto dall'art. 615 bis c.p., è configurabile anche nel caso di indebita registrazione, da parte di un coniuge, di conversazioni che, in ambito domestico, l'altro coniuge intrattenga con un terzo.

Cass. n. 25666/2003

Il reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.) richiede il dolo generico, consistente nella volontà cosciente dell'agente di procurarsi indebitamente immagini inerenti la “privacy” altrui. (Applicando tale principio, la Corte ha ritenuto sussistente tale reato nel caso di installazione di una videocamera collocata in modo da riprendere la soglia di casa e l'ingresso della autorimessa della parte offesa).

Cass. n. 18058/2003

Titolare dell'interesse protetto dall'art. 615 bis c.p., nel cui ambito deve ricomprendersi la riservatezza che connota i momenti tipici della vita familiare, non è soltanto il soggetto direttamente attinto dall'abusiva captazione delle immagini o notizie o immediatamente coinvolto dalla loro diffusione, ma anche chiunque, nel luogo violato, compia abitualmente atti della vita privata che necessariamente alle stesse si ricolleghino sì da comporre un unitario quadro rappresentativo di un'area riservata e preclusa alle indebite intrusioni ab externo idonee a scalfirlo (in applicazione di tale principio la Corte ha annullato con rinvio la sentenza con la quale veniva ritenuta inidonea, al fine della procedibilità del reato, la querela presentata dal coniuge della persona fotografata nell'abitazione perché assente al momento del fatto).

L'art. 615 bis c.p. tutela la riservatezza o privacy nei luoghi di privata dimora nei quali la stessa principalmente, ed in misura di gran lunga prevalente, si dispiega. Ne deriva, pertanto, che titolare dell'interesse protetto dalla norma non è soltanto il soggetto direttamente attinto dall'illecita intrusione ma anche chiunque che faccia parte, nel luogo violato, di un nucleo privato con diritto alla riservatezza. (Nel caso di specie è stata considerata legittimamente proposta la querela da parte di un marito contro i vicini di casa che hanno fotografato sua moglie affaccendata a riassettare la casa).

Cass. n. 35497/2001

La tutela di cui all'art. 615 bis c.p. (Interferenze illecite nella vita privata) non è estensibile allo stabilimento industriale in cui l'imprenditore si rechi saltuariamente per svolgere le funzioni di direzione e di controllo che gli competono in quanto detto luogo non può essere assimilato ai luoghi di privata dimora di cui all'art. 614 c.p. i quali presuppongono un soggiorno, sia pur breve, ma di una certa durata. Con la conseguenza che ove manchi nel luogo in considerazione un minimo grado di stabilità, tale da far ritenere ragionevolmente apprezzabile l'esplicazione di vita privata che in esso si svolge, si è fuori dall'ambito della tutela accordata dall'art. 615 bis c.p.

Cass. n. 9016/1995

La mera ripresa fotografica di documenti di una società, nella specie ordinativi di acquisto, effettuata nel luogo di custodia degli stessi e non seguita da riproduzione, non integra il delitto di furto, consumato o tentato, ma quello previsto dall'art. 615 bis c.p.

Cass. n. 7091/1988

L'installazione di un radiotelefono contenente una microspia realizza la previsione delittuosa dell'art. 617 c.p. (installazione di apparecchiature atte ad intercettare o impedire comunicazioni telegrafiche o telefoniche) e non quella di cui all'art. 615 bis stesso codice (interferenze illecite nella vita privata), poiché tale attività è finalizzata all'intercettazione telefonica e non è «uno strumento di ripresa sonora» (quale può essere un miniregistratore) diretto a procacciare indebitamente notizie attinenti alla vita privata.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 615 bis del c.p.

