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Articolo 1113 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Intervento nella divisione e opposizione

Dispositivo dell'art. 1113 Codice civile

I creditori (1) e gli aventi causa (2) da un partecipante possono intervenire nella divisione a proprie spese, ma non possono impugnare la divisione già eseguita, a meno che abbiano notificato un'opposizione anteriormente alla divisione stessa e salvo sempre ad essi l'esperimento dell'azione revocatoria o dell'azione surrogatoria.

Nella divisione che ha per oggetto beni immobili (3), l'opposizione, per l'effetto indicato dal comma precedente, deve essere trascritta prima della trascrizione dell'atto di divisione e, se si tratta di divisione giudiziale, prima della trascrizione della relativa domanda.

Devono essere chiamati a intervenire (4), perché la divisione abbia effetto nei loro confronti, i creditori iscritti e coloro che hanno acquistato diritti sull'immobile in virtù di atti soggetti a trascrizione e trascritti prima della trascrizione dell'atto di divisione o della trascrizione della domanda di divisione giudiziale.

Nessuna ragione di prelevamento in natura per crediti nascenti dalla comunione può opporsi contro le persone indicate dal comma precedente, eccetto le ragioni di prelevamento nascenti da titolo anteriore alla comunione medesima, ovvero da collazione [737] (5).

Note

(1) Qualsiasi creditore è legittimato ad intervenire nella divisione, a prescindere dal fatto che sia privilegiato, anche quando il suo credito non sia ancora scaduto o sia sottoposto a condizione.
(2) Non è avente causa colui al quale sia stata alienata l'intero diritto del compartecipe: questi infatti diventa partecipe della comunione e ha un diritto proprio a chiederne la divisione.
Quanto al cessionario di una quota ereditaria, è dubbio se sia da considerare un avente causa: chi dà soluzione positiva sostiene che il coerede deve comunque sempre partecipare alla divisione; chi propende per la soluzione negativa, ritiene che il cessionario diventi parte necessaria nella divisione anche se non acquista la qualifica di coerede.
(3) Va ricordato che nelle divisioni di immobili non si ritiene applicabile per l'avente causa da un partecipante l'art. 2644 del c.c.: se un comunista alienasse un immobile facente parte della comunione e poi il bene venisse assegnato ad altro condividente, quest'ultimo farà salvo il suo diritto a prescindere dalla priorità della sua trascrizione rispetto a quella del terzo acquirente.
(4) La norma richiede solo che i creditori siano chiamati, non che partecipino effettivamente.
(5) L'ultimo comma afferma che i motivi collegati a crediti venuti in essere precedentemente alla comunione, oppure alla collazione, prevalgono su quelli dei creditori e degli aventi causa dal comunista.

Ratio Legis

La disposizione concerne l'intervento nella divisione e le opposizioni che i creditori e gli aventi causa di un comunista hanno diritto di esperire se uno di essi abbia agito per lo scioglimento della comunione medesima (v. art. 1111 del c.c.).
Se estranei alla divisione, oppure non opponendosi alla stessa, i creditori e i terzi aventi causa di un solo comunista, potrebbero ricevere un danno laddove venisse attribuita allo stesso una quota minore di quella in concreto di sua competenza.

Spiegazione dell'art. 1113 Codice civile

Interventi volontari

A tutela dei propri diritti, i creditori e gli aventi causa di un partecipante possono intervenire nella divisione a proprie spese, ma, se la divisione è già eseguita, non possono impugnarla, eccettuato il caso che abbiano notificato l' opposizione anteriormente alla divisione stessa e salvo sempre ad essi l'esperimento dell'azione revocatoria, per il caso di frode, o dell'azione surrogatoria, per i diritti spettanti al proprio debitore o dante causa. Fin qui l'art. 1113, meglio formulato, coincide nel contenuto con l'art. 680.

Ma l'art. 1113, a completamento della opposizione prevista nel primo comma, continua col dire, a tutela dei terzi, che nella divisione che ha per oggetto beni immobili, l'opposizione, perché sia possibile l'impugnazione della seguita divisione, deve essere trascritta prima della trascrizione dell'atto di divisione e, se si tratta di divisione giudiziale, prima della trascrizione della relativa domanda. Si prescrive inoltre ex novo che devono essere chiamati a intervenire, perché la divisione abbia effetto nei loro confronti, i creditori iscritti e coloro che hanno acquistato diritti sull'immobile in virtù di atti soggetti a trascrizione e trascritti prima della trascrizione dell'atto di divisione o della trascrizione della domanda di divisione giudiziale.

