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Articolo 808 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Clausola compromissoria

Dispositivo dell'art. 808 Codice di procedura civile

Le parti, nel contratto che stipulano o in un atto separato (1), possono stabilire che le controversie nascenti dal contratto medesimo (2) (3) siano decise da arbitri, purché si tratti di controversie che possono formare oggetto di convenzione d'arbitrato. La clausola compromissoria deve risultare da atto avente la forma richiesta per il compromesso ai sensi dell'articolo 807(4).

La validità della clausola compromissoria deve essere valutata in modo autonomo rispetto al contratto al quale si riferisce; tuttavia, il potere di stipulare il contratto comprende il potere di convenire la clausola compromissoria(5).

Note

(1) La clausola compromissoria consiste in una clausola contenuta in un contratto, con cui le parti stabiliscono che le future ed eventuali controversie che possano sorgere tra di loro in ordine all'interpretazione del contratto o alla sua esecuzione verranno decise da un collegio arbitrale. Pertanto, si tratta di una clausola negoziale in quanto contenuta in un contratto, frutto della volontà delle parti, che può avere ad oggetto tutte le controversie che possono essere compromesse dagli arbitri ai sensi dell'art. 806 del c.p.c..
(2) La clausola compromissoria si differenzia dal compromesso in quanto può riguardare solamente le controversie che devono ancora sorgere tra le parti, mentre il compromesso ha ad oggetto controversie già in corso.
(3) L'oggetto della clausola compromissoria può essere riferito alle controversie nascenti da un contratto stipulato tra le parti, può riguardare anche controversie in tema di rapporti extracontrattuali o anche controversie attinenti all'esercizio dei diritti reali.
(4) Si precisa che nell'ipotesi in cui la clausola compromissoria sia inserita nelle condizioni generali predisposte da uno solo dei contraenti, ovvero conclusi mediante sottoscrizione di moduli o formulari standard, l'efficacia della clausola compromissoria è subordinata alla specifica approvazione per iscritto trattandosi di clausola vessatoria (si cfr.1341 c.c.). Infatti, è necessaria una doppia sottoscrizione, ovvero la sottoscrizione del contratto standard e una seconda sottoscrizione della clausola compromissoria, la cui mancanza determina la nullità assoluta della stessa clausola.
(5) Il d.lgs. 40/2006 ha soppresso il vecchio secondo comma della norma in analisi che così recitava: "Le controversie di cui all'articolo 409 possono essere decise da arbitri solo se ciò sia previsto nei contratti e accordi collettivi di lavoro, purché ciò avvenga, a pena di nullità, senza pregiudizio della facoltà delle parti di adire l'autorità giudiziaria. La clausola compromissoria contenuta in contratti o accordi collettivi o in contratti individuali di lavoro e' nulla ove autorizzi gli arbitri a pronunciare secondo equità ovvero dichiari il lodo non impugnabile". Tale disposizione è stata trasfusa, in forma semplificata, nell'art. 806 del c.p.c..

Brocardi

Arbiter
Arbiter nihil extra compromissum facere potest

Massime relative all'art. 808 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 21550/2017

In presenza di una clausola compromissoria di arbitrato estero avente ad oggetto tutte le controversie nascenti dal contratto ad esclusione dei procedimenti sommari o conservativi, il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, non potendo essere ricompreso in tali procedimenti, rimane soggetto ad arbitrato.

Cass. civ. n. 4035/2017

La clausola compromissoria riferita genericamente alle controversie nascenti dal contratto cui essa inerisce va interpretata, in mancanza di espressa volontà contraria, nel senso che rientrano nella competenza arbitrale tutte e solo le controversie aventi "causa petendi" nel contratto medesimo, con esclusione di quelle che hanno, in esso, unicamente un presupposto storico, come nel caso di specie in cui, pur in presenza della clausola compromissoria contenuta in un contratto di appalto, gli attori hanno proposto azione di responsabilità extracontrattuale, ex art. 1669 c.c., deducendo gravi difetti dell'immobile da loro acquistato.

Cass. civ. n. 941/2017

In tema di deroga alla competenza dell'autorità giurisdizionale ordinaria, la clausola compromissoria contenuta in un determinato contratto (nella specie, di locazione) non estende i propri effetti alle controversie relative ad altro contratto (nella specie, di sublocazione), ancorché collegato a quello principale.

