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Articolo 285 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 18/04/2019]

Modo di notificazione della sentenza

Dispositivo dell'art. 285 Codice di procedura civile

La notificazione della sentenza (1), al fine della decorrenza del termine per l'impugnazione (2), si fa, su istanza di parte, a norma dell'articolo 170 [primo e terzo comma] (3)(4).

Note

(1) Il primo comma dell'art. 170 del c.p.c. stabilisce che la sentenza vada notificata al procuratore costituito o direttamente alla parte, nei casi in cui quest'ultima sia autorizzata a stare in giudizio personalmente (art. 82 del c.p.c.). Poiché la notifica al difensore non ammette equipollenti, risulterà inidonea a determinare il passaggio in giudicato della sentenza la conoscenza aliunde che il procuratore (o la parte stessa) abbiano avuto del provvedimento, nonché la notifica fatta a quest'ultima personalmente. Se la stessa parte si sia costituita in giudizio con due o più difensori, la notifica potrà essere validamente effettuata presso uno qualunque di essi.
Oggi la norma richiama anche il secondo comma dell'art. 170, in precedenza escluso: pertanto, è consentita la consegna di una sola copia dell'atto al procuratore costituito per più parti.
(2) Se la sentenza conclude un processo con pluralità di parti, vanno distinti diversi casi.
Nell'ipotesi di litisconsorzio facoltativo (con pluralità di rapporti oggettivamente connessi) ciascuna parte dovrà provvedere autonomamente alla notificazione della sentenza perché gli effetti che quest'ultima produce in relazione ad ogni singolo rapporto non si comunicano agli altri. Quindi, il termine per impugnare decorre per ciascuna parte dalla data della notificazione ad lei diretta.
Nel caso di litisconsorzio necessario, poiché è necessario mantenere l'unitarietà del giudizio di impugnazione, la notificazione della sentenza, chiesta da una delle parti, segna l'inizio del termine breve per proporre le impugnazioni anche contro tutte le altre parti che non hanno provveduto a notificare il provvedimento.
(3) Le parole tra parentesi quadre sono state soppresse con l. 18 giugno 2009, n. 69.
(4) Le notifiche alla pubblica amministrazione vanno indirizzate all'ufficio dell'Avvocatura Distrettuale dello Stato: di regola, quindi, è improduttiva di effetti la notifica direttamente effettuata alla singola amministrazione statale (v. art. 417 del c.p.c. per un caso particolare in materia di processo del lavoro).

Massime relative all'art. 285 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 10224/2014

L'esistenza di irregolarità nel rilascio di copia di atti da parte del cancelliere non determina la nullità della notificazione della sentenza di primo grado, stante il "numerus clausus" delle relative ipotesi e considerato che anche la notifica della sentenza fatta in copia non autenticata è idonea a far decorrere il termine breve dell'impugnazione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto infondati i motivi di impugnazione dedotti dal ricorrente riguardanti il fatto che la copia conforme della sentenza rilasciata al suo procuratore non recasse annotazioni circa il pregresso rilascio di copie autentiche, né la certificazione dell'avvenuto passaggio in giudicato).

Cass. civ. n. 6763/2014

La notificazione della sentenza, costituente titolo sia in favore del contendente vittorioso sia, per il capo di condanna alle spese, del procuratore distrattario, quando effettuata in una sola copia, unitamente al precetto intimato dal procuratore solo in nome (o nell'interesse) della parte assistita vittoriosa, non assolve alla funzione - che costituisce la "ratio" dell'art. 479 cod. proc. civ. - di assicurare al debitore la conoscenza sia del titolo, sia del credito per il quale si intende procedere, relativamente al credito per spese processuali, spettante al difensore, potendo riferirsi la notificazione esclusivamente al soggetto in nome (o nell'interesse) del quale è stato intimato il precetto e alla statuizione di condanna in favore dello stesso soggetto. Ne consegue la nullità del precetto di pagamento intimato dal procuratore distrattario senza la preventiva o contestuale notificazione di copia esecutiva della sentenza, costituente titolo di pagamento delle spese processuali in suo favore.

