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Articolo 76 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Costituzione di parte civile

Dispositivo dell'art. 76 Codice di procedura penale

1. L'azione civile nel processo penale è esercitata, anche a mezzo di procuratore speciale [122 c.p.p.], mediante la costituzione di parte civile (1)

2. La costituzione di parte civile produce i suoi effetti in ogni stato e grado del processo [84, 92 c.p.p.] (2).

Note

(1) Per potersi costituire parte civile, si deve anche essere legittimati a farlo avendo la titolarità del diritto. L'accertamento del danno è oggetto della decisione, ma per costituirsi sono indispensabili i presupposti quali l'astratta configurabilità del danno e la titolarità del predetto diritto.
(2) Con riferimento ai procedimenti innanzi al giudice di pace si veda l'art. 23, d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274.

Spiegazione dell'art. 76 Codice di procedura penale

Premesso che, per quanto concerne la legitimatio ad causam, l'articolo 74 stabilisce che l'azione civile di cui all'articolo 185 del codice penale possa essere esercitata dal danneggiato e dai suoi eventuali successori universali, e questo sia nei confronti dell'imputato che del responsabile civile, la presente norme prevede che la persona danneggiata, una volta costituitasi parte civile, anche a mezzo di procuratore speciale, può partecipare al processo in tutti i suoi gradi, compreso l'eventuale giudizio di rinvio, senza dover esperire ulteriori iniziative. Quanto detto esprime il principio dell'immanenza della costituzione di parte civile.

E' opportuno distinguere la rappresentanza processuale della parte civile dalla costituzione della parte civile nel processo. Infatti in quest'ultimo caso la parte civile esercita l'azione civile costituendosi parte civile nel processo anche tramite procuratore munito di procura speciale conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata dal difensore o da altra persona abilitata, ai sensi dell'art. 100; nel primo caso, invece, per la durata del processo, il difensore può farsi anche sostituire da un collega, a norma dell'art. 102 c.p.p., prescindendo che si sia costituito tramite procura speciale.

Massime relative all'art. 76 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 18508/2017

La dichiarazione di costituzione di parte civile può essere presentata dal procuratore speciale che sia anche difensore del danneggiato dal reato sia personalmente sia anche a mezzo di sostituto eventualmente nominato ai sensi dell'art. 102 cod. proc. pen., limitandosi l'attività di quest'ultimo, in tal caso, al deposito dell'atto.

Cass. pen. n. 4676/2015

Nei casi in cui nel giudizio penale sia prescritto che la parte stia in giudizio col ministero di difensore munito di procura speciale, il mandato, in virtù del generale principio di conservazione degli atti, deve considerarsi valido anche quando la volontà del mandante non sia trasfusa in rigorose formule sacramentali, ovvero sia espressa in forma incompleta, potendo il tenore dei termini usati nella redazione della procura speciale e la sua collocazione escludere ogni incertezza in ordine all'effettiva portata della volontà della parte.

Cass. pen. n. 474/2015

La sopravvenuta perdita della capacità di stare in giudizio della parte civile non determina la caducazione degli atti legittimamente compiuti prima di tale evento, ma comporta solo che il processo prosegue nei confronti del soggetto legittimato in vece dell'incapace (nella specie, il tutore), il quale, a tal fine, assume la veste di parte mediante la sua costituzione, che non integra un "nuovo" atto di costituzione di parte civile

Cass. pen. n. 26467/2014

In tema di impugnazione della parte civile, la presunzione di conferimento del mandato alle liti per un solo grado di giudizio può essere superata da una diversa manifestazione di volontà, che deve emergere dal mandato difensivo previsto dall'art. 100 c.p.p. e non può essere desunta né dal contenuto delle procure previste dagli artt. 76 e 122 c.p.p., né da circostanze esterne come la annotazione in calce all'atto di appello - sottoscritto dal difensore non legittimato - di una "conferma" del suo contenuto, con contestuale conferimento di "procura speciale" per l'impugnazione, non essendo previsto dalle disposizioni regolatrici della materia il potere della parte sostanziale di ratificare l'operato del difensore non legittimato.

