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Articolo 282 Codice di procedura civile 2020

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Esecuzione provvisoria

Dispositivo dell'art. 282 Codice di procedura civile 2020

Note

(1) La norma in esame parla genericamente di "sentenza", senza operare distinzioni. Tuttavia, un orientamento restrittivo ritiene che la disciplina della provvisoria esecuzione trovi applicazione solo in riferimento alla sentenza di condanna, che costituisce per natura titolo esecutivo. Tale orientamento non sembra preferibile e l'efficacia esecutiva dovrebbe essere intesa in senso lato, estendendola anche alle sentenze che costituiscono, estinguono o modificano rapporti giuridici (art. 2908 del c.c.).
Tuttavia, non si può ignorare come la Suprema corte abbia abbraccio con sent. 7369/2009 il primo orientamento, statuendo che le sentenze di accertamento (così come quelle costitutive) non avrebbero l'idoneità, con riferimento all'art. 282 c.p.c., ad avere efficacia anticipata rispetto al momento del passaggio in giudicato.
(2) L'esecuzione provvisoria si estende anche alle spese processuali, a prescindere dal tipo di sentenza che sia stata emanata.

Ratio Legis

L'articolo, così come sostituito dalla l. 26 novembre 1990, ha eliminato l'istituto della discrezionale concessione della provvisoria esecuzione da parte del giudice prevedendola per tutte le sentenze, valorizzando così il giudizio di primo grado e disincentivando l'utilizzo a fini dilatori dell'impugnazione da parte del soccombente.

Spiegazione dell'art. 282 Codice di procedura civile 2020

Nella sua precedente formulazione l’art. 282 si fondava sul c.d. effetto sospensivo dell'appello, ossia l'efficacia esecutiva della sentenza di primo grado non operava durante il termine concesso per appellare e durante il giudizio di appello; solo la sentenza di appello produceva efficacia esecutiva in via immediata, pur se non ancora passata in giudicato.
L'esecuzione provvisoria poteva sussistere automaticamente solo in forza di specifiche e ben circoscritte norme, ossia ope legis, in casi tassativi previsti dalla legislazione speciale e resi via via più numerosi ed importanti al fine di intensificare la tutela di certi diritti.

L. 26.11.1990, n. 353, in un’ottica di rivalutare il giudizio di primo grado, ha sancito il principio generale della provvisoria esecutività della sentenza di primo grado, la quale, sin dal momento della sua pubblicazione, è capace di produrre effetti esecutivi, legittimando l'instaurazione di uno dei procedimenti previsti nel libro III del codice di rito.
E’ stato osservato che in questo modo si è inteso scoraggiare l'impugnazione pretestuosa, proposta al solo scopo dilatorio.
In contrario è stato puntualizzato che la notifica al soccombente della sentenza di primo grado in forma esecutiva e del precetto costituirà per costui un irresistibile invito ad impugnarla, quanto meno per cercare di ottenere l'inibitoria di cui all'art. 283 del c.p.c. e, qualora questa non sia accolta, a proporre anche opposizione all'esecuzione.

Per quanto concerne il profilo del limite oggettivo della esecutorietà, il legislatore del 1990 non ha precisato se essa vada riferita esclusivamente alle sentenze suscettibili di esecuzione forzata nelle forme del libro III del codice di rito.
La tesi prevalente circoscrive l'esecutività alle sole sentenze di condanna, mentre qualche autore evidenzia come a nulla rilevi l'astratta qualifica della sentenza, se di pura condanna, di accertamento o costitutiva, essendo decisivo soltanto il fatto che essa possa essere in concreto attuata per mezzo dei procedimenti di esecuzione coattiva.

Va tuttavia precisato che anche coloro i quali aderiscono alla tesi restrittiva, tendono ad ammettere che l'esecutività provvisoria, pur non potendo essere riconosciuta per le statuizioni costitutive, debba esserlo per gli eventuali capi di condanna accessori.
Per la verità, già prima delle modifiche introdotte dalla Legge 353/1990 parte della dottrina riconosceva che la provvisoria esecutorietà potesse riferirsi anche ad altri tipi di sentenza ed in particolare alle sentenze inibitorie ed a quelle di accertamento costitutivo, argomentando dalla considerazione che anche le sentenze costitutive possano essere suscettibili di esecutorietà provvisoria, come ogni altro tipo di sentenza; secondo un orientamento ancora più estensivo, tutte le categorie di sentenze, anche quelle di mero accertamento, sarebbero suscettibili di esecuzione provvisoria ex art. 282.