Cass. civ. n. 1120/2014

È legittima la notificazione della sentenza alla parte personalmente. quando il decesso dell'unico difensore della parte avviene prima della pubblicazione della sentenza ma dopo l'udienza di discussione o la scadenza dei termini concessi per lo scambio delle memorie conclusionali previste dall'art. 190 cod. proc. civ

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Consulenze legali
relative all'articolo 285 Codice di procedura civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Roberto S. chiede
lunedì 13/01/2020 - Sicilia
“Gentilissimi,
il giudice ordinario di appello si dichiara incompetente relativamente ad una controversia in tema di espropriazione per pubblica utilità, in favore del giudice amministrativo.
In particolare, il Comune appellante (integralmente soccombente in primo grado) ha eccepito il difetto di giurisdizione; il privato appellato ha contestato la suddetta eccezione ma la sentenza si è pronunziata unicamente sulla eccezione di rito, così decidendo : "in accoglimento dell’appello proposto dal Comune ed in riforma della sentenza impugnata, dichiara il difetto di giurisdizione del giudice ordinario adito rientrando la controversia nell’ambito della giurisdizione esclusiva del TAR competente per territorio; compensa tra le parti le spese del giudizio".
La norma di applicazione per la riassunzione innanzi al tar competente è l'art. 11, comma 2 del c.p.a., secondo cui il termine perentorio per riproporre il ricorso innanzi al giudice amministrativo è di 3 mesi dal suo passaggio in giudicato.
La domanda è: pur essendo il privato "soccombente" sulla eccezione di rito, può egli (al fine di accelerare il termine per il passaggio in giudicato della sentenza) notificare alla parte appellante (e vittoriosa) la sentenza e così far decorrere il termine breve per il passaggio in giudicato e anticipare la riassunzione al Tar, in luogo dell'attesa del decorso del termine lungo?
grazie”
Consulenza legale i 17/01/2020
L’art. 11, comma 2, c.p.a. identifica quale termine iniziale per la decorrenza del termine di tre mesi per procedere alla riassunzione davanti al Giudice munito di giurisdizione il passaggio in giudicato della decisione che ha declinato la giurisdizione.

Nella fattispecie, la sentenza che ha dichiarato la carenza di giurisdizione è stata pronunciata dal Giudice ordinario e, perciò, è necessario fare riferimento alle norme del Codice di procedura civile che regolano le modalità ed i termini che segnano la definitività delle decisioni (cioè la decadenza dalla possibilità di impugnarle).
Per quanto qui ci occupa, gli artt. 325 e 326 c.p.c. prevedono il termine breve di sessanta giorni per ricorrere in Cassazione contro le sentenze della Corte d’Appello, termine che decorre dalla notificazione della decisione.

Non ogni notificazione è idonea a produrre gli effetti di cui agli artt. 325 e 326 c.p.c., ma soltanto quella effettuata ai sensi dell’art. 285 c.p.c., cioè su istanza di parte presso il procuratore della controparte costituita (Cassazione civile, sez. I, 13 marzo 2019, n.7197)..
Chiaramente non è necessario che la parte personalmente si attivi per chiedere la notificazione, posto che l'espressione "su istanza di parte" contenuta nell'art. 325 c.p.c. va riferita ai soggetti del rapporto processuale ed ai loro difensori, i quali, in virtù della procura alle liti ricevuta, hanno il potere di compiere, nell'interesse dei primi, tutti gli atti del processo a questi non espressamente riservati (Cassazione civile, sez. III, 19 luglio 2019, n.19530).

Secondo la giurisprudenza, inoltre, la notificazione della sentenza compiuta nelle forme di cui all’art. 285 c.p.c. fa decorrere il termine di impugnazione non solo per la parte destinataria, ma anche per la parte che ha effettuato la notifica, senza che possa darsi ingresso ad accertamenti sulla funzione che nel caso specifico la notificazione stessa possa avere avuto in relazione all'esito del giudizio ed all'intenzione della parte notificante (Cassazione civile, SS.UU., 19 novembre 2007, n.23829).
Infatti, l’art. 285 c.p.c. non collega la facoltà di eseguire la notificazione alla vittoria o alla soccombenza del soggetto che vi provvede, ma soltanto alla sua qualità di parte processuale.

