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Diritto penale -

Il traffico di opere d'arte tra diritto interno ed internazionale. Contrasto alle archeomafie.

AUTORE:
ANNO ACCADEMICO: 2016
TIPOLOGIA: Tesi di Laurea Magistrale
ATENEO: Universitą degli Studi di Palermo
FACOLTÀ: Giurisprudenza
ABSTRACT
Il presente lavoro nasce dalla volontà di analizzare un fenomeno ancora poco conosciuto e discusso ma di una rilevanza tale da far, paradossalmente, discutere. Capire meglio cosa siano e come operino le archeomafie nel traffico interno ed internazionale di opere d’arte nasce da una curiosità personale che tenta di verificare se e quanta rilevanza, a livello penale, sia attribuita al fenomeno. Per questo motivo si cercherà dapprima, al capitolo primo, di attribuire il giusto nomen iuris alle opere d’arte che diventano oggetto di tutela tanto nel diritto interno che internazionale. E preso atto dell’urgente bisogno di preservare l’arte, anche quella più sommersa, da ogni qualsivoglia forma di aggressione, il capitolo secondo si soffermerà sulla tutela delle opere d’arte predisposta dal Ministero dei beni e delle Attività culturali e del Turismo e, sul fronte internazionalistico, dal diritto del mare. L’attività del trafficare opere che appartengono alla storia e cultura di un popolo rappresenta una ferita che di certo la presenza delle organizzazioni criminali, anche di stampo mafioso, dedite a questa attività illecita non aiuta a guarire. Questo aspetto, che costituisce il cuore di questo lavoro, sarà trattato al capitolo terzo, laddove sarà dato spazio di analisi anche alla dimensione processuale legata al possesso dei beni culturali da parte dei privati, oltre che alla problematica di una attesa riforma a livello del diritto penale sostanziale. Si vedrà poi quanto “importante” sia, per le archeomafie, trafficare opere quanto più possibile: a tal proposito il capitolo quarto cercherà di porre in esame la tutela indiretta delle opere d’arte e quindi la loro introduzione nel mercato nero nonostante siano false. Contestualmente ci si chiederà se in questa attività illecita siano coinvolte soltanto le archeomafie o anche attori diversi, magari all’apparenza del tutto estranei all’attività che è tale da superare i confini nazionali e incontrare di conseguenza il mercato nero di proporzioni internazionalistiche. Anche per questo il capitolo si concluderà con l’esame delle possibili soluzioni internazionalistiche di contrasto all’illecito. Ci si renderà probabilmente conto, a questo punto, di quanto sia importante dover quanto prima risolvere un problema di così vasta portata ma che non ha ancora ricevuto l’attenzione che merita. Infine, cercando ancora di capire fino a che punto possa giungere l’offesa al patrimonio culturale, il capitolo conclusivo si soffermerà sulla protezione dei beni anche nel corso dei conflitti armati. La tutela in tempo di guerra, infatti, merita la giusta considerazione poiché nel contesto bellico i beni culturali possono diventare strumento di offesa della dignità, storia e cultura di un popolo che viene ferito anche attraverso la distruzione intenzionale o la persecuzione quale forma di aggressione del patrimonio artistico. Da qui muoverà, a conclusione del capitolo, l’analisi relativa alla responsabilità penale, individuale e statale, della commissione di crimini così odiosi ma per questo qualificati come di guerra e contro l’umanità. Preso atto, a questo punto, della gravità della situazione che coinvolge soggetti e Stati diversi, si spera di illustrare il meglio possibile il fenomeno che ha ispirato questo lavoro.

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