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Articolo 807 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Compromesso

Dispositivo dell'art. 807 Codice di procedura civile

Il compromesso deve, a pena di nullità, essere fatto per iscritto (1) e determinare l'oggetto della controversia (2).

La forma scritta s'intende rispettata anche quando la volontà delle parti è espressa per telegrafo o telescrivente telefacsimile o messaggio telematico nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la trasmissione e la ricezione dei documenti teletrasmessi.

Note

(1) La norma in analisi indica i due requisiti di validità per il compromesso, ovvero la forma scritta che soddisfa le per esigenze esterne di certezza e la determinazione dell'oggetto al fine di garantire un'effettiva scelta ponderata delle parti.
La forma scritta è richiesta ad substantiam, poichè la sua mancanza è di ostacolo alla realizzazione dell'intento negoziale. Il requisito della forma scritta ad substantiam richiesto per la validità del compromesso e della clausola compromissoria non richiede necessariamente che la volontà negoziale sia espressa in un unico documento recante la contestuale sottoscrizione di entrambe le parti, potendo realizzarsi anche quando la seconda sottoscrizione sia contenuta in un documento separato, purchè imscindibilmente collegato nei contenuti al primo. Infine, si precisa che il vizio di forma comporta la mancanza della potestas iudicandi in capo agli arbitri e, di conseguenza, determina la nullità del lodo.
(2) L'ulteriore requisito per la validità del compromesso consiste nell'indicazione dell'oggetto della controversia. Tale requisito consiste nella formulazione dei quesiti da sottoporre agli arbitri, che devono essere formulati in modo chiaro, comprensibile e puntuale. Si precisa che anche tale requisito è richiesto a pena di nullità.

Brocardi

Compromissum ad similitudinem iudiciorum redigitur

Massime relative all'art. 807 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 10229/1997

L'art. 807, comma terzo, c.p.c., nel dichiarare applicabili al compromesso (e, per il principio di autonomia che lo contraddistingue, alla clausola compromissoria) le disposizioni che regolano la validità dei contratti eccedenti l'ordinaria amministrazione, non esclude, in via di principio, il potere del direttore generale (eventualmente in via congiunta con altro dirigente, quale un direttore centrale) di stipulare clausole compromissorie riferite a contratti alla cui conclusione egli risulti legittimamente autorizzato. In tema di attività di impresa, il criterio discretivo tra «ordinaria» e «straordinaria» amministrazione non può, difatti, ritenersi quello del carattere cosiddetto «conservativo» dell'atto posto in essere (valido, al contrario, in relazione all'amministrazione del patrimonio dell'incapace), essendo, al contrario, necessariamente sotteso alle vicende imprenditoriali il compimento di atti di disposizione di beni, con la conseguenza che l'indicata distinzione va fondata sulla relazione in cui l'atto si pone con la gestione «normale» (e, quindi, «ordinaria») del tipo di impresa di cui si tratta (ed in considerazione delle dimensioni in cui essa viene esercitata). Se, pertanto, gli atti che modificano le strutture economico-amministrative sostanziali dell'azienda sono da considerarsi di «straordinaria amministrazione», la stipulazione di una clausola compromissoria non può, ex se, qualificarsi come tale, con la conseguenza che (tanto un amministratore, quanto) lo stesso direttore generale della società deve ritenersi abilitato alla stipulazione della clausola predetta non soltanto per effetto di una specifica attribuzione di potere in tal senso (da parte dell'assemblea o per disposizione dell'atto costitutivo) ma anche se detto potere inerisca alla stessa natura dei compiti affidatigli (come nel caso di autorizzazione alla conclusione di determinati contratti in nome e per conto della società).

Cass. civ. n. 4856/1995

Anche con riguardo al compromesso ed alla clausola compromissoria, il requisito della forma scritta ad substantiam (artt. 807, 808 c.p.c.) non richiede che la volontà negoziale sia espressa con un unico documento che rechi la sottoscrizione dell'una o dell'altra parte, ma deve ritenersi osservato anche quando la seconda sottoscrizione sia contenuta in un documento separato, purché inscindibilmente collegato al primo. (In forza di tale principio, la S.C., in relazione a fattispecie anteriore all'entrata in vigore della legge n. 25 del 1994, ha confermato la decisione di merito che aveva ritenuto che la clausola compromissoria, anche quanto alle modalità di nomina degli arbitri, risultava dalla successione e correlazione di una serie di atti intercorsi tra gli interessati).

Cass. civ. n. 22/1986

Con riguardo a clausola compromissoria, i cui requisiti di validità ed efficacia devono essere riscontrati in modo autonomo rispetto a quelli richiesti per il contratto, al quale accede, la forma scritta, prescritta dall'art. 807 c.p.c., può ritenersi sussistente solo quando l'accordo compromissorio si estrinsechi in un unico documento, ovvero in due documenti contenenti la proposta di compromesso e la relativa accettazione. Al fine indicato, pertanto, non è sufficiente una proposta scritta di compromesso, quando la risposta scritta dell'altra parte non contenga un'espressa volontà di adesione al compromesso stesso, ma si limiti a richiamare il contratto altrimenti concluso, presupponendone l'esistenza (nella specie, contratto di prestazione d'opera professionale, stipulato verbalmente).

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