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Articolo 2351 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Diritto di voto

Dispositivo dell'art. 2351 Codice civile

Ogni azione attribuisce il diritto di voto [1531, 2333, 2335, 2344, 2352, 2353, 2354, n. 5, 2357, 2373, 2479, 2538].

Salvo quanto previsto dalle leggi speciali, lo statuto può prevedere la creazione di azioni senza diritto di voto, con diritto di voto limitato a particolari argomenti, con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative. Il valore di tali azioni non può complessivamente superare la metà del capitale sociale (1).

Lo statutopuò altresì prevedere che, in relazione alla quantità di azioni possedute da uno stesso soggetto, il diritto di voto sia limitato ad una misura massima o disporne scaglionamenti (2).

Salvo quanto previsto dalle leggi speciali, lo statuto può prevedere la creazione di azioni con diritto di voto plurimo anche per particolari argomenti o subordinato al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative. Ciascuna azione a voto plurimo può avere fino a un massimo di tre voti (2).

Gli strumenti finanziari di cui agli articoli 2346, sesto comma, e 2349, secondo comma, possono essere dotati del diritto di voto su argomenti specificamente indicati e in particolare può essere ad essi riservata, secondo modalità stabilite dallo statuto, la nomina di un componente indipendente del consiglio di amministrazione o del consiglio di sorveglianza o di un sindaco. Alle persone così nominate si applicano le medesime norme previste per gli altri componenti dell'organo cui partecipano.

Note

(1) Normalmente ad ogni azionista è riconosciuto il diritto di prendere parte alla vita della società mediante il proprio voto. Il legislatore ha previsto la possibilità di emettere azioni:
-del tutto prive del diritto di voto;
-con diritto di voto limitato a particolari argomenti;
-con diritto di voto subordinato al verificarsi di una condizione non meramente potestativa.
(2) Commi così modificati dal D.L. 24 giugno 2014, n 91.

Ratio Legis

Il diritto di voto è collegato al possesso delle azioni. Il legislatore ha superato il principio "un'azione, un voto" cancellando il divieto per le società per azioni, sia quotate che non quotate, di emettere azioni che attribuiscono più di un diritto di voto.
La norma prevede anche dei limiti per impedire che un singolo socio possa assumere una posizione eccessivamente forte all'interno della società.

Spiegazione dell'art. 2351 Codice civile

Fermo restando che ogni azione attribuisce il diritto di voto, lo statuto può prevedere la creazione di azioni con particolari diritti di voto.
a) azioni senza diritto di voto: tali azioni non devono necessariamente godere di privilegi patrimoniali. Inoltre essendo prive di voto, non spetta neanche il diritto di intervento in assemblea.
b) azioni con diritto di voto limitato a particolari argomenti: il voto può essere limitato per argomenti, a prescindere dalla tipologia (ordinaria o straordinaria) dell'assemblea.
c) azioni con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni: tali condizioni possono inerire all'azione; alla persona del socio titolare dell'azione; alla società; alle situazioni del mercato finanziario.
Il legislatore prevede il limite in base al quale il valore delle suddette azioni non possa complessivamente superare la metà del capitale sociale, intendendosi quello sottoscritto.
Il limite del divieto delle azioni a voto plurimo è stato superato dal legislatore con la legge n. 116 dell'11 agosto 2014 che ha modificato il 4° comma della norma. Si prevede un limite massimo di 3 voti per evitare che la minoranza possa imporre il proprio potere decisionale.
La norma prevede, poi, il voto limitato a una misura massima, ad esempio fino a una certa percentuale del capitale posseduto ogni azione attribuisce un voto, mentre per l'eccedenza non è riconosciuto diritto di voto. E il voto scalare, ovvero il voto previsto per scaglionamenti.

Relazione al D.Lgs. 6/2003

(Relazione illustrativa del decreto legislativo recante: "Riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366.")

