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Articolo 458

Codice Civile

Divieto di patti successori

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Dispositivo dell'art. 458 Codice Civile

(1) Fatto salvo quanto disposto dagli articoli 768-bis e seguenti, è nulla [1418 c.c.] ogni convenzione con cui taluno dispone della propria successione. È del pari nullo ogni atto col quale taluno dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi (2).

Note

(1) L'articolo è stato modificato dalla L. 14 febbraio 2006, n. 55.

(2) La norma sancisce la nullità dei patti successori e, quindi, vieta che si possa disporre di un’eredità propria o altrui per convenzione.
Sono privi di efficacia gli accordi medianti i quali un soggetto:
- dispone della propria successione (c.d. patti costitutivi o istitutivi);
- dispone di un’eredità ancora non aperta (c.d. patti dispositivi o pacta corvina);
- rinuncia alla medesima (c.d. patti abdicativi).


Ratio Legis

Il legislatore ha voluto circoscrivere le modalità di vocazione ereditaria a quella testamentaria e legittima, escludendo la fonte convenzionale.
In particolare, il divieto, quanto ai patti costitutivi, ha lo scopo di preservare l’assoluta revocabilità del testamento e di evitare che l’altro contraente sia spinto a desiderare la morte altrui per ottenere l’eredità del de cuius.
Con riguardo, invece, ai patti successori dispositivi e abdicativi si vuole evitare che i contraenti, facendo affidamento su un patrimonio di cui non sono ancora titolari, sperperino ciò che presumono di ricevere per successione e che si concludano accordi contrari alla morale pubblica, in vista dei vantaggi economici che potrebbero derivare dalla morte di una persona.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

225Affermato nell'art. 457 del c.c. il principio fondamentale del nostro diritto successorio, che le forme di successione riconosciute sono due, la legittima e la testamentaria, ho considerato l'opportunità di escludere espressamente l'ammissibilità della terza: possibile causa di delazione, ossia del contratto come titolo di successione, stabilendo il divieto della cosiddetta successione pattizia o patto successorio. Il codice del 1865 poneva il divieto generale di stipulazione intorno ad una successione non ancora aperta (art. 1118), e ripeteva tale divieto in altre disposizioni (articoli 934, 1380, 1460 ecc.). Il progetto nell'art. 70 riportava la norma dell'art. 954 del codice stesso che vietava la rinunzia all'eredità di una persona vivente e l'alienazione dei diritti eventuali su questa eredità. Una simile disciplina in sè sarebbe stata evidentemente incompiuta, perché contemplava soltanto una categoria di patti successori, i patti di rinunzia, mentre non erano preveduti né i patti di istituzione né quelli dispositivi, per i quali bisognava continuare a far capo all'art. 1118 del vecchio codice. Mi è sembrato allora preferibile, dal punto di vista sistematico, eliminare l'art. 70 del progetto e dare al principio in esso contenuto portata generale, affermando espressamente la nullità di qualsiasi convenzione, con la quale taluno disponga della propria successione, e di ogni atto con il quale taluno disponga o rinunzi ai diritti che gli possono spettare su di una successione non ancora aperta, e collocando tale norma in un articolo di nuova formulazione nella sede propria, e cioè immediatamente dopo l'art. 457. In tal modo la norma costituisce la logica conseguenza del principio che la delazione dell'eredità può aver luogo soltanto per legge o per testamento.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 24450/2009

Configurano un patto successorio - per definizione non suscettibile di conversione in un testamento, ai sensi dell'art. 144 c.c., in quanto in contrasto col principio del nostro ordinamento secondo cui il testatore è libero di disporre dei
propri beni fino al momento della morte - sia le convenzioni aventi ad oggetto una vera istituzione di erede rivestita della forma contrattuale, sia quelle che abbiano ad oggetto la costituzione, trasmissione o estinzione di diritti relativi ad una successione non ancora aperta, tali da far sorgere un "vinculum iuris" di cui la disposizione ereditaria rappresenti l'adempimento. (Nella specie, la S.C. ha riconosciuto la natura di patto successorio e non di transazione - come erroneamente ritenuto dal giudice di merito - alla scrittura privata con la quale una sorella aveva consentito al trasferimento in favore dei fratelli della proprietà di immobili appartenenti al padre, a fronte dell'impegno, assunto dai medesimi, di versarle una somma di denaro, da considerare, in relazione allo specifico contesto, come una tacitazione dei suoi diritti di erede legittimario).