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Tiberiu H. chiede
venerdì 26/02/2016 - Lombardia
“Salve . La mia compagna a mia insaputa mi ha registrato con il telefonino entro le mure domestiche della mia casa mentre stavo urlando con lei. Mi ha denunciato alla assistenza sociale . Vuole togliermi la bambina usando questa registrazione . Non voglio perdere la bambina . Che cosa posso fare ? E lecita questa registrazione ? Grazie .”
Consulenza legale i 04/03/2016
Nel quesito sottoposto alla nostra Redazione giuridica, viene richiesto se la legge consenta la registrazione di conversazioni effettuata da altro soggetto all'interno della propria abitazione.
Si ritiene che la risposta da fornire nel caso di specie, alla luce delle modalità con cui si è svolto il fatto (conversazione intercorsa tra due persone, in cui uno dei due soggetti partecipanti ha registrato quanto detto dall'altro soggetto, il quale si trovava nella propria abitazione), debba debba essere positiva: è da riconoscersi come lecita la registrazione.
Infatti, nel caso di specie, non risulta integrato il reato di interferenza illecita nella vita privata (di cui all'art. 615 bis, comma 1, del c.p., il quale stabilisce che "chiunque, mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell'articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni"), poiché tale fattispecie si perfezionerebbe solo nel caso in cui fosse un terzo a registrare la conversazione nella dimora del registrato.
Al contrario, nel caso di specie, la registrazione è stata effettuata dalla compagna del registrato, cioè da uno dei due soggetti tra cui intercorreva la conversazione, quindi non da un terzo.

In questi casi non sono considerate intercettazioni ma sostanzialmente una particolare forma di documentazione, che non è sottoposta alle limitazioni, alle formalità ed ai presupposti propri delle intercettazioni.
In sostanza, "non è illecito registrare una conversazione perchè chi conversa accetta il rischio che la conversazione sia documentata mediante registrazione, ma è violata la privacy se si diffonde la conversazione per scopi diversi dalla tutela di un diritto proprio o altrui" (a titolo meramente esemplificativo, cfr. sentenza Cass. Pen., Sez. III, 13 maggio 2011, n. 18908).
A conferma di quanto ora affermato, la Suprema Corte ha invece ritenuto inutilizzabile una registrazione effettuata da un coniuge delle conversazioni intrattenute dall'altro coniuge, in ambito domestico, con un terzo (cfr. Cass. Pen., Sez. V, 30 maggio 2014, n. 35681).
Chiarito che, nel caso di specie, la registrazione effettuata non costituisce un'interferenza illecita nella vita privata del registrato, è utile precisare che la diffusione di tale registrazione è consentita solo se tale diffusione è finalizzata a fare valere un proprio diritto o un diritto altrui.
Pertanto, si ritiene che la registrazione effettuata potrebbe essere lecitamente utilizzata dalla compagna, per esempio, al fine di pretendere, unitamente ad altri indizi e prove, l'affidamento della figlia.
In questo caso, infatti, la registrante non sembra dovere rispondere neanche del reato di cui all'art. 167, del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (cd. Codice Privacy), proprio perché utilizzerebbe la registrazione al fine di tutelare un proprio diritto.
Per comodità e completezza si riporta il dettato dell'art. 167, comma 1, del Codice Privacy ora richiamato:"1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarne per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dagli articoli 18, 19, 23, 123, 126 e 130, ovvero in applicazione dell'articolo 129, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da sei a diciotto mesi o, se il fatto consiste nella comunicazione o diffusione, con la reclusione da sei a ventiquattro mesi".
L'utilizzo della registrazione, senza che si integri il reato di cui all'art. 167, del Codice Privacy, è consentito invece dall'art. 13, comma 5, lett. b), dello stesso Codice Privacy, quando "b) i dati sono trattati ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento".