Pertanto, è sicuramente ammessa la possibilità anche per il soggetto che aveva adito il Giudice dichiaratosi privo di giurisdizione di provvedere alla notificazione della decisione alla controparte, ai fini della decorrenza del termine breve di cui all’art. 325 c.p.c. ed al conseguente passaggio in giudicato della sentenza.

Adriana B. chiede
mercoledì 27/08/2014 - Sicilia
“La sentenza esecutiva notificata alla parte personalmente, presso la sua residenza, la quale è anche il procuratore costituito di sé stessa (con studio in luogo diverso della residenza personale e nel caso (specifico domiciliato presso lo studio di un collega), fa’ decorrere il termine breve per impugnare la sentenza? La sentenza è stata notificata con la seguente formula “ ….ho notificato il su esteso atto, sentenza esecutiva, affinché ne abbia scienza ed a ogni effetto di legge”.”
Consulenza legale i 04/09/2014
La risposta è negativa.
Va premesso che la parte può essere "procuratore costituito di se stessa" solo nelle cause indicate dall'art. 82 del c.p.c. (cause non eccedenti il valore di 1.100,00 euro o altre dinnanzi al giudice di pace): si dice, più precisamente, che in questi casi la parte sta in giudizio "personalmente", senza l'assistenza di un difensore.
Per far decorrere il termine breve di cui all'art. 325 del c.p.c., l'art. 285 stabilisce che la notifica della sentenza vada fatta ai sensi dell'art. 170 del c.p.c.: esso stabilisce che le notificazioni e le comunicazioni alla parte che si è costituita personalmente si fanno nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto. Poiché la parte ha indicato come domicilio lo studio di un collega (tecnicamente, ha "eletto" lì il domicilio), solo una notifica ivi indirizzata può avere l'efficacia stabilita dall'art. 285 e far decorrere i trenta giorni per l'impugnazione della sentenza.
La sentenza notificata alla residenza della parte costituisce solo la notifica del titolo esecutivo propedeutica all'instaurazione di un giudizio di espropriazione forzata.

Anna chiede
venerdì 10/02/2012 - Sicilia
“salve, desidero sapere se la notifica della sentenza con formula esecutiva fatta al procuratore costituito di un'Azienda sanitaria è idonea a far decorrere il termine di 120 gg. per intraprendere l'azione esecutiva o si deve necessariamente notificare all'Azienda sanitaria per la decorrenza del termine. In questo caso, che effetto ha la notifica con formula esecutiva fatta al solo procuratore costituito?
Grazie per la cortesia con cui vorrete rispondermi.”
Consulenza legale i 15/02/2012

Sulla base del testo precedente alle modifiche del 2005, si riteneva che la notificazione della sentenza ai fini dell'esecuzione, potesse essere effettuata, a scelta della parte, o personalmente, ovvero ai sensi dell'art. 170 del c.p.c..

Il problema è superato dalla novella dell'art. 479 del c.p.c., che elimina l'inciso del comma secondo, che consentiva al creditore di notificare la sentenza in forma esecutiva al procuratore della parte, in tal modo cumulando con tale notifica lo scopo di dare inizio all'esecuzione e far decorrere i termini brevi per l'impugnazione. Attualmente, pertanto, ai fini esecutivi, la sentenza munita di formula dovrà essere notificata personalmente alla parte. Se la parte vittoriosa intende anche accelerare il passaggio in giudicato, dovrà notificare altra copia al procuratore costituito.

Per ciò che concerne la notifica della sentenza in forma esecutiva al procuratore costituito, essa è idonea solo a far decorrere il termine breve per l'impugnazione, il quale decorre per tutte le parti solo dalla notifica della sentenza al procuratore costituito ai sensi del combinato disposto dell'art. 285 del c.p.c. e dell'art. 170 del c.p.c.. il primo, infatti, dispone che "l'impugnazione della sentenza, ai fini della decorrenza del termine per l'impugnazione, si fa, su istanza di parte, a norma dell'art. 170 c.p.c.".Quest'ultimo, infatti, prevede che "dopo la costituzione in giudizio tutte le notificazioni e le comunicazioni si fanno al procuratore costituito, salvo che la legge disponga altrimenti. È sufficiente la consegna di una sola copia dell'atto, anche se il procuratore è costituito per più parti".