Per quanto concerne in particolare la condanna alle spese, secondo il disposto della norma in esame, la condanna alle spese del giudizio contenuta nella sentenza di primo grado comporta, in quanto tale, la provvisoria esecutività del relativo capo della sentenza, indipendentemente dalla natura - se di condanna, costitutiva o di mero accertamento - e dal contenuto (se di accoglimento, di rigetto o di altro tenore della domanda principale o riconvenzionale o del terzo) della decisione principale, cui la statuizione sulle spese accede.

Alcuni autori, sul presupposto che risulti difficile teorizzare che la domanda di condanna accessoria non possa costituire titolo esecutivo fino al passaggio in giudicato della domanda principale, hanno ritenuto che, in caso di mero rigetto della domanda proposta dall'attore, il convenuto vittorioso possa recuperare le spese di lite, senza dover necessariamente attendere il passaggio in giudicato della sentenza.

Nel caso specifico di sentenza dichiarativa di fallimento, la sua esecutività obbligatoria e vincolante per gli organi fallimentari perdura sino all'esaurimento delle operazioni fallimentari, oppure sino a che intervenga una sentenza di revoca passata in giudicato.
Infatti, gli effetti della sentenza di fallimento possono essere rimossi, sia quanto alla determinazione dello status di fallimento sia quanto agli aspetti conservativi che al medesimo si ricollegano, soltanto con il passaggio in giudicato della successiva sentenza di revoca, resa in sede di opposizione, mentre prima di tale momento può provvedersi, in via esclusivamente discrezionale, alla sospensione dell'attività liquidatoria.

Considerata la natura costitutiva della sentenza che accoglie la domanda di revocatoria ordinaria o fallimentare, la disciplina della provvisoria esecutorietà di cui alla norma in esame non trova applicazione, anche qualora vi siano capi di condanna consequenziali, e non autonomi, rispetto alla pronuncia costitutiva.

La possibilità di anticipare l'esecuzione delle statuizioni condannatorie contenute nella sentenza che abbia natura costitutiva deve essere valutata in concreto volta per volta, in base al rapporto esistente tra l'effetto condannatorio da anticipare e l'effetto costitutivo producibile solo con il giudicato.

Nel caso di sentenza costitutiva pronunciata ex art. 2932 del c.c., si era affermata la tesi secondo cui le statuizioni di condanna consequenziali ( dispositive dell'adempimento delle prestazioni a carico delle parti fra le quali la sentenza determina la conclusione del contratto) sono da ritenere immediatamente esecutive ai sensi dell'art. 282.
Tale orientamento, tuttavia, è stato successivamente disatteso dalla Corte di Cassazione, la quale ha fatto osservare che, nel caso di preliminare di compravendita e di pronuncia ex art. 2932 c.c. l'effetto traslativo della proprietà del bene si produce solo con l'irretroattività della sentenza che determina l'effetto sostitutivo del contratto definitivo (prima del proprio passaggio in giudicato la sentenza non è in grado di produrre quegli effetti del contratto definitivo che è destinata a surrogare); all'interno della pronuncia ex art. 2932 c.c. non si possono scindere capi costitutivi principali e capi condannatori consequenziali, ove questi ultimi siano legati ai primi da un vero e proprio nesso sinallagmatico.

Resta ferma, invece, la provvisoria esecutività ex art. 282 del capo sulle spese, trattandosi di una statuizione meramente dipendente e non sinallagmatica rispetto al capo costitutivo.

Per quanto concerne, infine, l’espressione “tra le parti” contenuta nella norma, espressione contenuta anche nel vecchio testo dell’art. 282 comma 1, l'orientamento prevalente era nel senso che tale precisazione non impedisse che la sentenza non immutabile potesse imporre un comportamento di collaborazione a quei soggetti tenutivi per il loro ufficio (come ad esempio il custode, il conservatore dei registri immobiliari, ecc.).
A seguito della novella tale inciso è stato ritenuto superfluo, poiché, in assenza di una norma specifica, esso non vale ad escludere immediati obblighi di comportamento da parte di "terzi" in ragione del loro ufficio o funzione ed in presenza di condanna provvisoriamente esecutiva.