Cass. civ. n. 3665/2014

La clausola compromissoria contenuta nello statuto di una società di persone, che preveda la nomina di un arbitro unico ad opera dei soci e, nel caso di disaccordo, ad opera del presidente del tribunale su ricorso della parte più diligente, è affetta, sin dalla data di entrata in vigore del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5, da nullità sopravvenuta rilevabile d'ufficio - ove non fatta valere altra e diversa causa di illegittimità in via d'azione - con la conseguenza che la clausola non produce effetti e la controversia può essere introdotta solo davanti al giudice ordinario

La clausola compromissoria contenuta nello statuto societario, la quale, non adeguandosi alla prescrizione dell'art. 34 del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5, non preveda che la nomina degli arbitri debba essere effettuata da un soggetto estraneo alla società, è nulla anche ove si tratti di arbitrato irrituale.

Cass. civ. n. 1090/2014

La clausola compromissoria binaria, che devolva determinate controversie alla decisione di tre arbitri, due dei quali da nominare da ciascuna delle parti, può trovare applicazione in una lite con pluralità di parti quando, in base ad una valutazione da compiersi "a posteriori" - in relazione al "petitum" e alla "causa petendi" - risulti il raggruppamento degli interessi in gioco in due soli gruppi omogenei e contrapposti, sempre che tale raggruppamento sia compatibile con il tipo di pretesa fatta valere. (In applicazione di tale principio la S.C. ha riconosciuto la validità della clausola individuando un unico centro di interesse, pure in presenza di una pluralità di società obbligate alla liberazione di una stessa fideiussione, in quanto fra tali società si erano verificati fenomeni successori tali per cui la pluralità di parti risultava solo apparente).

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Consulenze legali
relative all'articolo 808 Codice di procedura civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Roberta M. chiede
mercoledì 24/04/2019 - Emilia-Romagna
“Incarico di consulenza con clausola arbitrale sottoscritta dall’amministratore di una Società in nome collettivo.

Può il consulente chiedere l’attivazione dell’arbitrato (irrituale) direttamente anche ai soci della snc (che non hanno sottoscritto il contratto né la clausola compromissoria e non ne erano neanche a conoscenza) chiedendo anche a loro di nominare l’arbitro?

Nel caso di risposta affermativa, se tutti i soci non nominano l’arbitro, cosa succede?”
Consulenza legale i 28/05/2019
La clausola arbitrale è una clausola vessatoria e, pertanto, oltre a dover essere stipulata per iscritto, deve essere controfirmata dalle parti contraenti secondo il disposto degli artt. 1341 e 1342 c.c.. Non basta, quindi, ai fini della validità ed efficacia di tale clausola inserita in un contratto, come, nel caso di specie, di consulenza, la firma del contratto stesso, ma è necessaria anche la sottoscrizione specifica della clausola considerata vessatoria (va approvata per iscritto, apponendo un'altra firma).

Il fatto, poi, che l’amministratore della società in nome collettivo abbia sottoscritto tale accordo senza mettere al corrente i soci, può avere rilievo sotto il profilo della responsabilità, per così dire, interna alla società (rapporti tra i soci stessi), ma non rileva ai fini dell’assunzione dell’obbligo nei confronti del consulente.
Infatti, l’amministratore di società in nome collettivo - qualora sia l’unico amministratore nominato o, comunque, in caso lo statuto preveda più amministratori, qualora l’amministrazione sia anche disgiunta - è legittimato a sottoscrivere contratti di consulenza pure in presenza di clausole vessatorie, trattandosi di ordinaria amministrazione.
Pertanto, il consulente che agisca per promuovere l’arbitrato (in questo caso irrituale), aziona una clausola valida e vincolante per la società ed i soci stessi.

Con riferimento, poi, alla notifica dell’invito alla nomina dell’arbitro, essa deve essere inviata, in primis, ai fini della valida instaurazione del contraddittorio, alla società in sé e per sé considerata, in persona del socio amministratore, all’indirizzo della sede legale.
Nel caso che ci occupa, l’invito alla nomina dell’arbitro è stato notificato, personalmente, anche ai singoli soci. Tale notifica, per nulla casuale o errata, ha, all’evidenza, un fine diverso ed ulteriore rispetto a quello della valida instaurazione del contraddittorio: lo scopo è quello di ottenere, una volta esperita la procedura arbitrale, un titolo che consenta di agire personalmente, anche nei confronti dei singoli soci, per effetto della responsabilità illimitata posta in capo agli stessi, sussistendo, per la società in nome collettivo, una autonomia patrimoniale imperfetta che comporta, previa escussione nei confronti della società, la responsabilità illimitata anche dei singoli soci.

