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Articolo 495 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 31/08/2021]

Pagamento dei creditori e legatari

Dispositivo dell'art. 495 Codice Civile

Trascorso un mese dalla trascrizione prevista nell'articolo 484 o dall'annotazione disposta nello stesso articolo per il caso che l'inventario sia posteriore alla dichiarazione, l'erede, quando i creditori o legatari non si oppongono [498 c.c.] ed egli non intende promuovere la liquidazione a norma dell'articolo 503, paga i creditori e i legatari [649 ss. c.c.] a misura che si presentano, salvi i loro diritti di poziorità [499, 503, 2741, 2830 c.c.](1).

Esaurito l'asse ereditario, i creditori rimasti insoddisfatti hanno soltanto diritto di regresso contro i legatari, ancorché di cosa determinata appartenente al testatore [649 c.c.], nei limiti del valore del legato(2).

Tale diritto si prescrive in tre anni dal giorno dell'ultimo pagamento, salvo che il credito sia anteriormente prescritto [2934 c.c.].

Note

(1) I creditori dell'eredità e i legatari possono essere soddisfatti in diversi modi:
- 1) se nel termine di un mese dalla trascrizione della dichiarazione di cui all'art. 484 del c.c. o dall'annotazione dell'inventario i creditori o i legatari fanno opposizione, si procede con la liquidazione concorsuale, secondo le modalità indicate dall'art. 498 del c.c.;
- 2) se entro il medesimo termine, i creditori o i legatari non fanno opposizione, la liquidazione avviene individualmente: l'erede procede al pagamento dei creditori nell'ordine in cui questi si presentano. Tuttavia, in caso di presentazione nello stesso momento, viene preferito chi è assistito da privilegio, pegno o ipoteca. A prescindere dall'opposizione dei creditori, l'erede può scegliere di seguire la procedura di cui al punto 1) per liberarsi da ogni responsabilità;
- 3) l'erede può, infine, scegliere di rilasciare i beni ai creditori e legatari (v. art. 503 del c.c.).
Il mancato rispetto dei termini di cui ai punti n. 1) e 2), secondo alcuni, comporta la decadenza dal beneficio di inventario, secondo altri, determina l'obbligo di risarcire il danno cagionato.
(2) Ove la liquidazione sia stata individuale, a norma dell'articolo in commento, i creditori e i legatari rimasti insoddisfatti hanno azione di regresso nei confronti dei soli legatari (nei limiti del valore del legato) e non anche verso i creditori interamente soddisfatti.

Ratio Legis

La norma detta l'ordine e le modalità attraverso cui devono essere soddisfatti i creditori dell'eredità e i legatari, privilegiando i primi ai secondi poichè i creditori cercano di evitare un danno patrimoniale ("certat de damno vitando"), mentre i legatari cercano di acquisire un vantaggio ("certat de lucro captando").

Spiegazione dell'art. 495 Codice Civile

La limitazione della responsabilità per i debiti ereditari nei limiti del valore dei beni ereditari e la separazione patrimoniale tra il patrimonio ereditario e quello dell'erede che derivano dall'accettazione con beneficio di inventario e impediscono al creditore ereditario di agire nei confronti dei beni personali dell'erede al fine di soddisfare le proprie ragioni impongono, d'altro canto, in capo all'erede beneficiato l'obbligo di procedere alla liquidazione ereditaria secondo precise modalità.

La norma in esame disciplina la liquidazione individuale dei creditori ereditari che rappresenta una delle modalità di pagamento dei debiti ereditari cui si affiancano la liquidazione concorsuale di cui all'art. 498 del codice civile e il rilascio dei beni di cui art. 507 del codice civile.

La liquidazione individuale rappresenta la modalità più semplice ed economica di pagamento dei debiti ereditari.

Il presupposto di tale procedura è rappresentato dal decorso di un mese dall'accettazione beneficiata senza che i creditori abbiano proposto opposizione a tale modalità di liquidazione.
Tale termine di attesa è previsto dal legislatore al fine di permettere ai creditori e ai legatari di ponderare l'opportunità di opporsi e con ciò obbligare l'erede a procedere alla liquidazione concorsuale (art. 498 del codice civile).

