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Articolo 604 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

[Aggiornato al 28/02/2020]

Questioni di nullità

Dispositivo dell'art. 604 Codice di procedura penale

1. Il giudice di appello, nei casi previsti dall'articolo 522, dichiara la nullità [177-186] in tutto o in parte della sentenza appellata e dispone la trasmissione degli atti al giudice di primo grado, quando vi è stata condanna per un fatto diverso o applicazione di una circostanza aggravante per la quale la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato o di una circostanza aggravante ad effetto speciale, sempre che non vengano ritenute prevalenti o equivalenti circostanze attenuanti.

2. Quando sono state ritenute prevalenti o equivalenti circostanze attenuanti o sono state applicate circostanze aggravanti diverse da quelle previste dal comma 1, il giudice di appello esclude le circostanze aggravanti, effettua, se occorre, un nuovo giudizio di comparazione e ridetermina la pena.

3. Quando vi è stata condanna per un reato concorrente [517] o per un fatto nuovo (1), il giudice di appello dichiara nullo il relativo capo della sentenza ed elimina la pena corrispondente, disponendo che del provvedimento sia data notizia al pubblico ministero per le sue determinazioni [521].

4. Il giudice di appello, se accerta una delle nullità indicate nell'articolo 179, da cui sia derivata la nullità del provvedimento che dispone il giudizio o della sentenza di primo grado, la dichiara con sentenza e rinvia gli atti al giudice che procedeva quando si è verificata la nullità. Nello stesso modo il giudice provvede se accerta una delle nullità indicate nell'articolo 180 che non sia stata sanata e da cui sia derivata la nullità del provvedimento che dispone il giudizio o della sentenza di primo grado (2).

5. Se si tratta di altre nullità che non sono state sanate, il giudice di appello può ordinare la rinnovazione degli atti nulli [185] o anche, dichiarata la nullità, decidere nel merito, qualora riconosca che l'atto non fornisce elementi necessari al giudizio (3).

5-bis. Nei casi in cui si sia proceduto in assenza dell'imputato, se vi è la prova che si sarebbe dovuto provvedere ai sensi dell'articolo 420 ter o dell'articolo 420 quater, il giudice di appello dichiara la nullità della sentenza e dispone il rinvio degli atti al giudice di primo grado. Il giudice di appello annulla altresì la sentenza e dispone la restituzione degli atti al giudice di primo grado qualora l'imputato provi che l'assenza è stata dovuta ad una incolpevole mancata conoscenza della celebrazione del processo di primo grado. Si applica l'articolo 489, comma 2 (4).

6. Quando il giudice di primo grado ha dichiarato che il reato è estinto [c.p. 150 ss.] o che l'azione penale non poteva essere iniziata o proseguita, il giudice di appello, se riconosce erronea tale dichiarazione, ordina, occorrendo, la rinnovazione del dibattimento e decide nel merito [603].

7. Quando il giudice di primo grado ha respinto la domanda di oblazione, il giudice di appello, se riconosce erronea tale decisione, accoglie la domanda e sospende il dibattimento [477] fissando un termine massimo non superiore a dieci giorni per il pagamento delle somme dovute. Se il pagamento avviene nel termine, il giudice di appello pronuncia sentenza di proscioglimento.

8. Nei casi previsti dal comma 1, se annulla una sentenza della corte di assise o del tribunale collegiale, il giudice di appello dispone la trasmissione degli atti ad altra sezione della stessa corte o dello stesso tribunale ovvero, in mancanza, alla corte o al tribunale più vicini. Se annulla una sentenza del tribunale monocratico o di un giudice per le indagini preliminari, dispone la trasmissione degli atti al medesimo tribunale; tuttavia il giudice deve essere diverso da quello che ha pronunciato la sentenza annullata.