Fedele M. chiede
giovedì 22/10/2015 - Puglia
“Caio e Tizio hanno un contenzioso penale : Caio parte offesa e Tizio imputato. Il processo per ben due volte viene rinviato per motivi di salute di Tizio .
Il giorno della terza udienza Tizio non si presenta ulteriormente perché "affetto da vomito e diarrea incoercibile", producendo certificato medico con data dell'udienza in corso. Il suo legale chiede di conseguenza il rinvio che il Giudice accoglie.
In realtà Tizio continua a svolgere regolarmente sia la sua attività professionale che la vita privata senza alcuna limitazione. Caio, prevedendo quanto in realtà sarebbe successo, alle ore 8,00 del giorno della terza udienza, fotografa Tizio mentre esce dalla sua abitazione e si incammina sul marciapiede opposto a quello ove Caio scattava le foto. Nelle foto Tizio appare in pantaloncini ,camicia a maniche corte ,borsello sulla spalla con un aspetto ben riposato che contraddice vistosamente quanto affermato nel certificato medico.
Alla quarta udienza Tizio , producendo ancora certificazione medica , non si presenta. Sicché Tizio, per mezzo del suo legale ,consegna al Giudice le foto di cui prima. Il Giudice prende atto e contrariamente alla richiesta del legale di Tizio, concede un limitato rinvio. Tanto premesso nella condotta di Caio è ravvisabile il reato di cui art.615 bis c.p.?”
Consulenza legale i 26/10/2015
La ratio sottesa all'art. 615 bis del c.p. è la tutela della vita privata del soggetto.

Ai sensi del comma 1 la condotta incriminata consiste nel procurarsi notizie o immagini riguardanti la vita privata altrui quando questa si svolge nei luoghi dell'art. 614 del c.p., cioè nell'abitazione altrui o in altro luogo di privata dimora, o nelle pertinenze di essi.

Il comma 2 punisce chi rivela o diffonde le immagini o notizie ottenute nei modi descritti.

L'elemento soggettivo è, per entrambe, quello del dolo generico: cioè è sufficiente la coscienza e volontà di ottenere indebitamente immagini relative alla privacy altrui (Cass. pen., sez. I, 25666/2003).
L'avverbio "indebitamente", come precisato dalla giurisprudenza, implica che l'intrusione deve essere ingiustificata e posta in essere solo allo scopo di intrufolarsi nella vita altrui; non così se è giustificata, perché in tal caso nel bilanciamento dei contrapposti interessi delle parti - cioè riservatezza da un lato e diritto a procurarsi le immagini dall'altro - prevale quest'ultimo (Cass., 25453/2011).

Sotto questo primo aspetto, quindi, si rileva che le immagini non sono state ottenute indebitamente: Caio, infatti, fotografa Tizio per verificare/dimostrare che non è malato ma in piena salute e per produrre il documento nel processo che vede Tizio imputato.

Anche circa il concetto di abitazione o sua adiacenza si possono fare alcune osservazioni. Dal quesito si deduce che Caio fotografa Tizio sulla soglia di casa, mentre sta uscendo e si sta portando su un luogo in cui è visibile a chiunque. La situazione è analoga ad altra affrontata dalla Suprema Corte, in cui l'imputato fotografava dalla strada due persone che, uscendo di casa, si trovavano in un cortile visibile dall'esterno. I giudici in quel caso hanno statuito che "se l'azione, pur svolgendosi in luoghi di privata dimora, può essere liberamente osservata senza ricorrere a particolari accorgimenti, il titolare del domicilio non può vantare alcuna pretesa al rispetto della riservatezza" (Cass. 40577/2008). Il principio che si ricava da questa e da altre pronunce è che il reato in esame non si configura se si riprende quello che tutti possono vedere (v. Cass. 18035/2012). In effetti in tal caso non può essere addotta nessuna pretesa di riservatezza.
Quindi, anche volendo considerare la soglia di casa ancora "appartenente" all'abitazione, Caio ha comunque fotografato ciò che era visibile a chiunque.

Alla luce, sia dell'atteggiamento soggettivo, che della situazione dei luoghi così come descritti dal richiedente nel quesito, si ritiene che non si sia configurata alcuna delle condotte incriminate dall'art. 615 bis del c.p..

Enrico R. chiede
sabato 14/02/2015 - Liguria
“Cita la sentenza della cassazione n 18908 del 13 maggio 2011: Diritto capoverso 3a: " La comunicazione una volta che si liberamente e legittimamente esaurita , SENZA ALCUNA INTRUSIONE DA PARTE DI SOGGETTI AD ESSA ESTRANEI, entra a far parte del patrimonio di conoscenza degli interlocutori e di chi vi ha non occultamente assistito.