Chiarito, quindi, lo scopo sotteso alla notifica dell’invito alla nomina dell’arbitro indirizzato anche ai singoli soci (non amministratori) della società in nome collettivo, è necessario chiarire cosa avviene nel caso in cui nessuno di questi si attivi per la nomina dell’arbitro.
In tal caso, a meno che la clausola arbitrale contenuta nel contratto di consulenza non preveda meccanismi diversi, soccorre il disposto dell’art. 810 c.p.c., secondo cui: “Quando a norma della convenzione d’arbitrato gli arbitri devono essere nominati dalle parti, ciascuna di esse con atto notificato per iscritto, rende noto all’altra l’arbitro o gli arbitri che essa nomina, con invito a procedere alla designazione dei propri. La parte, alla quale è rivolto l’invito, deve notificare per iscritto, nei venti giorni successivi, le generalità dell’arbitro o degli arbitri da essa nominati.” Prosegue, poi, il secondo comma affermando: “In mancanza (di nomina spontanea), la parte che ha fatto l’invito può chiedere, mediante ricorso, che la nomina sia fatta dal presidente del tribunale nel cui circondario è la sede dell’arbitrato. Se le parti non hanno ancora determinato la sede, il ricorso è presentato al presidente del tribunale del luogo in cui è stata stipulata la convenzione di arbitrato .... ".
Pertanto, se l’arbitro non dovesse venire nominato spontaneamente e diligentemente dai soci, il consulente avrà il diritto di chiedere la nomina al Presidente del tribunale competente, con aggravio di spese ed oneri a carico della parte inadempiente; in questo caso, la società ed i singoli soci.