Massime relative all'art. 282 Codice di procedura civile 2020

Cass. civ. n. 16737/2011

L'anticipazione in via provvisoria, ai fini esecutivi, degli effetti discendenti da statuizioni condannatorie contenute in sentenze costitutive, non è consentita, essendo necessario il passaggio in giudicato, soltanto nei casi in cui la statuizione condannatoria è legata all'effetto costitutivo da un vero e proprio nesso sinallagmatico (come nel caso di condanna al pagamento del prezzo della compravendita nella sentenza sostitutiva del contratto definitivo non concluso); è invece consentita quando la statuizione condannatoria è meramente dipendente dall'effetto costitutivo, essendo detta anticipazione compatibile con la produzione dell'effetto costitutivo nel momento temporale successivo del passaggio in giudicato (come nel caso di specie riguardante la condanna di un istituto di credito alla restituzione delle somme di denaro ricevute da un istituto di credito a seguito di atti solutori dichiarati inefficaci ai sensi dell'art. 67 legge fall.).

Cass. civ. n. 4059/2010

Nell'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere un contratto di compravendita, l'esecutività provvisoria, ex art. 282 c.p.c., della sentenza costitutiva emessa ai sensi dell'art. 2932 c.c., è limitata ai capi della decisione che sono compatibili con la produzione dell'effetto costitutivo in un momento successivo, e non si estende a quelli che si collocano in rapporto di stretta sinallagmaticità con i capi costitutivi relativi alle modificazione giuridica sostanziale. Essa, pertanto, non può essere riconosciuta al capo decisorio relativo al trasferimento dell'immobile contenuto nella sentenza di primo grado, né alla condanna implicita al rilascio dell'immobile in danno del promittente venditore, poiché l'effetto traslativo della proprietà del bene scaturente dalla stessa sentenza si produce solo dal momento del passaggio in giudicato, con la contemporanea acquisizione dell'immobile al patrimonio del promissario acquirente destinatario della pronuncia. (Nella specie, le Sezioni unite hanno confermato - con riferimento ad un giudizio di sfratto per morosità - la sentenza impugnata con la quale era stata esclusa la provvisoria esecutività della condanna implicita al rilascio dell'immobile, in danno del promittente venditore, nel caso di domanda di esecuzione in forma specifica diretta al trasferimento del bene proposta dal promissario acquirente).

Cass. civ. n. 1283/2010

Ai sensi dell'art. 282 c.p.c., così come novellato dall'art. 33 della L. 26 novembre 1990, n. 353, la condanna alle spese del giudizio contenuta nella sentenza di primo grado comporta, in quanto tale ed in linea con la tendenza resa manifesta dal disposto dell'art. 669 septies, terzo comma, c.p.c. (introdotto dalla stessa L. n. 353 del 1990), la provvisoria esecutività del relativo capo della sentenza, indipendentemente dalla natura - se di condanna, costitutiva o di mero accertamento - e dal contenuto (se di accoglimento, di rigetto o di altro tenore della domanda principale o riconvenzionale o del terzo) della decisione principale, cui la statuizione sulle spese accede.

Cass. civ. n. 7369/2009

Al di fuori delle statuizioni di condanna consequenziali, le sentenze di accertamento (così come quelle costitutive) non hanno l'idoneità, con riferimento all'art. 282 c.p.c., ad avere efficacia anticipata rispetto al momento del passaggio in giudicato, atteso che la citata norma, nel prevedere la provvisoria esecuzione delle sentenze di primo grado, intende necessariamente riferirsi soltanto alle pronunce di condanna suscettibili secondo i procedimenti di esecuzione disciplinati dal terzo libro del codice di rito civile.

Cass. civ. n. 1619/2005

La disciplina dell'esecuzione provvisoria di cui all'art. 282 c.p.c. trova legittima attuazione anche con riferimento alle sentenze di condanna implicita, nelle quali l'esigenza di esecuzione della sentenza scaturisce dalla stessa funzione che il titolo è destinato a svolgere. Ne consegue che è suscettibile di provvisoria esecuzione una sentenza costitutiva di una servitú ex art. 1051 (o 1052) c.c., allorchè contenga tutti gli elementi identificativi in concreto della servitú, sia pure con rinvio alla consulenza tecnica d'ufficio disposta nel corso del giudizio, atteso che essa ha la funzione di risolvere un'esigenza fattuale dell'attore, assicurandogli il passaggio al fine di raggiungere la via pubblica. (Nella specie la S.C ha precisato che la sentenza può essere eseguita coattivamente osservando il disposto di cui all'art. 608 c.p.c., mediante ingiunzione da parte dell'ufficiale giudiziario al proprietario del fondo servente di riconoscere l'esecutante come possessore della servitú di passaggio, fermo il possesso di esso convenuto, corrispondente all'esercizio del diritto di proprietà).