Si legge, nella Relazione al Re Imperatore, che viene cosi offerta difesa ai diritti sorti durante lo stato di comunione contro il pericolo che la divisione arrechi pregiudizio a chi deriva il suo diritto da quello di un condividente, e che l' iscrizione dell'ipoteca e la trascrizione degli atti costitutivi degli altri diritti summenzionati si considerano come equivalenti ad opposizione, ma non sembra che una tale equivalenza sia giustificata.

Nel caso di opposizione, la divisione può sempre aver luogo ed essa sarà efficace anche nei confronti dei creditori e degli aventi causa opponenti, se questi non l'impugnano, giustificando la propria impugnativa. Nel caso, invece, dei creditori iscritti o dei titolari di diritti reali sull'immobile, la divisione non è di alcun effetto nei loro confronti, se non sono stati chiamati ad intervenirvi, senza bisogno di alcuna impugnativa.

Infine, sempre a maggior tutela dei creditori iscritti o dei titolari di diritti reali sull'immobile contemplato nel terzo comma, si è statuito che, contro le persone ricordate, non può opporsi nessuna ragione di prelevamento in natura per crediti nascenti dalla comunione, eccetto le ragioni di prelevamento nascenti da titolo anteriore alla comunione medesima ovvero dalla collazione ordinata dall' art. 737 del c.c.: tale espressa limitazione sembra superflua. Le ragioni di prelevamento nascenti da titolo anteriore alla comunione ovvero dalla collazione ordinata dall'art. 1095 non costituiscono, infatti, ragioni di prelevamento per crediti nascenti dalla comunione.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

522 L'art. 1113 del c.c. regola l'intervento nella divisione e l'opposizione alla divisione stessa da parte dei creditori e degli aventi causa da un partecipante. Il codice del 1865 (art. 680) si limitava ad attribuire ai creditori e ai cessionari di un partecipante il diritto d'intervenire nella divisione e tale diritto assicurava con la facoltà d'impugnare la divisione eseguita non ostante formale opposizione. Il testo completa la disciplina del codice precedente con alcune norme derivate dal disegno di legge sulla trascrizione presentato al Senato dal Guardasigilli Vittorio Scialoja nella tornata del 3 marzo 1910. Con queste norme si rende necessario l'intervento dei creditori iscritti e di coloro che hanno acquistato diritti su un immobile in virtù di atti soggetti a trascrizione e trascritti prima della trascrizione dell'atto di divisione o della trascrizione della domanda di divisione giudiziale, in quanto l'iscrizione dell'ipoteca e la trascrizione degli atti costitutivi degli altri diritti su menzionati si considerano come equivalenti a opposizione. E' cosi offerta difesa ai diritti sorti durante lo stato di comunione contro il pericolo che la divisione riesca di pregiudizio a chi deriva il suo diritto da quello di un condividente. Inoltre, contro il pericolo che i rapporti obbligatori tra partecipanti vengano a restringere l'entità del diritto che ad essi spetta nel momento in cui la comunione viene a costituirsi è offerta adeguata difesa dall'ultimo comma dell'articolo in esame, il quale dispone che nessuna ragione di prelevarnento in natura per crediti nascenti dalla comunione può opporsi a coloro che abbiano diritti resi pubblici prima della trascrizione dell'atto di divisione o della trascrizione della domanda di divisione giudiziale, salvo che tali ragioni derivino da titolo anteriore alla comunione, ovvero da collazione. Non potranno pertanto essere opposte le ragioni che contro un partecipante competano agli altri partecipanti per responsabilità incorse nella gestione dei fondi comuni, per restituzione di rendite, per rimborso di spese, ecc.

Massime relative all'art. 1113 Codice civile

Cass. civ. n. 19529/2012

In tema di scioglimento della comunione, i creditori iscritti e gli aventi causa da un partecipante, pur avendo diritto ad intervenire nella divisione, ai sensi dell'art. 1113, primo comma, c.c., non sono parti in tale giudizio, al quale devono partecipare soltanto i titolari del rapporto di comunione, potendo i creditori iscritti e gli aventi causa intervenire in esso, al fine di vigilare sul corretto svolgimento del procedimento divisionale, ovvero proporre opposizione alla divisione non ancora eseguita a seguito di giudizio cui non abbiano partecipato, senza avere alcun potere dispositivo, in quanto non condividenti; ne consegue che la mancata evocazione dei creditori iscritti e degli aventi causa nel giudizio di scioglimento comporta che la divisione non abbia effetto nei loro confronti, come è espressamente previsto dall'art. 1113, terzo comma, c.c.

