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Articolo 282 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Esecuzione provvisoria

Dispositivo dell'art. 282 Codice di procedura civile

Note

(1) La norma in esame parla genericamente di "sentenza", senza operare distinzioni. Tuttavia, un orientamento restrittivo ritiene che la disciplina della provvisoria esecuzione trovi applicazione solo in riferimento alla sentenza di condanna, che costituisce per natura titolo esecutivo. Tale orientamento non sembra preferibile e l'efficacia esecutiva dovrebbe essere intesa in senso lato, estendendola anche alle sentenze che costituiscono, estinguono o modificano rapporti giuridici (art. 2908 del c.c.).
Tuttavia, non si può ignorare come la Suprema corte abbia abbraccio con sent. 7369/2009 il primo orientamento, statuendo che le sentenze di accertamento (così come quelle costitutive) non avrebbero l'idoneità, con riferimento all'art. 282 c.p.c., ad avere efficacia anticipata rispetto al momento del passaggio in giudicato.
(2) L'esecuzione provvisoria si estende anche alle spese processuali, a prescindere dal tipo di sentenza che sia stata emanata.

Ratio Legis

L'articolo, così come sostituito dalla l. 26 novembre 1990, ha eliminato l'istituto della discrezionale concessione della provvisoria esecuzione da parte del giudice prevedendola per tutte le sentenze, valorizzando così il giudizio di primo grado e disincentivando l'utilizzo a fini dilatori dell'impugnazione da parte del soccombente.

Massime relative all'art. 282 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 16737/2011

L'anticipazione in via provvisoria, ai fini esecutivi, degli effetti discendenti da statuizioni condannatorie contenute in sentenze costitutive, non è consentita, essendo necessario il passaggio in giudicato, soltanto nei casi in cui la statuizione condannatoria è legata all'effetto costitutivo da un vero e proprio nesso sinallagmatico (come nel caso di condanna al pagamento del prezzo della compravendita nella sentenza sostitutiva del contratto definitivo non concluso); è invece consentita quando la statuizione condannatoria è meramente dipendente dall'effetto costitutivo, essendo detta anticipazione compatibile con la produzione dell'effetto costitutivo nel momento temporale successivo del passaggio in giudicato (come nel caso di specie riguardante la condanna di un istituto di credito alla restituzione delle somme di denaro ricevute da un istituto di credito a seguito di atti solutori dichiarati inefficaci ai sensi dell'art. 67 legge fall.).

Cass. civ. n. 4059/2010

Nell'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere un contratto di compravendita, l'esecutività provvisoria, ex art. 282 c.p.c., della sentenza costitutiva emessa ai sensi dell'art. 2932 c.c., è limitata ai capi della decisione che sono compatibili con la produzione dell'effetto costitutivo in un momento successivo, e non si estende a quelli che si collocano in rapporto di stretta sinallagmaticità con i capi costitutivi relativi alle modificazione giuridica sostanziale. Essa, pertanto, non può essere riconosciuta al capo decisorio relativo al trasferimento dell'immobile contenuto nella sentenza di primo grado, né alla condanna implicita al rilascio dell'immobile in danno del promittente venditore, poiché l'effetto traslativo della proprietà del bene scaturente dalla stessa sentenza si produce solo dal momento del passaggio in giudicato, con la contemporanea acquisizione dell'immobile al patrimonio del promissario acquirente destinatario della pronuncia. (Nella specie, le Sezioni unite hanno confermato - con riferimento ad un giudizio di sfratto per morosità - la sentenza impugnata con la quale era stata esclusa la provvisoria esecutività della condanna implicita al rilascio dell'immobile, in danno del promittente venditore, nel caso di domanda di esecuzione in forma specifica diretta al trasferimento del bene proposta dal promissario acquirente).

