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Articolo 741 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 10/06/2019]

Collazione di assegnazioni varie

Dispositivo dell'art. 741 Codice civile

È soggetto a collazione ciò che il defunto ha speso a favore dei suoi discendenti per assegnazioni fatte a causa di matrimonio(1), per avviarli all'esercizio di una attività produttiva o professionale(2), per soddisfare premi relativi a contratti di assicurazione sulla vita(3) [1919, 1923 c.c.] a loro favore o per pagare i loro debiti.

Note

(1) Sono tali quelle che eccedono notevolmente la misura ordinaria, anche in considerazione delle condizioni economiche del donante. Tali spese sono soggette a collazione in base al loro valore nominale, oltre agli interessi di legge dall'apertura della successione.
(2) Deve trattarsi di spese, diverse da quelle di educazione e mantenimento, che eccedono notevolmente la misura ordinaria, anche in considerazione delle condizioni economiche del donante.
(3) Tali donazioni sono considerate indirette ed assumono la forma del contratto a favore di terzo.
Se il defunto mette a disposizione delle somme affinchè l'erede paghi il premio assicurativo la donazione è, invece, diretta.
Tale previsione si ritiene estendibile per via analogica al coniuge.

Ratio Legis

La collazione opera anche in relazione alle donazioni effettuate dal donante per far fronte ad esigenze particolari del donatario, in quanto queste sembrano costituire un'anticipazione di eredità.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

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Consulenze legali
relative all'articolo 741 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Michele T. chiede
mercoledì 08/04/2020 - Veneto
“Mio padre è morto alla fine di febbraio 2020, era già vedovo e siamo due figli. Mio fratello a sua volta ha 3 figli.
Il patrimonio comprende beni mobili (arredamento), una automobile, 22900 euro sul conto corrente e 4 polizze vita, 3 identiche che presumiamo avere come beneficiari i tre nipoti e una della quale al momento non conosciamo i beneficiari ma sospetto, per i rapporti che avevamo, che sia intestata o ai nipoti o a mio fratello.
Ho ricevuto lo storico dei movimenti bancari.
Il notaio di fiducia di mio padre dice, a voce, che ha in custodia un testamento dove il de cuius lascia il contenuto dell'appartamento, nel quale viveva in affitto, ai nipoti con il vincolo che non vada venduto a rigattieri. Il testamento non è stato ancora pubblicato.
Vorrei sapere se, secondo voi, vi sono possibilità di applicare la collazione ai premi assicurativi a suo tempo versati dal defunto ex art. 741 cc (risultano effettuati tra il 2018 e il 2019) e se per fare questo eventualmente fosse necessario/indispensabile/utile la accettazione di eredità da parte di fratello e nipoti. grazie.”
Consulenza legale i 15/04/2020
Il richiamo che nel quesito viene correttamente fatto all’art. 741 c.c. deve essere anche coordinato con quanto disposto all’art. 1920 del c.c..
Quest’ultima norma, dopo aver attribuito piena validità giuridica all’assicurazione sulla vita contratta in favore di un terzo e dopo aver disposto che la designazione del beneficiario può anche costituire oggetto di una disposizione testamentaria, precisa all’ultimo comma che, per effetto della designazione, il terzo acquista un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione.

In conseguenza di tale disposizione, tutte le somme che a seguito del decesso dell’assicurato verranno corrisposte dall’assicurazione al beneficiario o ai beneficiari non rientrano nell’asse ereditario, non sono soggette ad imposta di successione e non vanno computate per determinare la quota degli eredi o per calcolare se vi sia stata o meno lesione di legittima.

Ciò, invece, non vale per l’ammontare dei premi pagati dallo stesso de cuius, i quali, proprio per effetto di quanto disposto all’art. 741 c.c., sono assoggettati a collazione e, quindi, si imputano nell’asse ereditario, al fine di poter correttamente determinare la quota di riserva e la quota di c.d. disponibile.

Per quanto concerne l’operatività dell’istituto giuridico della collazione, occorre fare riferimento a quanto disposto dall’art. 737 del c.c., rubricato “Soggetti tenuti alla collazione”, in cui si legge che sono tenuti a collazione, salvo che ne siano dispensati, i figli, i loro discendenti ed il coniuge del de cuius.
La stessa norma, però, dispone che essi sono tenuti a conferire ai coeredi, il che presuppone l’esistenza di una comunione ereditaria, la quale si realizza solo a seguito dell’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, da parte di coloro che sono obbligati alla collazione.

Quindi, rispondendo alla domanda posta, può dirsi che per far valere la collazione di ciò che il de cuius ha speso in premi assicurativi in favore del fratello e dei nipoti (figli del fratello), è indispensabile che gli stessi accettino l’eredità, poiché soltanto in tal modo potranno assumere la qualità di coeredi.
A seguito dell’insorgere della comunione ereditaria, quanto donato deve essere conferito indipendentemente da una specifica domanda in tal senso da parte dei condividenti (così di recente Cass. n. 8510/2018), incombendo eventualmente su coloro che sono tenuti a collazione e che intendono eccepire un fatto ostativo alla stessa, fornire la relativa prova nei confronti di tutti gli altri condividenti.

Si consideri che il diritto alla collazione verso un coerede si configura come un diritto di credito, in quanto tale soggetto a prescrizione estintiva decennale.

Infine, si ritiene opportuno fare un’ultima considerazione: qualora il de cuius avesse leso la quota di riserva di uno dei figli, colui il quale ha subito la lesione avrà, ovviamente, tutto il diritto, per reintegrare la sua quota, di chiedere la riduzione delle donazioni e delle disposizioni lesive, a prescindere dal fatto che gli eventuali beneficiari delle donazioni abbiano accettato o meno l’eredità.
Al fine di poter stabilire se vi è stata o meno lesione di legittima occorre determinare con esattezza la porzione disponibile, ossia quella parte di patrimonio di cui il defunto poteva liberamente disporre, ciò che va fatto seguendo il disposto dell’art. 556 del c.c., secondo cui occorre formare una massa di tutti i beni che appartengono al defunto al momento della morte, a cui vanno detratti i debiti e riuniti fittiziamente i beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, tra cui rientreranno anche i premi assicurativi ex art. 809 del c.c..



Testi per approfondire questo articolo

  • Della collazione. Del pagamento dei debiti

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