Cass. pen. n. 7021/2014

Alla morte della persona costituita parte civile non conseguono gli effetti della revoca tacita né quelli interruttivi del rapporto processuale previsti dall'art. 300 c.p.c. - inapplicabili al processo penale, ispirato all'impulso d'ufficio - in quanto la costituzione resta valida "ex tunc". Nessuna conseguenza può quindi ricavarsi dalla mancata comparizione in grado di appello degli eredi del defunto titolare del diritto, e neppure dall'assoluta inerzia da parte degli stessi, in quanto l'art. 82, comma secondo, c.p.p., limita i casi di revoca presunta o tacita della costituzione di parte civile alle sole ipotesi di omessa presentazione delle conclusioni nel corso della discussione in fase di dibattimento di primo grado.

Cass. pen. n. 6641/2014

Costituisce revoca implicita della costituzione di parte civile la formulazione nel giudizio di primo grado di conclusioni orali consistenti nella richiesta "di condanna degli imputati come richiesto dal pubblico ministero", senza alcun richiamo alle conclusioni scritte già depositate, documentanti la richiesta risarcitoria avanzata.

Cass. pen. n. 4101/2013

In tema di costituzione di parte civile, l'esistenza in calce o a margine della procura speciale della sottoscrizione della parte seguita da quella del procuratore può valere, tenuto conto delle circostanze concrete, a rivelare la volontà della parte stessa di conferire a quel difensore la procura a compiere l'atto, mentre la sottoscrizione del procuratore può avere contemporaneamente la duplice finalità di autenticazione della firma del cliente e di sottoscrizione dell'atto in sé.

Cass. pen. n. 9058/2011

L'amministratore delegato di una società per azioni è legittimato a costituirsi parte civile in nome della stessa anche in mancanza di una specifica delibera del consiglio di amministrazione, salve le eventuali espresse limitazioni presenti nell'atto costitutivo.

Cass. pen. n. 4136/2011

La persona offesa costituita parte civile ha diritto, in caso di sentenza di patteggiamento, alla condanna dell'imputato alla rifusione anche delle spese per l'attività svolta prima della costituzione, e quindi in fase procedimentale, e consistita nella partecipazione a incombenti di natura probatoria, in specie all'incidente probatorio.

Cass. pen. n. 47803/2008

Nella udienza avente ad oggetto la richiesta di applicazione della pena nel corso delle indagini, ex art. 447 c.p.p., non è ammessa la costituzione di parte civile, e pertanto è illegittima la condanna dell'imputato al pagamento delle spese sostenute dal danneggiato dal reato la cui costituzione quale parte civile sia stata ammessa dal giudice, nonostante tale divieto. Tale costituzione non è ammissibile nemmeno quando il procedimento speciale venga instaurato, ai sensi dell'art. 464 c.p.p., con l'opposizione al decreto penale di condanna ovvero, ai sensi degli artt. 446 comma 1, ult. periodo, e 458 comma 1 c.p.p., a seguito della notifica del decreto di giudizio immediato.

Cass. pen. n. 40719/2007

La costituzione di parte civile da parte di un minore, avvenuta a mezzo dell'esercente la potestà genitoriale, non richiede l'autorizzazione del giudice tutelare, in quanto si tratta di un atto non eccedente l'ordinaria amministrazione.

Cass. pen. n. 22601/2005

Il potere di costituirsi parte civile è attribuito alla persona offesa o al danneggiato, che lo possono delegare con il rilascio di procura speciale ad un terzo o allo stesso difensore. Nell'ipotesi in cui il difensore, al quale sia stata conferita anche procura speciale ad causam, nomini un sostituto processuale ai sensi dell'art. 102 c.p.p., al sostituto sono attribuiti i poteri conferiti al difensore con il mandato alle liti (rappresentanza processuale), ma non i poteri di natura sostanziale o processuale, quale il potere di costituirsi parte civile.

