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Articolo 381

Codice di Procedura Penale

Arresto facoltativo in flagranza

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Dispositivo dell'art. 381 Codice di Procedura Penale

1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di arrestarechiunque è colto in flagranzadi un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a tre anni ovvero di un delitto colposo [c.p. 43] per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.
2. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno altresì facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di uno dei seguenti delitti (1):
a) peculato mediante profitto dell'errore altrui previsto dall'articolo 316 del codice penale;
b) corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio prevista dagli articoli 319 comma 4 (2) e 321 del codice penale;
c) violenza o minaccia a un pubblico ufficiale prevista dall'articolo 336 comma 2 del codice penale (3);
d) commercio e somministrazione di medicinali guasti e di sostanze alimentari nocive previsti dagli articoli 443 e 444 del codice penale;
e) corruzione di minorenni prevista dall'articolo 530 del codice penale;
f) lesione personale prevista dall'articolo 582 del codice penale;
g) furto previsto dall'articolo 624 del codice penale;
h) danneggiamento aggravato a norma dell'articolo 635 comma 2 del codice penale;
i) truffa prevista dall'articolo 640 del codice penale;
l) appropriazione indebita prevista dall'articolo 646 del codice penale;
m) alterazione di armi e fabbricazione di esplosivi non riconosciuti previste dagli articoli 3 e 24 comma 1 della legge 18 aprile 1975 n. 110;
m-ter) falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identita' o su qualita' personali proprie o di altri, prevista dall'articolo 495 del codice penale;
m-quater) fraudolente alterazioni per impedire l'identificazione o l'accertamento di qualita' personali, previste dall'articolo 495-ter del codice penale
3. Se si tratta di delitto perseguibile a querela[336-340], l'arresto in flagranza può essere eseguito se la querela viene proposta, anche con dichiarazione resa oralmente all'ufficiale o all'agente di polizia giudiziaria presente nel luogo. Se l'avente diritto dichiara di rimettere la querela, l'arrestato è posto immediatamente in libertà.
4. Nelle ipotesi previste dal presente articolo si procede all'arresto in flagranza soltanto se la misura è giustificata dalla gravità del fatto ovvero dalla pericolosità del soggettodesunta dalla sua personalità [c.p. 133] o dalle circostanze del fatto (4) (5).
4bis. Non è consentito l'arresto della persona richiesta di fornire informazioni dalla polizia giudiziaria o dal pubblico ministero per reati concernenti il contenuto delle informazioni o il rifiuto di fornirle (6).

Note

(1) Alinea così modificato dall'art. 21 del d.lgs. 14-1-1991, n. 12.
Si tenga presente quanto disposto dall'art. 6 del d.l. 26-4-1993, n. 122, conv. dalla l. 25-6-1993, n. 205 contenente misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa: «1. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all'articolo 3, comma 1, si procede in ogni caso di ufficio.
2. Nei casi di flagranza, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di procedere all'arresto per uno dei reati previsti ai commi quarto e quinto dell'articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, nonché, quando ricorre la circostanza di cui all'articolo 3, comma 1, del presente decreto, per uno dei reati previsti dai commi primo e secondo del medesimo articolo 4 della legge n. 110 del 1975».

(2) Il richiamo va inteso all'art. 319 c.p., avendo la l. 26-4-1990, n. 86 (art. 7) sostituito l'originario articolo.

(3) Comma così modificato dall'art. 22 del d.lgs. 14-1-1991, n. 12.

(4) D.l. 13-5-1991, n. 152 conv. dalla l. 12-7-1991, n. 203 (art. 3): «È consentito l'arresto anche fuori dei casi di flagranza della persona che ha posto in essere una condotta punibile a norma dell'articolo 385 del codice penale. Nell'udienza di convalida il giudice, se ne ricorrono i presupposti, dispone l'applicazione di una delle misure coercitive previste dalla legge anche al di fuori dei limiti previsti dall'art. 280 del codice di procedura penale».

(5) Cfr. disp. att. art. 230, c. 3.
L'art. 133, c. 4, non è più vigente a seguito dell'entrata in vigore del nuovo codice della strada emanato con d.lgs. 30-4-1992, n. 285 il quale all'art. 189, c. 8, sancisce: «Il conducente che si fermi e, occorrendo, presti assistenza a coloro che hanno subito danni alla persona, mettendosi immediatamente a disposizione degli organi di polizia giudiziaria, quando dall'incidente derivi il delitto di omicidio colposo o di lesioni personali colpose, non è soggetto all'arresto stabilito per il caso di flagranza di reato».
L'articolo unico del d.P.R. n. 575/1980 recita al comma 1: «Il personale addetto all'esercizio delle ferrovie dello Stato, sia terrestre che marittimo, e di altre ferrovie o tramvie pubbliche ha l'obbligo di non abbandonare il servizio nel caso di sinistro o incidenti o ogni altra evenienza che possa configurare ipotesi di reato nel quale sia coinvolto nello svolgimento e a causa delle mansioni inerenti alla circolazione ferrotramviaria ed alle attività ad essa specificamente e direttamente connesse. In tal caso il personale suindicato non è soggetto ad arresto per flagranza di reato».

(6) Comma introdotto dalla l. 8-8-1995, n. 332. Si è voluto, così, positivamente consacrare il divieto di procedere all'arresto della persona richiesta di fornire informazioni contro la prassi diffusa (e già negativamente stigmatizzata dalla Cassazione) dei pubblici ministeri di farsi assistere da un ufficiale di p.g. (titolare del potere di arresto) che, laddove ravvisasse falsità o reticenze, poteva procedere all'arresto della persona richiesta di fornire informazioni. La formulazione del comma 4bis esclude (riferendosi espressamente anche alle informazioni assunte dalla polizia giudiziaria) ogni possibile aggiornamento del divieto e lo estende (utilizzando l'espressione «reati concernenti il contenuto delle informazioni o il rifiuto di fornirle) anche alla configurabilità di reati diversi da quello di false informazioni al P.M. (art. 371bis c.p.), come ad esempio, quelli di calunnia e di favoreggiamento.


Ratio Legis

La facoltatività dell'arresto non implica arbitrarietà né discrezionalità illimitata, essendo ancorata ai due parametri della gravità del fatto commesso (parametro oggettivo) e della pericolosità criminale dell'inquisito (parametro soggettivo). Secondo l'orientamento giurisprudenziale prevalente, perché sia legittimo l'arresto facoltativo in flagranza non è necessaria la presenza congiunta di entrambi i parametri suddetti, essendo sufficiente -- come appare dalla formulazione disgiuntiva della norma di cui all'art. 381 comma 4 -- la presenza di uno solo di essi (cfr. Corte di Cassazione 8 gennaio 1994, n. 3089).
In particolare, il giudice, all'atto della convalida dell'arresto -- che si sostanzia in un giudizio sulla legittimità del provvedimento di privazione della libertà personale -- deve riscontrare l'esistenza della flagranza, il titolo del reato, l'osservanza dei termini previsti dalla legge nonché, nel caso di arresto facoltativo, la gravità del fatto o la pericolosità dell'agente.

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