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Articolo 2504 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Atto di fusione

Dispositivo dell'art. 2504 Codice civile

La fusione deve risultare da atto pubblico [2328, 2498, 2499, 2500, 2500 bis, 2500 ter, 2500 quater, 2500 quinquies, 2500 sexies, 2500 septies, 2500 octies, 2699].

L'atto di fusione deve essere depositato per l'iscrizione, a cura del notaio o dei soggetti cui compete l'amministrazione della società risultante dalla fusione o di quella incorporante, entro trenta giorni, nell'ufficio del registro delle imprese (1) dei luoghi ove è posta la sede delle società partecipanti alla fusione, di quella che ne risulta o della società incorporante.

Il deposito relativo alla società risultante dalla fusione o di quella incorporante non può precedere quelli relativi alle altre società partecipanti alla fusione (2).

Note

(1) La nascita della nuova società è conseguente all'adempimento delle formalità pubblicitarie: deposito e iscrizione nel registro delle imprese dell'atto di fusione.
(2) Nel caso di fusione di due o più società, gli effetti si produrranno dall'esecuzione dell'ultima iscrizione nel registro delle imprese.

Ratio Legis

L'atto di fusione perfeziona il procedimento, sicché l'operazione diviene efficace anche nei confronti dei terzi. Esso produce l'estinzione del rapporto sociale relativo alla società fusa o incorporata e l'assunzione dei diritti e obblighi di questa da parte della società nuova o incorporante.

Spiegazione dell'art. 2504 Codice civile

L'atto di fusione ha la natura giuridica e la struttura di un contratto.

La stipula dell'atto di fusione può avvenire una volta che si siano verificate le condizioni previste dall'art. 2503, ossia:
  1. subito dopo le iscrizioni delle delibere di fusione, se consta il consenso dei creditori;
  2. dopo il decorso dei 2 mesi dall'ultima delle iscrizioni, se non vi siano opposizioni;
  3. nel corso del giudizio di opposizione, se così dispone il tribunale, previa garanzia;
  4. quando l'opposizione sia stata rigettata.
L'atto di fusione ha la funzione esecutiva delle delibere: esso realizza l'esigenza di fissare in modo definitivo e irrevocabile l'oggetto delle deliberazioni assembleari.
La funzione esecutiva dell'atto di fusione consente di affermare che il contenuto di esso è vincolato al contenuto delle delibere, col quale deve coincidere.

L'atto di fusione deve rivestire la forma dell'atto pubblico ad substantiam.

Per quanto riguarda la pubblicità, si ha una duplice iscrizione:
  1. presso l'ufficio del registro delle imprese del luogo ove è la sede della società incorporante o risultante dalla fusione;
  2. presso gli uffici del registro delle imprese dei luoghi in cui avevano sede le società fuse.
L'obbligo di deposito incombe al notaio e agli amministratori ovvero ai soggetti cui compere l'amministrazione della società nuova e di quella incorporante, non, invece, agli amministratori delle società fuse o incorporate né ai soggetti, diversi dagli amministratori, che abbiano sottoscritto l'atto di fusione.

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Consulenze legali
relative all'articolo 2504 Codice civile

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Mario F. N. chiede
giovedì 01/03/2018 - Lombardia
“Come socio unico di due S.R.L. ho deliberato in sede di assemblee straordinarie con notaio l'approvazione di un progetto di fusione per incorporazione di una società nell'altra, regolarmente depositato.
Poi ho nominato un Cda della associante e non mi sono più interessato alla associata (di cui ero amministratore).
Il Consiglio di Amministrazione non ha mai dato luogo alla fusione e ora mi trovo imputato di bancarotta documentale perché la socieà che doveva essere incorporata è stata abbandonata e nessuno mi ha detto nulla.
Si era perfezionata la fusione? La delibera impegnava il Cda a provvedere alla fase attuativa (visto che non hanno eccepito nulla e mai il CdA ha deliberato decisioni contrarie)? Grazie”
Consulenza legale i 07/03/2018
Da quanto viene detto nel quesito sembra che la fusione tra le due società sia rimasta ferma alla sola fase preliminare.