Antonio chiede
martedì 20/12/2011 - Calabria
“Devo notificare una sentenza per far decorrere il termine breve per l'appello; il procuratore di controparte, nel corso del giudizio, ha cambiato indirizzo pur rimanendo nella stessa città; devo notificare al vecchio indirizzo oppure al nuovo? Io propenderei per il vecchio, perchè potrei non essere a conoscenza del cambiamento.
Grazie in anticipo”
Consulenza legale i 02/01/2012

L'accertamento del domicilio professionale o della sede dell'ufficio del procuratore a cui notificare la sentenza per far decorrere il termine breve per l'impugnazione, in quanto essenziale alla validità e all'astratta efficacia della richiesta all'ufficiale giudiziario della notifica, costituisce un adempimento preliminare che non può non essere a carico del notificante. Tale accertamento può essere soddisfatto con il previo riscontro del nuovo indirizzo presso l'albo professionale, che rappresenta la fonte legale di conoscenza del domicilio degli iscritti e nel quale il professionista ha l'obbligo di far annotare i mutamenti della sua sede (a tal proposito si veda anche Cass. Civ. SS.UU. 2009/3818). L'adeguatezza delle annotazioni nell'albo professionale, infatti, è volta a soddisfare le esigenze processuali di conoscenza del domicilio del procuratore.

Per questo, se il nuovo indirizzo del procuratore di controparte è già inserito nell'albo professionale, sarà necessario notificare al nuovo indirizzo e non al vecchio.


NADIA D. S. chiede
sabato 28/08/2010
“Le notifiche alla P.A. si eseguono presso l'ufficio dell'Avvocatura Distrettuale dello Stato. È, pertanto, improduttiva di effetti la notifica direttamente effettuata alla singola amministrazione statale, parte in causa.

___________________________________

Cassazione - Sentenza n. 4690/2008

Quando l'amministrazione statale sia stata in giudizio avvalendosi di un proprio dipendente, secondo lo schema di cui all'art. 417 bis c.p.c., la notifica della sentenza ai fini del decorso del termine di impugnazione va effettuata allo stesso dipendente.

Vorrei cortesemente sapere quale delle due è quella giusta GRAZIE”
Consulenza legale i 02/09/2010

La sentenza da lei citata spiega chiaramente perchè, nel caso specifico, è legittima la notifica presso lo stesso dipendente. Citiamo il passo relativo.