Cass. pen. n. 46200/2003

Alla morte della persona costituitasi parte civile non conseguono gli effetti della revoca tacita, in quanto la costituzione resta valida ex tunc e gli eredi del defunto titolare del diritto possono intervenire nel processo senza effettuare una nuova costituzione, ma semplicemente spendendo e dimostrando la loro qualità di eredi.

Cass. pen. n. 45982/2003

È ammissibile la condanna al risarcimento dei danni a favore della parte civile da parte del giudice di rinvio che affermi la responsabilità dell'imputato, anche nell'ipotesi in cui la sentenza di assoluzione emessa dal giudice di appello sia stata impugnata dal solo pubblico ministero e non anche dalla parte civile.

Cass. pen. n. 21284/2003

La costituzione di parte civile, una volta validamente intervenuta in primo grado in virtù di procura speciale conferita ai sensi dell'art. 100 c.p.p., produce effetti in ogni stato e grado del processo, nel senso che il difensore della parte civile può resistere all'impugnazione dell'imputato, presentare conclusioni e la notula delle spese senza necessità di altro mandato, che è richiesto soltanto per svolgere attività non difensiva, come proporre domande o impugnare la sentenza.

Cass. pen. n. 29667/2002

Nei procedimenti per violazioni urbanistico-edilizie è legittima la costituzione di parte civile del Comune nel cui territorio insiste l'opera, atteso che nell'ente locale è identificabile una situazione di interesse personale e differenziato distinto dall'interesse diffuso all'osservanza delle norme urbanistiche comune alla generalità dei cittadini. In tal caso il danno discende dall'offesa al bene specifico individuato proprio nel territorio il cui assetto urbanistico viene ad essere pregiudicato dall'intervento abusivo.

Cass. pen. n. 13107/1999

Allorché la procura speciale che attribuisce al difensore il potere di stare in giudizio per la parte civile sia apposta in calce alla dichiarazione di costituzione, la relativa sottoscrizione è ritualmente certificata dal difensore.

Cass. pen. n. 12018/1999

In tema di impugnazione, per il principio di immanenza della costituzione di parte civile, la stessa, una volta ammessa, ha diritto a partecipare alle fasi successive alla prima e di vedersi riconosciuto (senza che ciò rappresenti violazione del principio del divieto della reformatio in peius) il diritto al risarcimento del danno, anche se essa non ha impugnato la sentenza di proscioglimento in primo grado, appellata dal solo P.M. Invero, la autonoma facoltà di impugnazione, concessa alla parte civile dall'attuale ordinamento, è prevista in aggiunta a quella del P.M. ed a tutela degli interessi civili, anche quando il rapporto processuale penale si sia esaurito per la mancata impugnazione della sentenza da parte dell'organo dell'accusa o dell'imputato.

Cass. pen. n. 11441/1999

Gli avvocati dello Stato, per compiere gli atti del loro ministero, non hanno bisogno di una procura dell'amministrazione che essi rappresentano, essendo sufficiente che «consti della loro qualità». Invero, il mandato che è loro conferito dalla legge è sufficiente ad attribuire il potere di costituirsi in giudizio per le amministrazioni pubbliche e di compiere tutti gli atti per i quali la legge richiede un mandato speciale; e ciò, tanto nel giudizio civile, quanto in quello penale, allorché le pretese civili della pubblica amministrazione siano esercitate in tale sede.

Cass. pen. n. 12/1999

Il potere di autenticazione del difensore concerne il mandato ad litem e gli altri atti equivalenti, che attengono al suo ruolo nel processo, ma non anche la procura speciale a costituirsi parte civile.