Cass. civ. n. 9236/2000

La condanna alle spese di giudizio contenuta nella sentenza di primo grado può costituire titolo esecutivo, a norma dell'art. 474 c.p.c., soltanto nel caso in cui essa risulti accessoria ad una sentenza di condanna dichiarata provvisoriamente esecutiva ex art. 282 stesso codice (ovvero ad una sentenza esecutiva per espressa previsione di legge), ma non quando consegua alla decisione di rigetto della domanda oggetto del giudizio.

Cass. civ. n. 1440/2000

Dalla esecutività per legge della sentenza di secondo grado deriva che la parte soccombente non ha interesse a dolersi con ricorso per cassazione, della mancata pronuncia, da parte del giudice di appello, sull'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva della sentenza di primo grado.

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Consulenze legali
relative all'articolo 282 Codice di procedura civile 2020

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ANTONIO chiede
martedì 20/11/2012 - Puglia

“Con sentenza di I° grado mi è stato revocato un atto pubblico per la donazione di una nuda proprietà. La donante, titolare dell'usufrutto, beneficia del possesso. Ho appellato la sentenza e la prossima udienza è fissata nel 2015. In caso di decesso della donante (nubile) il possesso e quindi il godimento dei beni sarebbe mio fino a sentenza passata in giudicato o degli eredi legittimi?”

Consulenza legale i 23/11/2012

L'usufruttuario ha il diritto di usare e godere della cosa oggetto del suo diritto e ne ha pertanto il possesso in senso stretto (art. 978 del c.c. e ss.): il nudo proprietario, al contrario, non è anche possessore del bene. Il diritto dell'usufruttuario si estingue per legge alla sua morte (art. 979 del c.c.): non si trasmette ai suoi eredi. Quando ciò avviene, il diritto di proprietà si "riespande" e torna ad essere un diritto pieno ed esclusivo in capo a colui che era solo nudo proprietario.

Nel caso di specie, la sentenza di primo grado di revoca della donazione ha, secondo l'opinione prevalente, natura costitutiva. L'art. 282 del c.p.c. sulla provvisoria esecutorietà della sentenza di primo grado è ritenuto applicabile solo alle sentenze di condanna e non a quelle costitutive e di accertamento. Tuttavia, va precisato che un effetto della revocazione della donazione è il sorgere dell'obbligo per il donatario di restituire i beni donati (art. 807 del c.c.): quindi, nella sentenza che dichiara la revocazione viene disposta anche la condanna alla restituzione del donatum, nonché degli eventuali frutti del bene, a partire dal giorno in cui è stata presentata la domanda per l'azione di revocazione. La Suprema Corte ha affermato che la possibilità di anticipare l'esecuzione delle statuizioni condannatorie contenute nella sentenza costitutiva va riconosciuta, in concreto, di volta in volta a seconda del tipo di rapporto tra l'effetto accessivo condannatorio da anticipare e l'effetto costitutivo producibile solo con il giudicato (Cass. 4059/010): quello della revocazione della donazione appare come un caso in cui l'effetto di condanna e quello costitutivo possono seguire strade diverse. Una volta eseguita - spontaneamente o forzosamente - la restituzione, il godimento del bene si può dire spetti alla donante: solo in caso di riforma della sentenza in appello, l'appellante vittorioso potrà chiedere il risarcimento del danno per il temporaneo mancato godimento della cosa.

Alla luce di quanto esposto, sembra possibile affermare che nel caso di revocazione di una donazione, con effetto accessorio di obbligo per il donatario alla restituzione del bene donato, non vi sia un invincibile nesso di sinallagmaticità tra l'effetto costitutivo e quello di condanna (alla restituzione), sicché questo secondo effetto può soggiacere all'applicazione dell'art. 282 c.p.c.

