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Articolo 486 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 31/08/2021]

Forma delle domande e delle istanze

Dispositivo dell'art. 486 Codice di procedura civile

Le domande e le istanze (1)(2) che si propongono al giudice dell'esecuzione, se la legge non dispone altrimenti, sono proposte oralmente quando avvengono all'udienza, e con ricorso da depositarsi in cancelleria negli altri casi [disp. att. 38-43].

Note

(1) Le domande e le istanze previste dalla norma in commento rivestono la forma orale se presentate in udienza e quella del ricorso scritto se presentate fuori udienza. Si tratta di domande ed istanze che sono del tutto generiche e tendono a sollecitare i poteri direttivi ed ordinatori del giudice dell'esecuzione.

(2) Secondo l'opinione prevalente in dottrina, nell'ipotesi in cui le istanze o le domande siano dirette ad introdurre un'opposizione all'esecuzione ex art.615 c.p.c. o un'opposizione agli atti esecutivi ex art.617 c.p.c., devono rivestire la forma scritta del ricorso e contenere i requisiti formali previsti dalla legge.
Se però l'opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi sono proposte nel corso del procedimento esecutivo già iniziato, possono rivestire la forma orale nell'udienza di fronte al giudice dell'esecuzione, oppure possono essere proposte mediante il deposito di una comparsa di risposta sempre durante lo svolgimento della predetta udienza, essendo tali forme idonee al raggiungimento dello scopo.

Spiegazione dell'art. 486 Codice di procedura civile

Questa norma stabilisce in quale modo ci si deve rivolgere al giudice dell’esecuzione, distinguendo a seconda che le domande o le istanze vengano proposte in udienza o meno (si tratta di domande ed istanze del tutto generiche, volte a sollecitare i poteri direttivi ed ordinatori del giudice dell’esecuzione).

Nel primo caso rivestiranno forma orale (e verranno documentate nel processo verbale), mentre nel secondo caso dovranno rivestire la forma del ricorso da depositare in cancelleria.

Si ritiene che la suddetta disciplina si applichi non solo alle parti del processo esecutivo, ma anche agli altri interessati, oltre che agli ausiliari di giustizia.

Particolarmente controversa è l’applicabilità delle forme a cui qui si fa riferimento in caso di opposizione all’esecuzione ed agli atti esecutivi.

La tesi prevalente in dottrina ne esclude l’applicazione argomentando dall’art. 186 delle disp. att. c.p.c..
Prevale in giurisprudenza, invece, l'opposto indirizzo, secondo cui la forma del ricorso non è richiesta a pena di nullità per l'opposizione all'esecuzione e per l'opposizione agli atti esecutivi qualora siano proposte nel corso di un processo esecutivo già iniziato, e ciò in ossequio al principio della piena libertà di forme, che ne consente la proposizione anche verbalmente in udienza ovvero mediante deposito di una comparsa ed in ogni altra forma idonea al raggiungimento dello scopo.

Massime relative all'art. 486 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 2607/1975

In tema di espropriazione forzata, compreso il credito di un creditore intervenuto nel progetto di distribuzione formato dal giudice dell'esecuzione, l'ordine alla cancelleria di emettere il mandato di pagamento di tale credito pu˛ essere emanato dal giudice dell'esecuzione con separato provvedimento, di sua iniziativa o a seguito di richiesta dell'interessato, da formularsi anche verbalmente in udienza, come consentito dall'art. 486 c.p.c., o con ricorso, come previsto dalla citata norma per le istanze fuori udienza.

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