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Articolo 51 Codice del consumo

(D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206)

[Aggiornato al 11/05/2019]

Requisiti formali per i contratti a distanza

Dispositivo dell'art. 51 Codice del consumo

1. Per quanto riguarda i contratti a distanza il professionista fornisce o mette a disposizione del consumatore le informazioni di cui all'articolo 49, comma 1, in modo appropriato al mezzo di comunicazione a distanza impiegato in un linguaggio semplice e comprensibile. Nella misura in cui dette informazioni sono presentate su un supporto durevole, esse devono essere leggibili.

2. Se un contratto a distanza che deve essere concluso con mezzi elettronici impone al consumatore l'obbligo di pagare, il professionista gli comunica in modo chiaro ed evidente le informazioni di cui all'articolo 49, comma 1, lettere a), e), q) ed r), direttamente prima che il consumatore inoltri l'ordine. Il professionista garantisce che, al momento di inoltrare l'ordine, il consumatore riconosca espressamente che l'ordine implica l'obbligo di pagare. Se l'inoltro dell'ordine implica di azionare un pulsante o una funzione analoga, il pulsante o la funzione analoga riportano in modo facilmente leggibile soltanto le parole “ordine con obbligo di pagare” o una formulazione corrispondente inequivocabile indicante che l'inoltro dell'ordine implica l'obbligo di pagare il professionista. Se il professionista non osserva il presente comma, il consumatore non è vincolato dal contratto o dall'ordine.

3. I siti di commercio elettronico indicano in modo chiaro e leggibile, al più tardi all'inizio del processo di ordinazione, se si applicano restrizioni relative alla consegna e quali mezzi di pagamento sono accettati.

4. Se il contratto è concluso mediante un mezzo di comunicazione a distanza che consente uno spazio o un tempo limitato per visualizzare le informazioni, il professionista fornisce, su quel mezzo in particolare e prima della conclusione del contratto, almeno le informazioni precontrattuali riguardanti le caratteristiche principali dei beni o servizi, l'identità del professionista, il prezzo totale, il diritto di recesso, la durata del contratto e, nel caso di contratti a tempo indeterminato, le condizioni di risoluzione del contratto, conformemente all'articolo 49, comma 1, lettere a), b), e), h) e q). Le altre informazioni di cui all'articolo 49, comma 1, sono fornite dal professionista in un modo appropriato conformemente al comma 1 del presente articolo.

5. Fatto salvo il comma 4, se il professionista telefona al consumatore al fine di concludere un contratto a distanza, all'inizio della conversazione con il consumatore egli deve rivelare la sua identità e, ove applicabile, l'identità della persona per conto della quale effettua la telefonata, nonché lo scopo commerciale della chiamata e l'informativa di cui all'articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2010, n. 178.

6. Quando un contratto a distanza deve essere concluso per telefono, il professionista deve confermare l'offerta al consumatore, il quale è vincolato solo dopo aver firmato l'offerta o dopo averla accettata per iscritto; in tali casi il documento informatico può essere sottoscritto con firma elettronica ai sensi dell'articolo 21 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni. Dette conferme possono essere effettuate, se il consumatore acconsente, anche su un supporto durevole.

7. Il professionista fornisce al consumatore la conferma del contratto concluso su un mezzo durevole, entro un termine ragionevole dopo la conclusione del contratto a distanza e al più tardi al momento della consegna dei beni oppure prima che l'esecuzione del servizio abbia inizio. Tale conferma comprende:

  1. a) tutte le informazioni di cui all'articolo 49, comma 1, a meno che il professionista non abbia già fornito l'informazione al consumatore su un mezzo durevole prima della conclusione del contratto a distanza; e
  2. b) se del caso, la conferma del previo consenso espresso e dell'accettazione del consumatore conformemente all'articolo 59, lettera o).

8. Se un consumatore vuole che la prestazione di servizi ovvero la fornitura di acqua, gas o elettricità, quando non sono messi in vendita in un volume limitato o in quantità determinata, o di teleriscaldamento inizi durante il periodo di recesso previsto all'articolo 52, comma 2, il professionista esige che il consumatore ne faccia richiesta esplicita.

9. Il presente articolo lascia impregiudicate le disposizioni relative alla conclusione di contratti elettronici e all'inoltro di ordini per via elettronica conformemente agli articoli 12, commi 2 e 3, e 13 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, e successive modificazioni.

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Consulenze legali
relative all'articolo 51 Codice del consumo