Invece, il capo "costitutivo" della sentenza (ritrasferimento del diritto di proprietà in capo al donante) produrrà la modificazione della situazione giuridica solo con il passaggio in giudicato. La nuda proprietà del bene resta quindi in capo al donatario fino all'esaurimento di tutti i mezzi di impugnazione ordinari. Se la donante dovesse decedere nel corso del processo di secondo grado, il diritto di usufrutto si estinguerebbe con espansione del diritto di proprietà in capo al donatario.


Francesca chiede
martedì 17/05/2011 - Campania

“Cosa significa effettivamente "provvisoria esecuzione"? Cosa posso fare con una sentenza provvisoriamente esecutiva? Cosa accade?”

Consulenza legale i 19/05/2011

La provvisoria esecutività di una sentenza di I grado significa che le statuizioni di condanna in essa contenute sono immediatamente esecutive ed il vincitore, anche se controparte impugna la sentenza, può procedere in via esecutiva ovverosia con l’esecuzione forzata, in quanto dispone di un titolo esecutivo a norma dell’art. 474 del c.p.c..

Precisamente, il creditore può immediatamente realizzare il recupero del credito, se la sentenza contiene la condanna al pagamento di una somma o anche la sola condanna del soccombente al pagamento delle spese processuali. In tal caso il legale procederà con la richiesta di n. copie autentiche delle sentenza, munite di formula esecutiva (richieste al cancelliere competente), da allegare all’intimazione a precetto ex art. 480 del c.p.c., che verrà tempestivamente notificata al soccombente e, decorsi inutilmente 10 giorni (o il termine maggiore, diversamente assegnato) senza che sia stata fatta opposizione ex art. 615 del c.p.c., potrà farsi luogo ad esecuzione forzata – a scelta – in una delle seguenti forme:

I. espropriazione forzata presso terzi (per es.: chiedendo il pignoramento di eventuali somme depositate dal debitore presso Istituti di credito o dovute da Enti di previdenza);

II. pignoramento mobiliare (per es.: di beni mobili detenuti dal debitore, con l’eccezione dei casi di beni impignorabili di cui all’art. 514 del c.p.c.);

III. pignoramento immobiliare (per es.: di beni immobili che, previa verifica tramite visure catastali, risultassero di proprietà del debitore).

Se la sentenza di condanna riguarda un facere o un non facere, si dovrà parimenti inoltrare il titolo esecutivo e il pedissequo atto di precetto contenente l’intimazione ad ottemperare al comando del giudice e decorsi inutilmente un termine non minore di 10 giorni, il legale potrà procedere col deposito al Giudice dell’esecuzione di un ricorso ex art. 612 del c.p.c., cui andranno allegati il precetto notificato ed il titolo esecutivo.

Discorso a parte, invece, andrebbe fatto per le sentenze costituitive. Una recente sentenza delle S.U. della Corte di Cassazione sembra incline a non riconoscerne l'immediata esecutività, v. Cass. civ. Sez. Unite, 22-02-2010, n. 4059.


Matteo chiede
martedì 26/10/2010
“L'esecuzione provvisoria di cui trattasi si estende anche al pronunciamento del giudice penale di primo grado ex art. 538 c.p.p. (Condanna per la responsabilità civile)?”
Consulenza legale i 23/11/2010

La sentenza di condanna emessa dal giudice penale ai sensi dell’art. 538 del c.p.p. è disciplinata nel codice di procedura penale, in particolare dall’art. 540 del c.p.p.. Quest’ultimo sancisce che la condanna alle restituzioni e al risarcimento del danno è dichiarata provvisoriamente esecutiva, a richiesta della parte civile, quando ricorrono giustificati motivi, mentre la condanna al pagamento della provvisionale è immediatamente esecutiva.
La Corte costituzionale, pronunciandosi sulla questione di legittimità costituzionale dell’art. 540, comma 1, c.p.p. (dichiarata manifestamente infondata), ha ribadito la discrezionalità riservata al legislatore nel modulare le condizioni di accesso all'esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali nei diversi tipi di giudizi, con il solo limite della non irrazionale predisposizione degli strumenti di tutela, senza che l'art. 282 del c.p.c. possa assumere il valore di "precetto inderogabile" rispetto al quale debbano necessariamente modellarsi le altre previsioni normative concernenti il regime di esecutività delle pronunce (Ord., 18/4/2000, n. 105).


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