Cass. n. 5119/2009

Per la configurabilità di un patto successorio c.d. istitutivo è sufficiente una convenzione con la quale alternativamente si istituisce un erede o un legato ovvero ci si impegna a farlo in un successivo testamento, cosicché nella prima ipotesi la convenzione stessa, in quanto avente ad oggetto la disposizione di beni afferenti ad una successione non ancora aperta, è idonea ad integrare un patto successorio (ordinariamente vietato), senza alcuna necessità di ulteriori atti dispositivi. (Nella specie, la S.C., correggendo la motivazione della sentenza impugnata, ha escluso che potesse ricorrere un'ipotesi di patto successorio con riguardo ad una convenzione "inter vivos" intercorsa tra la "de cuius", quando era in vita, e la nipote, con la quale la prima si era riconosciuta debitrice della seconda di una determinata somma per le prestazioni assistenziali fornitele, prevedendo che l'estinzione del debito sarebbe avvenuta dopo la sua morte).

Cass. n. 12474/2002

Dalla nullità del contratto contenente un patto successorio cosiddetto rinunciativo deriva il diritto delle parti di ottenere la restituzione delle eventuali somme versate al rinunciante in esecuzione del patto, in applicazione dei principi relativi all'indebito oggettivo, diritto soggetto a prescrizione, non potendo presumersi la natura liberale delle attribuzioni effettuate in esecuzione del patto, in quanto a questo scopo è necessario individuare con precisione da quali elementi fosse desumibile l'animus donandi e verificare l'esistenza dei prescritti requisiti di forma.

Cass. n. 5870/2000

Ricorre un patto successorio istitutivo, nullo ai sensi dell'art. 458 c.c. nella convenzione avente ad oggetto la disposizione di beni afferenti ad una successione non ancora aperta che costituisca l'attuazione dell'intento delle parti, rispettivamente, di provvedere in tutto o in parte alla propria successione e di acquistare un diritto sui beni della futura proprietà a titolo di erede o legatario. Tale accordo deve essere inteso a far sorgere un vero e proprio vinculum iuris di cui la successiva disposizione testamentaria costituisce l'adempimento. Conseguentemente deve essere esclusa la sussistenza di un patto successorio quando tra le parti non sia intervenuta alcuna convenzione e la persona della cui eredità trattasi abbia solo manifestato verbalmente all'interessato o a terzi l'intenzione di disporre dei suoi beni in un determinato modo, atteso che tale promessa verbale non crea alcun vincolo giuridico e non è quindi idonea a limitare la piena libertà del testatore che è oggetto di tutela legislativa.

Cass. n. 1683/1995

In tema di patti successori, per stabilire se una determinata pattuizione ricada sotto la comminatoria di nullità di cui all'art. 458 c.c. occorre accertare: 1) se il vincolo giuridico con essa creato abbia avuto la specifica finalità di costituire, modificare, trasmettere o estinguere diritti relativi ad una successione non ancora aperta; 2) se la cosa o i diritti formanti oggetto della convenzione siano stati considerati dai contraenti come entità della futura successione o debbano comunque essere compresi nella stessa; 3) se il promittente abbia inteso provvedere in tutto o in parte della propria successione, privandosi, così dello jus poenitendi; 4) se l'acquirente abbia contrattato o stipulato come avente diritto alla successione stessa; 5) se il convenuto trasferimento, dal promittente al promissario, debba aver luogo mortis causa, ossia a titolo di eredità o di legato.

