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Articolo 591 ter Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 30/10/2020]

Ricorso al giudice dell'esecuzione

Dispositivo dell'art. 591 ter Codice di procedura civile

Quando, nel corso delle operazioni di vendita, insorgono difficoltà, il professionista delegato può rivolgersi al giudice dell'esecuzione, il quale provvede con decreto (1). Le parti e gli interessati possono proporre (2) avverso il predetto decreto nonché avverso gli atti del professionista delegato con ricorso allo stesso giudice, il quale provvede con ordinanza; il ricorso non sospende le operazioni di vendita salvo che il giudice, concorrendo gravi motivi, disponga la sospensione. Contro il provvedimento del giudice è ammesso il reclamo ai sensi dell’articolo 669-terdecies(3).

Note

(1) Se durante lo svolgimento dei sui compiti insorgono difficoltà, il professionista può risolverle direttamente o rivolgersi al giudice dell'esecuzione, il quale provvederà con decreto senza contraddittorio tra le parti.
Si tratta, infatti, di difficoltà di natura materiale e di ordine giuridico relative all'interpretazione delle norme che regolano la vendita con incanto.
(2) Gli atti del professionista possono essere oggetto di reclamo al giudice dell'esecuzione, il quale deciderà con ordinanza revocabile ai sensi dell'art. 487 del c.p.c. e opponibile ai sensi dell'art. 617 del c.p.c..
Lo stesso mezzo di impugnazione può essere proposto avverso il decreto pronunciato dal giudice dell'esecuzione a seguito della richiesta di chiarimenti da parte del professionista. Tale reclamo verrà deciso con ordinanza, anch'essa impugnabile con l'opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell'art. 617 del c.p.c..
(3) Articolo così modificato dal D. L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, nella L. 6 agosto 2015, n.132.

Massime relative all'art. 591 ter Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 12238/2019

L'ordinanza collegiale pronunciata all'esito del reclamo ai sensi dell'art. 591 ter c.p.c. avverso gli atti pronunciati dal giudice dell'esecuzione nel corso delle operazioni di vendita per espropriazione di immobili delegate al professionista ex art. 591 bis c.p.c., non ha natura né decisoria, nè definitiva e, come tale, non è suscettibile di passare in giudicato, sicchè non è impugnabile con ricorso per cassazione, né ordinario, né straordinario ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost.

Cass. civ. n. 1335/2011

In tema di esecuzione forzata, il rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617 c.p.c. è esperibile esclusivamente nei confronti di atti riferibili al giudice dell'esecuzione, il quale è l'unico titolare del potere di impulso e controllo del processo esecutivo; pertanto, ove tale giudice abbia delegato ad un notaio lo svolgimento delle operazioni, gli atti assunti dal professionista possono essere sottoposti al controllo del giudice dell'esecuzione ai sensi dell'art. 60 c.p.c. ovvero nelle forme desumibili dalla disciplina del procedimento esecutivo azionato ma non possono essere impugnati direttamente con l'opposizione agli atti esecutivi.

Cass. civ. n. 14707/2006

La norma dell'art. 591 ter c.p.c., in tema di operazioni di esecuzione per espropriazione di immobili delegate al notaio, quando, nel secondo comma, dispone che «restano ferme le disposizioni di cui all'art. 617» c.p.c., dev'essere interpretata nel senso che l'opposizione agli atti esecutivi è il mezzo esperibile contro le ordinanze del giudice dell'esecuzione pronunciate, sia a seguito del reclamo delle parti del processo esecutivo contro i decreti pronunciati dal giudice dell'esecuzione su sollecitazione del notaio delegato, in relazione a difficoltà insorte nelle operazioni di esecuzione, sia a seguito del reclamo delle parti avverso gli atti del notaio delegato, restando, pertanto, esclusa ogni possibilità di diretta impugnativa in sede giurisdizionale diversa dal reclamo tanto dei suddetti decreti quanto degli atti del notaio delegato, e, quindi, la proposizione diretta dell'opposizione agli atti esecutivi contro di essi ed a maggior ragione, data l'esistenza nel sistema dell'esecuzione forzata di un rimedio generalizzato contro le invalidità del processo esecutivo, rappresentato proprio dal rimedio dell'art. 617 c.p.c., del ricorso straordinario ai sensi del settimo comma dell'art. 111 Cost., rimedio che, peraltro, è inesperibile anche contro le stesse decisioni emesse in sede di reclamo, atteso che esse possono essere impugnate solo con l'opposizione di cui all'art. 617 c.p.c.

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Consulenze legali
relative all'articolo 591 ter Codice di procedura civile

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Enrico R. chiede
martedì 15/12/2020 - Sicilia
“In una procedura esecutiva immobiliare, dopo l'aggiudicazione dell'immobile e prima del decreto di trasferimento, il Giudice dell'esecuzione ha revocato il professionista delegato alla vendita del compendio "per gravi e ripetute irregolarità nella gestione della delega che hanno compromesso la reciproca fiducia".
Ebbene, vi chiedo: gli atti firmati dal professionista revocato sono da ritenersi validi (tra cui l'aggiudicazione)? la società esecutata cosa può eccepire per la nullità degli atti? Una ratio logica è: se manca la fiducia del Giudice manca la fiducia di chiunque. Grazie”
Consulenza legale i 21/12/2020
La revoca, disposta dal giudice dell’esecuzione, del professionista delegato alla vendita dei beni pignorati, motivata dalla sussistenza di “gravi e ripetute irregolarità nella gestione della delega, che hanno compromesso la reciproca fiducia” può incidere sulla validità degli atti esecutivi fino a quel momento posti in essere, ivi compresa l’eventuale aggiudicazione, soltanto ove le irregolarità riscontrate si traducano in vizi procedurali di tali atti e non investano soltanto l’aspetto della responsabilità disciplinare dello stesso professionista.
Pertanto, in presenza di tali condizioni, il soggetto esecutato, sia esso persona fisica o giuridica, è legittimato ad agire in giudizio per far valere la nullità degli atti della procedura, trovando tale legittimazione il proprio fondamento nella suddetta revoca.