L'erede può poi decidere liberamente di procedere alla liquidazione concorsuale anche qualora non vi sia stata l'opposizione dei creditori per ragioni personali di opportunità tra le quali la certezza della chiusura della fase di liquidazione, come meglio infra esplicato.

La liquidazione individuale si caratterizza per la sua semplicità in quanto non sono previste particolari formalità al fine del suo espletamento.
L'erede procede al pagamento dei creditori ereditari in base alla mera priorità della richiesta di pagamento, "a misura che si presentano", dovendo rispettare esclusivamente le cause legittime di prelazione nel soddisfacimento delle ragioni creditorie previste dalla legge.

A differenza della liquidazione concorsuale la liquidazione individuale presenta un termine iniziale, ma non un termine finale per l'espletamento della procedura.
La perdita della qualifica di bene ereditario per i beni mobili è prevista dall'art. 493 2° comma del codice civile in cinque anni dall'accettazione con beneficio di inventario.
Per i beni immobili, invece, la certezza della chiusura della fase di liquidazione non vi potrà mai essere.
Dovendosi, infatti, guardare alla prescrizione dei crediti ereditari non si potrà mai aver l'assoluta certezza che non sopravvengano creditori ereditari a termine iniziale o a condizione sospensiva per i quali la prescrizione non si è ancora compiuta.
I beni immobili con tale forma di liquidazione dovranno considerarsi, dunque, eternamente ereditari (Capozzi).



Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 495 Codice Civile

Cass. civ. n. 23350/2016

In tema di accettazione dell'eredità con beneficio di inventario, l'erede, senza ricorrere alla liquidazione di tipo concorsuale di cui agli art. 498 e ss. c.c. e provvedere alla conversione dei beni del "de cuius" in denaro, può procedere al pagamento individuale dei creditori ex art. 495 c.c. e conservare per sé la parte dell'attivo ereditario che dovesse residuare; in tal caso la responsabilità dell'erede è limitata al valore della stima dei beni effettuata in sede di inventario.

Cass. civ. n. 1627/1985

A differenza del debitore che per adempiere alcune delle sue obbligazioni, al di fuori di procedure concorsuali o individuali, è libero di scegliere il creditore al quale eseguire il pagamento, il curatore dell'eredità giacente è tenuto - anche al di fuori dell'ipotesi di liquidazione dell'eredità a norma degli artt. 498 e segg. c.c. - a rispettare l'ordine dei diritti di prelazione a norma dell'art. 495 c.c. (richiamato dall'art. 531 stesso codice) con la conseguenza che, restando la pretesa dei vari creditori alla soddisfazione delle loro ragioni limitata da quella concorrente dei creditori aventi un titolo pozione, l'inosservanza di quell'ordine comporta l'illegittimità del relativo pagamento anche se debitamente autorizzato dal pretore.

Cass. civ. n. 3294/1968

Sia nella forma della liquidazione individuale (art. 495 c.c.) sia più ancora nella forma della liquidazione concorsuale (artt. 498 e segg. c.c.) i poteri di amministrazione nonché di disposizione con le cautele prescritte dalla legge, che l'erede beneficiario, quale titolare dell'ufficio di liquidazione, ha rispetto all'eredità in generale si estendono anche alla cosa legata, la quale è e rimane soggetta al potere e quindi alla ingerenza dell'erede, potendosi solo, per alcuni riflessi, ammettere una coamministrazione dato che anche il legatario ha interessi da tutelare. In ogni caso, però, i poteri di amministrazione e disposizione del legatario non possono sovrapporsi a quelli dell'erede rendendo inefficienti gli atti di gestione e disposizione, che a quest'ultimo appaiono migliori per raggiungere i fini della liquidazione. (In applicazione di tale principio la Corte di cassazione ha cassato la sentenza del giudice di merito, il quale aveva riconosciuto al coniuge superstite legatario usufruttuario ex lege di una quota maggioritaria di godimento rispetto al bene ereditario oggetto di locazione, l'esercizio di una specie di ius prohibendi ex artt. 1105 e 1108 c.c. rispetto all'atto dispositivo compiuto dall'erede beneficiario mediante l'instaurazione dell'azione intesa a far cessare per morosità o per scadenza del termine convenzionale la locazione già stipulata dal de cuius).

