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Articolo 4 Legge sul divorzio

(L. 1 dicembre 1970, n. 898)

Dispositivo dell'art. 4 Legge sul divorzio

1. La domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio si propone al tribunale [del luogo dell'ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza,](1) del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio. Qualora il coniuge convenuto sia residente all'estero o risulti irreperibile, la domanda si propone al tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente e, se anche questi è residente all'estero, a qualunque tribunale della Repubblica. La domanda congiunta può essere proposta al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell'uno o dell'altro coniuge.

2. La domanda si propone con ricorso, che deve contenere l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali la domanda di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso è fondata.

3. Del ricorso il cancelliere dà comunicazione all'ufficiale dello stato civile del luogo dove il matrimonio fu trascritto per l'annotazione in calce all'atto.

4. Nel ricorso deve essere indicata l'esistenza di figli di entrambi i coniugi.

5. Il presidente del tribunale, nei cinque giorni successivi al deposito in cancelleria, fissa con decreto la data di comparizione dei coniugi davanti a sé, che deve avvenire entro novanta giorni dal deposito del ricorso, il termine per la notificazione del ricorso e del decreto ed il termine entro cui il coniuge convenuto può depositare memoria difensiva e documenti. Il presidente nomina un curatore speciale quando il convenuto è malato di mente o legalmente incapace.

6. Al ricorso e alla prima memoria difensiva sono allegate le ultime dichiarazioni dei redditi rispettivamente presentate.

7. I coniugi devono comparire davanti al presidente del tribunale personalmente, salvo gravi e comprovati motivi, e con l'assistenza di un difensore. Se il ricorrente non si presenta o rinuncia, la domanda non ha effetto. Se non si presenta il coniuge convenuto, il presidente può fissare un nuovo giorno per la comparizione, ordinando che la notificazione del ricorso e del decreto gli sia rinnovata. All'udienza di comparizione, il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente poi congiuntamente, tentando di conciliarli. Se i coniugi si conciliano, il presidente fa redigere processo verbale della conciliazione.

8. Se la conciliazione non riesce, il presidente, sentiti i coniugi e i rispettivi difensori nonché, disposto l'ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento, dà, anche d'ufficio, con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell'interesse dei coniugi e della prole, nomina il giudice istruttore e fissa l'udienza di comparizione e trattazione dinanzi a questo. Nello stesso modo il presidente provvede, se il coniuge convenuto non compare, sentito il ricorrente e il suo difensore. L'ordinanza del presidente può essere revocata o modificata dal giudice istruttore. Si applica l'articolo 189 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile.

9. Tra la data dell'ordinanza, ovvero tra la data entro cui la stessa deve essere notificata al convenuto non comparso, e quella dell'udienza di comparizione e trattazione devono intercorrere i termini di cui all'articolo 163 bis del codice di procedura civile ridotti a metà.

10. Con l'ordinanza di cui al comma 8, il presidente assegna altresì termine al ricorrente per il deposito in cancelleria di memoria integrativa, che deve avere il contenuto di cui all'articolo 163, terzo comma, numeri 2), 3), 4), 5) e 6), del codice di procedura civile e termine al convenuto per la costituzione in giudizio ai sensi degli articoli 166 e 167, primo e secondo comma, dello stesso codice nonché per la proposizione delle eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d'ufficio. L'ordinanza deve contenere l'avvertimento al convenuto che la costituzione oltre il suddetto termine implica le decadenze di cui all'articolo 167 del codice di procedura civile e che oltre il termine stesso non potranno più essere proposte le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio.

11. All'udienza davanti al giudice istruttore si applicano le disposizioni di cui agli articoli 180 e 183, commi primo, secondo, quarto, quinto, sesto e settimo, del codice di procedura civile. Si applica altresì l'articolo 184 del medesimo codice.

12. Nel caso in cui il processo debba continuare per la determinazione dell'assegno, il tribunale emette sentenza non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio. Avverso tale sentenza è ammesso solo appello immediato. Appena formatosi il giudicato, si applica la previsione di cui all'articolo 10.

13. Quando vi sia stata la sentenza non definitiva, il tribunale, emettendo la sentenza che dispone l'obbligo della somministrazione dell'assegno, può disporre che tale obbligo produca effetti fin dal momento della domanda.

14. Per la parte relativa ai provvedimenti di natura economica la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva.

15. L'appello è deciso in camera di consiglio.

16. La domanda congiunta dei coniugi di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio che indichi anche compiutamente le condizioni inerenti alla prole e ai rapporti economici, è proposta con ricorso al tribunale in camera di consiglio. Il tribunale, sentiti i coniugi, verificata l'esistenza dei presupposti di legge e valutata la rispondenza delle condizioni all'interesse dei figli, decide con sentenza. Qualora il tribunale ravvisi che le condizioni relative ai figli sono in contrasto con gli interessi degli stessi, si applica la procedura di cui al comma 8.