Cass. n. 4827/1983

La delazione ereditaria può avvenire solo per testamento o per legge, senza, quindi, l'ipotizzabilità di un tertium genus, come il patto successorio che, ponendosi in contrasto con il principio fondamentale (e pertanto di ordine pubblico) del nostro ordinamento della piena libertà del testatore di disporre dei propri beni fino al momento della sua morte, è per definizione non suscettibile della conversione ex art. 1424 c.c., in un testamento mediante la quale si realizzerebbe proprio lo scopo, vietato dall'ordinamento, di vincolare la volontà del testatore al rispetto di impegni, concernenti la propria successione, assunti con terzi.

Cass. n. 2623/1982

Si ha patto successorio, vietato, ai sensi dell'art. 458 c.c., quando le disposizioni testamentarie redatte da più persone, pur essendo contenute in schede formalmente distinte, si integrano a vicenda, dando luogo a un accordo con il quale ciascuno dei testatori provvede alla sua successione in un determinato modo, in determinante correlazione con la concordata disposizione dei propri beni da parte degli altri. (Nella specie, si è ravvisato un patto successorio vietato, essendo risultato che ciascuno dei coniugi aveva lasciato i propri beni a uno dei due figli, perché l'altro coniuge aveva disposto delle sue sostanze a favore dell'altro figlio).

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Quesiti degli utenti
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Quesito n. 11785/2014 sabato 22 novembre 2014

Patrizia D. chiede

Gentilissimi,
mi trovo davanti una situazione particolare ovvero: nel marzo 2010 e' pervenuta una lettera a mio padre,scomparso nell'agosto 2012 dopo lunga malattia, dall'INPS che gli comunicava che dai conteggi fatti risultava essere creditore di euro 1900 circa. Dopo la sua dipartita abbiamo dimenticato quella comunicazione ma tempo nel rimettere a posto le carte ho ritrovato,nel gennaio del 2014, la comunicazione dell'INPS,cosi'dopo varie richieste sia via mail che tramite mio cognato che si è recato personalmente in sede e gli hanno confermato che esisteva questo credito e che era stato messo in pagamento.Ad aprile 2014 non avendo più notizie mi sono recata personalmente alla sede dell'INPS di Civitavecchia, competente per territorio, a chiedere come mai non fosse arrivata la somma da loro indicata. L'impiegato allo sportello mi ha detto che avrei dovuto fare una richiesta di rateo maturato e non riscosso, come io ho prontamente fatto. A novembre 2014 ricevo una raccomandata dall' INPS che mi comunicano che io in qualità' di erede di mio padre,nullatenente, devo all'Ente euro 3000 circa per importi percepiti e non dovuti,dall'anno 2009 al 2010,da mio padre.Cosa posso fare? Ringrazio infinitamente e porgo distinti saluti Patrizia D'Annibale.

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 11785/2014 [risposta a pagamento]

Purtroppo è molto frequente che l'INPS, dopo diversi anni e anche successivamente alla morte del pensionato, richieda il pagamento di somme ricevute dall'anziano ma "non spettanti" (la formula di rito è: "è stata corrisposta la maggiorazione sociale o l’aumento sociale della pensione, non spettante a causa del possesso di redditi di importo superiore ai limiti stabiliti dalla legge").

In questi casi, l'INPS ritiene che il pensionato abbia, nel periodo indicato nella lettera di richiesta del pagamento, percepito un reddito superiore a quelle soglie minime previste per legge per godere di una maggiorazione o di un aumento sociale.

L'INPS invia solitamente la lettera a tutti i presunti eredi, nella speranza di trovarne qualcuno che abbia accettato l'eredità puramente e semplicemente: in tal caso, infatti, l'erede è tenuto a rispondere dei debiti del de cuius.

Nel caso di specie, si possono valutare queste ipotesi.

- Innanzitutto, si possono verificare i redditi del padre nel periodo di riferimento e valutare se effettivamente i calcoli effettuati dall'INPS siano corretti. Per fare questa operazione ci si può rivolgere con costi modesti a un CAF.
Qualora i calcoli dell'INPS siano giusti, il pagamento è dovuto.
Diversamente, si potrà proporre ricorso al Comitato Provinciale INPS come indicato nella lettera, entro 90 giorni dal suo ricevimento.

