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Articolo 351 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Altre sommarie informazioni

Dispositivo dell'art. 351 Codice di procedura penale

1. La polizia giudiziaria assume sommarie informazioni dalle persone che possono riferire circostanze utili ai fini delle indagini. Si applicano le disposizioni del secondo e terzo periodo del comma 1 dell'articolo 362 (1).

1-bis. All'assunzione di informazioni da persona imputata in un procedimento connesso ovvero da persona imputata di un reato collegato a quello per cui si procede nel caso previsto dall'articolo 371 comma 2 lettera b), procede un ufficiale di polizia giudiziaria. La persona predetta, se priva del difensore, è avvisata che è assistita da un difensore di ufficio, ma che può nominarne uno di fiducia. Il difensore deve essere tempestivamente avvisato e ha diritto di assistere all'atto (2).

1-ter. Nei procedimenti per i delitti previsti dagli articoli 572, 600, 600 bis, 600 ter, 600 quater, 600 quater 1, 600 quinquies, 601, 602, 609 bis, 609 quater, 609 quinquies, 609 octies, 609 undecies e 612 bis del codice penale, la polizia giudiziaria, quando deve assumere sommarie informazioni da persone minori, si avvale dell'ausilio di un esperto in psicologia o in psichiatria infantile, nominato dal pubblico ministero (3). Allo stesso modo procede quando deve assumere sommarie informazioni da una persona offesa, anche maggiorenne, in condizione di particolare vulnerabilità. In ogni caso assicura che la persona offesa particolarmente vulnerabile, in occasione della richiesta di sommarie informazioni, non abbia contatti con la persona sottoposta ad indagini e non sia chiamata più volte a rendere sommarie informazioni, salva l'assoluta necessità per le indagini(4).

Note

(1) Trattasi dei c.d. potenziali testimoni, ai quali, se già sentiti nell'abito delle indagini difensive, non possono essere chieste informazioni sulle domande formulate e le relative risposte. Tale precisazione è stata inserita dall’art. 13, comma 1, della l. 1 marzo 2001, n. 63.
(2) Tale comma è stato introdotto dall'art. 4, del D.L. 8 giugno 1992, n. 306, convertito in l. 7 agosto 1992, n. 356.
(3) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 5, comma 1, lett. c), della l. 1° ottobre 2012, n. 172 e, successivamente, modificato dall’art. 2, comma 1, lett. b-ter), del D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito dalla l. 15 ottobre 2013, n. 119.
(4) Comma così modificato dall’art. 1, comma 1, lett. f), D.Lgs. 15 dicembre 2015, n. 212.

Ratio Legis

Essendo i compiti investigativi demandati alla P.G., a quest'ultima spetta in primo luogo l'attività di acquisizione delle sommarie informazioni.

Spiegazione dell'art. 351 Codice di procedura penale

Oltre che dalla persona sottoposta alle indagini (v. art. 350), la polizia giudiziaria può assumere informazioni anche dai potenziali testimoni, ossia da persone che possono riferire circostanze utili ai fini delle indagini.

A tale atto investigativo, oltre ad applicarsi le disposizioni concernenti la testimonianza ([[artt. 197203), segue l'obbligo del testimone di rispondere secondo verità alle domande a lui rivolte, con la precisazione, che, non esistendo nel nostro ordinamento una fattispecie penale ad hoc per le false informazioni alla polizia giudiziaria, il testimone potrà, sussistendone i presupposti, rispondere solamente dei reati di favoreggiamento o calunnia (rispettivamente art. 378, 379 e 368 c.p.).

L'art. 381 comma 4 bis vieta tuttavia l'arresto in flagranza del testimone per reati concernenti il contenuto delle dichiarazioni.

Per quanto concerne il valore probatorio delle informazioni e delle dichiarazioni, esse possono essere usate per le contestazioni ex art. 500 ed è inoltre consentito darne lettura nel caso di irrepetibilità sopravvenuta non prevedibile (v. art. 512).

Al potenziale testimone il legislatore offre inoltre il corredo garantistico di cui all'art. 63 in relazione alle dichiarazioni autoindizianti.

Inoltre, la polizia giudiziaria può altresì assumere informazioni da persone imputate in un procedimento connesso o imputate in un reato collegato a quello per cui si procede nei casi di cui all'articolo 371 comma 2 lett. b).

In tale caso, l'ufficiale di polizia giudiziaria deve informare, prima dell'inizio dell'interrogatorio, che il dichiarante potrà assumere l'ufficio di testimone assistito nei casi previsti dall'art. 64.

