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Articolo 1919 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Assicurazione sulla vita propria o di un terzo

Dispositivo dell'art. 1919 Codice civile

L'assicurazione può essere stipulata sulla vita propria o su quella di un terzo [1899] (1).

L'assicurazione contratta per il caso di morte di un terzo non è valida se questi o il suo legale rappresentante non dà il consenso alla conclusione del contratto. Il consenso deve essere provato per iscritto [2725] (2).

Note

(1) In particolare, può essere stipulata sia un'assicurazione per la morte che per la sopravvivenza, a seconda che l'evento cui viene ancorato il diritto all'indennizzo sia la prima o un dato evento nella vita del soggetto.
(2) Poichè tale forma è dettata solo per l'assicurazione per il caso di morte e costituisce, al contempo, un eccezione al principio di libertà delle forme (1325 c.c.), essa non si applica all'assicurazione per l'ipotesi di sopravvivenza.

Ratio Legis

La ratio sottesa alla norma è, oltre a quella di ammettere l'assicurazione sulla vita, quella di garantire il soggetto sulla cui vita sia fatta tale stipula, atteso che dopo essa sorge per il beneficiario un interesse alla sua morte.
La forma scritta ad probationem è volta ad agevolare la prova dell'esistenza del contratto.

Spiegazione dell'art. 1919 Codice civile

L'assic. sulla vita di terzi

Come abbiamo accennato in sede di classificazione delle varie specie del contratto di assicurazione, l'assicurazione sulla vita può essere contratta sulla vita propria o sulla vita in un terzo, e può essere conclusa a favore proprio dello stesso stipulante o a favore di un terzo. A seconda delle vane coincidenze e combinazioni delle tre distinte figure di stipulante, assicurato, beneficiario, si ha : a) ass. sulla vita propria dello stipulante a favore proprio e aventi cansa ; b) assicur. sulla vita propria a favore di un terzo ; c) assicurazione sulla vita di un terzo a favore proprio ; d) assicur. sulla vita di un terzo a favore dello stesso terzo o di un altro terzo. La prima ipotesi non presenta particolari questioni : problemi delicati presentano invece le assicuraz. sulla vita di un terzo (ipotesi c) e d) e, soprattutto, quella a favore di terzi di cui alle ipotesi
b e d). Della prima si occupa l’ art. 1919 ; della seconda, invece, gli artt. 1920 e 1922 e, in parte, l’ art. 1923 cpv.

Il cod. comm. italiano all'art. 449 cpv. disponeva che l'assicurazione contratta sulla vita di un terzo fosse nulla, se il contraente non avesse avuto alcun interesse all'esistenza di questo.

Dottrina e giurisprudenza concordemente ritenevano che a rendere valida l'assicur. sulla vita di un terzo non occorresse necessariamente un interesse di natura reonontica,1 bastava soltanto un interesse di natura morale e che, d'altro canto, fosse sufficiente che tale interesse esistesse al momento della conclusione del contratto, senza che dovesse necessariamente esistere per tutta la sua durata o al momento del sinistro.

In tempi più recenti, però, elaborata la teoria dell'interesse per l'assicuraz. danni, si vide che tale teoria non poteva trovare applicazione nell’ assicur. vita, nella quale l'interesse aveva tutt'altro significato e una limitata portata; d'altro canto, si vide pure che il pericolo che l'assicurazione sulla vita di terzi costituisse incentivo a tentativi di sopprimere il terzo veniva già con più vigore eliminato con l'influenza preventiva delle leggi penali e dalla liberazione dell'assicuratore in caso di sinistro volontariamente procurato dal contraente ; e infine, si comprese che allargato l'interesse richiesto anche all'interesse morale l'indagine sulla reale esistenza di tale interesse nel caso concreto presentava difficolta spesso insuperabili.4