Se al telefono una persona accusa l'interlocutore di aver commesso un reato e tramite viva voce condivide la comunicazione con un amico senza dichiararne la presenza, questo amico mentre registra il contenuto col proprio cellulare, può a scopo intimidatorio per estorcere una confessione suggerire più volte, senza essere sentito all'altro capo del telefono, frasi tipo "Digli che lo denunci ai carabinieri" e che tale suggerimento venga quindi colto ed espresso dall'amico nella telefonata terrorizzando l'interlocutore?
Non si tratta di una ingerenza illecita in quanto non dichiarata, occulta, che pone in svantaggio, danneggia o viola in qualche modo chi dall' altra parte del telefono è ignaro di discutere con due persone? In altre parole è lecito da testimone prendere parte attiva clandestinamente in una comunicazione privata a svantaggio dell'altro al telefono?
Quale può essere il riferimento normativo che disciplina la comunicazione telefonica privata tra persone ?
Vi ringrazio in anticipo e sperando in una Vs gentile risposta
Vi saluto molto cordialmente”
Consulenza legale i 23/02/2015
La situazione descritta nel quesito sembra essere la seguente: Tizio è al telefono con Caio, e lo accusa di un reato. Tizio è vicino all'amico Sempronio, che sente la conversazione perché il telefono è in modalità viva voce: Caio non sa della presenza di Sempronio. Sempronio con il proprio cellulare registra la conversazione tra Tizio e Caio ed inoltre sollecita Tizio a minacciare Caio.
Che illeciti ha commesso Sempronio?

Innanzitutto, va precisato che la registrazione di una conversazione fatta da un privato non è una "intercettazione" ai sensi della legge, e quindi va trattata diversamente (ad esempio, non si potrà avere una registrazione privata "autorizzata" da un giudice).

In generale, è considerato lecito limitarsi a registrare una conversazione tra presenti: una tale registrazione può anche costituire prova documentale secondo la disciplina dell'art. 234 del c.p.p. (v. Cass. pen., SS.UU., 28 maggio 2003, n. 36747; Cass. Pen., sez. II, 14.10.10/04.01.11, n. 7).

Al contrario, è assolutamente illecito diffondere una conversazione privata registrata, a meno che non vi sia il consenso dell’interessato o essa avvenga con lo scopo di tutelare un proprio o un altrui diritto.

Diversa è, però, la fattispecie che emerge dal quesito.
Per quanto riguarda la conversazione privata registrata da un terzo che non partecipa (nel nostro caso, Sempronio), si possono configurare alcuni reati, in virtù del fatto che si palesano la compromissione del diritto alla segretezza della comunicazione - il cui contenuto può essere legittimamente appreso soltanto da chi palesemente vi partecipa o vi assiste - e la "terzietà" del captante: pertanto, la presenza di Sempronio, taciuta a Caio, costituisce quell'elemento di "estraneità" che rende illegittima la registrazione.

L'art. 167 T.U. Privacy prevede: "Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dagli artt. 18, 19, 23, 123, 126 e 130, ovvero in applicazione dell'art. 129, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da sei a diciotto mesi" mentre l'art. 4, comma 1, lett. a) dello stesso testo normativo specifica che per trattamento s'intende "qualunque operazione o complesso di operazioni, effettuati anche senza l'ausilio di strumenti elettronici, concernenti la raccolta, la registrazione, l'organizzazione, la conservazione, la consultazione, l'elaborazione, la modificazione, la selezione, l'estrazione, il raffronto, l'utilizzo, l'interconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati, anche se non registrati in una banca di dati".
Quindi, se è avvenuta una registrazione di una conversazione privata ad opera di terzo che non vi partecipava, avente ad oggetto i dati sensibili richiamati nell'art. 167 (es. dati relativi alla salute) l'illecito penale è astrattamente ipotizzabile, sempre che dal fatto sia derivato un nocumento.
Se l'oggetto della conversazione non concerne dati sensibili ai sensi dell'art. 167, si può comunque avere la violazione dell’art. 23, comma 1, d.lgs. n. 196/03 che dispone il divieto assoluto di trattamento, comunicazione e diffusione dei dati senza il consenso dell’interessato.