Cass. civ. n. 27412/2005

Qualora con la domanda di divisione si chieda lo scioglimento della comunione non ereditaria avente ad oggetto la contitolarità della nuda proprietà, l'usufruttuario pro quota dell'immobile non è parte necessaria del giudizio, atteso che l'usufrutto e la nuda proprietà, costituendo diritti reali diversi, danno luogo — ove spettino a più persone — a un concorso di iura in re aliena sul medesimo bene e non anche ad una comunione in senso proprio, configurabile in presenza della contitolarità del medesimo diritto reale (1100 c.c.) ed alla quale è correlato il giudizio di divisione, che è volto alla trasformazione del diritto ad una quota ideale (della proprietà o di altro diritto reale limitato) su beni individuali; né, d'altra parte, l'art. 784 c.c. prefigura la sussistenza di un litisconsorzio necessario nei confronti dell'usufruttuario pro quota, atteso che, nel giudizio di divisione, l'usufruttuario stesso, il quale abbia acquistato il diritto in base a un negozio trascritto in data anteriore alla trascrizione della domanda di divisione, può essere chiamato in giudizio, ai sensi dell'art. 1113, comma terzo, c.c. in relazione all'art. 106 c.p.c., perché la sentenza abbia effetto nei suoi confronti.

Cass. pen. n. 7/2000

In tema di sequestro preventivo, la verifica delle condizioni di legittimità della misura cautelare da parte del tribunale del riesame o della corte di cassazione non può tradursi in anticipata decisione della questione di merito concernente la responsabilità della persona sottoposta ad indagini in ordine al reato oggetto di investigazione, ma deve limitarsi al controllo di compatibilità tra la fattispecie concreta e quella legale, rimanendo preclusa ogni valutazione riguardo alla sussistenza degli indizi di colpevolezza ed alla gravità degli stessi.

Cass. pen. n. 3247/1995

La parte offesa, che ai sensi dell'art. 408, comma 2, c.p.p. abbia espressamente dichiarato di voler essere informata della richiesta di archiviazione da parte del P.M., è titolare di un vero e proprio diritto di intervento nel relativo procedimento di archiviazione, trattandosi di situazione analoga a quella prevista dall'art. 410 c.p.p., che riconosce il diritto della parte offesa di proporre opposizione. Ne consegue che, qualora la parte offesa non sia stata informata, il relativo decreto di archiviazione del Gip, pronunciato de plano senza alcun avviso alla parte offesa, deve essere annullato per violazione del principio del contraddittorio, in quanto l'art. 409, comma 2, c.p.p. dispone che il procedimento si svolga nelle forme previste dall'art. 27 c.p.p. con obbligo di avviso alla parte offesa.

Cass. civ. n. 7485/1991

Il creditore ipotecario chiamato nel giudizio di divisione a norma dell'art. 1113, terzo comma, c.c. assume la posizione di litisconsorte soltanto con l'effettivo intervento, per effetto del quale la divisione è efficace nei suoi confronti. Non ricorre pertanto la necessità d'integrazione del contraddittorio nel giudizio di appello nei confronti del creditore ipotecario che, ritualmente chiamato nel giudizio di primo grado, non vi sia intervenuto volontariamente.

Cass. civ. n. 2889/1973

Per il disposto dell'art. 1113, secondo comma, c.c., l'efficacia dell'opposizione del creditore, ai fini dell'impugnativa della divisione immobiliare di cui sia parte il debitore, è condizionata alla trascrizione dell'atto di opposizione anteriormente alla trascrizione della divisione. La trascrizione si pone quindi come una condizione di ammissibilità della domanda del creditore che deve ex officio essere rilevata dal giudice senza la necessità di un'eccezione di parte.

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Giancarlo C. chiede
mercoledì 27/02/2019 - Sardegna
“Un immobile abitativo è eredità di cinque fratelli.
Uno abita l’appartamento ( senza riconoscere affitti agli altri) e la sua quota 1/5 è gravata da ipoteca equitalia. Gli altri quattro eredi vogliono vendere il bene. Chi vive in appartamento si oppone e il giudice decide in una perizia tecnica per valutare l’immobile e quindi proporre la vendita all’asta.
Può equitalia subentrare nel diritto dell’ipotecato e vendere, in accordo con gli altri, il bene tramite agenzia immobiliare?”
Consulenza legale i 04/03/2019
Da ciò che viene riferito nel quesito si presume che sia pendente un giudizio di divisione ereditaria e che ci si trovi nella fase in cui il giudice, dovendo procedere alla determinazione del valore dell’immobile, abbia disposto la nomina di un consulente tecnico per redigere un perizia estimativa e così poter dare corso alla sua vendita all’asta.

