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Il caso di Eluana Englaro: spunti di diritto comparato

AUTORE:
ANNO ACCADEMICO: 2022
TIPOLOGIA: Tesi di Laurea Magistrale
ATENEO: Universitą degli Studi del Salento
FACOLTÀ: Giurisprudenza
ABSTRACT
Nel mio lavoro di tesi ho affrontato diversi aspetti inerenti alla tematica del fine vita e dell’eutanasia.
Si comprendono nel termine “eutanasia” gli interventi medici che prevedono la somministrazione diretta di un farmaco letale al paziente che ne fa richiesta e soddisfa determinati requisiti.
Al momento l’eutanasia è illegale in Italia. Grazie alla sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale, in Italia è invece possibile richiedere il suicidio medicalmente assistito, ossia l’aiuto indiretto a morire da parte di un medico. Le condizioni richieste sono le seguenti: la persona che fa richiesta deve essere capace di intendere e di volere, deve avere una patologia irreversibile portatrice di gravi sofferenze fisiche o psichiche e deve sopravvivere grazie a trattamenti di sostegno vitale.
Attualmente in Italia l’eutanasia costituisce reato e rientra nelle ipotesi previste e punite dall’art. 579 del c.p. (Omicidio del consenziente) o dall’art. 580 del c.p. (Istigazione o aiuto al suicidio) del Codice Penale.
Al contrario, il suicidio medicalmente assistito in determinati casi e la sospensione delle cure – intesa come eutanasia passiva – costituisce un diritto inviolabile in base all’art. 32 Cost. e alla legge 219/2017.
Il 15 Febbraio 2022 la Corte costituzione è intervenuta in modo estremamente profondo sull’eutanasia, mentre l’Italia ha deciso ancora una volta di non decidere.
Nella sentenza n. 50/2022 la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum popolare per l’abrogazione parziale dell’art. 579 c.p., che avrebbe avuto l’effetto di depenalizzare, ad esclusione dei casi previsti nella comma III dello stesso articolo, l’omicidio del consenziente.
Il quesito è stato dichiarato inammissibile perché, a seguito dell’ abrogazione, sarebbe venuta meno “la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili”. Lo "stop" della Corte Costituzionale, chiamata a sopperire alla paralisi del Parlamento, priva i cittadini di un voto per affrontare il vuoto sul fine vita che da sempre si chiede di riempire.
Il quadro giuridico che emerge oggi in Italia, soprattutto dalla comparazione con altri ordinamenti (in particolar modo con Belgio e Olanda, che rappresentano due delle legislazioni più "estreme" in tema di eutanasia) è un approccio legislativo decisamente restrittivo rispetto all’autodeterminazione individuale. Sono Belgio ed Olanda - infatti - gli unici paesi europei che hanno autorizzato addirittura l’eutanasia anche sui minori di 18 anni.
Per concludere, la soluzione certamente più idonea e compatibile con la nostra Costituzione e per il nostro ordinamento giuridico sarebbe quella di dotarsi di una legge che - facendo propri i principi della CEDU e della convenienze di Oviedo - riconosca, con disposizioni analoghe a quelle adottate in Belgio e in Olanda, il diritto di ogni malato di decidere della propria vita, anche nella fase finale della propria esistenza.

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