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Articolo 388

Codice Penale

Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice

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Dispositivo dell'art. 388 Codice Penale

(1) Chiunque, per sottrarsi all'adempimento degli obblighi civili nascenti da una sentenza di condanna, o dei quali è in corso l'accertamento dinanzi l'Autorità giudiziaria (2), compie, sui propri o sugli altrui beni, atti simulati o fraudolenti, o commette allo stesso scopo altri fatti fraudolenti, è punito, qualora non ottemperi alla ingiunzione di eseguire la sentenza (3), con la reclusione fino a tre anni o con la multa da centotre euro a milletrentadue euro.
La stessa pena si applica a chi elude l'esecuzione di un provvedimento del giudice civile, che concerna l'affidamento di minori o di altre persone incapaci, ovvero prescriva misure cautelari a difesa della proprietà, del possesso o del credito.
Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperdeo deteriorauna cosa di sua proprietà sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo è punito con la reclusione fino a un anno e con la multa fino a trecentonove euro (4).
Si applicano la reclusione da due mesi a due anni e la multa da trenta euro a trecentonove euro se il fatto è commesso dal proprietario su una cosa affidata alla sua custodia e la reclusione da quattro mesi a tre anni e la multa da cinquantuno euro a cinquecentosedici euro se il fatto è commesso dal custode al solo scopo di favorire il proprietario della cosa (4).
Il custode di una cosa sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo che indebitamente rifiuta, omette o ritarda un atto dell'ufficio è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a cinquecentosedici euro (4).
La pena di cui al quinto comma si applica al debitore o all’amministratore, direttore generale o liquidatore della società debitrice che, invitato dall’ufficiale giudiziario a indicare le cose o i crediti pignorabili, omette di rispondere nel termine di quindici giorni o effettua una falsa dichiarazione (5).
Il colpevole è punito a querela della persona offesa.

Note

(1) Tale articolo è stato così sostituito dall’art. 3, comma 21, della l. 15 luglio 2009, n. 94.

(2) Trai soggetti attivi rientrano solo coloro che sono obbligati in forza di una decisione giudiziale, individuata al comma prima in una sentenza di condanna, qui intesa in senso ampio, quindi comprensiva anche delle ordinanze che ne sanciscono l'adempimento (rimangono dubbi invece circa il decreto ingiuntivo) e al comma secondo in un provvedimento riguardante l'affidamento di minori e incapaci, da intendersi non di contenuto patrimoniale, quindi esclusivamente riferito ai provvedimenti volti a disciplinare la custodia, tutela e potestà.

(3) L'inottemperanza all'ingiunzione è un'ulteriore presupposto richiesto ai fini dell'integrazione del reato. Tradizionalmente veniva considerata una condizione obiettiva di punibilità sottoposta come tale alla disciplina di cui all'art. 44, tuttavia ora si preferisce ritenerla un elemento costitutivo del reato che deve, perciò, formare oggetto di rappresentazione e volizione ex art. 43 e che riguarda nello specifico l'evento del reato.

(4) Si tratta di ipotesi speciali rispetto a quelle previste nell'art. 334, in materia di sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'autorità amministrativa, da cui si differenziano per il particolare vincolo cui è sottoposta la cosa sulla quale ricade l'azione tipica, ovvero il sequestro giudiziario o conservativo ovvero il pignoramento.

(5) Viene qui anticipata la tutela del credito ad un momento antecedente al pignoramento, ovvero quando l'ufficiale giudiziario si attiva pe l'individuazione dei beni pignorabili, quindi il presupposto del reato diventa il semplice avvio di un procedimento esecutivo, che comporti la necessità di rintracciare dei beni da sottoporre appunto a pignoramento.


Ratio Legis

Tradizionalmente si riteneva che tale disposizione fosse stata inserita nel codice penale la fine di tutelare l'autorità delle decisioni giudiziarie. Tuttavia ora si preferisce considerare che la ratio di tale disposizione si situi nell'esigenza di tutelare l'interesse all'esecuzione delle sentenze.

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