Nell'assic. per il caso di vita non è necessario il consenso del terzo


L’ art. 1919, dichiarato che l'assicurazione può essere stipulata sulla vita di un terzo (primo comma), dispone che quella contratta per il caso di morte non è valida se il terzo o il suo legale rappresentante non dia il consenso alla conclusione del contratto e che tale consenso deve essere provato per iscritto (secondo comma). Da tale disposizione si possono trarre i seguenti principi :

a) L'assicuraz. per il caso di vita di un terzo è sempre senza bisogno del consenso del terzo. Dato infatti che la prestazione dell'assicuratore è subordinata alla vita e non già alla morte dell'assicurato e non vi è quindi alcun incentivo alla soppressione dell'assicurato, il consenso di questi non appare necessario.

b) L’assicurazione per il caso di morte di un terzo (e quindi l’assic. Mista che comprende l’alternativa del caso di morte) è valida soltanto se il terzo vi consente.


Nell'assic. per i1 caso di morte è necessario il consenso del terzo. Natura, forma, prova, effetti del consenso del terzo


A) Il consenso del terzo è sempre necessario, qualunque sia il rapporto economico o morale (familiare) che lega stipulante e terzo.5 D'altro canto, purché tale consenso esista, I'assicuraz. può essere conclusa sulla vita di qualunque terzo, esista o meno l'interesse dello stipulante, e anche se il terzo è incapace e qualunque sia la causa dell’incapacità.

B) Il consenso del terzo è una vera e propria dichiarazione unilaterale di volontà con la quale il terzo conferisce allo per il divieto imperativo di legge (art. 1409 cpv.) tale dichiarazione è quindi un vero e proprio atto di autorizzazione. Il consenso del terzo ha sempre tale natura, poichè anche se prestato all'atto della conclusione del contratto e risultante dalla stessa polizza, esso non è volto a concludere il contratto di assicurazione, e non si fonde con quello dell'assicuratore e dello stipulante.

C) La dichiarazione di assenso deve essere emanata dal terzo, o, se questi è incapace, dal suo legale rappresentante.

D) La dichiarazione di volontà del terzo deve essere provata per iscritto a tutti gli effetti degli artt. 2702 e segg., 2725 cod. civ. Il consenso del terzo può essere prestato mediante sottoscrizione della stessa polizza di assicuraz. ovvero mediante scrittura pubblica o privata comunicata al contraente che l'esibirà all'assicuratore, o all' assicuratore che ne rilascerà copia al contraente, perchè questi possa in ogni istante provare il suo potere, ovvero a entrambi.

E) Conferendo allo stipulante un potere che altrimenti esso non avrebbe, la dichiarazione di volontà del terzo — come ogni autorizzazione — costituisce un requisito di legittimazione dello stipulante. Mancando, ovvero essendo nulla o annullata la dichiarazione di volontà del terzo, manca la legittimazione dello stipulante. L'assicurazione da questo conclusa e quindi (assolutamente) nulla.

F) Concluso il contratto, l'assicurato è sì l'elemento sul quale incombe il rischio, ma come soggetto giuridico è un terzo. Esso quindi non riceve nessun obbligo dal contratto e, in quanto assicurato e cioè in quanto non sia anche beneficiario, esso non riceve neppure alcun diritto o potere.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 1919 Codice civile

Cass. civ. n. 3707/2018

In tema di assicurazione sulla vita, l'art. 1919, comma 2, c.c., nel subordinare la validità dell'assicurazione contratta per il caso di morte di un terzo al consenso scritto del medesimo, si riferisce all'ipotesi in cui il terzo si venga a trovare nella posizione di mero portatore del rischio, mentre i benefici del contratto assicurativo spettino esclusivamente al contraente o a persona da questo designata nel proprio interesse, sicché la necessità del consenso del terzo non sussiste quando il beneficiario dell'assicurazione non sia il contraente ma il terzo stesso, ovvero i suoi eredi o comunque soggetti da lui indicati, configurandosi in tal caso un'assicurazione sulla vita a favore di un terzo, regolata dall'art. 1891 c.c.. (Nella specie, la S.C., confermando la decisione impugnata, ha ritenuto la validità, senza necessità di consenso scritto, dell'assicurazione sulla vita di un terzo, figlio del contraente, in quanto i beneficiari erano gli eredi legittimi e testamentari del terzo).

