Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 2500 ter Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 29/04/2022]

Trasformazione di societā di persone

Dispositivo dell'art. 2500 ter Codice Civile

Salvo diversa disposizione del contratto sociale, la trasformazione di società di persone in società di capitali è decisa con il consenso della maggioranza dei soci determinata secondo la parte attribuita a ciascuno negli utili; in ogni caso al socio che non ha concorso alla decisione spetta il diritto di recesso(1).

Nei casi previsti dal precedente comma il capitale della società risultante dalla trasformazione deve essere determinato sulla base dei valori attuali degli elementi dell'attivo e del passivo e deve risultare da relazione di stima redatta a norma dell'articolo 2343 ovvero dalla documentazione di cui all'articolo 2343 ter ovvero, infine, nel caso di società a responsabilità limitata, dell'articolo 2465. Si applicano altresì, nel caso di società per azioni o in accomandita per azioni, il secondo, terzo e, in quanto compatibile, quarto comma dell'articolo 2343 ovvero, nelle ipotesi di cui al primo e secondo comma dell'articolo 2343 ter, il terzo comma del medesimo articolo(2).

Note

(1) E' consentita la trasformazione delle società di persone in società di capitali con il consenso della maggioranza dei soci, determinata secondo la parte attribuita da ciascuno negli utili.
(2) Comma sostituito dall'art. 20, comma 5, D.L. 24 giugno 2014, n. 91.

Ratio Legis

La norma disciplina la trasformazione di società di persone in società di capitali che è detta trasformazione progressiva.

Spiegazione dell'art. 2500 ter Codice Civile

La trasformazione di società di persone, anche unipersonale, in società di capitali è decisa con la maggioranza per quote di interesse. Al fine di favorire la trasformazione progressiva la disciplina deroga al principio generale di unanimità sancito dall'art. 2252 c.c.
La norma fa salva la diversa disposizione dell'atto costitutivo. Secondo la dottrina, la giurisprudenza e il Consiglio Notarile di Milano non è sufficiente una clausola generica, ma è necessaria una clausola specifica che preveda l'unanimità proprio per la trasformazione.

Anche se la trasformazione è decisa a maggioranza, i soci di minoranza hanno due forme di tutela:
1) il recesso;
2) il consenso del socio che assume responsabilità illimitata (art. 2500 sexies, 1° comma).

Per poter esercitare il diritto di recesso, il socio non deve aver concorso alla decisione di trasformazione. È discusso se al recesso si applichi la disciplina delle società di persone o delle società di capitali. La tesi prevalente afferma che il momento a cui fare riferimento per il diritto di recesso è quello dell'assunzione della delibera e non quello della dichiarazione di recesso. Dunque il legislatore, con il diritto di recesso, ha attribuito al socio il diritto di non fare parte della società che si è creata in seguito alla trasformazione (c.d. società di arrivo).

Il capitale sociale della società risultante dalla trasformazione deve risultare da relazione di stima o dalla documentazione ex art. 2343 ter. La relazione di stima è diretta alla tutela di interessi esterni a quelli dei singoli soci, per cui non è mai rinunciabile da questi ultimi. Il capitale non deve necessariamente coincidere con il patrimonio sociale, quindi non è necessario imputare tutto a patrimonio.
La relazione di stima è necessaria ogniqualvolta un ente diverso da una società di capitali si trasformi in società di capitali.

Massime relative all'art. 2500 ter Codice Civile

Cass. civ. n. 9569/2007

Il principio secondo cui la trasformazione di una societā di persone in societā di capitali non dā luogo ad un nuovo ente, ma integra una mera mutazione formale di un'organizzazione, che sopravvive alla vicenda della trasformazione senza soluzione di continuitā, trova applicazione anche al fenomeno inverso (trasformazione, c.d. regressiva, di societā di capitali in societā di persone), ed anche ai mutamenti intervenuti nell'ambito di ognuno dei due tipi di societā, come nell'ipotesi di trasformazione di una societā in accomandita semplice in una societā che, essendo rimasta ferma l'identitā e l'integritā dell'impresa commerciale giā gestita nella forma precedente, deve qualificarsi come irregolare, ancorché nel relativo atto sia stata qualificata "semplice", dovendo escludersi, in ogni caso, la possibilitā di equiparare il soggetto risultante dalla trasformazione ad una persona fisica, in quanto tale assimilazione comporterebbe uno stravolgimento dei principi che regolano la diversitā dei soggetti di diritto e dei relativi statuti. (Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Venezia, 17 Maggio 2000).

Cass. civ. n. 26826/2006

La trasformazione di una societā da un tipo ad un altro previsto dalla legge, ancorché connotato di personalitā giuridica, non si traduce nell'estinzione di un soggetto e correlativa creazione di uno nuovo in luogo di quello precedente, ma configura una vicenda meramente evolutiva e modificativa del medesimo soggetto; essa comporta, in particolare, soltanto una variazione di assetto e di struttura organizzativa, la quale non incide sui rapporti sostanziali e processuali facenti capo alla originaria organizzazione societaria. Pertanto, la circostanza che nell'atto introduttivo dell'impugnazione sia stata indicata come parte istante la societā anteriore alla trasformazione č ininfluente, purché non induca incertezza sull'identificazione della parte impugnante e l'impugnazione sia stata proposta da procuratore dotato di "ius postulandi" per averne avuto il relativo potere dal legale rappresentante all'epoca abilitato a rilasciare la procura in nome e per conto della societā. (Nella specie, la Corte, sulla scia del principio come sopra affermato, ha ritenuto in concreto ininfluente che nel ricorso per cassazione figurasse come istante la precedente societā, in quanto proprio il controricorrente, nel contestare la validitā e l'ammissibilitā dell'iniziativa avversaria, aveva richiamato la "trasformazione", mostrando di averne piena contezza). (Rigetta, App. Lecce, 31 Gennaio 2002).

Cass. civ. n. 16500/2004

In caso di trasformazione di una societā di fatto (nella specie, uno studio associato tra professionisti) in societā in accomandita semplice, si č in presenza di un medesimo soggetto giuridico, sia pure dotato di una nuova veste societaria; ne consegue che il rapporto di lavoro dipendente iniziato con il primo soggetto prosegue con il secondo, e comporta la responsabilitā della societā di persone per tutti gli obblighi derivanti da tale rapporto di lavoro.

Tesi di laurea correlate all'articolo

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli 29,90 €

Nel caso si necessiti di allegare documentazione o altro materiale informativo relativo al quesito posto, basterà seguire le indicazioni che verranno fornite via email una volta effettuato il pagamento.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Idee regalo per avvocati e cultori del diritto