Note

(1) La Corte Costituzionale, con sentenza 19-23 maggio 2008, n. 169 ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art. 4, comma 1, della legge 1° dicembre 1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), nel testo sostituito dall'art. 2, comma 3-bis, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35 (Disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale) comma inserito dalla relativa legge di conversione 14 maggio 2005, n. 80 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al Governo per la modifica del codice di procedura civile in materia di processo di cassazione e di arbitrato nonché per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali), limitatamente alle parole "del luogo dell'ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza,".

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B. D. chiede
martedì 05/12/2017 - Estero
“Quesito: competenza territoriale (foro) nel giudizio di divorzio.

“Stato in essere:
- sono italiano residente a Lugano in svizzera con permesso "C", iscritto all'A.I.R.E. nel comune di Pieve di Soligo (TV)
dove sono nato e registrato l'atto matrimoniale
- consorte ufficiosamente domiciliata a Tenero in svizzera, ma abita, come dichiarato alla corte d'appello di milano,
stabilmente in italia a Grandola ed Uniti (CO)
- residenti, dal 1980 fino al 2010 circa, a Grandola ed Uniti (CO)
- separazione ottenuta dal tribunale di Como a giugno 2012

quesito:
posso portare la pratica di divorzio presso il tribunale di Treviso? Oppure, secondo l'ordinanza della corte di cassazione 15186/14 o + recenti, devo, per competenza territoriale, presentarla solamente presso il tribunale di Como?
In ogni caso vorrei evitare che la controparte impugni l'ordinanza con ricorso per regolamento di competenza.
Sono a disposizione per eventuali chiarimenti


Consulenza legale i 13/12/2017
La norma che disciplina la competenza territoriale del Giudice chiamato a decidere nel procedimento di divorzio è l’art. 4 della Legge 898/1970, la quale – tra le altre - testualmente recita sul punto: ”1. La domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio si propone al tribunale del luogo dell'ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza, del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio (…)”.

Fino al 2008, la norma indicava i due fori speciali (quello dell’ultima residenza comune dei due coniugi e quello della residenza o domicilio del coniuge convenuto) come successivi, oltre che esclusivi e inderogabili.
Tuttavia, con sentenza n. 169 del 23/5/2008, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'incostituzionalità del citato articolo 4 limitatamente alle parole "del luogo dell'ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza", rendendo il primo/principale criterio di determinazione della competenza territoriale quello del luogo di residenza o domicilio del coniuge convenuto.

La Corte ha ben spiegato che il criterio fissato dalla norma non è ragionevole.
Infatti, con l’espressione “in mancanza” si deve intendere solo l’ipotesi in cui la residenza comune dei coniugi non sia mai esistita (è pacifico infatti, in dottrina e in giurisprudenza, che i coniugi possano anche non avere mai avuto una residenza comune) e non anche quella in cui la residenza comune dei coniugi sia venuta meno.
E’ solo la prima la fattispecie ipotizzata dal legislatore - dal momento che l'art. 144, primo comma, del codice civile, nel prevedere l'obbligo della fissazione della residenza della famiglia, non esclude che, in concreto, i coniugi, per motivi legittimi, possano non procedere a tale fissazione.
Ma allora – secondo la Corte - qualora i coniugi abbiano avuto, per il passato, una residenza comune, per la norma in commento sarebbe stato necessario fare capo, ai fini della individuazione del giudice competente, al tribunale del luogo ove detta residenza si trovava anche nella ipotesi in cui, al momento dell'introduzione del giudizio, nessuna delle parti aveva più alcun rapporto con quel luogo.

Ciò è stato ritenuto manifestamente irragionevole, “non sussistendo alcuna valida giustificazione della adozione dello stesso, ove si consideri che, in tema di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, nella maggioranza delle ipotesi, la residenza comune è cessata, quanto meno dal momento in cui i coniugi, in occasione della domanda di separazione - giudiziale o consensuale - sono stati autorizzati a vivere separatamente, con la conseguenza che, tenute presenti le condizioni per proporre la successiva domanda di divorzio, non è ravvisabile alcun collegamento fra i coniugi e il tribunale individuato dalla norma”.

A seguito della predetta sentenza, dunque, unico e principale criterio (inderogabile) per l’individuazione del Giudice competente a decidere sul divorzio è quello del luogo della residenza o domicilio del convenuto: nel caso in esame il Tribunale competente, qualora a promuovere il giudizio sia il marito, sarà solo ed esclusivamente quello di residenza della moglie, ovvero Como.