Note

(1) La locuzione reato concorrente va riferita all'ipotesi di reato connesso a norma dell'art. 12, comma 1, lett. b), così da distinguerlo dall'ipotesi di fatto nuovo, che integra anch'esso, in senso lato, un reato concorrente.
(2) In tal caso si produce una regressione del processo, inevitabile stante la nullità che in via derivata colpisce il provvedimento conclusivo di una determinata fase e che in via organaria afferisce ad un atto propulsivo, un atto quindi che si colloca in una sequela necessitata di atti.
(3) La disciplinata in esame opera con riguardo alle nullità che afferiscono agli atti probatori, in armonia con quanto stabilito dall'art. 185, comma 2 e 4.
(4) Tale comma è stato inserito dall'art. 11, comma 3, della l. 28 aprile 2014, n. 67.

Ratio Legis

La disposizione in esame risponde all'esigenza di indicare con specifiche previsioni i profili che differenziano il giudizio d'appello da quello di primo grado in merito alle questione di nullità, coniugando il principio di conservazione degli atti con quello di economia processuale.

Spiegazione dell'art. 604 Codice di procedura penale

Oltre ai diversi esiti cui può giungere il giudizio dì appello contemplati dall'articolo 605, che coincidono con le ipotesi di inammissibilità, conferma, riforma o annullamento della sentenza di primo grado, la norma in esame disciplina la nullità della precedente sentenza.

Il principio che regola tali fattispecie deriva dal coordinamento del principio di conservazione degli atti con quello di economia processuale. Invero, la nullità che colpisce una parte solo della sentenza non travolge le altre parti e, d'altra parte, il giudice d'appello si sostituisce a quello di primo grado, corregendo o integrando la decisione.

Premesso che i primi tre commi si occupano di nullità della sentenza per difetto di contestazione, il comma 1 disciplina la nullità della sentenza che abbia condannato per un fatto diverso da quello contestato, ed in tal caso il giudice d'appello dichiara la nullità dell'intera sentenza, disponendo la trasmissione degli atti al giudice di primo grado. Allo stesso esito si giunge qualora si ravvisi la mancata contestazione in ordine ad una circostanza aggravante per la quale la legge stabilisca una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato oppure una circostanza aggravante ad effetto speciale (v. art. 63 comma 3 c.p.), ma in tal caso la nullità si riferisce solo alla parte di sentenza che abbia ingiustamente tenuto conto di tali aggravanti, a meno che il giudice d'appello non ritenga prevalenti od equivalenti le circostanze attenuanti, nel qual caso il rinvio al primo giudice sarebbe inutile (o quantomeno contrario ai principi di economia processuale). Per quanto concerne invece gli altri tipi di circostanze, il giudice d'appello semplicemente esclude le aggravanti non contestate ed effettua, se necessario, un nuovo giudizio di comparazione (art. 69 c.p.).

Nel caso in cui invece la mancata contestazione riguardi un reato concorrente o un fatto nuovo, il giudice d'appello dichiara la nullità della relativa parte di sentenza ed elimina la pena corrispondente.

I commi 4 e 5 riguardano invece i casi in cui il giudice rilevi la sussistenza di una nullità, la quale può essere assoluta (v. art. 179) o di tipo intermedio (v. art. 180), dalle quali sia derivata la nullità del provvedimento che dispone il giudizio o della sentenza di primo grado. In tal caso la sentenza è tout court nulla e gli atti vanno trasmessi al giudice di primo grado, determinandosi dunque una regressione del procedimento.

Se invece, ai sensi del comma 5, trattasi di altre nullità diverse da quelle assolute o intermedia, il giudice d'appello può ordinare la rinnovazione degli atti nulli oppure decidere direttamente nel merito, qualora propenda per la non necessarietà degli atti nulli ai fini del giudizio.

Il comma 5 bis concerne invece la nullità della sentenza per non avere il giudice di primo grado applicato correttamente la procedura relativa all'assenza dell'imputato, oppure venga dimostrata l'incolepvole mancata conoscenza del processo da parte del medesimo. In tali casi il giudice d'appello trasmette gli atti al giudice di primo grado, determinandosi anche in tal caso una regressione del procedimento.