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

R. G. chiede
giovedì 12/07/2018 - Liguria
“Buongiorno. È mia intenzione querelare Vodafone e chiedere un risarcimento economico a fronte del suo comportamento durante e dopo due contatti telefonici con i quali si configurava la stipula di un contratto di servizio telefonico ed internet a mezzo fibra ottica ad alta velocità presso il domicilio del querelante. In dettaglio dopo la prima telefonata intercorsa con l’operatrice Vodafone in cui venivano registrati i dati personali e le caratteristiche del servizio offerto venivo contattato dal servizio qualità della Vodafone il cui operatore mi rassicurava sul fatto che le registrazioni telefoniche costituivano un “precontratto” e che per la stipula vera e propria avrei avuto modo di vedere l’intero contratto in forma di file pdf.
Tuttavia, non credendo all’operatore, ho deciso di rininunciare alla stipula del contratto in oggetto ed il giorno successivo alle telefonate ho inviato al Servizio Clienti Vodafone la raccomandata AR per il RECESSO dall’eventuale contratto in essere, se così inteso e perfezionato unilateralmente da parte Vodafone.
Nella stessa missiva richiedevo di non spedirmi la power station (modem router) e diffidavo Vodafone dall’operare il distacco della mia linea dall’allora gestore Telecom come conseguenza della portabilità del numero telefonico.
Dopo qualche giorno dalle registrazioni telefoniche e dall’invio della raccomandata Vodafone mi ha inviato per email il contratto in pdf che io avrei dovuto visionare preliminarmente alle registrazioni e contente clausole tra cui le penali non immaginabili al momento della registrazione. Va anche precisato che Vodafone non mi aveva avvisato che la registrazione costituiva per loro la stipula del contratto anzi aveva affermato che le registrazioni costituivano un precontratto ( parole testuali).
Nonostante la diffida circa 20 giorni dopo la raccomandata di recesso e nonostante avessi restituito la power station arrivata nel frattempo nonostante il mio diniego Vodafone ha disattivato la linea Telecom privandomi del servizio a me preziosissimo per molteplici utilizzi intensivi che sono stati interrotti con danno irreparabile.
Concludendo, la condotta ingannevole di Vodafone e l’avere ignorato la esplicita e motivata volontà di non allacciare alcun legame e l’avere ignorato la esplicita diffida dall’appropriarsi della mia (TELECOM) linea, unitamente al danno a me arrecato costituiscono valido motivo di querela e di domanda risarcitoria. Scopo della presente richiesta di consulenza è quella di indicare con precisione gli articoli ed i commi di legge c.p e c.c. violati da inserire nella formulazione della querela.
Ringrazio anticipatamente della sicura costruttiva collaborazione.”
Consulenza legale i 14/07/2018
Dal punto di vista normativo, occorre in primo luogo tenere presente quanto previsto dall’art. 51 del Codice del Consumo così come modificato dal D.Lgs 21 febbraio 2014, n. 21 che ha dato attuazione alla direttiva 2011/83/UE.
Tale norma prevede che quando un professionista (nel nostro caso, la Vodafone) telefona al consumatore al fine di concludere un contratto a distanza, all'inizio della conversazione con il consumatore deve rivelare - tra l’altro - la sua identità, lo scopo commerciale della chiamata e l'informativa relativa al registro delle opposizioni.
Il professionista deve poi fornire al consumatore la conferma del contratto concluso su un “mezzo durevole” (quindi anche una e-mail). L’art. 51 prevede espressamente che “il consumatore è vincolato solo dopo aver firmato l'offerta o dopo averla accettata per iscritto.”
Il relativo diritto di recesso è esercitabile dal consumatore entro un periodo di quattordici giorni senza necessità di fornire alcuna motivazione (art. 52 del Codice del Consumo).

Ciò premesso, nel caso in esame, quanto riferito dal secondo operatore telefonico è in un certo senso vero: infatti, come si è appena specificato, il consumatore è vincolato solo a seguito di accettazione scritta del contratto.
Dunque, la scorrettezza della Vodafone non è stata la trasmissione del contratto in .pdf via mail successivamente alla telefonata (come testè evidenziato, si tratta di un obbligo di legge a carico della compagnia telefonica) ma l'esecuzione di tale contratto nonostante la mancata accettazione per iscritto e nonostante l’immediato recesso esercitato dal consumatore a mezzo lettera raccomandata a/r.

Tuttavia, a differenza di quanto sostenuto nel quesito, non ravvisiamo nella presente fattispecie gli estremi per una querela.
Infatti, la condotta di Vodafone integra sicuramente una violazione del codice del consumo ed una eventuale responsabilità per danni; ma non ha posto in essere alcun reato.
Riteniamo infatti non si possa nemmeno parlare di truffa contrattuale (art. 640 c.p.) dal momento che non si ravvisano gli “artifizi e raggiri” richiesti dalla norma penale per l’integrazione del reato.
Le due telefonate effettuate dalla compagnia sono sicuramente consentite dal legislatore, come è consentito (anzi, è dovuto) l’invio della copia del contratto scritto per la successiva sottoscrizione da parte del consumatore.
Neppure può parlarsi di una sorta di “furto” o "appropriazione indebita" della linea telefonica Telecom da parte di Vodafone: infatti, in caso di portabilità, il vecchio operatore non può staccare la linea fino a che questa non sia stata attivata da parte del nuovo gestore, proprio per garantire la continuità del servizio. Riguardo tale aspetto, riteniamo possa esservi infatti una responsabilità a carico di entrambe le compagnie.

Ciò posto, anziché sporgere querela, suggeriamo di inviare quanto prima una lettera raccomandata a/r di messa in mora ai sensi dell’art. 1219 c.c. (magari anticipata via fax o, meglio ancora, inviare direttamente una pec) sia a Vodafone che a Telecom, oltre che per conoscenza all’Agcom, allegando copia della precedente raccomandata di recesso, intimando il ripristino immediato dell’utenza telefonica illegittimamente staccata in palese violazione del codice del consumo (in particolare, dell’art. 51) in quanto non è stato sottoscritto alcun contratto con Vodafone ed essendo stato altresì esercitato immediatamente il diritto di recesso come previsto dall’art. 52 del Codice del Consumo, con riserva espressa di richiesta di risarcimento per tutti i danni subiti e subendi (con riserva di quantificarli all’esito del ripristino dell’utenza).

Inoltre, suggeriamo di inviare anche apposita segnalazione/denuncia all’Agcom per attivare eventuale procedura sanzionatoria a carico della compagnia telefonica che ha agito in violazione del codice del consumo.

Da ultimo, per inciso, ricordiamo che per chiedere un risarcimento non è sufficiente un inadempimento dell'altra parte contrattuale ma occorre anche dare prova dell'effettivo danno subito.