Cass. pen. n. 460/1998

Alla morte della persona costituita parte civile non conseguono gli effetti della revoca tacita giacché la costituzione resta valida ex tunc e gli eredi del defunto titolare del diritto possono intervenire nel processo senza effettuare una nuova costituzione ma semplicemente spendendo e dimostrando la loro qualità ereditaria.

Cass. pen. n. 5096/1997

Poiché la costituzione di parte civile, secondo l'espressa previsione dell'art. 76 c.p.p., «produce i suoi effetti in ogni stato e grado del processo», questa, una volta ammessa, ha diritto di partecipare a tutte le fasi successive del procedimento, ed anche quando non abbia interposto appello, ma si sia affidata all'impugnazione proposta dagli organi del P.M., è legittimata a costituirsi in appello e a vedersi riconoscere il risarcimento del danno in caso di condanna.

Cass. pen. n. 4161/1996

Il difensore di parte civile munito di procura speciale ex art. 76 c.p.p. e di nomina a provvedere alla difesa ex art. 78 lett. c) e art. 100 c.p.p. è depositario sia della legitimatio ad causam, che si identifica con la normale titolarità in capo al soggetto cui il reato ha cagionato un danno nel diritto sostanziale ad ottenere giudizialmente il risarcimento, sia della rappresentanza processuale, necessaria dal momento che il codice prevede che la parte lesa stia in giudizio col ministero di un difensore munito di procura speciale. Ciò vuol dire che il difensore che sia anche procuratore speciale ai sensi dell'art. 76 c.p.p. sostituisce in tutto e per tutto la parte che rappresenta ed è legittimato a compiere tutti gli atti che la legge riserva a quest'ultima, compresa la dichiarazione di ricorso per cassazione. Perciò è irrilevante che il difensore sia iscritto all'albo speciale presso la Corte di cassazione ed è legittimato comunque a proporre ricorso anche in tale sede.

Cass. pen. n. 8650/1993

Il difensore non è munito di potere certificatorio generale, non avendo le norme che gli conferiscono detto potere carattere eccezionale e non potendo pertanto, essere applicate al di fuori dei casi tassativamente previsti. Ne consegue, con riferimento alla costituzione di parte civile, che potendo questa farsi, oltre che con dichiarazione personale, anche a mezzo di procura speciale conferita, a pena di inammissibilità, con atto pubblico o con scrittura privata autenticata, il potere autenticatorio del difensore, circoscritto al mandato ad litem non consente di estendere l'autentica relativa a tale mandato alla sottoscrizione della scrittura contenente il conferimento della detta procura speciale. (Fattispecie in cui era stata rilasciata al difensore — che aveva provveduto anche all'autentica dell'autografia del sottoscrittore — la procura speciale a costituirsi parte civile con lo stesso atto — diverso peraltro da quelli indicati nel comma 2 dell'art. 100 c.p.p. — con il quale gli era stata conferita la procura a provvedere alla difesa; la Cassazione ha escluso che tale atto fosse idoneo al conferimento della detta procura speciale a costituirsi parte civile, ed ha enunciato il principio di cui in massima).

La procura alle liti conferita dalla parte civile al difensore con scrittura privata, l'autografia della cui sottoscrizione è certificata dal difensore medesimo, è valida ed idonea alla rituale instaurazione del rapporto processuale anche se sia apposta in un atto diverso da quelli indicati nel comma secondo dell'art. 100 c.p.p., sempre che sia riferita in modo certo al processo in relazione al quale la si allega e siano assicurate la sua certezza e tempestività. (V. art. 13 legge 16 dicembre 1999, n. 479).