Nicola A. chiede
martedì 10/04/2018 - Liguria
“Salve vorrei chiedere una cosa, in ambito sportivo come bisogna comportarsi se un arbitro che ha voce privilegiata scrive del falso in un referto di gara che ti fa costare ciò una squalifica sportiva ingiusta? La clausola compromissoria impedisce di denunciarlo salvo deroga federale che non ti daranno mai, si può chiedere tale autorizzazione al TAR del Lazio? Si può chiedere al TAR del Lazio i danni per una squalifica sportiva ingiusta per un fatto avvenuto in campo? grazie!”
Consulenza legale i 16/04/2018
La clausola compromissoria consiste nella norma che impone ai tesserati, all’atto del tesseramento, di rinunciare ad adire la giustizia ordinaria per tutte le controverse inerenti l’attività sportiva.
Nell’ambito del diritto sportivo, la clausola compromissoria coincide con il c.d. vincolo di giustizia, il quale garantisce l’effettività delle tutele all’interno delle federazioni sportive.
Il vincolo di giustizia consiste, infatti, in una clausola contenuta nei diversi statuti federali, tramite i quali gli ordinamenti delle singole federazioni, all’atto dell’adesione, obbligano società e tesserati a demandare la risoluzione delle controversie sportive esclusivamente agli organi di giustizia sportiva interna, essendo ad essi preclusa ogni altra impugnativa dinanzi alla giustizia statale.
Il vincolo di giustizia sportiva sancisce, difatti, l’autonomia dell’ordinamento sportivo in ottemperanza alla legge 280/2003.
La citata legge, nel sancire l’autonomia dell’ordinamento sportivo , individua all’art. 2 le materie nelle quali è da escludersi l’intervento del giudice statale e per blindare questa riserva in favore dell’ordinamento sportivo, il legislatore ha disposto che, per le materie di cui all’art. 2 comma 1 (controversie tecnico-organizzative e disciplinari), gli affiliati e i tesserati hanno l’onere di adire gli organi di giustizia dell’ordinamento sportivo (art . 2 ,comma 2).
La normativa sportiva prevede, tuttavia, che, su istanza di parte interessata, il Consiglio Federale, per gravi ragioni di opportunità, può autorizzare il ricorso alla giurisdizione statale in deroga al vincolo di giustizia. Ciò è concesso solo qualora le sanzioni comminate dall’ordinamento sportivo siano lesive di interessi giuridicamente vincolanti (diritti soggettivi e interessi legittimi). Occorre però che tali sanzioni incidano negativamente nella sfera patrimoniale del tesserato o della società; inoltre occorre che la sanzione non esaurisca la sua incidenza nell’ambito sportivo ma vada ad influire nell’ordinamento generale dello Sato.
Ebbene, nel caso in esame, la fattispecie esaminata dall’ordinamento sportivo ha ad oggetto una squalifica comminata ad un tesserato dal Giudice Sportivo a seguito del referto redatto dall’ufficiale di gara.
In primo luogo è necessario precisare che, nell’ambito dell’ordinamento sportivo, con riferimento ai procedimenti disciplinari aventi ad oggetto le infrazioni connesse allo svolgimento delle gare, “i rapporti dell’arbitro, degli assistenti, del quarto ufficiale e i relativi eventuali supplementi fanno piena prova circa il comportamento di tesserati in occasione dello svolgimento delle gare…”.
Vige, dunque, il principio dell'assoluta primazia degli atti ufficiali (rapporto dell'arbitro e dei suoi assistenti) rispetto a qualsiasi altro mezzo probatorio.
Dal citato principio ne deriva che:
- i fatti ricostruiti nei rapporti degli ufficiali di gara sono da intendersi come effettivamente verificatisi, restando preclusa al giudice sportivo l’opzione alternativa di valorizzare, in via concorrenziale, altri mezzi probatori suscettibili di mettere in discussione quanto attestato nel referto;
- detti referti sono destinati a provare i fatti da essi descritti e, dunque, gli organi della giustizia sportiva investiti della controversia sono tenuti a fondare su di essi il proprio convincimento.
In sostanza gli atti ufficiali hanno valore di fede privilegiata.
La dignità giuridica di fede privilegiata degli atti ufficiali patisce un’importante eccezione nel caso della cd. prova televisiva cui si riconnette, sul piano della ricostruzione probatoria del fatto, una funzione ora correttiva delle decisioni del direttore di gara (come ad esempio nel caso degli scambi di persona) ovvero una funzione complementare ed integrativa di quanto eventualmente non rilevato dall’arbitro.
Le medesime preclusioni trovano applicazione anche rispetto alla documentazione prodotta a corredo del gravame: appare in definitiva del tutto evidente che anche le testimonianze fotografiche non possono essere ammesse per contraddire un referto ufficiale sui fatti in contestazione.
Ciò premesso, riteniamo che la fattispecie in esame ( squalifica inflitta ad uno sportivo sulla base del referto dell’ufficiale di gara) sia riservata alla competenza esclusiva dell’ordinamento sportivo ai sensi dell’art 2 della Legge 280/2003 che riserva alla competenza esclusiva degli organi di giustizia sportiva tutti “i comportamenti rilevanti sul piano disciplinare e l’irrogazione ed applicazione delle relative sanzioni disciplinari sportive”.
Riteniamo, dunque, che nessuna deroga alla clausola compromissoria (la quale va richiesta attraverso un istanza presentata dalla parte interessata al Consiglio Federale e non al TAR) possa essere concessa in materia di squalifica.
Pertanto, l’unico rimedio è (anche se temiamo che siano scaduti i termini), pur coscienti delle difficoltà di privare di fede privilegiata un referto arbitrale per i motivi suesposti, proporre reclamo avverso il provvedimento emesso dal Giudice Sportivo ed eventualmente in secondo grado davanti alla Corte Sportiva di Appello.
Quanto al risarcimento dei danni, precisiamo che l’ordinamento sportivo non prevede la possibilità di proporre domande aventi ad oggetto risarcimento del danno derivante da errori arbitrali. Pertanto, anche sul punto, è esclusa la possibilità di poter adire la giustizia ordinaria.


GUIDO P. chiede
lunedì 10/10/2011 - Liguria
“La clausola compromissoria è efficace quando, in un contratto non sottoscritto dalle due Parti contraenti, manca di apposita sottoscrizione, sebbene l'esecuzione del contratto (consegna di porzioni di merce su camion) è stata effettuata totalmente o in parte? In pratica con l'esecuzione di un contratto, si implica l'efficacia della clausola compromissoria oppure no?
Grazie.”
Consulenza legale i 19/11/2011

L'art. 808 del c.p.c. stabilisce che la clausola compromissoria debba risultare da atto avente la forma richiesta per il compromesso ai sensi dell'art. 807 del c.p.c. Tale disposizione sancisce la forma scritta del compromesso, a pena di nullità. Pertanto, in assenza di sottoscrizione della clausola compromissoria, la stessa è nulla e quindi priva di efficacia tra le parti.


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