Da ultimo, il comma 1 ter, al fine di tutelare soggetti particolarmente deboli ed al fine di escludergli inutili patimenti, prevede che per i reati elencati il funzionario si avvalga dell'ausilio di un esperto in psicologia o psichiatria infantile o comunque di un esperto qualificato, e che sia fatto il possibile per evitargli di rendere più volte sommarie informazioni.

Massime relative all'art. 351 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 9976/2018

Il verbale di sommarie informazioni redatto dalla polizia giudiziaria ai sensi dell'art. 351 cod. proc. pen. è utilizzabile ai fini cautelari anche se il dichiarante si sia rifiutato di firmarlo senza precisare le ragioni del proprio rifiuto, poichè, in virtù del principio di tassatività delle nullità, tale atto conserva efficacia nella fase delle indagini in assenza di specifica disposizione contraria.

Cass. pen. n. 26714/2002

In tema di assunzione di sommarie informazioni, non sussiste l'obbligo per la polizia giudiziaria di procedere all'esame separato degli informatori, essendo rimessa alla sua libera iniziativa la scelta del modus operandi, per il buon esito delle indagini, ferma l'osservanza dei limiti e delle modalità stabilite dagli artt. 197 ss. c.p.p. e l'obbligo della verbalizzazione di cui all'art. 357, comma 2 del codice di rito.

In tema di attività di polizia giudiziaria, è legittimo, una volta ottenuto con il sequestro la disponibilità di un telefono cellulare costituente mezzo per la commissione del reato (nella specie relativo a spaccio di stupefacenti), che l'operatore di P.G. risponda alle telefonate che pervengono all'apparecchio ed utilizzi le notizie così raccolte per l'assunzione di sommarie informazioni dagli interlocutori, ai sensi dell'art. 351 c.p.p., non venendo in rilievo in tale ipotesi né le disposizioni sulle intercettazioni telefoniche né la tutela costituzionale della segretezza delle comunicazioni di cui all'art. 15 Cost., trattandosi di attività che rientra nelle funzioni proprie della polizia giudiziaria, volta ad assicurare le fonti di prova e raccogliere ogni elemento utile per la ricostruzione del fatto e l'individuazione del colpevole.

Nell'assunzione delle sommarie informazioni da parte della polizia giudiziaria, ai sensi dell'art. 351 c.p.p., non è prescritta l'osservanza delle regole dettate per il solo esame dibattimentale dei testimoni dall'art. 149 disp. att. c.p.p.

Cass. pen. n. 734/2002

In tema di attività di polizia giudiziaria, è legittimo, una volta ottenuto con il sequestro la disponibilità di un telefono cellulare costituente mezzo per la commissione del reato (nella specie relativo a spaccio di stupefacenti), che l'operatore di P.G. risponda alle telefonate che pervengono all'apparecchio ed utilizzi le notizie così raccolte per l'assunzione di sommarie informazioni dagli interlocutori, ai sensi dell'art. 351 c.p.p., non venendo in rilievo in tale ipotesi né le disposizioni sulle intercettazioni telefoniche né la tutela costituzionale della segretezza delle comunicazioni di cui all'art. 15 Cost., trattandosi di attività che rientra nelle funzioni proprie della polizia giudiziaria, volta ad assicurare le fonti di prova e raccogliere ogni elemento utile per la ricostruzione del fatto e l'individuazione del colpevole.

Cass. pen. n. 20382/2001

Le dichiarazioni rese da soggetto che non rivestiva al momento la veste di indagato e registrate da ufficiale di polizia giudiziaria possono essere oggetto di relazione all'autorità giudiziaria e su di esse l'ufficiale di polizia giudiziaria può rendere testimonianza de relato, sempre che tale testimonianza non venga utilizzata nei confronti dello stesso soggetto, non assumendo rilievo la mancata verbalizzazione. (Fattispecie antecedente all'entrata in vigore della L. 1 marzo 2001 n. 63).

Cass. pen. n. 11615/2000

Le particolari cautele dettate dall'art. 498, comma quarto, c.p.p., per l'esame testimoniale del minorenne - la cui adozione è rimessa al potere discrezionale del giudice del dibattimento - non si applicano in sede di sommarie dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto utilizzabili nel giudizio abbreviato le dichiarazioni di un minorenne assunte da un solo operatore di polizia giudiziaria).

Cass. pen. n. 1477/2000

Nel caso in cui la polizia giudiziaria provveda al sequestro di apparecchi telefonici cellulari, in quanto mezzi utilizzati per perpetrare il reato di spaccio di stupefacenti, è legittimo da parte della stessa P.G. rispondere alle telefonate che pervengono attraverso di essi trascrivendone il contenuto e utilizzandolo in sede di indagini preliminari quali sommarie informazioni ex articolo 351 c.p.p.

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