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Articolo 700

Codice di Procedura Civile

Condizioni per la concessione

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Dispositivo dell'art. 700 Codice di Procedura Civile

Fuori dei casi regolati nelle precedenti sezioni di questo capo (1), chi ha fondato motivo di temere che durante il tempo occorrente per far valere il suo diritto (2) in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile (3), può chiedere con ricorso al giudice i provvedimenti d'urgenza, che appaiono, secondo le circostanze, più idonei (4)ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito (5).

Note

(1) Il procedimento d'urgenza consiste in un procedimento di applicazione residuale in ragione del fatto che può essere utilizzato solamente nel caso in cui manchino i presupposti per l'applicazione delle misure cautelari tipiche del sequestro della denuncia di nuova opera o di danno temuto o del procedimento di istruzione preventiva. Pertanto, caratteristica peculiare è la sussidiarietà.
Inoltre, il procedimento d'urgenza non può trovare applicazione in tutti i casi in cui la finalità cautelare possa essere raggiunta attraverso i rimedi provvisori previsti da specifiche disposizioni di legge (si cfr. l'ipotesi di cui all'art. 2409 del c.c.), o anche quando il diritto soggettivo sia tutelabile azionando provvedimenti sommari non cautelari come il decreto ingiuntivo e i provvedimenti possessori. La stessa considerazione vale quando il diritto soggettivo sia tutelabile in via ordinaria tramite un processo la cui rapidità di svolgimento è affine a quella del procedimento cautelare.

(2) La norma parla espressamente del diritto del ricorrente da far valere in sede di giudizio di merito. Con tale espressione la norma si riferisce al diritto soggettivo e pertanto non possono essere tutelati con il provvedimento d'urgenza gli interessi legittimi o gli interessi di mero fatto, la cui tutela è devoluta al giudice amministrativo.
Inoltre, in tale ambito, si precisa che con il provvedimento d'urgenza possono essere tutelati sia i diritti assoluti sia i diritti di obbligazione, quindi anche i diritti di credito secondo l'opinione dottrinale e giurisprudenziale prevalente.

(3) Presupposti per l'applicazione del procedimento d'urgenza sono il fumus boni iuris ed il periculum in mora. Il primo requisito viene inteso come probabile esistenza del diritto cautelare, mentre il secondo attiene al pericolo attuale che il diritto del ricorrente possa subire un pregiudizio che, tenuto conto delle circostanze di fatto, si presenta come imminente ed irreparabile. Infatti, l'irreparabilità deve essere intesa quale ragionevole e probabile pericolo che il diritto del ricorrente subisca un pregiudizio non altrimenti risarcibile.

(4) Il provvedimento d'urgenza di cui alla norma consiste in una misura dal contenuto atipico ed elastico, nel senso che è in grado di adattarsi alle fattispecie più disparate. Si pensi al caso dell'inibizione dell'attivazione dell'esecuzione forzata stante l'impraticabilità dell'opposizione all'esecuzione per mancanza del pignoramento; oppure la concessione del provvedimento d'urgenza che consenta il transito nel fondo vicino al fine di porre in essere manutenzioni conservative dell'edificio condominiale.

(5) Con la riforma apportata dalla legge 80/2005, le disposizioni relative alla prosecuzione nel merito del procedimento cautelare definito con ordinanza non trovano applicazione nei confronti anche dei provvedimenti d'urgenza di cui al presente articolo. La riforma ha altresì attenuato il c.d. vincolo di strumentalità necessaria tra la fase cautelare e quella di merito, poichè il passaggio al giudizio ordinario di cognizione è rimessa alla volontà delle parti. Per tale motivo, nell'ordinanza che accoglie la richiesta di concessione del provvedimento d'urgenza non viene indicato il termine entro cui proseguire il giudizio di merito ed il giudice investito della domanda cautelare dovrà pronunciarsi anche sulle spese.


