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Articolo 2305 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Creditore particolare del socio

Dispositivo dell'art. 2305 Codice civile

Il creditore particolare del socio, finché dura la società, non può chiedere la liquidazione della quota del socio debitore [2270, 2307, 2531, 2614] (1).

Note

(1) Con la stipula del contratto di società si determina uno scambio tra patrimonio dei soci e patrimonio sociale: da un lato il trasferimento della titolarità dei beni conferiti dai soci alla società e dall'altro l'acquisto di diritti riferibili alla titolarità della quota sociale nel patrimonio dei soci.

Ratio Legis

La norma tutela l'integrità del capitale sociale, anche in considerazione della natura commerciale della s.n.c., evitando che in seguito all'iniziativa anche di uno solo dei creditori di un socio, sia pregiudicata la consistenza patrimoniale della s.n.c. e venga pregiudicato il conseguimento stesso dell'oggetto sociale (v. 2253).

Spiegazione dell'art. 2305 Codice civile

A differenza di quanto previsto per la società semplice (art. [n2270cc]]), nella s.n.c. il creditore particolare del socio non può né chiedere la liquidazione della quota del socio debitore, né compiere atti conservativi a tutela della quota stessa.
Corollario dell'autonomia patrimoniale della s.n.c. è quindi l'indisponibilità della quota sociale del debitore.
Tuttavia è previsto uno strumento di tutela in capo al creditore particolare, e cioè la facoltà di opporsi alla proroga della società (art. 2307).

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Quesiti degli utenti
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Giorgio F. chiede
martedì 08/05/2018 - Piemonte
“Buonasera,vorrei sapere se il creditore particolare di un socio di una s.n.c. può obbligare il socio debitore a liquidare la sua quota.
Grazie”
Consulenza legale i 14/05/2018
Purtroppo la quota sociale di una società di persone è ritenuta non pignorabile unanimemente dalla giurisprudenza di merito e quella di legittimità.

Infatti, caratteristica peculiare delle società di persone, qual è la società in nome collettivo, è la rilevanza delle qualità personali del socio. Si parla di contratto intuitus personae, ovverosia di contratto stipulato in considerazione delle qualità personali del contraente, senza le quali le parti non si sarebbero determinate alla stipula.

Questa peculiarità che caratterizza le società di persone, ha portato la giurisprudenza ad escludere la pignorabilità della quota sociale da parte del creditore particolare, in quanto inevitabilmente determinerebbe la modificazione del rapporto sociale in seguito alla sostituzione del creditore procedente o di un terzo al socio esecutato (ex pluribus Cass. n. 15605/2002, Tribunale di Rimini sent. 12 maggio 2016, Trib. Rovigo Ordinanza del 21/10/2016).

L’espropriazione della quota sociale nelle società di persone, in sostanza, si porrebbe in contrasto con la natura stessa delle società di persone, consentendo a terzi di subentrare coattivamente in quel rapporto. Questo, infatti, è proprio l’effetto principale dell’espropriazione della quota sociale: la vendita a un terzo (che dovrebbe subentrare nella posizione di socio) della partecipazione, sul cui ricavato il creditore procedente potrà poi soddisfarsi.

Invero non ci sono altri modi diretti per indurre il debitore a vendere la sua quota sociale.
Ed anzi l’art. 2305 c.c. chiarisce proprio che "Il creditore particolare del socio, finché dura la società, non può chiedere la liquidazione della quota del socio debitore".

Al più, al fine di veder soddisfatte le proprie pretese, il creditore potrebbe indurre indirettamente il debitore a vendere la quota sociale espropriando i suoi beni personali (posto che questa azione abbia la valenza induttiva sperata) oppure espropriando gli utili derivanti dalla partecipazione del debitore alla società.
Infatti è pacificamente applicabile alle società in nome collettivo l’art. 2270 c.c. nella parte in cui prevede che “Il creditore particolare del socio, finché dura la società, può far valere i suoi diritti sugli utili spettanti al debitore”, può cioè agire sugli utili certi e maturati dal socio a seguito dell’approvazione del rendiconto. Azione che potrebbe anch’essa indurre a vendere la quota dal momento che lo scopo della partecipazione ad una società è proprio quella di trarne degli utili e, quindi, se non sussiste più questo scopo non dovrebbe (almeno in teoria) sussistere neanche l’interesse a mantenere la partecipazione societaria.

Testi per approfondire questo articolo

  • Gestione, responsabilità e fallimento nelle società di persone

    Autore: Iozzo Fabio
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