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Luigi C. chiede
giovedì 20/05/2021 - Calabria
“buonasera,
dopo la morte della madre, mia moglie insieme ai 5 fratelli e al padre hanno accettato l'eredità con beneficio di inventario non conoscendo una eventuale situazione debitoria della madre, che era stata in precedenza anche amministratrice per qualche anno della azienda del marito.
Nell’inventario c’è soltanto un 50% (i genitori di mia moglie erano in comunione dei beni) di una casa al mare di poco valore (circa 50.000,00€)
Dopo qualche mese, veniamo a sapere che su tale immobile grava una ipoteca di primo grado per un mutuo ipotecario contratto da uno dei fratelli di mia moglie, con avallo prestato dal padre e madre mettendo a garanzia e quindi concedendo l’iscrizione di ipoteca su tale immobile.
Proprio questo fratello, chiede a tutti gli altri la cortesia (che farebbero volentieri) di alienare per circa €30.000,00 il bene e con l’intero ricavo soddisfare il debito residuo riveniente dal mutuo da lui contratto (un anno di rate non pagate ed un residuo totale del debito di circa 28.000,00€).
Mi pare di capire, che per vendere il bene senza decadere dal beneficio di inventario, sia necessario chiedere autorizzazione al giudice del tribunale il quale dopo aver fatto gli opportuni controlli amministrativi avvalendosi di un professionista (qui chiedo una vostra conferma…), rilascia tale autorizzazione.
Quesiti:
• dato che mia moglie possiede un discreto patrimonio personale , se il giudice autorizza la vendita, continuerebbe a godere ancora del PIENO beneficio di inventario senza quindi rispondere con il suo patrimonio personale ad eventuali creditori che potrebbero venir fuori tra qualche anno ?
• non è che poi tale autorizzazione può essere eccepita da qualcuno dei creditori ?
• secondo voi, il giudice con questa situazione potrebbe rilasciare l’autorizzazione alla vendita (unica casa, ipoteca iscritta sopra, mutuo in sofferenza, debiti sconosciuti….)
• deve essere incaricato un professionista che effettui uno studio sulla “situazione amministrativa attivo e passivo per intenderci” al quale il giudice possa rivolgersi per capire se è il caso di rilasciare tale autorizzazione ?
insomma, vorremmo stare tranquilli e ci pentiamo di non aver fatto rinuncia all’eredità.
Perdoni la mia ansia ma la questione ci preme particolarmente.
Cordialità
Luigi”
Consulenza legale i 27/05/2021
Le domande poste attengono essenzialmente allo svolgimento della fase della liquidazione del patrimonio ereditario in caso di accettazione con beneficio di inventario.
E’ bene sapere che quando si sceglie tale forma di accettazione, il patrimonio del de cuius deve essere essenzialmente destinato a soddisfare i debiti contratti in vita dallo stesso de cuius, costituendo questo l’unica fonte di soddisfacimento per i suoi creditori.
Ora, tre sono le modalità di cui l’erede o gli eredi possono avvalersi per il pagamento dei debiti ereditari, e precisamente: la liquidazione individuale, la liquidazione concorsuale e il rilascio dei beni ereditari.

La liquidazione individuale costituisce la forma di liquidazione più semplice oltre che la più diffusa, ed è disciplinata dall’art. 495 c.c.
Essa consente all’erede di pagare i debiti senza il rispetto di particolari formalità, dopo che sia trascorso un mese dalla trascrizione prevista all’art. 484 del c.c. e purchè non vi sia stata opposizione da parte dei creditori.
In buona sostanza, l’erede liquiderà creditori e i legatari nell’ordine di richiesta, man mano che si vanno presentando e fino a esaurimento dell’attivo.
Per provvedere a tale pagamento potrà utilizzarsi, oltre che l’eventuale denaro liquido esistente nell’eredita, anche il denaro ricavato dall’alienazione dei beni ereditari, ma sempre previa autorizzazione del Tribunale del luogo di apertura della successione.
Alla semplicità di tale liquidazione fa da contrappeso il difetto di non garantire la certezza dei tempi entro cui i creditori hanno diritto a essere soddisfatti.
Infatti, le norme in tema di accettazione con beneficio di inventario non prevedono un termine massimo di liquidazione e la perdita della qualifica di bene ereditario può essere fatta dipendere esclusivamente dalla prescrizione dei medesimi crediti ereditari, i quali generalmente si prescrivono nel termine ordinario decennale (salvo il caso di eventuali crediti condizionali o a termine, per i quali può valere un termine ancora più lungo, decorrente dall’elemento accidentale ad essi apposto).