Ratio Legis

L'articolo in commento rappresenta una norma di chiusura del procedimento cautelare e la sua ratio si riscontra nell'esigenza di evitare che la futura ed eventuale pronuncia del giudice di merito diventi inutile, assicurando una tutela immediata al diritto del ricorrente, che potrebbe essere irrimediabilmente e irreparabilmente pregiudicato dall'attesa dell'instaurazione del giudizio di merito.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 700 del c.p.c.che hanno ricevuto risposta dalla redazione di Brocardi.it

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it. Trattasi di quesiti per cui è stato richiesto il servizio di risposta a pagamento o che presentano particolare interesse giuridico in ragione del quale la redazione ha ritenuto di rispondere gratuitamente.

Quesito n. 11579/2014 domenica 26 ottobre 2014

teresa d. chiede

Vorrei conoscere la relazione fra l'art.669/700 cpc (procedimento cautelare) e l'art. 283 cpc (sospensione degli effetti della sentenza). Al proposito pongo il seguente quesito. Durante il processo di appello, la parte soccombente in primo grado ottiene la sospensiva della sentenza dopo circa un anno dal deposito della stessa. La parte vittoriosa, prima del provvedimento di sospensione, esegue la sentenza per una parte di essa. Se, successivamente, la parte soccombente propone ricorso ex art.670 cpc ovvero art.700 cpc, l'eventuale accoglimento del ricorso cautelare investe la parte di patrimonio già in possesso della parte vittoriosa in primo grado ovvero il ricorso cautelare per la parte di sentenza già eseguita è da considerarsi tardivo e sarà oggetto solo della decisione in grado di appello? grazie

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 11579/2014 [risposta a pagamento]

Per rispondere al quesito proposto si devono innanzitutto analizzare brevemente i due istituti richiamati.

Il sequestro giudiziario (art. 670 del c.p.c.) è lo strumento con cui si intende assicurare in via preventiva e cautelare, l'eseguibilità del futuro provvedimento di merito, togliendo dalla disponibilità del debitore una serie di beni, elencati dal codice di rito.
L'art. 700 del c.p.c. prevede sempre un procedimento cautelare, volto ad ottenere dei provvedimenti di urgenza con carattere anticipatorio rispetto all'esito della causa di merito, che può essere esperito in via sussidiaria, cioè in mancanza di un rimedio cautelare tipico.

I due istituti sono accomunati dal fatto che si ritiene generalmente non possano avere ad oggetto somme di denaro (obbligazioni pecuniarie).
Per quanto concerne il sequestro giudiziario, si può citare una sentenza molto chiara del Tribunale di Rossano, 15 febbraio 2013: "Lo strumento del sequestro giudiziario, ai sensi dell'art. 670, n. 1, c.p.c., [...] può essere autorizzato solo nella misura in cui ha ad oggetto beni infungibili e non crediti o somme di denaro e, dunque, non può avere ad oggetto una ragione di credito su somme di danaro, non essendo configurabile, in linea generale, rispetto ai diritti di credito una controversia sulla proprietà o sul possesso, e non essendovi ragione di prevedere una loro custodia o gestione temporanea, o di garantire una successiva esecuzione specifica per consegna".
Quanto al ricorso ex art. 700, se ne esclude generalmente la applicabilità ai diritti di credito in quanto, in relazione a tali diritti, la durata del processo non potrebbe mai, per definizione, comprometterne il godimento (al più, sono tutelabili con questa azione i diritti di credito legati a diritti soggettivi non patrimoniali, come i crediti da lavoro dipendente).

Ciò premesso, appare chiaro che i due strumenti sopra indicati non potranno essere utilizzati per chiedere la tutela cautelare in ordine al denaro contante facente parte della massa ereditaria.

Si può, casomai, ipotizzare un sequestro conservativo ex art. 671 del c.p.c..
Questo strumento approntato dall'ordinamento ha lo scopo di tutelare in via cautelare proprio i diritti di credito, sottraendo alla libera disponibilità del debitore beni mobili e immobili: è la tipica forma in cui si attua la garanzia patrimoniale del debitore su tutto il suo patrimonio. Nel concreto, con il sequestro conservativo si rendono inefficaci nei confronti del creditore sequestrante gli atti di disposizione del bene compiuti dal debitore, il quale non può far fuoriuscire cose dal suo patrimonio.

