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Articolo 468

Codice Civile

Soggetti

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Dispositivo dell'art. 468 Codice Civile

(1) La rappresentazione ha luogo, nella linea retta [75 c.c.], a favore dei discendenti dei figli [legittimi, legittimati] anche adottivi, [nonché dei discendenti dei figli naturali del defunto] (2) e, nella linea collaterale [75 c.c.], a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto (3). I discendenti possono succedere per rappresentazione anche se hanno rinunciato all'eredità [479, 519 c.c.] della persona in luogo della quale subentrano, o sono incapaci o indegni di succedere rispetto a questa [463 c.c.] (4).

Note

(1) La Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità del presente articolo nella parte in cui esclude dalla rappresentazione il figlio naturale di chi, figlio o fratello del de cuius, non potendo o non volendo accettare, non lasci o non abbia discendenti legittimi (sent. n. 79/1969).

(2) Comma così modificato con d.lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, in vigore dal 7 febbraio 2014.

(3) I soggetti che possono succedere per rappresentazione sono soltanto i discendenti dei figli nonché dei fratelli o delle sorelle del defunto.

(4) Poichè i discendenti che succedono per rappresentazione fanno valere un proprio diritto, e non un diritto del delato anteriore, è possibile per questi rappresentare il soggetto rispetto al quale erano incapaci di succedere, indegni o alla cui successione abbiano rinunciato.


Ratio Legis

Attraverso la rappresentazione si chiamano alla successione i più stretti famigliari del rappresentato con l'intenzione di favorire la sua famiglia. Si presume, infatti, che il defunto, se avesse saputo che il rappresentato non avrebbe potuto o voluto accettare l'eredità, avrebbe disposto a favore dei discendenti di quest'ultimo.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

235Questi principi sono enunziati nell'art. 467 del c.c., art. 468 del c.c. e art. 469 del c.c.. Il primo di essi chiarisce il concetto di rappresentazione e ne fissa i limiti nel caso di successione testamentaria, affermando che la rappresentazione non ha luogo se il testatore ha fatto una sostituzione per il caso che l'istituito non possa o non voglia accettare l'eredità. A evitare il dubbio, del resto infondato, che i discendenti dell'istituito non possano reclamare la quota di riserva ,nel caso in cui sia stata disposta la sostituzione, ho posto un chiarimento a questo riguardo nell'art. 536.
L'art. 468 precisa i soggetti tra i quali vi è rappresentazione e le condizioni nelle quali questa ha luogo.
L'art. 469 infine contempla i casi in cui si ha la successione per rappresentazione e il modo in cui si effettua la divisione fra i rappresentanti.
In correlazione ai mutamenti introdotti in questo capo, ho soppresso e modificato talune disposizioni del progetto che non erano più compatibili con i nuovi principii, come sarà di volta in volta avvertito.

Brocardi collegati a questo articolo

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 22840/2009

L'ambito di applicazione dell'istituto della rappresentazione, sia nella successione legittima che in quella testamentaria, è circoscritto dall'art. 468 c.c., nel senso che essa ha luogo a favore dei discendenti del chiamato che, nella linea retta, sia figlio e, in quella collaterale, fratello o sorella del defunto; ne consegue che sono esclusi dalla rappresentazione i discendenti del nipote "ex filio".

Cass. n. 3051/1994

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 468 c.c., in relazione all'art. 3 Cost., nella parte in cui non include i figli legittimi, di primo letto, del coniuge premorto tra i soggetti che possono subentrare per rappresentazione nel luogo e nel grado del loro ascendente a norma del precedente art. 467 c.c., in quanto l'istituto della rappresentazione la cui ratio si è progressivamente spostata dalla tutela della famiglia del defunto a quella della famiglia del mancato successore — ha carattere eccezionale, operando in deroga ai principi generali sull'ordine dei successibili, ed esprime, così, una valutazione squisitamente discrezionale — riservata al legislatore e non sindacabile dalla Corte costituzionale —, la quale non dà luogo, comunque, ad un'ingiustificata disparità di trattamento, attesa l'evidente disomogeneità della situazione dei figli di primo letto del coniuge premorto rispetto alle altre previste dagli artt. 467 e 468 c.c. agli effetti della successione rappresentazione.

