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Articolo 175 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Direzione del procedimento

Dispositivo dell'art. 175 Codice di procedura civile

Il giudice istruttore esercita tutti i poteri intesi al più sollecito e leale svolgimento del procedimento [84 disp. att.].

Egli fissa le udienze successive e i termini entro i quali le parti debbono compiere gli atti processuali (1).

Quando il giudice ha omesso di provvedere a norma del comma precedente, si applica la disposizione dell'articolo 289 (2).

Note

(1) Ai sensi dell'art. 80 disp. att., il presidente del tribunale stabilisce per ogni anno giudiziario il calendario delle udienze: se il giudice istruttore fissa l'udienza in un giorno diverso da quelli calendatizzati, oppure in un giorno in cui abbia luogo una festività sopravvenuta, la causa viene spostata alla prima udienza utile successiva a quella erroneamente stabilita.
(2) L'art. 289 del c.p.c. stabilisce che, qualora i provvedimenti istruttori non contengano la fissazione dell'udienza successiva o del termine entro il quale le parti debbono compiere gli atti processuali, essi possano essere integrati, su istanza di parte o d'ufficio, entro il termine perentorio di sei mesi dall'udienza in cui i provvedimenti furono pronunciati, oppure dalla loro notificazione o comunicazione se prescritte.
Se il provvedimento istruttorio è del tutto omesso, è l'ufficio a dover provvedere, senza alcun onere a carico delle parti.

Massime relative all'art. 175 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 26773/2009

Il rispetto del diritto fondamentale ad una ragionevole durata del processo (derivante dall'art. 111, secondo comma, Cost. e dagli artt. 6 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali) impone al giudice (ai sensi degli artt. 175 e 127 c.p.c.) di evitare ed impedire comportamenti che siano di ostacolo ad una sollecita definizione dello stesso, tra i quali rientrano certamente quelli che si traducono in un inutile dispendio di attività processuali e formalità superflue perché non giustificate dalla struttura dialettica del processo e, in particolare, dal rispetto effettivo del principio del contraddittorio, espresso dall'art. 101 c.p.c., da effettive garanzie di difesa (art. 24 Cost.) e dal diritto alla partecipazione al processo in condizioni di parità (art. 111, secondo comma Cost.) dei soggetti nella cui sfera giuridica l'atto finale è destinato ad esplicare i suoi effetti. (In applicazione del suddetto principio, la S.C. - avendo valutato inammissibile il ricorso principale - ha ritenuto superflua la rimessione in termini del resistente, che ne aveva fatto istanza, per il completamento della notificazione del controricorso, riconoscendo che il resistente medesimo aveva comunque avuto la possibilità di esercitare l'attività difensiva mediante partecipazione alla discussione in camera di consiglio, in relazione alla quale egli aveva ricevuto notifica dell'avviso).

Cass. civ. n. 12388/2000

Rientra nei poteri ordinari del giudice (laddove, come nel rito del lavoro, non gli vengano attribuiti poteri istruttori ufficiosi) ed è consolidata consuetudine della «dialettica processuale», indirizzare, nella fase istruttoria, le parti o sollecitarle in ordine all'attività di produzione documentale. (Nella specie, emanato decreto ingiuntivo sulla base della copia fotostatica di un assegno bancario in sequestro penale, il giudice istruttore dell'opposizione aveva indicato all'opposto l'opportunità di produrre l'assegno in copia conforme all'originale; la S.C., in applicazione dell'esposto principio, ha escluso che il giudice avesse trasmodato dai suoi poteri istruttori).

Cass. civ. n. 6118/1995

Nell'esercizio della sua funzione direttiva del processo il giudice istruttore ha il potere di invitare le parti a colmare eventuali lacune probatorie (nella specie, omessa produzione di decreti ministeriali), senza con ciò violare il principio dispositivo.

Cass. civ. n. 6520/1991

Il provvedimento del giudice che, con riguardo all'udienza di istruzione della singola causa, dopo la chiusura del relativo verbale, che segna anche il momento terminale dell'udienza, abbia, su istanza di parte, disposto la riapertura del verbale stesso, implica la revoca del provvedimento già pronunciato di fissazione dell'udienza successiva con immediata trattazione della causa. Tale provvedimento, che può ricondursi al potere di direzione del procedimento che compete al giudice istruttore (art. 175 c.p.c.), non può ledere il diritto di difesa delle parti e non può pertanto prescindere dalla sua tempestiva comunicazione, in mancanza della quale, a meno che non vi sia l'accordo dei procuratori delle parti costituite o che questi non siano presenti, l'udienza così anticipata («riaperta») deve ritenersi nulla.

Cass. civ. n. 2197/1972

Istituitosi regolarmente il rapporto processuale con la regolare costituzione delle parti, la irrituale presenza in giudizio di un procuratore non legittimato non impedisce al giudice di disporre di ufficio quegli atti (quali la consulenza tecnica) che rientrano nel suo potere di impulso a fondare su di essi e sugli elementi scaturenti dall'attività processuale delle altre parti il proprio convincimento.

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