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Consulenze legali
relative all'articolo 76 Codice di procedura penale

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Maria T. chiede
mercoledì 31/07/2019 - Lombardia
“Buongiorno,qualora l'imputato di procedimento penale venga assolto grazie a delle testimonianze che dimostrano come il denunciante/querelante abbia agito con dolo,considerato che i tempi lunghi standard possono avvicinare l'accusa di calunnia alla prescrizione dato che questa dovrebbe partire dal momento della denuncia,l'imputato assolto può procedere direttamente in civile con la richiesta dei danni dimostrando il dolo del denunciante o deve fare anche una denuncia di calunnia?Molte grazie.”
Consulenza legale i 01/08/2019
La risposta è positiva. Se quello che si vuole ottenere in sede civile è il risarcimento del danno patito per essere stata vittima di un reato, allora deve necessariamente essere depositata una denuncia per quel reato o, quantomeno, aspettare che nasca un procedimento penale per la condotta dalla quale si ritiene di essere stati lesi.

Contrariamente ragionando, la pretesa civile non avrebbe alcun fondamento in quanto si chiederebbe il risarcimento per un reato che, però, reato non è ancora vista la mancanza di un fascicolo penale.

Qualora dovesse procedersi con la denuncia, si consiglia di esercitare l’azione civile in sede penale mediante la di costituzione di parte civile. Non va infatti dimenticato che per ottenere il risarcimento dei danni da reato è indispensabile aiutare il pubblico ministero a provare la sussistenza della fattispecie penale e questo compito potrà essere assolto solo attraverso la partecipazione attiva al processo penale della persona offesa dal reato costituita, appunto, parte civile.

Antonio F. chiede
venerdì 22/07/2016 - Sicilia
“in un processo sono stato condannato a risarcire le parti civili. La sentenza è' di primo grado ed è per voto di scambio. Ho in corso un altro processo per voto di scambio,sempre in riferimento alle stesse elezioni comunali, dove sono costituite le stesse parti civili. Il Giudice non dovrebbe,d'ufficio, disporre che le parti civili non possono più' stare nel processo? Si può' duplicare un possibile risarcimento alle stesse persone per lo stesso danno?”
Consulenza legale i 03/08/2016
Da quel che si può evincere dalle poche informazioni fornite nel quesito, si starebbe svolgendo un secondo e diverso processo in cui il soggetto imputato è il medesimo del primo ed in cui – soprattutto – il capo di imputazione è sempre lo stesso, ovvero si procede al fine di accertare la commissione del medesimo reato (voto di scambio).

Ora, si deve presumere che i due processi presentino dei profili di diversità, dal momento che nel nostro ordinamento vige il principio del “ne bis in idem”.

Quest’ultimo principio si evince dall’art. 649 c.p.p., secondo il quale: “L'imputato prosciolto o condannato con sentenza o decreto penale divenuti irrevocabili non può essere di nuovo sottoposto a procedimento penale per il medesimo fatto, neppure se questo viene diversamente considerato per il titolo, per il grado o per le circostanze”.

In base a giurisprudenza consolidata di Cassazione, tuttavia, deve intendersi per “medesimo fatto” il medesimo fatto “storico-naturalistico”, ovvero ci deve essere (nelle imputazioni formulate in due diversi processi, nei confronti della medesima persona) corrispondenza biunivoca fra gli elementi costitutivi dei reati descritti nelle rispettive contestazioni (condotta, evento, nesso causale) che vanno riguardate anche con riferimento alle circostanze di tempo, di luogo e di persona (tra le tante, Cass. Sez. 5, 1.7.2010 n. 28548; Cass. Sez. 4, 20.2.2006 n. 15578; Cass. Sez. Unite 28.6.2005 n. 34655).

I due processi di cui al quesito che ci occupa, potrebbero, dunque – alla luce di quanto sopra chiarito – presentare delle diversità, secondo la qualificazione del “fatto” operata dal giudice penale.

Di conseguenza, se nella fattispecie si potesse ravvisare realmente un’ipotesi di “ne bis in idem” (per cui contro la sentenza illegittimamente pronunciata si potrà proporre impugnazione), e quindi di una illegittima duplicazione di processi penali per il medesimo fatto, la risposta alla domanda sarebbe senz’altro positiva: il danno subìto dalle parti civili andrebbe considerato, a rigore, il medesimo e si profilerebbe – come correttamente osservato – una duplicazione risarcitoria non ammissibile.