4 Al di là poi di una serie di modifiche di carattere tecnico, essenzialmente intese a risolvere dubbi interpretativi manifestatisi nella prassi (come per esempio con la precisazione che in caso di comproprietà delle azioni il rappresentante comune è nominato e revocato a norma dell'art. 1105 del c.c. e art. 1106 del c.c.: così il primo comma dell'art. 2347 del c.c.; oppure, nell'art. 2352 del c.c., la previsione che in caso di sequestro delle azioni il diritto di voto spetta al custode e che i diritti diversi da quello di voto, agli utili e di opzione spettano sia al socio sia al creditore pignoratizio o all'usufruttuario), si è affermato espressamente nel secondo comma dell'art. 2351 del c.c. la libertà dell'autonomia statutaria nel determinare e articolare il contenuto dei diritti conferiti dalle categorie di azioni. In tal modo viene perseguito l'obiettivo di ampliare gli strumenti disponibili alle società per attingere a fonti di finanziamento e viene dato ampi spazio alla creatività degli operatori nell'elaborazione di forme adeguate alla situazione di mercato. Su questo piano, rimanendo naturalmente salva la possibilità di elaborare nuove forme di categorie di azioni rispetto a quelle già riconosciute dalla pratica, si è ritenuto opportuno espressamente far riferimento ad alcune ipotesi che, per la loro utilità o per i problemi interpretativi cui hanno dato luogo, meritano una diretta considerazione. Si è così riconosciuta in materia espressa, nel primo periodo del secondo comma dell'art. 2351, la possibilità che una categoria di azioni si caratterizzi per la diversa incidenza nei loro confronti delle perdite. Risulta in tal modo definitivamente chiarita l'ammissibilità di azioni postergate nelle perdite, quali si sono rivelate strumento spesso utile ed a volte indispensabile per il finanziamento dell'impresa sociale, specialmente nell'ambito di processi di ristrutturazione e tentativi di superamento di situazioni di crisi. Ancora, con riferimento al diritto di voto, il terzo comma prevede la possibilità del ricorso a tecniche volte a modularlo, come quelle già da tempo note del limite massimo di voti esercitabili dal singolo socio o l'altra del c.d. "voto a scalare" che individua scaglioni mediante i quali progressivamente si riduce il peso dei voti esercitabili dal socio. Ugualmente, nel secondo comma dell'art. 2351, si è espressamente prevista la possibilità di emettere azioni le quali forniscano diritti correlati ai risultati dell'attività sociale in un determinato settore; che possono risultare un ulteriore strumento, oltre a quelli previsti con i patrimoni destinati ad uno specifico affare di cui all'art. 2447 bis, per accedere a finanziamenti finalizzati. Ed i proposito si è naturalmente precisato, con l'ultimo comma dell'art. 2351, che gli utili pagabili a tali azioni correlate non possono comunque essere in misura superiore a quella che dal bilancio generale della società risulta per l'intera sua attività. Ancora, con l'art. 2437 sexies, si sono espressamente previste le azioni riscattabili. Sicché esse, che si sono rivelate di particolare utilità in circostanze come quelli in cui la partecipazione del socio si spiega alla luce di rapporti extrasociali, per esempio di lavoro o di fornitura, debbono ormai ritenersi espressamente ammesse. Si è precisato in proposito, al fine di tutelare il capitale sociale, che il loro valore di riscatto è determinato secondo i criteri previsti per l'ipotesi di recesso e che resta salva l'applicazione della disciplina dell'acquisto di azioni proprie.

Massime relative all'art. 2351 Codice civile

Cass. civ. n. 693/1976

Il biglietto di ammissione all'assemblea di società per azioni, rilasciato all'atto del deposito delle azioni, è nominativo e, pertanto, legittima il possessore all'esercizio dei diritti ad esso inerenti, solo se il possessore stesso si identifichi con il soggetto intestatario del documento; peraltro, poiché non sono prescritte particolari formalità per detta identificazione (che, ad esempio, potrebbe avvenire anche in base alla personale conoscenza dei partecipanti da parte del presidente dell'assemblea), né, in particolare, se ne richieda espressa menzione nel verbale dell'assemblea, deve ritenersi che, ove nulla risulti dal verbale, spetti a chi intenda sostenere l'invalidità della costituzione dell'assemblea e delle delibere in essa adottate, per la partecipazione e l'esercizio del voto da parte di soggetti non legittimati, di allegare e provare le circostanze medesime. La partecipazione all'assemblea di una società per azioni e l'esercizio del diritto di voto da parte di funzionario della banca depositaria di azioni trova fondamento non in una sub-delega, conferita dalla banca al funzionario medesimo, ma direttamente nella delega conferita dal depositante delle azioni, ove risulti che quest'ultimo, nel dare alla banca l'incarico di designare il funzionario più idoneo agli scopi indicati, abbia voluto imputare direttamente ad esso delegante la designazione medesima; in tale ipotesi, pertanto, il funzionario della banca si pone nella veste di mandatario del cliente e non di sostituto del mandatario e, conseguentemente, non operano le disposizioni di cui all'art. 1717 c.c.

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