Cass. civ. n. 1283/2010

Ai sensi dell'art. 282 c.p.c., così come novellato dall'art. 33 della L. 26 novembre 1990, n. 353, la condanna alle spese del giudizio contenuta nella sentenza di primo grado comporta, in quanto tale ed in linea con la tendenza resa manifesta dal disposto dell'art. 669 septies, terzo comma, c.p.c. (introdotto dalla stessa L. n. 353 del 1990), la provvisoria esecutività del relativo capo della sentenza, indipendentemente dalla natura - se di condanna, costitutiva o di mero accertamento - e dal contenuto (se di accoglimento, di rigetto o di altro tenore della domanda principale o riconvenzionale o del terzo) della decisione principale, cui la statuizione sulle spese accede.

Cass. civ. n. 7369/2009

Al di fuori delle statuizioni di condanna consequenziali, le sentenze di accertamento (così come quelle costitutive) non hanno l'idoneità, con riferimento all'art. 282 c.p.c., ad avere efficacia anticipata rispetto al momento del passaggio in giudicato, atteso che la citata norma, nel prevedere la provvisoria esecuzione delle sentenze di primo grado, intende necessariamente riferirsi soltanto alle pronunce di condanna suscettibili secondo i procedimenti di esecuzione disciplinati dal terzo libro del codice di rito civile.

Cass. civ. n. 1619/2005

La disciplina dell'esecuzione provvisoria di cui all'art. 282 c.p.c. trova legittima attuazione anche con riferimento alle sentenze di condanna implicita, nelle quali l'esigenza di esecuzione della sentenza scaturisce dalla stessa funzione che il titolo è destinato a svolgere. Ne consegue che è suscettibile di provvisoria esecuzione una sentenza costitutiva di una servitú ex art. 1051 (o 1052) c.c., allorchè contenga tutti gli elementi identificativi in concreto della servitú, sia pure con rinvio alla consulenza tecnica d'ufficio disposta nel corso del giudizio, atteso che essa ha la funzione di risolvere un'esigenza fattuale dell'attore, assicurandogli il passaggio al fine di raggiungere la via pubblica. (Nella specie la S.C ha precisato che la sentenza può essere eseguita coattivamente osservando il disposto di cui all'art. 608 c.p.c., mediante ingiunzione da parte dell'ufficiale giudiziario al proprietario del fondo servente di riconoscere l'esecutante come possessore della servitú di passaggio, fermo il possesso di esso convenuto, corrispondente all'esercizio del diritto di proprietà).

Cass. civ. n. 9236/2000

La condanna alle spese di giudizio contenuta nella sentenza di primo grado può costituire titolo esecutivo, a norma dell'art. 474 c.p.c., soltanto nel caso in cui essa risulti accessoria ad una sentenza di condanna dichiarata provvisoriamente esecutiva ex art. 282 stesso codice (ovvero ad una sentenza esecutiva per espressa previsione di legge), ma non quando consegua alla decisione di rigetto della domanda oggetto del giudizio.

Cass. civ. n. 1440/2000

Dalla esecutività per legge della sentenza di secondo grado deriva che la parte soccombente non ha interesse a dolersi con ricorso per cassazione, della mancata pronuncia, da parte del giudice di appello, sull'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva della sentenza di primo grado.

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ANTONIO chiede
martedì 20/11/2012 - Puglia

“Con sentenza di I° grado mi è stato revocato un atto pubblico per la donazione di una nuda proprietà. La donante, titolare dell'usufrutto, beneficia del possesso. Ho appellato la sentenza e la prossima udienza è fissata nel 2015. In caso di decesso della donante (nubile) il possesso e quindi il godimento dei beni sarebbe mio fino a sentenza passata in giudicato o degli eredi legittimi?”

Consulenza legale i 23/11/2012

L'usufruttuario ha il diritto di usare e godere della cosa oggetto del suo diritto e ne ha pertanto il possesso in senso stretto (art. 978 del c.c. e ss.): il nudo proprietario, al contrario, non è anche possessore del bene. Il diritto dell'usufruttuario si estingue per legge alla sua morte (art. 979 del c.c.): non si trasmette ai suoi eredi. Quando ciò avviene, il diritto di proprietà si "riespande" e torna ad essere un diritto pieno ed esclusivo in capo a colui che era solo nudo proprietario.