In una procedura di fusione, infatti, possono distinguersi due diversi momenti, e precisamente:
  1. in un primo momento gli amministratori redigono un progetto di fusione (il cui contenuto minimo è stabilito dall’art. 2501 ter c.c.), accompagnato dalla situazione patrimoniale della società e da una relazione illustrativa; tali atti, insieme ai bilanci degli ultimi tre esercizi, devono essere depositati nella sede sociale durante i trenta giorni che precedono la decisone in ordine alla fusione e finche la fusione sia decisa (così art. 2501 septies c.c.).
Trascorso il termine di 30 giorni, la fusione viene decisa con assemblea straordinaria da ciascuna delle società che vi partecipano, mediante approvazione del relativo progetto (art. 2502 c.c.).
Sia la delibera di fusione che gli atti di cui all’art. 2501 septies c.c. vanno a questo punto depositati per l’iscrizione nel registro delle imprese (art. 2502 bis c.c.).
Sembra che proprio a questa fase si sia fermata la procedura di fusione delle società interessate, non dandosi corso al secondo e fondamentale momento della medesima procedura, che è quello della
  1. stipula dell’atto di fusione vero e proprio, disciplinato dall’art. 2504 c.c. ed a cui si può procedere, ex art. 2503 c.c., allorché siano trascorsi due mesi dall’ultima delle iscrizioni previste dall’art. 2502 bis c.c.
L’atto di fusione che si andrà a stipulare ha natura contrattuale, pretende la forma dell’atto pubblico e deve essere depositato per l’iscrizione entro trenta giorni presso l’ufficio del registro delle imprese dove è posta la sede della società incorporante (non si tratta, dunque, di un atto meramente esecutivo della deliberazione).

L’iscrizione dell’atto di fusione (di cui all’art. 2504 comma 1 c.c.) ha efficacia costitutiva, ossia determina la realizzazione vera e propria della fusione; ciò risulta espressamente previsto dall’art. 2504 bis c.c., il quale dispone che “…la fusione ha effetto quando è stata eseguita l’ultima delle iscrizioni prescritte dall’art. 2504…”.
Prima di tale momento, dunque, non si verifica quel fenomeno successorio tipico della fusione e da cui ne consegue l’unificazione strutturale delle società partecipanti.

Da questa necessaria e sintetica illustrazione della procedura di fusione se ne deve trarre l’inevitabile conclusione che in effetti tra le società interessate non si è mai perfezionato il procedimento di fusione e che, pertanto, ciascuna delle società partecipanti ha continuato ad operare con i proprio organi sociali, ossia l’amministratore unico della società che doveva essere incorporata ed il consiglio di amministrazione della incorporante.

Quest’ultimo, fino alla stipula dell’atto di fusione, non avrebbe potuto avere altri compiti se non quelli di amministrare la società incorporante, non potendo di certo svolgere funzioni amministrative della società incorporata, il cui onere di amministrazione continuava a gravare sull’amministratore unico.

Ciò comporta che, essendo il reato di bancarotta semplice documentale punibile sia a titolo di dolo che a titolo di colpa ed essendo qualificabile quale reato di mera condotta[1], esso si realizza anche con la semplice omessa o irregolare tenuta delle scritture contabili sorretta da imprudenza, negligenza o violazione di leggi.

Quindi, ciò che si consiglia è di approntarsi un'idonea difesa per cercare nel migliore dei modi di sottrarsi a tale accusa che, per come viene descritta la situazione, sembra avere purtroppo un concreto fondamento giuridico.


[1] In ciò si differenzia dal reato di bancarotta fraudolenta documentale, il quale si configura come reato doloso


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