Ci si deve chiedere, ora, se sia ammissibile un ricorso per sequestro conservativo a questo punto del processo (appello pendente, accolta richiesta di sospensione della provvisoria esecutorietà della sentenza di primo grado). Prima di tutto va chiarito che il sequestro può essere chiesto anche in grado di appello (lo si evince dal secondo comma dell'art. 669 terdecies del c.p.c.): ma è questo lo strumento giusto?

Nel nostro caso, si è verificata una situazione particolare, in quanto la parte soccombente in primo grado ha ottenuto la sospensione dell'esecutività della sentenza, ma poiché questa decisione è arrivata molto tardi (un anno dopo) si è già esaurita una procedura esecutiva esperita dalla parte vittoriosa.
Per la sua natura, la decisione relativa alla sospensione dovrebbe avvenire in tempi brevi, proprio per evitare che vengano portate a compimento esecuzioni basate su titoli provvisoriamente esecutivi. Nella stragrande maggioranza dei casi, avviene che la sospensione della esecutività del titolo esecutivo giudiziale provvisorio porti alla sospensione, ai sensi dell'art. 623 del c.p.c., del processo esecutivo iniziato sulla base di detto titolo ed ancora in corso (v. ex multis Cass. civ., sez. III, 4 giugno 2013 n. 14048). Qui, invece, non v'è nulla da sospendere.
Ci si deve quindi rifare ai principi generali del processo civile, secondo i quali l'ordinanza di inibitoria della esecutorietà ha natura solamente provvisoria, poiché non pone in discussione il fondamento di legittimità della sentenza. Da ciò si deduce che l'ordinanza di sospensione che intervenga a esecuzione ultimata non abbia efficacia rispetto a tale processo esecutivo: nel nostro caso, chi ha ottenuto il denaro mediante espropriazione, non dovrà restituirlo solo perché è intervenuta l'ordinanza di sospensione, ma si dovrà attendere l'esito del giudizio di appello per sapere se tale somma era davvero dovuta alla parte vittoriosa in primo grado.
L'ordinanza di sospensione rimarrebbe efficace solo per la parte di sentenza non già eseguita.

Ciò specificato, si ritiene che non vi sia per la parte soccombente la possibilità di presentare alcuna ulteriore istanza cautelare durante l'appello (la richiesta di sospensiva era già un'istanza cautelare).
Si richiama in tal senso una decisione della Corte di cassazione in cui il giudice di legittimità stabilisce: "Con riguardo a sentenza di primo grado, provvisoriamente esecutiva, di pagamento di una somma di denaro, la parte condannata non può essere autorizzata al sequestro conservavivo di quella somma [...] deducendo l'inesistenza del suo debito e quindi il credito alla restituzione di quanto deve pagare, atteso che l'accertamento a cognizione piena, ancorché non definitivo, contenuto nella sentenza esclude la sussistenza del fumus boni iuris necessario per la concessione della misura cautelare, restando esperibile per la parte soccombente ... soltanto la richiesta al giudice di appello di sospensione o revoca della clausola di provvisoria esecuzione ex art. 351 c.p.c." (Cass. civ., sez. III, 25 giugno 1988, n. 4293)

Quindi, applicando i principi sopra enuciati, è possibile sostenere che la parte vittoriosa possa trattenere il denaro riscosso fino a che non vi sia una decisione definitiva di appello che riformi a suo sfavore la sentenza di primo grado.

Tag: sentenza provvisoriamente esecutiva, sospensione dell'esecuzione, provvedimento cautelare

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(continua)
Il sequestro nel procedimento penale

Editore: Giuffrè
Collana: Officina. Penale e processo
Pagine: 86
Data di pubblicazione: giugno 2014
Prezzo: 18,00 -10% 16,20 €

L'opera affronta, tra le altre, le seguenti tematiche: Il sequestro preventivo d'urgenza; La richiesta di sequestro probatorio proveniente da parte provata; La restituzione del bene e la controversia sulla proprietà; Il sequestro conservativo: pignoramento e beni destinati a garanzia patrimoniale.

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