Proseguendo con l'analisi dell'articolo, quando il giudice d'appello rileva che il primo giudice ha erroneamente dichiarato l'estinzione del reato o che l'azione penale non poteva essere iniziata o proseguita, il giudice d'appello decide nel merito, rinnovando, se occorre, il dibattimento. La medesima sorte quando rilevi che il primo giudice abbia erroneamente respinto la richiesta di oblazione. In tal caso il giudice d'appello procede di conseguenza, accogliendo la domanda e, una volta avvenuto il pagamento, pronuncia sentenza di proscioglimento.

Massime relative all'art. 604 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 22136/2016

In tema di poteri del giudice di appello, l'illegittimo diniego di accesso al rito abbreviato non rientra tra i casi tassativi di atti affetti da nullità assolute ed insanabili che, ai sensi dell'art. 604 cod. proc. pen., legittimano l'annullamento della sentenza, determinando, invece, solo l'effetto di inficiare la legalità del procedimento di quantificazione della pena da infliggere qualora si pervenga, in esito al dibattimento, ad una sentenza di condanna. (In motivazione la Corte ha chiarito che il giudice di appello deve procedere alla celebrazione del giudizio di secondo grado, valutando, all'esito, l'eventuale applicabilità della diminuente prevista dall'art. 442 cod. proc. pen. in caso di ritenuta infondatezza del rigetto della richiesta, sempre che l'imputato abbia coltivato l'istanza di rito speciale nel corso del giudizio di primo grado, immutata nel suo contenuto ed abbia formulato specifica censura al riguardo nell'atto di appello).

Cass. pen. n. 8705/2013

Nel giudizio di appello, in assenza di mutamenti del materiale probatorio acquisito al processo, la riforma della sentenza assolutoria di primo grado, una volta compiuto il confronto puntuale con la motivazione della decisione di assoluzione, impone al giudice di argomentare circa la configurabilità del diverso apprezzamento come l'unico ricostruibile al di là di ogni ragionevole dubbio, in ragione di evidenti vizi logici o inadeguatezze probatorie che abbiano minato la permanente sostenibilità del primo giudizio.

Cass. pen. n. 26075/2011

La mancanza assoluta di motivazione della sentenza non rientra tra i casi, tassativamente previsti dall'art. 604 c.p.p., per i quali il giudice di appello deve dichiarare la nullità della sentenza appellata e trasmettere gli atti al giudice di primo grado, ben potendo lo stesso provvedere, in forza dei poteri di piena cognizione e valutazione del fatto, a redigere, anche integralmente, la motivazione mancante. (Fattispecie in tema di omessa redazione della motivazione, con la pronuncia del solo dispositivo di condanna).

Cass. pen. n. 9922/2010

La mancanza di motivazione della sentenza non rientra tra i casi, tassativamente previsti dall'art. 604 c.p.p., per i quali il giudice di appello deve dichiarare la nullità della sentenza appellata e trasmettere gli atti al giudice di primo grado, ben potendo lo stesso provvedere, in forza dei poteri di piena cognizione e valutazione del fatto, a redigere, anche integralmente, la motivazione mancante. (Fattispecie di mancanza di una pagina della sentenza di primo grado).

Cass. pen. n. 34643/2008

Il giudice d'appello che abbia accertato l'erronea applicazione da parte del giudice di primo grado di una circostanza aggravante sottratta al giudizio di comparazione e, quindi, alla disciplina prevista dall'art. 604, comma secondo, c.p.p., deve dichiarare la nullità della sentenza di primo grado nella parte relativa alla determinazione complessiva della pena, mentre è abnorme la declaratoria di nullità parziale limitata all'applicazione della predetta circostanza aggravante. (Nel caso di specie, la circostanza aggravante applicata dal giudice di primo grado non era stata contestata dal pubblico ministero ).

Cass. pen. n. 12644/2006

In materia di reati doganali non è consentito al giudice d'appello che rilevi l'incertezza sull'ammontare dei diritti di confine disporre la rinnovazione del giudizio di primo grado non ricorrendo nella specie alcuna delle nullità indicate nell'art. 604 comma quarto c.p.p.

