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Articolo 806 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n.1443)

Controversie arbitrabili

Dispositivo dell'art. 806 Codice di procedura civile

Le parti possono far decidere da arbitri (1) le controversie tra di loro insorte(2) (3) che non abbiano per oggetto diritti indisponibili(4), salvo espresso divieto di legge.

Le controversie di cui all'articolo 409 possono essere decise da arbitri solo se previsto dalla legge o nei contratti o accordi collettivi di lavoro(5) (6).

Note

(1) Il testo della norma in analisi è stato riformato dal d.lgs. n.40/2006, il quale ha radicalmente riformulato la versione previgente che così recitava: "Le parti possono far decidere da arbitri le controversie tra di loro insorte, tranne quelle previste negli articoli 409 e 442, quelle che riguardano questioni di stato e di separazione personale tra coniugi e le altre che non possono formare oggetto di transazione".
(2) L'arbitrato viene definito come uno strumento con il quale le parti decidono di sottrarre al giudice ordinario la decisione di una determinata controversia per affidarla ad arbitri, ovvero a privati cittadini incaricati dalle parti di decidere la controversia. Tale strumento, quindi, sostituisce la giurisdizione ordinaria e, pertanto, il fatto di stabilire se una controversia appartenga alla cognizione dell'arbitro o del giudice ordinario attiene ad una questione di competenza. Diversamente, il fatto di stabilire se appartenga alla cognizione dell'arbitro o a quella del giudice amministrativo attiene ad una questione di giurisdizione.
Si precisa che è stata riconosciuta all'arbitrato natura giurisdizionale, quale procedimento che si conclude con una decisione, il lodo, avente effetti sovrapponibili a quelli di una sentenza pronunciata dal giudice statale.
(3) I rapporti tra giudice statale e arbitri si pongono sul piano della competenza, pertanto la parte convenuta in giudizio deve sollevare l'eccezione di incompetenza del giudice ordinario a fronte dell'esistenza di un accordo compromissorio, solo nel primo atto difensivo, ovvero nella comparsa di risposta. Questo perchè la competenza arbitrale ha carattere relativo e derogabile e va, pertanto, assimilata, alla competenza territoriale. L'eccezione di incompetenza del giudice ordinario costituisce quindi un'eccezione in senso proprio, non rilevabile d'ufficio. Infatti, nel caso in cui la parte non eccepisca l'incompetenza del giudice ordinario, la competenza resta radicata in capo a tale organo.
(4) La disponibilità dell'oggetto della controversia assurge ad unico e sufficiente presupposto dell'arbitrato rituale. La norma in analisi va infatti coordinata con il disposto di cui all'art. 1966 del c.c., in base al quale non possono costituire oggetto di transazione i diritti indisponibili, ossia i diritti riconosciuti dalla legge ad un soggetto per soddisfare non solo un suo interesse, ma anche un interesse super-individuale. Fanno parte della categoria dei diritti indisponibili i diritti personali, attinenti ad esempio, allo status familiae (es.: è nulla la transazione avente ad oggetto il riconoscimento della qualità di figlio naturale o la validità di una adozione). Infine, si precisa che la disponibilità va riferita al diritto azionato e non alle questioni che possono porsi nel percorso logico-giuridico della decisione, fatta eccezione per le questioni che per legge devono essere decise con autorità di giudicato.
(5) Dall'arbitrato rituale disciplinato dalla presente norma va tenuto distinto quello irrituale o libero con cui le parti conferiscono agli arbitri il compito di definire in via negoziale le controversie già insorte o che possono insorgere tra di loro in ordine a determinati rapporti giuridici.
Ancora, si distingue dall'arbitrato rituale il c.d. istituto dell'arbitraggio con cui le parti incaricano un soggetto terzo di determinare un elemento del negozio giuridico in via di formazione, tramite un'attività dalla quale esula qualsiasi contenuto decisorio su questioni controversie.
(6) Vi sono poi alcuni casi in cui la deroga alla competenza del giudice ordinario non dipende dalla volontà delle parti ma dalla legge. Si parla in questo caso di arbitrati obbligatori come ad esempio quelli previsti in materia di brevetti per invenzioni industriali, di infortuni del personale delle poste, di indennità dovuta per i danni arrecati dalle costruzioni eseguite in violazione delle norme sulle bellezze naturali.

Brocardi

Arbiter
Arbiter est qui inter partes iudicis assumit officium, non qui amicabiliter componit

Massime relative all'art. 806 Codice di procedura civile

Cass. n. 3887/2014

L'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di una persona giuridica privata è compromettibile in arbitri, concernendo essa, pur se posta a tutela di un interesse "collettivo", diritti patrimoniali disponibili all'interno di un rapporto contrattuale, senza coinvolgere interessi di terzi estranei, se non in modo eventuale ed indiretto, ferma l'inapplicabilità dell'art. 34 del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5, alla relativa clausola statutarie, trattandosi di disposizione dettata per l'arbitrato societario.

Cass. n. 2126/2014

In tema di arbitrato, è preclusa la compromettibilità in arbitri delle controversie relative ad interessi legittimi, con riferimento alle posizioni soggettive dei privati su cui incidono gli atti autoritativi della P.A., in quanto sottratte alla disponibilità delle parti.

Cass. n. 6284/2013

Il divieto di compromettibilità in arbitri, stabilito con riferimento alle controversie relative alla determinazione del canone dall'art. 54 della legge 27 luglio 1978, n. 392, non preclude agli arbitri - investiti della domanda di rescissione per eccessiva sproporzione tra il corrispettivo dovuto al locatore ed il godimento dell'immobile - di confrontare il canone corrisposto in forza di un precedente contratto di locazione e quello della cui sproporzione si controverte, atteso che tale valutazione incidentale non ha alcuna incidenza sulla determinazione del canone precedentemente pattuito, il quale viene in rilievo solo come parametro indiziario della dedotta lesione "ultra dimidium".