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Quesito n. 7156/2012 mercoledì 28 novembre 2012

gianluigi chiede

Buonasera,
il 20 ottobre 2012 muore il cugino di mia madre. Figlio unico, non avendo figli moglie e nemmeno genitori, le eredi risultano essere mia madre con le due sorelle. Può mia madre rinuciare alla quota dell'eredità ed accettarla mia sorella ed io?
grazie alla prox
Gianluigi

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 7156/2012 [risposta gratuita]

Nella successione legittima, il compendio ereditario viene devoluto ai parenti in virtù del principio che il più prossimo esclude il più remoto. Infatti, l'art. 572 del c.c. dispone che nel caso in cui taluno muoia senza senza lasciare prole, né genitori, né altri ascendenti, né fratelli o sorelle o loro discendenti, la successione si apre a favore del parente o dei parenti prossimi, senza distinzione di linea. La predetta norma specifica, inoltre, che la successione non ha luogo tra i parenti oltre il sesto grado.

Nel caso prospettato i parenti più prossimi del de cuius risultano le tre cugine, parenti di quarto grado ai sensi dell'art. 76 del c.c.. Se una delle tre cugine decidesse di rifiutare la sua quota ereditaria, questa andrebbe devoluta alle altre due con il conseguente accrescimento delle loro quote. Infatti, i discendenti della chiamata all'eredità non hanno alcun diritto di accettare la quota ereditaria in luogo della stessa in quanto nel caso di specie l'istituto della rappresentazione di cui all'art. 467 del c.c. non trova applicazione. Tale istituto viene in rilievo nelle sole ipotesi in cui il chiamato all'eredità sia figlio o fratello del de cuius e fa sì che i discendenti del chiamato subentrino nel luogo e nel grado del loro ascendente che non possa o non voglia accettare l'eredità.

Tag: successione di altri parenti, diritto di rappresentazione

Quesito n. 2350/2011 mercoledì 9 febbraio 2011

claudio chiede

Buonasera, sono un uomo di 41 anni adottato nel 1979 con mio fratello con adozione speciale: ho quindi il cognome degli adottanti, dei quali è rimasta in vita mia madre. Ad aprile è venuto a mancare mio fratello. Stando all'articolo 304, sono io l'unico successore di mio fratello? Vi ringrazio per la cortesia prestatami.

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 2350/2011 [risposta gratuita]

L'art. 304 del c.c., tuttora vigente, si riferisce all'adozione di persone maggiorenni. Nel caso di specie, tuttavia, si tratta di adozione di minore speciale e quindi legittimante (nel caso di specie, l'adozione è avvenuta nel 1979, quando il soggetto non aveva ancora compiuto 18 anni), che è disciplinata dalla legge n. 184 del 4 maggio 1983.

Poiché la legge 184 non richiama l'art. 304 c.c. se non per l'adozione non legittimante, l'adottante ha gli stessi diritti successori che spetterebbero al genitore, nei confronti dell'adottato che gli è premorto. Quindi, la madre adottante succede nella metà dell'asse ereditario dell'adottato, in concorrenza con il fratello sopravvissuto.

Quesito n. 1436/2010 venerdì 12 novembre 2010

nicola chiede

il codice parla solo di discendenti, mentre nelle note si parla di discendenti legittimi e naturali dei figli e dei fratelli e sorelle del defunto.
c'è contraddizione,dal momento che i discendenti naturali non hanno piena parità?

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 1436/2010 [risposta gratuita]

La rappresentazione è una devoluzione della chiamata rivolta ai figli e ai discendenti (legittimi e naturali) del primo istituito che non può (scomparsa, assenza, morte presunta, premorienza, indegnità) o non vuole (rinunzia) succedere. L'istituto opera solo se il primo chiamato è figlio o fratello del de cuius e non esistono distinzioni tra figli naturali o figli legittimi, i quali sono pienamente parificati.