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Articolo 2270 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Creditore particolare del socio

Dispositivo dell'art. 2270 Codice civile

Il creditore particolare del socio, finché dura la società, può far valere i suoi diritti (1) sugli utili spettanti al debitore [2262] e compiere atti conservativi sulla quota spettante a quest'ultimo nella liquidazione [2282, 2283].

Se gli altri beni del debitore sono insufficienti a soddisfare i suoi crediti, il creditore particolare del socio può inoltre chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota del suo debitore (2). La quota deve essere liquidata entro tre mesi dalla domanda, salvo che sia deliberato lo scioglimento della società [2272, 2305, 2531, 2614].

Note

(1) Il creditore particolare del socio può soddisfarsi solo sugli utili spettanti al socio suo debitore e mai sul patrimonio sociale.
(2) L'azione del creditore particolare diretta ad ottenere la liquidazione della quota del socio ha carattere surrogatorio e provoca l'uscita del socio dalla società (v. 2288). La liquidazione della quota del socio debitore è espressamente esclusa per le società in nome collettivo (v. 2308) e in accomandita semplice.

Spiegazione dell'art. 2270 Codice civile

La specifica destinazione di natura imprenditoriale dell'attività sociale fa sì che il patrimonio della società sia insensibile agli interessi del creditore del socio. Egli, infatti, non può in nessun modo aggredire i beni di cui dispone la società, perlomeno finché essa resta in vita. Ciononostante la legge attribuisce al creditore particolare del socio penetranti poteri sugli utili spettanti al suo debitore derivanti dalla spartizione annuale (e quindi già realizzati), potendo infatti far valere i suoi diritti su di essi, come anche compiere atti conservativi sulla quota di liquidazione di spettanza del socio debitore. In merito alla quota di liquidazione, essa non può tuttavia essere espropriata, (e dunque acquisita dal creditore particolare) in quanto si determinerebbe una indebita modifica della compagine sociale, a meno che nel contratto sociale non sia prevista la libera trasferibilità della quota stessa.
Da ultimo, se il patrimonio del socio debitore risulta insufficiente a soddisfare le ragioni del creditore particolare, quest'ultimo può chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota e ottenere così la somma corrispondente.

Massime relative all'art. 2270 Codice civile

Cass. pen. n. 31600/2002

Con la dizione perizia sullo stato di mente dell'imputato deve intendersi non soltanto la perizia finalizzata a verificare l'imputabilità di un soggetto, ma anche quella volta ad accertare la capacità di questi a partecipare coscientemente al processo, ai sensi dell'art. 70 c.p.p., così come la compatibilità dello stato fisico o mentale con il regime carcerario. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto legittima la proroga del termine di custodia cautelare in dipendenza del protrarsi della perizia disposta per accertare la compatibilità dello stato di salute dell'indagato con il regime carcerario).

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Consulenze legali
relative all'articolo 2270 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Michele N. chiede
martedì 30/07/2019 - Emilia-Romagna
“creditore del socio di Sas, diritti sugli utili spettanti al debitore, approvazione rendiconto

Buongiorno, una società di persone ha subito il pignoramento della quota di utili sociali da parte del creditore del socio accomandante.
La società e la socia presentano una dichiarazione (datata 02/2016 precedente al pignoramento) dove attestano: la prima di non avere alcun debito nei confronti della socia avendo già distribuito l'utile relativo all'esercizio 2015, la seconda di non vantare alcun credito nei confronti della società avendo già ricevuto in pagamento la sua quota di utile relativo all'esercizio 2015.

Ora, nelle società di persone (art.2262 cc): "ciascun socio ha diritto a percepire la sua quota di utii solo dopo l'approvazione del rendiconto",
art.2261: "i soci che non partecipano all'amministrazione... hanno diritto di avere il rendiconto dell'amministrazione al termine di ogni anno",

ma nelle società di persone, quando si intende approvato il rendiconto (situazione equiparabile a quella di un bilancio)? considerato che prima dell'approvazione dello stesso il socio non ha alcun diritto all'utile?

In sostanza in una società di persone in contabilità semplificata, come è posibile dimostrare la riscossione dell'utile in mancanza di documentazione circa l'approvazione del rendiconto, la sua comunicazione ai soci, la mancanza di movimentazione bancaria ?
grazie”
Consulenza legale i 07/08/2019
Nelle società di persone il rendiconto si intende approvato al termine di ogni anno.

Il fatto, poi, che la società sia in regime di contabilità semplificata comporta che vi sia il solo obbligo di tenuta del registro delle fatture di vendita e di acquisto, ed è compito degli amministratori garantirne la regolare tenuta ai sensi degli artt. 2302 e 2214 c.c..
Tale obbligo, tra l'altro, è sanzionato con la previsione di cui all'art. 217, comma 2, del R.D. 267/1942 che disciplina la bancarotta semplice.