Altro illecito penale astrattamente ipotizzabile è quello disciplinato dall'art. 615 bis del c.p., il quale prevede che chiunque, mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell'articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Per aversi tale reato, la conversazione deve essersi svolta in luoghi di privata dimora o in pertinenze di essa.

Altra e diversa questione riguarda l'incitamento di Sempronio nei confronti di Tizio, relativa alla perpetrazione delle minacce a Caio. La rilevanza penale della condotta di Sempronio può essere colta solo conoscendo esattamente come si sono svolti i fatti, le motivazioni delle minacce, etc. In generale, se Tizio può essere ritenuto colpevole di un reato nei confronti di Caio (supponiamo, ad esempio, del reato di minacce ex art. 612 del c.p.), Caio potrebbe essere accusato del concorso in quel reato: "in tema di concorso morale la partecipazione psichica consiste nell'aver provocato o rafforzato l'altrui proposito criminoso e cioè l'attività del partecipe deve influenzare la commissione del reato o perché provoca o rafforza il proposito criminoso (istigazione) o perché ne facilita la preparazione o l'attuazione (agevolazione). Ne consegue che l'azione deve rendere più probabile l'offesa o favorirla, per cui non sussiste responsabilità allorquando il destinatario dell'anzidetta azione istigatrice sia già fermamente determinato a commettere il crimine e che il solo criterio della causalità materiale o oggettiva non è sufficiente, pur avendo notevole importanza, mentre è necessaria anche una valutazione di ordine psicologico" (cfr. Cass. pen., sez. I, 16 dicembre 1987, n. 2148).
Il concorso va distinto dalla connivenza, che si ha, invece, quando un soggetto assiste passivamente alla commissione di un reato, non ponendo in essere alcun contributo materiale o morale alla realizzazione dell'evento, omettendo di manifestare approvazione oppure disapprovazione rispetto alla condotta criminosa.

Francesco De feudis chiede
giovedì 04/09/2014 - Puglia
“Gentile Redazione,
desidero capire se il richiamo all'art. 614 va interpretato in modo letterale, e, quindi, limitatamente ai luoghi in esso citati, oppure in modo estensivo e, di conseguenza, considerando anche le modalità di accesso in quei luoghi?
Il fatto che nell'articolo 615 bis sia utilizzato l'avverbio "indebitamente" mi fa propendere per la seconda ipotesi. Tanto più che, essendo consentito documentare una conversazione tra presenti con una registrazione fonografica, non si comprenderebbe perché mai tale possibilità debba essere considerata illecita a seconda del luogo dove la conversazione avviene.
Cordiali saluti.”
Consulenza legale i 05/09/2014
In effetti la parola chiave dell'articolo in commento è proprio l'avverbio indebitamente.
Ciò è sottolineato anche dalla giurisprudenza: "La parola chiave nel tessuto lessicale della previsione normativa è certamente l'avverbio indebitamente, la cui valenza semantica fa evidente richiamo alla mancanza di un titolo giustificativo potiore rispetto al diritto alla riservatezza che la norma è volta, chiaramente, a tutelare. Ossia, in un astratto bilanciamento di interessi, il legislatore ha inteso privilegiare la privacy a condizione, però, che l'attività di intrusione mediante riprese fotografiche o filmate sia, di per sè, indebita.
Il connotato di indebito implica mancanza di qualsivoglia ragione giustificativa della condotta dell'agente, che, di conseguenza, sia da ritenere ispirata dalla sola finalità di gratuita intrusione nella vita privata altrui; ed implica, altresì, mancanza di espedienti di sorta per superare eventuali protezioni che l'avente diritto alla riservatezza abbia, all'uopo, appositamente frapposto, a schermo della propria intimità
" (Cass. pen., sez. V, sentenza 24.6.2011 n. 25453).

