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Articolo 44 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n.1398)

Condizione obiettiva di punibilità

Dispositivo dell'art. 44 Codice penale

Quando, per la punibilità del reato, la legge richiede il verificarsi di una condizione (1), il colpevole risponde del reato, anche se l'evento, da cui dipende il verificarsi della condizione, non è da lui voluto (2).

Note

(1) Il codice penale non dà una definizione di condizioni obiettive di punibilità. Si tratta, secondo la dottrina maggioritaria di eventi estranei alla condotta illecita, a questa concomitanti o successivi, ma che non sono necessariamente voluti dall'agente. Da queste condizioni, ove la legge ne faccia riferimento, viene fatta dipendere la punibilità di un reato. Ne sono un esempio il pubblico scandalo nel delitto di incesto (art.564) e l'annullamento del matrimonio nell'induzione al matrimonio mediante inganno (art.588). Un tempo s considerava tale anche la sentenza dichiarativa di fallimento in relazione al reato di bancarotta (art. 216, l. fall.)., ora però considerata vero e proprio elemento costitutivo del reato.
Non è pacifica in dottrina la natura di queste. Alcuni le ritengono elemento costitutivo del reato, nella sua parte fattuale. Altri invece, propendono per considerarle esterne al reato, la loro rilevanza si coglierebbe dunque solo sotto l'aspetto della punibilità ovvero dell'applicazione della pena). Si suole poi distinguere tra condizioni intrinseche che comportano un ulteriore aggravamento, come nel caso del pubblico scandalo (art. 564), e condizioni estrinseche, che non riguardano l'offensività del fatto, come nel caso di annullamento del matrimonio (art. 588) di punibilità sono imputate.
(2) Qui viene specificato che tali condizioni operano anche se non l'evento non è voluto dal soggetto, in quanto tali condizioni a titolo di responsabilità oggettiva (v.42). Per cui ad esempio,in caso di incesto (v. 564), il soggetto sarà punibile indipendentemente dal fatto che volesse o meno determinare il pubblico scandalo. Non a caso la norma si riferisce a condizioni obiettive di punibilità. Tuttavia, la giurisprudenza e la dottrina recenti ritiengono che, sulla scorta della valorizzazione nel nostro ordinamento del principio di colpevolezza (sent. C. Cost. 24 marzo 1988, n. 364 (v. 42)), si debba rivedere, in termini meno assoluti, il rapporto tra condizioni obiettive di punibilità e colpevolezza ovvero mentre le condizioni estrinseche possono essere imputate a titolo di responsabilità oggettiva, quelle intrinseche, non si sottrarrebbero dal principio di colpevolezza, per cui per la loro applicabilità si richiede almeno la colpa.

Ratio Legis

La norma si riferisce a quelle ipotesi in cui l'interesse dello Stato ad esercitare la funzione punitiva non sussiste se non in presenza di dati avvenimenti, al fine, da un lato, di ridurre l'ambito dei fatti punibili e le conseguenze che ne derivano sul piano processuale e penitenziario e, dall'altro, di non dare eccessiva rilevenza a condotte per lo più destinate ad avere effetto nello sfera personle del soggetto o comunque non dirette a turbare la tranquillità sociale.

Spiegazione dell'art. 44 Codice penale

La disposizione in oggetto sancisce la punibilità del soggetto anche per il verificarsi di una condizione e di un evento, nonostante l'evento, da cui dipende la condizione, non sia da lui voluto. Ciò si verifica solamente nei casi in cui sia la legge a richiedere il verificarsi della condizione ai fine della rimproverabilità del soggetto.

La condizione obiettiva di punibilità viene tradizionalmente qualificata come un elemento estrinseco della condotta colpevole del reo, in quanto avvenimento esterno, aggiuntivo e successivo al fatto, distinto sia dalla condotta delittuosa che dall'evento tipico conseguente alla condotta stessa.
Si tratta essenzialmente di un evento futuro ed incerto, cui il legislatore ricollega l'applicazione della pena.

Vengono innanzitutto in rilievo le condizioni obiettive di punibilità estrinseche, dove la condizione è elemento estraneo all'offesa, in cui il legislatore si limita a circoscrivere la punibilità di un fatto comunque già meritevole di pena. L'esempio più classico è rappresentato dall'annullamento del matrimonio nel reato di induzione al matrimonio mediante inganno (art. 558). Appare qui chiaro come l'annullamento del matrimonio non dipenda strettamente dall'agire del colpevole, ma, se si verifica tale condizione, egli sarà comunque punibile, mentre, se l'annullamento non avviene, egli rimarrà impunito nonostante la condotta ritenuta offensiva da parte del legislatore.

Condizioni di punibilità intrinseche sono invece quelle partecipi all'offensività del reato, che accentrano in sé il disvalore del fatto e la conseguente rimproverabilità.
Esse spesso possono apparentemente coincidere con gli elementi costitutivi del reato e quindi partecipare all'offesa al bene giuridico tutelato. Qui un esempio può essere fornito dal pubblico scandalo nel delitto di incesto (art. 564), in cui la condizione del pubblico scandalo, seppure non voluta dal soggetto agente, partecipa attivamente all'offesa del bene giuridico.

