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Articolo 183 bis Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 29/02/2020]

Passaggio dal rito ordinario al rito sommario di cognizione

Dispositivo dell'art. 183 bis Codice di procedura civile

(1) Nelle cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica, il giudice nell'udienza di trattazione, valutata la complessità della lite e dell'istruzione probatoria, può disporre, previo contraddittorio anche mediante trattazione scritta, con ordinanza non impugnabile, che si proceda a norma dell'articolo 702 ter e invita le parti ad indicare, a pena di decadenza, nella stessa udienza i mezzi di prova, ivi compresi i documenti, di cui intendono avvalersi e la relativa prova contraria. Se richiesto, può fissare una nuova udienza e termine perentorio non superiore a quindici giorni per l'indicazione dei mezzi di prova e produzioni documentali e termine perentorio di ulteriori dieci giorni per le sole indicazioni di prova contraria.

Note

(1) Articolo aggiunto dal D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162.

Spiegazione dell'art. 183 bis Codice di procedura civile

Con la presente norma il legislatore ha voluto attribuire al giudice il potere di sindacare ex officio l’opportunità della scelta dell’attore di avvalersi del rito ordinario, disciplinando un’ipotesi opposta a quella di cui all’art. 702 ter del c.p.c., in cui si prevede il passaggio dal rito sommario a quello ordinario.

Unico limite che viene posto alla discrezionalità del giudice sta nella composizione monocratica dell’autorità giudiziaria a cui ci si è rivolti (si dice in apertura della norma “Nelle cause in cui il Tribunale giudica in composizione monocratica”), oltre, indubbiamente, alla complessità della lite e dell’istruzione probatoria (si richiede, infatti, che il giudice effettui una valutazione di questi due aspetti della controversia).

L’udienza di trattazione costituisce il termine iniziale e finale entro cui disporre il mutamento del rito, mentre il provvedimento con cui tale mutamento viene disposto dovrà avere forma di ordinanza, che la stessa norma qualifica espressamente come non impugnabile.
Deve anche aggiungersi che tale ordinanza, non avendo contenuto decisorio e definitivo, non sarà neppure ricorribile per cassazione ex art. 111 Cost..

Chiaramente la finalità di questa disciplina è quella di semplificare l’istruzione e così accelerare i tempi per poter giungere ad una decisione, con la garanzia della pienezza della cognizione, che in ogni caso caratterizza anche il rito sommario previsto dall’art. 702 bis del c.p.c..
Il rito sommario, infatti, non è altro che un rito a cognizione piena, ove ogni attività viene svolta in forma semplificata rispetto al rito ordinario (ad esempio, non è prevista la facoltà del giudice di separare la domanda principale da quella riconvenzionale, qualora soltanto una di esse si presenti complessa).

La seconda parte della norma prevede che il Giudice possa disporre il mutamento ma nel contraddittorio delle parti, invitando le stesse ad indicare i mezzi di prova ed i documenti dei quali intendono avvalersi già nella medesima udienza di trattazione.
Le parti possono comunque richiedere al giudice la fissazione di una nuova udienza, e la concessione di un termine per l'indicazione dei mezzi di prova e produzioni documentali nonché un ulteriore termine per articolazione dei mezzi di prova contraria, termini perentori che la norma stabilisce in giorni 15 per il deposito dei mezzi di prova e produzioni documentale nonché di ulteriori giorni 10 per le sole indicazioni di prova contraria.

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