Cass. pen. n. 3344/2005

La prescrizione di cui all'art. 604, comma 6, c.p.p., di disporre «occorrendo» la rinnovazione del dibattimento qualora il giudice di appello riconosca erronea la dichiarazione del giudice di primo grado che il reato è estinto o che l'azione penale non poteva essere iniziata o proseguita, è insuperabile nei casi in cui non vi sia stata precedentemente alcuna attività dibattimentale di acquisizione della prova. (Nella fattispecie il giudice d'appello invece di procedere all'istruzione dibattimentale violava l'art. 640, comma 6, c.p.p., pronunziando immediatamente sentenza di condanna solo sulla base della documentazione fotografica contenuta nel fascicolo del dibattimento). (Mass. redaz.).

Cass. pen. n. 22770/2004

Quando in appello vengano dedotte nullità assolute o a regime intermedio che non si estendano al provvedimento che dispone il giudizio o alla sentenza di primo grado, ovvero si tratti di nullità relative, il giudice d'appello dichiara in ogni caso le nullità che non sono state sanate, ma non è tenuto a disporre la rinnovazione degli atti invalidi, ove ritenga che essi non forniscano elementi necessari al giudizio (fattispecie in tema di perizia ).

Cass. pen. n. 10649/2003

Il potere di annullamento del giudice d'appello è circoscritto ai soli casi tassativamente indicati nell'art. 604 c.p.p., essendo l'appello un mezzo di impugnazione, avente solo eccezionalmente effetto rescissorio. Ne consegue l'inapplicabilità dell'art. 604 c.p.p. alle ipotesi di sentenza di non luogo a procedere, anche considerato che l'alternativa ad una simile statuizione è l'adozione del decreto che dispone il giudizio, mentre l'art. 604, comma 1, c.p.p. fa esplicito riferimento alla decisione di condanna. (In motivazione, la Corte ha posto in risalto la natura eccezionale del disposto di cui all'art. 604 c.p.p., attributivo al giudice d'appello almeno nei casi previsti dai primi tre commi di un potere del tutto al di fuori della sua ordinaria sfera di cognizione ).

Cass. pen. n. 1948/2002

In caso di annullamento con rinvio la Corte deve trasmettere gli atti al giudice di appello in tutte le ipotesi in cui, pur essendosi verificato il vizio che determina l'annullamento nel corso del giudizio di primo grado, sussista la possibilità di procedere alla rinnovazione degli atti ai sensi dell'art. 604, comma 5, c.p.p., dovendosi viceversa disporre la trasmissione al primo giudice solo nelle ipotesi di nullità indicate dai commi 1 e 4 del medesimo articolo 604. (In applicazione di tale principio la Corte ha ordinato la trasmissione degli atti alla Corte di Appello in un'ipotesi in cui la sentenza impugnata era stata annullata per avere il primo ed il secondo giudice ritenuto erroneamente utilizzabili alcune testimonianze de relato).

Cass. pen. n. 44228/2001

L'applicazione con la sentenza di primo grado di un'aggravante ad effetto speciale diversa rispetto a quella prevista nell'imputazione e mai contestata nel corso del giudizio, configura un'ipotesi di «fatto diversamente circostanziato», ai sensi dell'art. 521 comma 1 c.p.p., rispetto al quale il giudice di appello, investito del gravame, è tenuto, anche quando il giudizio di prevalenza delle circostanze attenuanti sia già stato effettuato con la sentenza impugnata, a deliberare nel merito, rideterminando la pena, dopo aver escluso l'aggravante irritualmente ritenuta dal primo giudice, in applicazione dell'art. 604 comma 2 c.p.p. (nella specie il giudice di primo grado aveva ritenuto, in un caso di furto di energia elettrica, che ricorresse l'aggravante della violenza sulle cose, anziché quella dell'uso di mezzo fraudolento contestata nel capo di imputazione e il giudice d'appello, ritenendo il fatto diverso ai sensi dell'art. 521 comma 2 c.p.p., aveva dichiarato la nullità della sentenza impugnata, limitatamente alla contestazione dell'aggravante, disponendo la trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il tribunale).