Nel caso di specie, la sentenza di primo grado di revoca della donazione ha, secondo l'opinione prevalente, natura costitutiva. L'art. 282 del c.p.c. sulla provvisoria esecutorietà della sentenza di primo grado è ritenuto applicabile solo alle sentenze di condanna e non a quelle costitutive e di accertamento. Tuttavia, va precisato che un effetto della revocazione della donazione è il sorgere dell'obbligo per il donatario di restituire i beni donati (art. 807 del c.c.): quindi, nella sentenza che dichiara la revocazione viene disposta anche la condanna alla restituzione del donatum, nonché degli eventuali frutti del bene, a partire dal giorno in cui è stata presentata la domanda per l'azione di revocazione. La Suprema Corte ha affermato che la possibilità di anticipare l'esecuzione delle statuizioni condannatorie contenute nella sentenza costitutiva va riconosciuta, in concreto, di volta in volta a seconda del tipo di rapporto tra l'effetto accessivo condannatorio da anticipare e l'effetto costitutivo producibile solo con il giudicato (Cass. 4059/010): quello della revocazione della donazione appare come un caso in cui l'effetto di condanna e quello costitutivo possono seguire strade diverse. Una volta eseguita - spontaneamente o forzosamente - la restituzione, il godimento del bene si può dire spetti alla donante: solo in caso di riforma della sentenza in appello, l'appellante vittorioso potrà chiedere il risarcimento del danno per il temporaneo mancato godimento della cosa.

Alla luce di quanto esposto, sembra possibile affermare che nel caso di revocazione di una donazione, con effetto accessorio di obbligo per il donatario alla restituzione del bene donato, non vi sia un invincibile nesso di sinallagmaticità tra l'effetto costitutivo e quello di condanna (alla restituzione), sicché questo secondo effetto può soggiacere all'applicazione dell'art. 282 c.p.c.

Invece, il capo "costitutivo" della sentenza (ritrasferimento del diritto di proprietà in capo al donante) produrrà la modificazione della situazione giuridica solo con il passaggio in giudicato. La nuda proprietà del bene resta quindi in capo al donatario fino all'esaurimento di tutti i mezzi di impugnazione ordinari. Se la donante dovesse decedere nel corso del processo di secondo grado, il diritto di usufrutto si estinguerebbe con espansione del diritto di proprietà in capo al donatario.


matteo chiede
martedì 26/10/2010
“L'esecuzione provvisoria di cui trattasi si estende anche al pronunciamento del giudice penale di primo grado ex art. 538 c.p.p. (Condanna per la responsabilità civile)?”
Consulenza legale i 23/11/2010

La sentenza di condanna emessa dal giudice penale ai sensi dell’art. 538 del c.p.p. è disciplinata nel codice di procedura penale, in particolare dall’art. 540 del c.p.p.. Quest’ultimo sancisce che la condanna alle restituzioni e al risarcimento del danno è dichiarata provvisoriamente esecutiva, a richiesta della parte civile, quando ricorrono giustificati motivi, mentre la condanna al pagamento della provvisionale è immediatamente esecutiva.
La Corte costituzionale, pronunciandosi sulla questione di legittimità costituzionale dell’art. 540, comma 1, c.p.p. (dichiarata manifestamente infondata), ha ribadito la discrezionalità riservata al legislatore nel modulare le condizioni di accesso all'esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali nei diversi tipi di giudizi, con il solo limite della non irrazionale predisposizione degli strumenti di tutela, senza che l'art. 282 del c.p.c. possa assumere il valore di "precetto inderogabile" rispetto al quale debbano necessariamente modellarsi le altre previsioni normative concernenti il regime di esecutività delle pronunce (Ord., 18/4/2000, n. 105).


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