Norme di riferimento in materia sono l’art. 720 del c.c. (relativo alla vendita di immobili non divisibili) nonché, sotto il profilo processuale, l'art. 784 del c.p.c. e ss., contenenti la disciplina del procedimento per lo scioglimento di comunioni, i quali a loro volta richiamano le norme in materia di esecuzione forzata ( art. 570 del c.p.c. e ss).
E’ dunque con riferimento a tali norme che ci si deve muovere per poter rispondere al quesito posto.

Ma il caso di specie si caratterizza anche per un altro aspetto, ossia per il fatto che l’immobile da dividere è gravato da ipoteca in ragione di 1/5 indiviso in favore di Equitalia, per debiti imputabili ad uno solo dei fratelli.
Tale particolare comporta che debba trovare applicazione anche l’art. 1113 del c.c. (dettato in materia di comunione in generale e di scioglimento della comunione, ma riferibile sia alle divisioni ordinarie che alle divisioni ereditarie, sia alle divisioni giudiziali che a quelle contrattuali), nella parte in cui pone a carico dei condividenti l’onere di chiamare ad intervenire nella divisione i creditori e gli aventi causa muniti di titolo iscritto o trascritto anteriormente alla trascrizione della divisione (così il comma 4).

Ratio della norma è quella di tutelare i creditori e gli aventi causa di un condividente, i quali potrebbero ricevere dalla divisione un danno se al loro debitore o dante causa venisse assegnata una porzione di valore inferiore a quello della relativa quota indivisa.
Infatti, la stessa deve essere letta in combinato disposto con l’art. 2825 del c.c., il quale stabilisce un principio di surrogazione reale del bene concretamente assegnato al debitore condividente.

Il suddetto art. 1113 c.c., in effetti, ha fatto sorgere dei problemi interpretativi inerenti ai diritti che a tali creditori debbono essere riconosciuti ed alle conseguenze giuridiche che a tali diritti sono connessi.
I creditori, secondo la concorde opinione di dottrina e giurisprudenza, hanno diritto di intervento, diritto di opposizione e, in presenza di determinati presupposti, diritto di impugnazione, mentre non può loro attribuirsi alcun diritto dispositivo in ordine alla divisione, inteso come di diritto di chiedere la divisione e di parteciparvi manifestando quella volontà che è richiesta a pena di nullità.

Ciò induce inevitabilmente ad escludere che Equitalia, in quanto creditore ipotecario, possa subentrare nei diritti del condividente e, insieme agli altri eredi, addivenire all’accordo di vendere il bene, affidandone il relativo incarico ad una agenzia immobiliare e facendo così cessare la ragione del contendere (ogni manifestazione di volontà in ordine alle sorti del bene da dividere non può che provenire dai legittimi proprietari).
Il creditore ipotecario potrebbe solo fare delle proposte al Giudice incaricato di procedere alla divisione, ma nessuna delle norme processuali richiamate dagli art. 784 e ss cpc rende ammissibile ciò che ci si auspica nel quesito, ossia la vendita mediante agenzia immobiliare.

Quest’ultima forma di vendita, per la verità, ha costituito oggetto di una iniziativa legislativa di alcuni senatori risalente a qualche anno fa, con la quale si proponeva di modificare l’art. 591 del c.p.c., introducendo un nuovo strumento per il Giudice dell’esecuzione, ovvero l’affidamento della vendita forzata ad agenti di affari in mediazione immobiliare; si tratta, comunque, di una proposta che non è andata avanti e che di fatto non ha portato ad alcuna modifica in tal senso del codice di procedura civile.

A questo punto, pertanto, se si teme che l’immobile possa subire un notevole deprezzamento dalla sua vendita all’asta, ciò che può suggerirsi è di avvalersi della facoltà prevista dalla seconda parte dell’art. 720 c.c. I quattro fratelli, in grado di mettersi d’accordo tra loro, potrebbero chiedere congiuntamente l’attribuzione del bene in loro favore, conguagliando in denaro la quota del quinto fratello, versando in suo favore una somma di denaro che poi, di fatto, andrà a soddisfare le ragioni creditorie di Equitalia.

A quel punto, estromesso il quinto fratello, i quattro fratelli rimasti comproprietari potrebbero unanimemente decidere di affidare la vendita del bene ad una agenzia immobiliare, al fine di ricavarne il reale valore di mercato.


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