A tale conclusione si giunge sulla base delle seguenti considerazioni.
In linea generale e secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, il professionista delegato alle operazioni di vendita è un ausiliario del giudice, a cui viene affidato lo svolgimento di una funzione pubblica, finalizzata all’esatta realizzazione della vendita forzata ed alla certezza dei conseguenti trasferimenti.
Da tale qualificazione giuridica se ne fa conseguire, a carico del professionista delegato inadempiente ai propri doveri, una responsabilità civile di natura extracontrattuale ex art. 2043 del c.c. in tutte le ipotesi in cui si sia verificato un danno ingiusto a carico di una delle parti del processo esecutivo o di terzi interessati, quale può essere lo stesso aggiudicatario.

Per determinare l’ambito della responsabilità civile del delegato occorre in primo luogo fare riferimento all’ordinanza di delega della vendita (emessa ex artt. 569 e 591 bis c.p.c.), considerato che questa costituisce lex specialis della singola espropriazione per la quale è stata emessa, con riferimento in particolare a modalità, tempi e condizioni della delega.
Pertanto, qualora sia possibile accertare che le c.d. “gravi e ripetute irregolarità nella gestione della delega” abbiano determinato una violazione delle condizioni di vendita fissate con l’ordinanza ex art. 569 del c.p.c., da ciò non potrà che conseguirne l’illegittimità derivata dell’atto del delegato, per violazione del provvedimento di delega che, come già detto, costituisce la fonte dei poteri del professionista e, per l’effetto, l’illegittimità dell’aggiudicazione, la quale può essere fatta valere da tutti i soggetti del processo esecutivo, compreso tra questi lo stesso debitore esecutato.

Tale principio di diritto è stato formulato dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 9255 del 7 maggio 2015, in relazione ad una fattispecie di violazione delle eventuali modalità di pubblicità, ulteriori rispetto a quelle minime previste dall’art. 490 del c.p.c., che devono essere rigorosamente rispettate a garanzia dell’uguaglianza e parità di condizioni tra tutti i potenziali partecipanti alla gara nonché dell’affidamento da ciascuno di loro riposto nella trasparenza e complessiva legalità della procedura.

Ad ulteriore conferma di quanto detto sopra si richiama anche la più recente sentenza della medesima Corte di Cassazione n. 12238 del 9 maggio 2019, nella quale si afferma il principio generale secondo cui tutti gli atti del professionista delegato sono reclamabili al giudice dell’esecuzione ex art. 591 ter c.p.c.; eventuali nullità delle operazioni delegate al professionista e non rilevate nel procedimento di reclamo, potranno essere fatte valere impugnando ex art. 617 del c.p.c. il primo provvedimento successivo adottato dal giudice dell’esecuzione.
L’art. 591 ter c.p.c. disciplina un vero e proprio subprocedimento incidentale, per mezzo del quale è appunto possibile sottoporre all’attenzione del giudice eventuali irregolarità poste in essere dal professionista delegato e che hanno condotto all’adozione da parte dello stesso di un atto ritenuto viziato dalle parti.

Non è previsto alcun termine entro cui reclamare al giudice dell'esecuzione gli atti del professionista delegato, e da ciò se ne deduce non soltanto che tali atti non possono acquisire alcuna stabilità, ma anche che qualsiasi errore commesso dal professionista delegato, se dovesse comportare una nullità derivata del successivo atto di procedura compiuto dal giudice dell'esecuzione, potrà essere fatto valere impugnando quest'ultimo nei limiti ed alle condizioni di cui all'art. 617 c.p.c. (ad esempio, sia il decreto di trasferimento che l'approvazione del piano di riparto potrebbero essere impugnati ex artt. 512 o 617 c.p.c.).

In conclusione, ciò che si consiglia è di prendere esatta cognizione, attraverso un accurato esame del fascicolo dell’esecuzione, di quali sono le gravi irregolarità poste in essere dal professionista delegato e che hanno indotto il giudice dell’esecuzione a revocargli la delega.
Qualora ci si renda conto che tali irregolarità hanno di fatto determinato una nullità degli atti della procedura esecutiva, compresa l’aggiudicazione, sarà opportuno proporre reclamo al giudice dell’esecuzione ex art. 591 ter c.p.c., chiedendo allo stesso di disporre la sospensione della procedura esecutiva per la sussistenza di gravi motivi (la revoca della delega dovrebbe costituire già di per sé prova dei gravi motivi).
Nel caso in cui l’ordinanza che il giudice emetterà a seguito di tale reclamo non dovesse soddisfare le proprie richieste, non resta altra scelta, sempre che ne sussistano i presupposti, che proporre opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 del c.p.c., ed in particolare avverso il successivo atto della procedura esecutiva che il giudice dell’esecuzione andrà ad emettere.


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