Vanni chiede
lunedì 24/06/2013 - Lazio
“Al fine di documentare l'assoluta similitudine di vetustà tra la pavimentazione del lastrico solare di mio uso esclusivo e quella del lastrico solare dell'appartamento del vicino dovrei fotografare anche questa seconda pavimentazione. Detto lastrico del vicino è del tutto visibile dai balconi dei piani superiori dell'edificio così come lo è dal mio giardino. Posso eseguire le fotografie sia da uno dei balconi che dal mio giardino senza timore di infrangere la legge? Naturalmente in totale assenza di persone.
Grazie per l'attenzione.”
Consulenza legale i 28/06/2013
L'art. 615 bis del codice penale delinea il delitto di interferenze illecite nella vita privata come reato contro il diritto alla riservatezza domiciliare. Il bene tutelato è quindi il diritto ad escludere gli altri da ciò che avviene nell'ambito dei luoghi in cui si svolge la vita privata dell'individuo, a garanzia della piena esplicazione della stessa.
L’elemento materiale del reato di interferenze illecite nella vita privata consiste nel procurarsi immagini o notizie attinenti lo svolgimento della vita privata all’interno dei luoghi di domicilio o di privata abitazione, adoperandosi attivamente per ottenere la disponibilità delle notizie o delle immagini altrui (ad esempio, salendo su un albero o su un muretto).

Nel caso di specie non sembra essere leso il bene tutelato dall'articolo in commento, né ricorrono le modalità richieste per la sussistenza del reato: infatti, le foto che si andrebbero a scattare si limiterebbero a inquadrare una pavimentazione, senza presenza di persone; inoltre, esse sarebbero ottenibili da un punto di osservazione (i balconi del piano superiore dell'edificio, che si presume siano parti comuni dell'edificio) cui hanno accesso altre persone (i residenti in quell'immobile e tutti coloro che accedono lecitamente agli appartamenti).

La giurisprudenza ha del resto più volte ribadito che il reato di intrusione clandestina nelle vita altrui non ricorre quando qualcuno fotografa quello che chiunque può vedere (quindi, in luogo pubblico o aperto al pubblico: tale è la parte comune di un condominio, vedi tra le altre Cass. civ., sentenza n. 28853/2009).
La Corte di Cassazione, con sentenza del 1 ottobre 2008, n. 40577 ha così statuito "Se l’azione, pur svolgendosi nei luoghi di privata dimora, può essere liberamente osservata dagli estranei, senza ricorrere a particolari accorgimenti [...], il titolare del domicilio non può evidentemente accampare una pretesa alla riservatezza". Nel caso sottoposto alla Suprema Corte erano state denunciate come illecite delle fotografie fatte a delle persone (alla moglie e al presunto amante) in un cortile visibile dalla pubblica via.
Anche con sentenza n. 22602/2008 la Cassazione ha ribadito il medesimo principio, essendo la tutela del domicilio limitata a ciò che si compie in luoghi di privata dimora in condizioni tali da renderlo tendenzialmente non visibile ad estranei.

Dall'orientamento della Corte di Cassazione sopra indicato è possibile dedurre, a maggior ragione, che sia lecito effettuare fotografie di luoghi visibili ad estranei, in assenza peraltro di persone nell'atto di svolgimento della propria vita privata, nel pieno rispetto del diritto alla riservatezza altrui.

Discorso a parte riguarda invece il valore probatorio delle fotografie scattate alla pavimentazione. Qualora la controparte nel giudizio civile - eventualmente instaurato per ottenere, si presume, il risarcimento di un danno - disconoscesse la conformità delle cose rappresentate nella fotografia (ai sensi dell'art. 2712 del c.c.), esse non potrebbero costituire prova a favore di chi le ha scattate. E' molto probabile in tal caso che la controparte richieda una consulenza tecnica d'ufficio, e a quel punto il perito nominato dal tribunale provvederà all'ispezione dei luoghi in contraddittorio tra le parti.

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