Cass. n. 15890/2012

La controversia sulla nullità della delibera assembleare di una società a responsabilità limitata, in relazione all'omessa convocazione del socio, quale soggetta al regime di sanatoria previsto dall'art. 2379 bis c.c., è compromettibile in arbitri, atteso che l'area della non compromettibilità è ristretta all'assoluta indisponibilità del diritto e, quindi, alle sole nullità insanabili.

Cass. n. 30519/2011

Le controversie associative possono formare oggetto di compromesso, con esclusione soltanto di quelle che coinvolgono interessi protetti da norme inderogabili. (Nel caso di specie, la C.S. ha ritenuto assoggettabile ad arbitrato l'impugnazione della deliberazione assembleare, censurata dall'associato per la convocazione tardiva, l'omessa considerazione di una richiesta di rinvio, l'erroneo calcolo delle maggioranze, l'esclusione dello scopo di lucro del sodalizio, la limitazione dell'attività del medesimo entro la regione e la previsione dell'approvazione di un bilancio preventivo entro il 30 novembre di ciascun anno).

Cass. n. 2611/1985

Le controversie concernenti diritti disponibili possono essere oggetto tanto di arbitrato rituale, quanto di arbitrato irrituale o libero, indipendentemente dalla circostanza che la legge ne contempli la risoluzione in via giudiziaria mediante azione tipica. Pertanto, la clausola dello statuto di una società cooperativa edilizia, che devolva ad arbitri le questioni che insorgano sulla legittimità della delibera di esclusione del socio, può integrare, investendo posizioni soggettive disponibili (all'infuori della ipotesi della società composta da due soci, nella quale l'esclusione coinvolge gli interessi generali relativi alla vita della società stessa), sia l'uno che l'altro tipo di arbitrato, a secondo che la volontà delle parti sia rivolta ad ottenere dagli arbitri una pronuncia di tipo giurisdizionale, in esito allo specifico procedimento all'uopo contemplato dal codice di rito, ovvero a conferire agli stessi mandato per una soluzione negoziale della contesa, che si impegnano preventivamente a far propria.

Cass. n. 3406/1984

L'art. 1137, secondo comma, c.c., nel riconoscere ad ogni condomino dissenziente la facoltà di ricorrere all'autorità giudiziaria avverso le deliberazioni dell'assemblea del condominio, non pone una riserva di competenza assoluta ed esclusiva del giudice ordinario e, quindi, non esclude la compromettibilità in arbitri di tali controversie, le quali, d'altronde, non rientrano in alcuno dei divieti sanciti dagli artt. 806 e 808 c.c. Conseguentemente, è valida la norma del regolamento condominiale relativa al deferimento ad arbitri del ricorso contro le deliberazioni assembleari viziate da nullità o annullabilità, senza che rilevi in contrario, in relazione alla tutela assicurata dall'art. 1137 citato, l'impossibilità per gli arbitri di sospendere l'esecuzione della delibera impugnata, sempre invocabile dinanzi al giudice ordinario ai sensi dell'art. 700 c.p.c., né la prevista rimessione della nomina di uno degli arbitri al condominio, la cui inerzia è superabile con ricorso al presidente del tribunale competente ex art. 810, secondo comma, c.p.c.

Cass. n. 2084/1984

La clausola compromissoria, con cui nel contratto sociale i soci (nella specie: di una società in nome collettivo) rimettano ad arbitri le controversie in ordine all'esclusione di soci dalla società, è giuridicamente valida, alla luce dell'art. 806 c.p.c., e, comporta, con il sostituire al giudizio di opposizione previsto dall'art. 2287 c.c., un giudizio arbitrale, il venir meno, senza possibilità di reviviscenza del termine di decadenza (trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento di esclusione) fissato da quest'ultima norma per l'inizio dell'azione davanti al tribunale, trattandosi di termine disponibile, ed incompatibile con la struttura del procedimento arbitrale. Tale termine, pertanto, ove vi sia stata concorde rinunzia al procedimento arbitrale, non può trovare più applicazione per l'opposizione ex art. 2287 citato, che sia stata successivamente proposta.

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Quesiti degli utenti
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Giuseppe chiede
sabato 21/04/2012 - Sicilia
“Se non si può stipulare un rogito per un terreno agricolo per motivi indipendenti dalla volontà del venditore e più precisamente perchè questo viene occupato da altre persone, e se il compratore in fase di stipula del preliminare ha versato un acconto, per il motivo di cui sopra, il venditore deve rimborsare doppia caparra?
Grazie”
Consulenza legale i 23/04/2012

Ai sensi dell'art. 1385 del c.c. se al momento della conclusione del contratto una parte dà all'altra, a titolo di caparra, una somma di danaro o una quantità di altre cose fungibili, la caparra, in caso di adempimento, deve essere restituita o imputata alla prestazione dovuta.

Se la parte che ha dato la caparra è inadempiente, l'altra può recedere dal contratto, ritenendo la caparra; se inadempiente è invece la parte che l'ha ricevuta, l'altra può recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra.

Se però la parte che non è inadempiente preferisce domandare l'esecuzione o la risoluzione del contratto, il risarcimento del danno è regolato dalle norme generali.

Nel caso prospettato, in sede di preliminare di vendita l'acquirente ha versato al venditore una determinata somma a titolo di caparra confirmatoria. Pertanto, risultando il venditore inadempiente egli sarà obbligato a restituire il doppio della caparra prestata, una volta richiesta a buon diritto dal compratore.


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