Da quanto fin qui detto, dunque, se ne deduce che:
  1. l’autorizzazione alla vendita della quota indivisa, pari ad un mezzo, può senza alcun dubbio essere chiesta al Tribunale del luogo di apertura della successione ex art. 747 del c.p.c., ma la somma che si ricaverà da tale vendita non potrà di certo essere utilizzata per le finalità che ci si propongono, ossia estinguere il debito personale di uno degli eredi, bensì dovrà essere accantonata per il soddisfacimento di eventuali creditori ereditari che potrebbero nel tempo presentarsi;
  2. l’utilizzazione di tale somma per una diversa finalità comporterebbe la decadenza dal beneficio di inventario, con tutti gli effetti che a tale decadenza sono connessi; ciò che eventuali creditori ereditari potrebbero eccepire non è tanto la concessa autorizzazione (anzi, la vendita di beni immobili ereditari è la modalità più immediata con cui realizzare la provvista funzionale al pagamento dei debiti ereditari), quanto piuttosto l’uso che del denaro ne è stato fatto.

All’inconveniente della incertezza dei tempi per soddisfare i creditori ereditari, legata in particolare all’impossibilità di conoscere il numero e la quantità dei debiti ereditari, si può rimediare scegliendo l’altro forma di liquidazione prevista ex artt. 495 e 503 c.c., la quale, grazie agli avvisi previsti dalla legge, garantisce all’erede assoluta certezza nel calcolare in modo preciso il valore delle passività.
E’ in tale ipotesi che si rende necessario, come viene chiesto nel quesito, la scelta di un professionista, ed in particolare occorrerà consultare un notaio del luogo di apertura della successione, il quale avrà cura di verificare l’opportunità di tale procedura, tenuti presenti anche i costi, che certamente sono più elevati rispetto a quelli legati alla procedura di liquidazione individuale, anche in considerazione della gravosa e lunga opera di liquidazione dell’eredità che il notaio dovrà svolgere.
Nella scelta del professionista non è previsto l’intervento del Giudice, essendo rimessa esclusivamente alla volontà degli eredi.

Nel caso in cui dovesse essere scelta tale forma di liquidazione, la prima attività da compiere, per il tramite del notaio, è quella prevista dall’art. 498 del c.c., ossia predisporre un invito formale da spedire ai creditori di cui si ha diretta conoscenza e da pubblicare in Gazzetta ufficiale, al fine di renderli edotti dell’inizio della procedura di liquidazione concorsuale e dei termini entro i quali presentare le dichiarazioni di credito.
Entro il termine fissato, che non può comunque essere inferiore a trenta giorni dall’invito, i creditori ereditari presentano le proprie dichiarazioni di credito per partecipare alla futura ripartizione concorsuale dell’attivo ereditario, al termine della quale i beni residui perdono la qualifica di beni ereditari e dei medesimi si può disporre come beni personali.

Ora, considerata il valore esiguo dell’unico bene caduto in successione (per giunta pro quota), si ritiene che non sia assolutamente consigliabile fare ricorso alla liquidazione concorsuale in considerazione delle spese che la stessa richiede di affrontare (prima fra tutte quella relativa all’onorario del professionista, il notaio).
Non è neppure consigliabile pensare di fare ricorso alla terza forma di liquidazione, il rilascio dei beni ai creditori, a cui gli eredi generalmente provvedono quando si trovino nell’impossibilità di gestire i beni ereditari o non siano in grado di gestirli in proprio, pur con l’aiuto del notaio.

Non resta altra soluzione, dunque, che quella di aspettare che qualche creditore si presenti ed eventualmente, solo in quel momento, richiedere l’autorizzazione alla vendita del bene con reimpiego del prezzo (sempre in misura pari al 50%) per il soddisfacimento dei creditori.
Soltanto qualora nell’arco temporale di dieci anni non dovesse presentarsi alcun creditore, allora si potrà correre il rischio di alienare il bene ed utilizzare il denaro ricavato dalla vendita per la finalità che si desidera.


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