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Articolo 536

Codice Civile

Legittimari

Dispositivo dell'art. 536 Codice Civile

Le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti (1) nella successione sono: il coniuge [548 c.c.], i figli [legittimi, i figli naturali] (2) (3), gli ascendenti [legittimi] (4).
Ai figli [legittimi] sono equiparati [i legittimati e] gli adottivi (2) (6) [291 ss, 304 c.c.].
A favore dei discendenti [dei figli legittimi o naturali] (2), i quali vengono alla successione in luogo di questi [467 c.c.], la legge riserva gli stessi diritti che sono riservati ai figli [legittimi o naturali] (2) (2) (7).


Note

(1) Per esempio l'assegno vitalizio spettante al coniuge superstite a cui sia stata addebitata la separazione che godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto al momento dell'apertura della successione (v. art. 548 del c.c.).

(2) Comma così modificato dal D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.

(3) Sia quelli riconosciuti da uno o da entrambi i genitori (v. art. 250 del c.c.) che quelli giudizialmente dichiarati figli naturali (v. art. 269 del c.c.).

(4) Tali soggetti prendono il nome di legittimari.

(5) Vi rientrano solo i figli la cui legittimazione sia avvenuta prima dell'apertura della successione (v. art. 456 del c.c.).

(6) Legittimari sono solo i figli adottati quando erano minori di età, che instaurano un rapporto di parentela (v. art. 74 del c.c.) con la famiglia dell'adottante.

(7) Qualora i figli del de cuius non possano o non vogliano accettare l'eredità subentrano nel diritto alla legittima i loro discendenti. La norma è diretta ad evitare che il testatore impedisca la successione dei discendenti per rappresentazione disponendo una sostituzione (v. art. 688, 467 del c.c.).

Ratio Legis

Le norme che regolano la successione dei legittimari tutelano il coniuge, i figli e i genitori del de cuius, riservando loro una quota di patrimonio in relazione alla quale la volontà del testatore viene limitata. Si ritengono in tal modo correttamente bilanciate, da un lato, la tutela della famiglia (v. art. 29 Cost.), dall'altro, la liberta di ciascuno di disporre dei propri beni per il tempo in cui avrà cessato di vivere (v. art. 587 del c.c.).

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 13310/2002

Il principio dell'intangibilità della quota di legittima deve intendersi soltanto in senso quantitativo e non anche in senso qualitativo, potendo il testatore soddisfare le ragioni dei legittimari con beni — di qualunque natura — purché compresi nell'asse ereditario; ne consegue che non viola il disposto degli artt. 536 e 540 c.c. il testatore che abbia lasciato al coniuge l'usufrutto generale sui beni mobili e immobili nonché la prima proprietà di eredità, contanti, depositi bancari e postali, sempre che il valore di detti beni copra la quota riservata al coniuge, atteso che l'attribuzione dell'usufrutto generale non costituisce assegnazione di legato ma istituzione di erede e che l'attribuzione della proprietà prima di alcune categorie di beni vale come istituzioni di erede se essi sono intesi come quota dei beni del testatore.

Cass. n. 3452/1973

Le ragioni dei legittimari possono essere soddisfatte anche mediante atti di disposizione a titolo particolare. La successione cosiddetta necessaria non implica né l'acquisto ipso iure da parte dei legittimari della qualità di eredi né, di conseguenza, l'investitura della titolarità dei beni ereditari.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 536 del c.c.

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06/07/2015 Emilia-Romagna
Silvia V. chiede

Mio padre vedovo, figlio unico, senza più genitori e con un’unica figlia (io) è deceduto lasciando un testamento olografo valido in cui nomina suo unico erede universale il suo unico nipote di anni 22 (e mio unico figlio). Vorrei sapere se, poiché il testamento eccede la quota di cui il defunto poteva disporre (1/2 patrimonio in quanto 1/2 quota legittima della figlia), erede è solo mio figlio o siamo in due (io e lui ognuno per il 50% ). In questo caso poiché io vorrei che ereditasse tutto mio figlio dovrei fare rinuncia all’eredità e sono ancora in tempo? (il decesso è avvenuto il 02-10-14). Oppure è sufficiente che io non faccia azioni oppositorie per non essere considerata coerede? Nel caso l’unico erede sarebbe mio figlio oppure gli unici altri parenti (una zia e qualche cugino di primo grado) possono vantare diritti sull’eredità?