- Quanto alla vicenda successoria, si può precisare quanto segue.
Se dalla morte del padre nell'agosto 2012, la figlia non ha accettato l'eredità, né era in possesso di alcun bene ereditario, la signora potrebbe ancora ipoteticamente decidere di rinunciare all'eredità o di accettare con beneficio d'inventario ex art. 487 del c.c. (ha 10 anni di tempo per farlo, dall'apertura della successione). Ricordiamo che l'accettazione beneficiata comporta la possibilità di tenere separati il patrimonio del defunto e quello degli eredi, facendo in modo che i debiti ereditari debbano essere pagati solo con eventuali beni lasciati in eredità dal de cuius: se tali beni non sono sufficienti, il creditore rimarrà semplicemente insoddisfatto.
Tuttavia, va posta l'attenzione sul fatto che l'accettazione di eredità possa avvenire sia espressamente (con una formale dichiarazione) sia tacitamente, cioè con il compimento di un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe diritto di fare se non nella qualità di erede (art. 476 del c.c.). La giurisprudenza, nonché la prassi dell'Istituto di Previdenza Sociale, ritiene che la riscossione del rateo di pensione o di altre somme spettanti al de cuius, e addirittura la sola domanda di questi, possa configurarsi come accettazione tacita. Nel caso di specie, quando la signora si è rivolta all'INPS nella primavera del 2014, l'ufficio le ha chiesto di formalizzare la domanda di rateo maturato e non riscosso, ponendola nella posizione di compiere (del tutto inconsapevolmente) un atto di accettazione tacita dell'eredità, che la sottrarrebbe ora dalla possibilità di rinunciare all'eredità o accettare con beneficio d'inventario, per non dover pagare il debito del padre.
Si consiglia in ogni caso di valutare il tenore della richiesta di rateo formulata all'INPS dalla figlia, per analizzare se questa possa a tutti gli effetti considerarsi come accettazione tacita, in considerazione del fatto che non è ancora avvenuta la riscossione.

- Quanto alla circostanza che la richiesta di restituzione di somme non dovute sia giunta dopo anni e separatamente dalla lettera in cui si diceva che vi erano arretrati da riscuotere, non si ravvisano ipotesi di illiceità della condotta dell'INPS: casomai, una evidente negligenza nel non aver trattato unitariamente la posizione del pensionato, creando il disagio di non aver compensato fin da subito i due importi.
V'è da sottolineare come il periodo di riferimento delle somme non dovute sia comunque tale da non far scattare una prescrizione del diritto di credito dell'INPS (opera qui la prescrizione decennale), motivo per il quale si deve ritenere legittima la richiesta di restituzione delle somme - sempre se si prova che i limiti reddituali fossero stati realmente superati.
Ad ogni modo, laddove risultasse infine dovuto l'importo di 3.000 euro, sarà opportuno segnalare prontamente all'INPS l'esistenza del controcredito di circa 1.900 euro, chiedendone la reciproca compensazione.

Testi per approfondire questo articolo

Il divieto di patti successori nella prospettiva di un diritto europeo delle succesioni

Collana: Univ. Molise-Dipartimento giuridico
Pagine: 408
Data di pubblicazione: ottobre 2014
Prezzo: 40,00 -10% 36,00 €
Categorie: Patti successori

Il divieto di patti successori contenuto nell'art. 458 del Codice Civile rappresenta tuttora uno dei cardini del nostro sistema successorio. La lettera di questa norma pare purtroppo offrire la base giuridica per censurare qualsiasi forma di accordo sulla trasmissione mortis causa del patrimonio di un soggetto ancora in vita e rappresenta un serio ostacolo ad una efficace pianificazione del fenomeno successorio. Si tratta, questa, di una peculiarità del nostro ordinamento, atteso... (continua)

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L'opera affronta il diritto successorio con un approccio nuovo, più ampio e innovativo, mettendo al centro della trattazione la realizzazione degli interessi voluti di volta in volta dal disponente e tutelati dal sistema, come indicato dalle Sezioni Unite della Cassazione nella sentenza n. 6538/2010. Il volume coniuga il profilo scientifico del commento con l'analisi e lo studio, all'interno di ogni capitolo, di singoli casi concreti, che mostrano l'effettiva applicazione degli... (continua)


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