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Articolo 580 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n.1398)

Istigazione o aiuto al suicidio

Dispositivo dell'art. 580 Codice penale

Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione (1), è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima [583] (2).

Le pene sono aumentate [64] se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1 e 2 dell'articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità d'intendere o di volere [85], si applicano le disposizioni relative all'omicidio [575-577] (3).

Note

(1) L'agevolazione può avvenire anche per omissione, se in capo all'agente vi è un obbligo giuridico di impedire l'evento.
(2) La dottrina è divisa a proposito della morte e delle lesioni gravi o gravissime del suicida, che da alcuni autori sono considerate evento del reato, mentre altri le ritengono condizioni obiettive di punibilità (v. 44).
(3) Si tratta di circostanze oggettive in quanto attinenti alle condizioni della persona offesa, quindi si comunicano a tutti i compartecipi ex art. 118.

Ratio Legis

Il legislatore ha inteso punire le condotte di aiuto o istigazione al suicidio, data l'indisponibilità del bene vita.

Spiegazione dell'art. 580 Codice penale

La norma tutela il bene della vita anche contro la volontà del titolare, in una visione dunque collettiva della vita stessa.

Viene punita la determinazione in altri di un proposito suicida prima inesistente ed il rafforzamento di un proposito suicida preesistente, ma solamente nel caso in cui il suicidio avvenga, o, con una pena più lieve, quando venga in essere una lesione personale grave o gravissima.

La pena è inoltre aumentata qualora la persona istigata sia minore degli anni diciotto oppure in uno stato di infermità psichica (ma non totalmente priva della capacità di intendere e volere). Infatti, qualora essa sia minore degli anni quattordici o totalmente priva della capacità di intendere e di volere, si applicano le norme relative all'omicidio volontario (art. 575).

Il soggetto istigatore deve ad ogni modo aver agito con la volontà, seppur minima, di rafforzare o determinare il proposito suicida, non potendosi punire una condotta involontaria o non sorretta da effettiva consapevolezza dell'altrui proposito. Non essendo infatti la morte o le lesioni una condizione obiettiva di punibilità, il soggetto agente deve essersene rappresentato almeno la probabilità di realizzazione, seguita dall'accettazione dell'evento.

Massime relative all'art. 580 Codice penale

Cass. pen. n. 22782/2010

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 580 c.p., sotto il profilo del rafforzamento dell'altrui proposito suicida, occorre sia la dimostrazione dell'obiettivo contributo all'azione altrui di suicidio, sia la prefigurazione dell'evento come dipendente dalla propria condotta. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato la decisione con cui il giudice di merito ha affermato la responsabilità dell'imputato, in ordine al reato di cui all'art. 580 c.p., "presumendo una speculare intelligenza del rapporto reciproco dell'autore del reato e del suicida in termini di azione-reazione così assorbendo la prova del dolo in quella della causalità).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 22782 del 15 giugno 2010)

Cass. pen. n. 3924/2007

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 580 c.p., sotto il profilo del rafforzamento dell'altrui proposito suicida, pur essendo richiesto, quanto all'elemento psicologico, il solo dolo generico, è però necessario che sussista, nell'agente, la consapevolezza della obiettiva serietà del suddetto proposito. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto che correttamente fosse stata esclusa, dal giudice di merito, la sussistenza del reato a carico del fidanzato di una ragazza il quale, a fronte del manifestato — e poi attuato — proposito della stessa di suicidarsi mediante precipitazione da un balcone, per reazione ad una scenata di gelosia, l'aveva verbalmente incoraggiata a porre in essere il detto proposito, nel presumibile convincimento che, come già avvenuto in passato, esso non avrebbe avuto seguito).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3924 del 1 febbraio 2007)

Cass. pen. n. 3147/1998

Il discrimine tra il reato di omicidio del consenziente e quello di istigazione o aiuto al suicidio va individuato nel modo in cui viene ad atteggiarsi la condotta e la volontà della vittima in rapporto alla condotta dell'agente: si avrà omicidio del consenziente nel caso in cui colui che provoca la morte si sostituisca in pratica all'aspirante suicida, pur se con il consenso di questi, assumendone in proprio l'iniziativa, oltre che sul piano della causazione materiale, anche su quello della generica determinazione volitiva; mentre si avrà istigazione o agevolazione al suicidio tutte le volte in cui la vittima abbia conservato il dominio della propria azione, nonostante la presenza di una condotta estranea di determinazione o di aiuto alla realizzazione del suo proposito, e lo abbia realizzato, anche materialmente, di mano propria.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3147 del 12 marzo 1998)

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