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Articolo 152 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Termini legali e termini giudiziari

Dispositivo dell'art. 152 Codice di procedura civile

I termini per il compimento degli atti del processo sono stabiliti dalla legge; possono essere stabiliti dal giudice anche a pena di decadenza, soltanto se la legge lo permette espressamente (1).

I termini stabiliti dalla legge sono ordinatori, tranne che la legge stessa li dichiari espressamente perentori (2).

Note

(1) La legge attribuisce al giudice la facoltà di fissare anche termini perentori, ma nei soli casi tassativamente previsti, come ad esempio la fissazione del termine per l'integrazione del contraddittorio (art.102 e 331); la fissazione del termine per l'integrazione dei modi di deduzione della prova per testi (art.244); o infine del termine per la riassunzione della causa (art.307, III comma).
Nel caso in cui il giudice stabilisca arbitrariamente un termine questo non ha alcuna rilevanza.
(2) Il comma in analisi sancisce il principio generale della presunzione del carattere perentorio dei termini previsti per il compimento di atti processuali, nel senso che i termini non possono essere ritenuti perentori se non vengono espressamente qualificati come tali dalla legge.
Infatti, la natura perentoria di un termine deve essere espressamente prevista dalla legge, oppure può essere desunta dallo scopo e dalla funzione che il termine adempie.

Ratio Legis

La norma indica il termine processuale, quale arco di tempo che la legge prevede per il compimento di un atto. Infatti, la funzione del termine da un lato è quella di agevolare i soggetti processuali nel compimento degli atti offrendo un adeguato spazio di tempo e dall'altro di consentire una sufficiente concentrazione delle attività processuali al fine di un più ordinato e celere svolgimento del processo.
Il nostro ordinamento prevede termini legali, ovvero quelli espressamente previsti dalla legge, e termini giudiziali, cioè disposti dal giudice. I primi, a loro volta, si distinguono in dilatori, quando fissano il momento prima del quale un atto non può essere compiuto, e termini acceleratori, quando indicano il momento entro il quale un atto può essere o deve essere compiuto. Infine, questi si distinguono ulteriormente in ordinatori, rivolti a regolare l'attività processuale in vista del normale andamento del processo, e perentori, che impongono di compiere l'atto entro un determinato termine a pena di decadenza.

Massime relative all'art. 152 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 11758/2017

Ai fini della determinazione della sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, – nella specie, per il computo del termine di impugnazione cd. lungo, ex art. 327, comma 1, c.p.c. – la modifica di cui all’art. 16, comma 1, del d.l. n. 132 del 2014 (conv., con modif., dalla l. n. 162 del 2014), che, sostituendo l'art. 1 della l. n. 742 del 1969, ha ridotto il periodo di sospensione da 46 giorni a 30 giorni (dall'1 al 31 agosto di ciascun anno), trova applicazione, in mancanza di una disciplina transitoria, a partire dalla sospensione dei termini relativa al periodo feriale dell’anno solare 2015, non rilevando, a tal fine, la data dell'impugnazione o quella di pubblicazione della sentenza.

Cass. civ. n. 5038/2017

In materia di sospensione feriale dei termini processuali, qualora si trovino cumulate fra loro, per ragioni di connessione, due controversie, una soltanto delle quali di opposizione all’esecuzione, quindi sottratta alla sospensione feriale dei termini, e l’altra relativa a domanda di garanzia, pertanto assoggettata a questo regime, la decisione che intervenga su di esse sciogliendo la connessione (nella specie, dichiarando inammissibile la domanda di garanzia), se impugnata soltanto per il capo che ha deciso l’opposizione all’esecuzione, resta sottratta all’applicazione della detta sospensione, in quanto è da ritenersi che la parte abbia prestato acquiescenza al capo non impugnato.

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