"La rappresentanza, il patrocinio e l'assistenza in giudizio delle amministrazioni dello Stato, anche se organizzate ad ordinamento autonomo, spettano all'avvocatura dello Stato. Gli avvocati dello Stato esercitano le loro funzioni innanzi a tutte le giurisdizioni ed in qualunque sede e non hanno bisogno di mandato, neppure nei casi nei quali le norme ordinarie richiedono il mandato speciale, bastando che consti della loro qualità".
Tale regola generale è accompagnata peraltro da ulteriori specificazioni.
L'art. 2 dello stesso testo, formato da due commi, prevede infatti nel primo che: "Per la rappresentanza delle amministrazioni dello Stato nei giudizi che si svolgono fuori della sede degli uffici dell'avvocatura dello Stato, questa ha facoltà di delegare funzionari dell'amministrazione interessata, esclusi i magistrati dell'ordine giudiziario, ed in casi eccezionali anche procuratori legali, esercenti nel circondario dove si svolge il giudizio" e nel comma 2, (aggiunto dalla L. 10 maggio 1982, n. 271, art. 1) che "L'Avvocatura dello Stato ha facoltà di conferire - in relazione a particolari accertate esigenze - la delega di cui al comma 1, del presente articolo a procuratori legali per quanto concerne lo svolgimento di incombenze di rappresentanza nei giudizi, civili e amministrativi, che si svolgono nelle sedi degli uffici dell'Avvocatura generale dello Stato o delle avvocature distrettuali, relativi a materie riguardanti enti soppressi" Inoltre,come disposto dal successivo art. 3. "Innanzi alle preture ed agli uffici di conciliazione le amministrazioni dello Stato possono, intesa l'avvocatura dello Stato, essere rappresentate dai propri funzionari che siano per tali riconosciuti".
A tali prescrizioni di carattere generale, nelle quali non vi è menzione di specifiche materie oggetto di controversia, ne è stata ora affiancata una di carattere particolare con l'art. 417 bis c.p.c., (inserito dal D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, art. 42, comma 1, e poi modificato, nel comma 3, dal D.Lgs. 29 ottobre 1998, n. 387, art. 19, comma 17).
L'art. cit. (rubricato come "Difesa delle pubbliche amministrazioni") dispone infatti quanto segue:
1 Nelle controversie relative ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'art. 413, comma 5, limitatamente al giudizio di primo grado le amministrazioni stesse possono stare in giudizio avvalendosi direttamente di propri dipendenti.
2 Per le amministrazioni statali o ad esse equiparate, ai fini della rappresentanza e difesa in giudizio, la disposizione di cui al comma precedente si applica salvo che l'Avvocatura dello Stato competente per territorio, ove vengano in rilievo questioni di massima o aventi notevoli riflessi economici, determini di assumere direttamente la trattazione della causa dandone immediata comunicazione ai competenti uffici dell'amministrazione interessata, nonchè al Dipartimento della funzione pubblica, anche per l'eventuale emanazione di direttive agli uffici per la gestione del contenzioso del lavoro. In ogni altro caso l'Avvocatura dello Stato trasmette immediatamente, e comunque non oltre 7 giorni dalla notifica degli atti introduttivi, gli atti stessi ai competenti uffici dell'amministrazione interessata per gli adempimenti di cui al comma precedente.
3 Gli enti locali, anche al fine di realizzare economie di gestione, possono utilizzare le strutture dell'amministrazione civile del Ministero dell'interno, alle quali conferiscono mandato nei limiti di cui al comma 1".

La questione posta dal ricorso, da risolvere sulla base del quadro normativo così individuato, consiste nello stabilire se quando l'amministrazione statale sia stata in giudizio avvalendosi di un proprio dipendente, secondo lo schema di cui all'art. 417 bis c.p.c., la notifica della sentenza ai fini del decorso del termine di impugnazione vada effettuata allo stesso dipendente a norma dell'art. 285 del c.p.c., che, come visto, rinvia in modo specifico a tale fine all'art. 170 commi 1 e 3, ovvero a norma del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, che, come pure s'è visto, impone la notifica di ogni altro atto giudiziale, diverso da quelli di cui al comma 1, e delle sentenze "presso l'ufficio dell'avvocatura dello Stato nel cui distretto ha sede l'autorità giudiziaria presso cui pende la causa o che ha pronunciato la sentenza".

Sulla questione, non risultano, a quanto consta, precedenti specifici. Possono esser tuttavia utilizzate, previa l'esatta individuazione della loro portata, le numerose decisioni rese da questa Corte in relazione sia alla ipotesi, sopraindicata, cui fanno riferimento al cit. R.D. 1933 del 1611, artt. 2 e 3, che a quella, contemplata nella L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 23, il quale dispone, nel comma 4, che nei giudizi di opposizione ad ordinanza - ingiunzione "L'opponente e l'autorità che ha emesso l'ordinanza possono stare in giudizio personalmente; l'autorità che ha emesso l'ordinanza può avvalersi anche di funzionari appositamente delegati". Va anche considerato l'orientamento di questa Corte in materia di notifica della sentenza nel processo tributario, a norma del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 38, comma 2.