Nel caso, però, i due processi dovessero al contrario rivelarsi per qualche aspetto diversi (condotta specifica, finalità dell’azione, evento conseguente alla condotta, ecc.), anche se le parti civili dovessero essere le medesime (identiche persone fisiche o giuridiche), ciò a nulla rileverebbe ai fini della richiesta di risarcimento, perché dalla diversità del “fatto” giudicato deriverebbero due danni “diversi”, autonomamente risarcibili.
Da ultimo, al fine di escludere o meno una loro legittimazione a stare in giudizio, occorrerebbe sapere chi sono le parti civili costituite.

Elena C. chiede
sabato 19/03/2016 - Toscana
“Nel processo di appello promosso da imputato condannato in primo grado, la parte offesa deve necessariamente essere rappresentata da un legale pur avendo già ottenuto provvisionale?”
Consulenza legale i 26/03/2016
Ai sensi dell'art. 74 del c.p.p.: "1. L'azione civile per le restituzioni e per il risarcimento del danno di cui all'articolo 185 del codice penale può essere esercitata nel processo penale dal soggetto al quale il reato ha recato danno ovvero dai suoi successori universali, nei confronti dell'imputato e del responsabile civile".
Tale azione, volta ad ottenere il risarcimento del danno, è esercitata, ai sensi dell'art. 76, comma 1, del c.p.p., dalla parte civile tramite il procuratore speciale mediante la cd. costituzione di parte civile: "1. L'azione civile nel processo penale è esercitata, anche a mezzo di procuratore speciale, mediante la costituzione di parte civile".
Tale atto può essere depositato nella cancelleria del giudice procedente oppure può essere presentato direttamente in udienza.
Per completezza si riporta il dettato dell'art. 100, comma 1, del c.p.p., il quale stabilisce che: "La parte civile, il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria stanno in giudizio col ministero di un difensore, munito di procura speciale conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata dal difensore o da altra persona abilitata".
In ogni caso, vige il cd. principio di immanenza della costituzione di parte civile: la costituzione di parte civile, una volta validamente intervenuta in primo grado in virtù di procura speciale conferita ai sensi dell'articolo 100 C.P.P., produce effetti in ogni stato e grado del processo, come stabilito dall'art. 76, comma 2, del c.p.c.: " 2. La costituzione di parte civile produce i suoi effetti in ogni stato e grado del processo".
La parte privata, pertanto, una volta costituitasi parte civile, è parte del processo anche se non è presente di persona al momento dell'accertamento della costituzione delle parti nella udienza preliminare o in quella dibattimentale del primo grado o di quelli successivi.
In applicazione del principio di immanenza, la Cassazione penale ha chiarito che alla parte civile costituita spetta la citazione per i gradi ulteriori del giudizio, senza obbligo di rinnovare la costituzione (cfr. Cass. Pen., Sez. V, 27 gennaio 2010, n. 3519).
Nonostante quanto ora chiarito, si ritiene di sottolineare tuttavia che, nel caso in cui l'appello venga proposto dall'imputato, come nel caso di specie, può essere opportuno che la parte civile – anziché rimanere semplice spettatore del prosieguo della vicenda processuale – provveda a depositare una memoria per il tramite del difensore per contribuire all'evoluzione del procedimento nel quale riveste la qualità di persona che ha subìto un danno, al fine di ribadire le ragioni per cui ritiene colpevole l’imputato condannato in primo grado anche alla luce delle argomentazioni dell’atto di appello presentato dal condannato.
Infatti, ai sensi dell'art.90, comma 1, del c.p.p.:"1. La persona offesa dal reato, oltre ad esercitare i diritti e le facoltà ad essa espressamente riconosciuti dalla legge, in ogni stato e grado del procedimento può presentare memorie e, con esclusione del giudizio di cassazione, indicare elementi di prova.

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