Consulenza giuridica i 08/07/2015

La lesione della quota riservata ad alcuni eredi rileva solo qualora ad essere esclusi siano i legittimari del defunto, che, per legge, sono solo il coniuge, i figli e gli ascendenti, cioè i genitori (art. 536 del c.c.).
Quando il testatore abbia disposto della propria eredità oltre il limite della quota disponibile, i legittimari hanno diritto ad agire con l'azione di riduzione, che ha lo scopo di far dichiarare l'inefficacia delle disposizioni testamentarie e delle donazioni che, appunto, eccedono la quota di cui il testatore poteva liberamente disporre.
Nel nostro caso, poiché il de cuius era già vedovo e i suoi genitori gli erano premorti, l'unica persona che potrebbe impugnare il testamento è la figlia. Ella, però, non ha intenzione di agire contro il figlio, anzi.
In questa ipotesi, la soluzione migliore è non fare nulla. Difatti, l'azione di riduzione si prescrive naturalmente decorsi dieci anni dal momento in cui la disposizione testamentaria lesiva della legittima sia stata accettata dal chiamato all'eredità (cioè dal nipote del defunto, figlio dell'unica legittimaria).
Sul piano giuridico, la figlia va considerata come "legittimaria pretermessa" e, secondo la migliore dottrina, ella non è reputabile come erede se non in quanto abbia sperimentato vittoriosamente l'azione di riduzione. Se la figlia non agisce in riduzione, non sarà mai erede e, quindi, non è tenuta a rinunciare ad alcunché.
Quanto all'esistenza di altri parenti, il testamento vale ad escluderli indubbiamente dall'eredità. Essi non potranno vantare alcun diritto sul patrimonio del de cuius, che sarà interamente devoluto al nipote.


25/08/2014 Emilia-Romagna
Gianmarco M. chiede

Buonasera, chiedo se i fratelli, della defunta (essa non ha figli) possono richiedere qualcosa, come la leggittima, nel caso è presente un testamento, in cui, la defunta lascia tutto al coniuge. Grazie

Consulenza giuridica i 25/08/2014

Ai sensi dell'art. 536 del c.c. sono legittimari solo il coniuge, i figli e gli ascendenti (genitori, nonni).
Il defunto può quindi decidere di dare con testamento tutti i propri averi al coniuge, escludendo i fratelli.


Testi per approfondire questo articolo

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    Trattare oggi dei legittimari e dei loro diritti può forse suscitare minori diffidenze rispetto a qualche tempo fa. Si potrà sempre nutrire il sospetto che il commento degli articoli 536-564 del codice civile del 1942, che erano e restano la fondamentale sedes materiae, sviscerati come sono da tanti pregevoli contributi dottrinali, oltre che applicati da una consistente mole di decisioni giurisprudenziali, non riservi elementi consistenti di novità. Certo: si... (continua)

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    L'opera esamina in modo completo il sistema della successione necessaria, con particolare riferimento ai temi più dibattuti. Vengono trattati gli istituti fondamentali, alla luce delle recenti innovazioni legislative, l. n. 219/2012 che ha equiparato i figli naturali ed i figli legittimi e il d.lgs. n.154/2013 (Decreto filiazione) con cui è stato rivisto in modo sensibile tutto il sistema di protezione della prole. I diritti riservati ai legittimari vengono riveduti in chiave... (continua)

  • La successione necessaria tra storia e riforme

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    L'indagine ricostruisce, attraverso l'esame delle matrici storiche delle norme originarie del codice civile in tema di legittima, e mediante il confronto tra esse e i diversi strumenti di tutela previsti dai principali ordinamenti di civil law e di common law, le ragioni giustificative della disciplina e gli interessi da questa tutelati. Essa verifica in che misura le confliggenti esigenze della circolazione giuridica e gli interessi dei terzi giustifichino la riforma degli artt. 561 e 563... (continua)