Secondo un indirizzo ormai consolidato, la notifica, ai fini del decorso dei termini per la sua impugnazione, della sentenza pronunciata in un giudizio nel quale sia parte una amministrazione dello Stato e nel quale l'Avvocatura dello Stato abbia delegato per la rappresentanza della Amministrazione un procuratore legale esercente nel circondario dove si è svolto il giudizio, come consentitole dal R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, art. 2, comma 1, deve essere effettuata all'Avvocatura dello Stato presso i suoi uffici, secondo il regime dettato dallo stesso R.D. n. 1611 del 1933, art. 11; pertanto la notifica effettuata al procuratore legale delegato è radicalmente nulla, con la conseguente inidoneità di tale notifica a far decorrere il termine breve per l'impugnazione della sentenza e impugnabilità della stessa sentenza entro il termine lungo di cui all'art. 327 c.p.c., (Cass. Sez. U, Sentenza 2 maggio 1996, n. 4000; in senso conforme, Cass. 20 ottobre 1997, n. 10298; Id., 18 giugno 1998, n. 6098; Id., 9 ottobre 2000, n. 13448; Id., 25 giugno 2002, n. 9628; Id., 10 dicembre 2004, n. 21127).

Diverso è peraltro il trattamento, fatto dalla giurisprudenza,del caso in cui l'amministrazione sia stata difesa da un proprio funzionario.
Con riferimento a tale specifica ipotesi, si è affermato infatti, seppur non recentemente, che "Le disposizioni in tema di notifiche alle amministrazioni dello Stato, di cui al R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, art. 11, modificato dalla L. 25 marzo 1958, n. 260, sono applicabili soltanto quando l'Amministrazione sia rappresentata e difesa dall'Avvocatura dello Stato; quando invece l'Amministrazione stessa si avvalga della facoltà, prevista dall'art. 2 del citato R.D., di farsi rappresentare in giudizio da un proprio funzionario, per tale riconosciuto, la notificazione e comunicazione degli atti processuali deve essere eseguita direttamente e personalmente al funzionario stesso, unico e legittimo destinatario nella sua qualità di rappresentante processuale. Ne consegue che la notifica della sentenza di primo grado eseguita presso tale soggetto è idonea a far decorrere il termine breve per la proposizione dell'appello. (Cass. 10 dicembre 1991, n. 13330; e nello stesso senso Cass. 14 marzo 1988, n. 2432).
Sebbene le massime possano indurre qualche incertezza interpretativa, dal momento che di facoltà per l'amministrazione di farsi rappresentare da "funzionari per tali riconosciuti" si parla non nell'art. 2, (che si riferisce ad un potere non dell'amministrazione ma dell'Avvocatura di delegare funzionari dell'amministrazione interessata ed eccezionalmente procuratori legali) ma nel successivo R.D. n. 1611 del 1933, art. 3, il principio che ne emerge è sostanzialmente chiaro e può esser ricostruito nel senso che, la norma speciale di cui all'art. 11 del testo unico cit., in tema di disciplina delle notificazioni e delle comunicazioni all'Avvocatura dello Stato opera, anche per ciò che attiene alla notifica della sentenza, nel caso normale in cui quell'ufficio assuma direttamente la rappresentanza processuale dell'amministrazione interessata.
Assolutamente pacifico è poi che nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa della L. n. 689 del 1981, ex art. 23, le previsioni dei commi 2 e 4, di tale norma, laddove rispettivamente stabiliscono che il decreto di fissazione dell'udienza di comparizione delle parti debba essere notificato dalla cancelleria, unitamente al ricorso introduttivo, all'opponente ed all'autorità che ha emesso l'ordinanza impugnata, e che tali parti possono stare in giudizio personalmente, potendo l'autorità opposta avvalersi di funzionari appositamente delegati, allorquando detta autorità sia un'amministrazione dello Stato, comportano una deroga al comma 1 del R.D. n. 1611 del 1933, art. 11, sull'obbligatoria notifica degli atti introduttivi di giudizio contro le amministrazioni dello Stato all'Avvocatura dello Stato ed inoltre, allorquando l'autorità opposta sia rimasta contumace ovvero si sia costituita personalmente (o tramite funzionario delegato), anche una deroga al comma 2, del suddetto art. 11, che prevede la notificazione degli altri atti giudizi ari e delle sentenze sempre presso la stessa Avvocatura. Ne consegue che la notificazione della sentenza che chiude il giudizio di opposizione, ai fini del decorso del termine breve per l'impugnazione, deve essere effettuata alla stessa autorità opposta e non presso l'ufficio dell'Avvocatura Distrettuale dello Stato,territorialmente competente, trovando applicazione i principi generali di cui agli artt. 292 e 285 c.p.c., i quali disciplinano anche le controversie in cui sia parte un'amministrazione dello Stato, in caso di inapplicabilità del predetto art. 11, (in base a tali principi la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministrazione statale, la quale, ancorchè le fosse stato notificata la sentenza impugnata, non aveva osservato il termine breve per ricorrere), (Cass. Sez. un. 24 agosto 1999, n. 599; conf., fra le altre, Id., 3 agosto 2000, n. 10200; Id., 7 settembre 2001, n. 11481; 17 gennaio 2003, n. 655; Id., 7 luglio 2006, n. 15596; Id., 19 giugno 2007, n. 14279).