In merito a tale ultima categoria sono sorti parecchi dubbi, derivanti dalla somiglianza con gli elementi costitutivi del fatto, i quali necessitano però di volontà da parte del colpevole, realizzandosi altrimenti un vulnus al principio di responsabilità personale della pena.

Per poter distinguere la condizione obiettiva di punibilità da un elemento costitutivo è necessario valutare attentamente se l'elemento o la condizione incida significativamente sulla capacità lesiva di un bene giuridico. Se ciò avviene saremo in presenza di un elemento costitutivo e sarà perciò indispensabile la volontà del soggetto in ordine al verificarsi di tale condizione.


Massime relative all'art. 44 Codice penale

Cass. n. 1500/2014

Nel caso di morte di un soggetto determinato dall'impatto con un ombrellone, posto a copertura di un banco di vendita di prodotti ortofrutticoli, non costituisce caso fortuito idoneo a escludere la colpa del venditore un vento di forte intensità che non raggiunga un grado tale da rendere l'evento naturale assolutamente imprevedibile. (In motivazione, la Corte ha individuato la regola cautelare violata dall'imputato nello zavorraggio della base dell'ombrellone che avrebbe impedito l'effetto vela che ne aveva determinato lo sradicamento).

Cass. n. 19170/2012

In tema di circolazione stradale, la stanchezza (riferibile nella specie alla situazione che precede il c.d. colpo di sonno) rientra nel concetto di "malessere" che giustifica la sosta sulla corsia di emergenza, ai sensi dell'art. 157, comma primo, lett. d), c.d.s.; detto malessere, infatti, non si esaurisce nella nozione di infermità incidente sulla capacità intellettiva e volitiva del soggetto prevista dall'art. 88 c.p., o nell'ipotesi di caso fortuito di cui all'art. 45 c.p., ma indica il disagio e l'incoercibile necessità fisica, ancorché transitoria, che non consente di proseguire la guida con il dovuto livello di attenzione e che impone al soggetto, per concrete esigenze di tutela di sé e degli altri utenti della strada, di interromperla.

Cass. n. 4917/2010

Non sono riconducibili a caso fortuito gli incidenti sul lavoro determinati da colpa del lavoratore, poiché le prescrizioni poste a tutela dei lavoratori mirano a garantire l'incolumità degli stessi anche nell'ipotesi in cui, per stanchezza, imprudenza, inosservanza di istruzioni, malore od altro, essi si siano venuti a trovare in situazione di particolare pericolo.

Cass. n. 5096/2008

Il caso fortuito esclude l'elemento psicologico del reato, consistendo in un fatto assolutamente improvviso, imprevedibile e non evitabile dal soggetto agente pur facendo uso di ogni diligenza. (Nel caso di specie la Corte ha escluso la non punibilità del comportamento di chi, dopo aver partecipato ad una lite e nello stato di agitazione che ne era seguito, si poneva alla guida della propria autovettura tenendo una condotta di guida imprudente, tanto da provocare l'investimento di uno dei litiganti).

Cass. n. 19373/2007

In tema di responsabilità da sinistri stradali, la strada sdrucciolevole, a causa di pioggia caduta poco prima della perdita di controllo del veicolo da parte del suo conducente, non integra gli estremi del caso fortuito, il quale si verifica quando sussiste il nesso di causalità materiale tra la condotta e l'evento, ma fa difetto la colpa, in quanto l'agente non ha causato l'evento per sua negligenza o imprudenza; questo, quindi, non è, in alcun modo, riconducibile all'attività psichica del soggetto. Ne consegue che, qualora una pur minima colpa possa essere attribuita all'agente, in relazione all'evento dannoso realizzatosi, automaticamente viene meno l'applicabilità della disposizione di cui all'art. 45 c.p.

Cass. n. 14777/2004

Il meccanismo di estinzione delle contravvenzioni in materia di sicurezza ed igiene del lavoro previsto dal decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758, prevede all'art. 24 l'adempimento della prescrizione amministrativa da parte del contravventore. La condotta di inottemperanza all'obbligo di regolarizzazione indicato dall'organo di vigilanza, purchè ascrivibile al soggetto agente quanto meno a titolo colposo, integra una condizione di punibilità “intrinseca” cioè incidente sull'interesse tutelato dalla fattispecie, in quanto il legislatore ha condizionato la punibilità del reato all'ulteriore comportamento del contravventore che non regolarizzi le condizioni di igiene e sicurezza del lavoro, rimuovendo l'offesa arrecata all'interesse protetto.

Cass. n. 2334/1989

La sentenza dichiarativa di fallimento non costituisce una condizione obiettiva di punibilità dei reati di bancarotta, ma integra un elemento costitutivo di essi. Conseguentemente i fatti compiuti dall'imprenditore (atti di disposizione o altri atti enumerati dall'art. 216 legge fall. come ipotesi di bancarotta) diventano penalmente rilevanti solo con la pronunzia della sentenza dichiarativa di fallimento. Cosicché, per la coincidenza del momento consumativo del reato con il luogo della dichiarazione di fallimento, ivi si radica la competenza territoriale. Nella bancarotta post-fallimentare viceversa, in cui la già pronunciata sentenza dichiarativa di fallimento opera come presupposto del reato, la consumazione si attua nel tempo e luogo della commissione dei fatti delittuosi e ivi si radica ai fini della competenza territoriale.

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