Cass. pen. n. 14298/1999

cognizione del procedimento, né sollevare conflitto, unico rimedio possibile avverso di essa essendo il ricorso per cassazione, in assenza del quale si forma il giudicato, con il conseguente vincolo, per il giudice di primo grado, di ripetere il giudizio e per quelli dei gradi ulteriori di considerare tamquam non esset gli atti sui quali è caduta la statuizione di annullamento, divenuta irrevocabile.

Cass. pen. n. 10634/1999

Qualora, all'esito del giudizio di primo grado, l'imputato venga dichiarato responsabile di un reato che, a differenza di quello originariamente contestato, rende possibile l'estinzione mediante oblazione, deve ammettersi che la relativa domanda possa essere avanzata in sede di appello, trovando in tal caso applicazione analogica la disciplina prevista dall'art. 604, comma 7, c.p.p. per il caso in cui il giudice d'appello riconosca erronea la reiezione della domanda di oblazione da parte del giudice di primo grado.

Cass. pen. n. 7588/1999

In tema di giudizio di appello, il giudice non è tenuto a prendere in considerazione ogni argomentazione proposta dalle parti, essendo sufficiente che egli indichi le ragioni che sorreggono la decisione adottata, dimostrando di aver tenuto presente ogni fatto decisivo; né la ipotizzabilità di una diversa valutazione delle medesime risultanze processuali costituisce vizio di motivazione, valutabile in sede di legittimità. (Nella fattispecie, la Corte ha rigettato il ricorso dell'imputato che aveva denunziato vizio di motivazione della sentenza di secondo grado, assumendo che il giudice di appello aveva recepito acriticamente le conclusioni di quello di primo grado, trascurando le ragioni della difesa e non esaminando specificamente le dichiarazioni degli imputati e quelle dei testi a discarico).

Cass. pen. n. 10667/1998

Ai sensi dell'art. 604, comma 1, c.p.p., l'annullamento della sentenza di primo grado, per difetto di correlazione fra contestazione e decisione può aver luogo solo quando si sia trattato di sentenza di condanna. Quando, invece, oggetto dell'impugnazione (proposta dal pubblico ministero) sia stata una sentenza di assoluzione pronunciata per un fatto diverso da quello contestato, il giudice d'appello, ai sensi del combinato disposto degli artt. 598 e 521, comma 2, c.p.p., deve provvedere, secondo quanto previsto da detta ultima norma, alla sola trasmissione degli atti al pubblico ministero senza che, tuttavia, l'eventuale erronea declaratoria di nullità della sentenza impugnata, da cui detta trasmissione sia stata accompagnata, possa assumere una qualsivoglia, negativa rilevanza processuale.

Cass. pen. n. 4562/1994

Il potere di annullamento della sentenza impugnata, tipico della giurisdizione di legittimità, è esercitato in appello nei soli casi previsti dall'art. 604 c.p.p. Al di fuori di queste ipotesi tassative, in cui non trova collocazione quella della carenza, sia pur totale, di motivazione, si applicano i principi di conservazione degli atti e di economia processuale, in forza dei quali è riconosciuto al giudice di appello il potere di sostituirsi, nella valutazione del fatto al giudice di primo grado, mediante la correzione, l'integrazione e, persino, l'integrale redazione della motivazione.

La sentenza carente, in tutto o in parte, della motivazione non può considerarsi inesistente, poiché il dispositivo, letto in udienza, costituisce provvedimento decisorio con effetti propri che lo contraddistinguono, idoneo, cioè, a divenire irrevocabile se non impugnato. Il vizio della carenza anche assoluta di motivazione è, dunque, sanabile dal giudice di merito successivo, che, investito di pieni poteri decisori, provvede, quando è necessario, a redigere la motivazione mancante.

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