Deve infine essere ricordato che la giurisprudenza di legittimità, in base alle analogie riscontrate con il menzionato giudizio di opposizione a sanzione amministrativa, ha pressochè costantemente interpretato il D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 38, comma 2, (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nella L. 30 dicembre 1991, n. 413, art. 30) nel senso che la notifica della sentenza va effettuata all'ufficio finanziario che ha emesso l'atto impugnato a meno che quest'ultimo non si sia fatto assistere dall'Avvocatura dello Stato( Cass. 3 ottobre 1998, n. 9846; Id., 21 ottobre 1998, n. 10420; Id., 28 ottobre 1998, n. 10752; Id., 28 aprile 1999, n. 4276, cit). Nè qui rileva che tale orientamento sia stato superato dal legislatore,sancendo con la L. 133 del 1999, art. 21, (peraltro dichiarata illegittima da C.Cost. 22/11/2000, n. 525, proprio nella parte in cui estende anche al periodo anteriore alla sua entrata in vigore l'efficacia dell'interpretazione autentica) l'obbligo di interpretare il predetto D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 38, nel senso che la notifica va effettuata presso l'Avvocatura distrettuale dello Stato e non presso l'Avvocatura generale, nè presso gli uffici finanziari che hanno emesso gli atti impugnati.

La formulazione testuale dell'art. 417 bis c.p.c. rende difficilmente contestabile che il legislatore abbia voluto introdurre con esso una norma che conferisce in generale alle pubbliche amministrazione, nelle controversie relative ai rapporti di lavoro, la facoltà di stare in giudizio, in primo grado, mediante loro dipendenti, in piena coerenza del resto con quanto dispone l'attuale D.Lgs n. 165 del 2001, art. 12, introdotto anch'esso dallo stesso D.Lgs 31 marzo 1998, n. 80, art. 12, nell'attuazione della delega diretta alla devoluzione al Giudice ordinario delle controversie relative ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, con contestuale previsione di misure organizzative e processuali anche di carattere generale atte a prevenire disfunzioni dovute al sovraccarico del contenzioso: art. 11, comma 4, lett. g, circa la necessaria organizzazione del contenzioso del lavoro da parte delle amministrazioni pubbliche, nel segno dell'"efficace svolgimento di tutte le attività stragiudiziali e giudiziali inerenti alle controversie" (così testualmente l'art. 12, cit.).

Tale attribuzione, nel caso delle amministrazioni statali, deve evidentemente tenere conto dello specifiche esigenza di raccordo con le funzioni di rappresentanza e difesa dell'ufficio dell'Avvocatura dello Stato. Ad esse il legislatore ha provveduto con la disposizione in base alla quale la facoltà attribuita dall'art. 417 bis c.p.c., comma 1, cessa di operare, nei singoli casi, qualora, il suddetto ufficio determini di assumere direttamente la trattazione della causa.
Si è quindi alla presenza di una disposizione che esprime due norme diverse e coordinate, la prima delle quali conferisce, nella materia all'amministrazione statale, come ad ogni altra amministrazione pubblica, la facoltà di stare in giudizio direttamente mentre la seconda limita la facoltà così conferita.


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