Pertanto, se l'amministratore della società ha tenuto regolarmente i due registri sopra menzionati, prova della distribuzione degli utili sono i registri stessi, sussistendo, in tal caso una presunzione.
Vero è però - e in ogni caso - che in conseguenza del pignoramento, qualora iscritto al ruolo delle esecuzioni del Tribunale competente, il creditore avrà il diritto di rivalersi anche sulle somme maturate a fronte degli utili che verranno a risultare dagli esercizi successivi; questo a meno che i soci non decidano, all'unanimità, di non distribuire gli utili e finanziare così la società. Tale scelta non è sindacabile dal creditore particolare del socio.


Rosalba A. chiede
giovedì 19/07/2018 - Piemonte
“Buonasera, avrei bisogno di una risposta al seguente quesito:
ho un credito nei confronti di una persona che ha conferito dei beni in una società semplice non iscritta alla CCIAA e quindi al registro imprese. I suoi beni personali sono insufficienti a pagare il mio credito.
Vorrei sapere se posso chiedere la liquidazione della sua quota nella società semplice e quindi far chiudere la società o se la società semplice non può essere chiusa , quindi lui rimane socio e la società semplice deve far fronte e pagare il debito nei miei confronti oppure io posso sostituirmi a lui nel possesso della sua quota nella società?
Nell'attesa di una gentile risposta , porgo distinti saluti.

Consulenza legale i 24/07/2018
La soluzione al problema è presto individuata nelle norme del codice civile che disciplinano la società semplice.

L’art. 2270 c.c., relativo al creditore particolare del socio, stabilisce che quest’ultimo, finché dura la società, può far valere i propri diritti sugli utili che spettano al debitore e compiere atti conservativi sulla quota che spetta a quest’ultimo nella liquidazione.

Ciò significa che il creditore particolare del socio non ha il diritto di far “chiudere” la società, come si ipotizza nel quesito, ma può però sfruttare la partecipazione sociale del proprio debitore e soddisfarsi sugli utili sociali e sulla quota di quest’ultimo.

In particolare, “far valere” il diritto sugli utili significa che è possibile ottenere il pignoramento del diritto di credito del socio agli utili che gli spettano dalla società: il pignoramento, com’è noto, consente sostanzialmente di “bloccare” le somme pignorate e vincolarle a favore del creditore, che potrà ottenerle in pagamento direttamente dal terzo (in questo caso la società) a mezzo di un ordine del giudice.

Per quanto riguarda la quota, secondo l’opinione prevalente è possibile chiedere ed ottenere su di essa il sequestro conservativo: in buona sostanza, si tratta di un vincolo sulla quota a garanzia del creditore (per cui, ad esempio, la quota non può essere alienata a terzi).
Controversa, invece, è la possibilità di chiedere il pignoramento della quota.
Gli studiosi del diritto ritengono che ciò non sia possibile (per una serie di ragioni legate alla natura della società semplice che qui non è il caso di approfondire ed alle quali si accennerà brevemente nel prosieguo), mentre la giurisprudenza prevalente ritiene che – anche prima che la società si sciolga e salvo il diritto di prelazione degli altri soci – le quote possano essere espropriate a seguito di pignoramento e vendute.

Questo, attenzione, solo se nell’atto costitutivo sia scritto che le quote sono liberamente trasferibili con il solo consenso del cedente e del cessionario (a tal proposito, dunque, nel caso in esame occorrerebbe visionare il documento in questione).

Se il pignoramento della quota fosse consentito, come in tutti i casi di esecuzione forzata, anche il creditore procedente potrebbe chiedere, in alternativa alla vendita a terzi, l’assegnazione della quota per sé stesso: in questa eventualità - per rispondere al quesito - il creditore si sostituirebbe senz’altro al debitore nel rapporto sociale.

E’ proprio per evitare questo, tuttavia, che molti non ritengono possibile il pignoramento della quota (i soci di società di persone non sono liberamente “interscambiabili” ed è comunque richiesto il consenso degli altri per la modifica della compagine sociale), pertanto si sconsiglia di intraprendere questa strada: oltre che complessa, infatti, come già detto essa si presta facilmente ad eccezioni di nullità.

La norma in commento prosegue, in ogni caso, attribuendo al creditore particolare del socio un altro importante diritto: se la società non è entrata in liquidazione e gli altri beni del debitore (diversi dalla quota: ciò significa che prima vanno aggrediti gli altri beni del debitore/socio e, solo se questi siano insufficienti, si potrà procedere come previsto dalla norma) siano insufficienti a soddisfare il credito, il creditore potrà chiedere in qualsiasi momento la liquidazione della quota del proprio debitore.
La liquidazione dovrà essere effettuata entro tre mesi dal giorno della domanda.
Quando si verifica, poi, questa eventualità il socio viene escluso di diritto dalla società (art. 2288 c.c.).

Testi per approfondire questo articolo

  • La società in nome collettivo

    Editore: Giuffrè
    Collana: Trattati
    Data di pubblicazione: maggio 2015
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    La collocazione nel codice civile, al centro tra le società di persone, rende la società in nome collettivo innanzitutto soggetto giuridico, centro di imputazione di situazioni attive e passive, ma non consente di attribuirle natura di persona giuridica, per l'assoluta preminenza delle caratteristiche (e delle facoltà) dei soci che vi partecipano. E rimane l'abilitazione all'esercizio di impresa commerciale, innestata sulla base strutturale dell'art. 2247 c.c.,... (continua)