Cass. civ. n. 4484/1996

Nel contratto di assicurazione per il caso di morte, il beneficiario designato è titolare di un diritto proprio, derivante dal contratto, alla prestazione assicurativa. Qualora il contratto preveda che l'indennizzo debba essere corrisposto agli «eredi legittimi o testamentari», tale designazione concreta una mera indicazione del criterio per la individuazione dei beneficiari, i quali sono coloro che rivestono, al momento della morte del contraente, la qualità di chiamati all'eredità, senza che rilevi la (successiva) rinunzia o accettazione dell'eredità da parte degli stessi.

Cass. civ. n. 1883/1977

L'art.1919 secondo comma c.c., nel subordinare la validità dell'assicurazione sulla vita, contratta per il caso di morte di un terzo, al consenso scritto del medesimo, si riferisce all'ipotesi in cui quest'ultimo si venga a trovare nella posizione di mero portatore del rischio, mentre i benefici del contratto assicurativo spettino esclusivamente allo stipulante o a persona da questo designata. Tale norma, pertanto, ancorché applicabile analogicamente all'assicurazione contro gli infortuni mortali di un terzo, non è invocabile nell'ipotesi in cui al terzo stesso, od a persona da lui designata, spettino i diritti derivanti da detto contratto assicurativo. In questo caso, si verte in tema di assicurazione per conto altrui, la cui validità prescinde dal consenso del «terzo», che in tale ipotesi è in realtà il soggetto assicurato (ai sensi dell'art. 1891 c.c.) e non quindi un mero portatore del rischio (ai sensi dell'art. 1919 secondo comma c.c.).

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Consulenze legali
relative all'articolo 1919 Codice civile

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Corrado M. chiede
mercoledì 10/04/2019 - Lombardia
“Il sig. X stipula una polizza vita che giunge a scadenza e determina un capitale liquidabile.

Poiché la polizza prevede la possibilità di non riscuotere il capitale, ma di lasciarlo in gestione alla Compagnia (opzione cosiddetta: differimento di scadenza), il sig. X lascia il capitale maturato in gestione alla Compagnia, che lo rivaluta secondo le condizioni di polizza e riconosce le rivalutazioni dello stesso, consolidandole ogni anno come previsto dalle condizioni di polizza.

La polizza si è praticamente trasformata da copertura di un rischio (di morte) a un sostanziale contratto di investimento.

Dopo qualche tempo però X muore.

Passa ancora altro tempo prima che il suo erede scopra l’esistenza del contratto e ne chieda la liquidazione.

La Compagnia dichiara di poter liquidare il capitale rivalutato solo fino alla data della morte dell’assicurato, ma non le rivalutazioni successive a tale data.

Il beneficiario (erede) ritiene che in questo modo si determini un arricchimento indebito della Compagnia che ha gestito e custodito il capitale depositato presso di lei anche dopo la morte dell’assicurato.

Le condizioni di polizza nulla precisano in proposito.

L’erede ha diritto alla rivalutazione del contratto anche dopo la morte del contraente originario?”
Consulenza legale i 28/04/2019
In base all’art. 1882 c.c., l'assicurazione è il contratto col quale l'assicuratore, verso il pagamento di un premio, si obbliga a rivalere l'assicurato, entro i limiti convenuti, del danno ad esso prodotto da un sinistro, ovvero a pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana. Nel caso in esame, esaminata la copia della documentazione trasmessa, si evince che nell’ipotesi di vita il beneficiario coincideva con l’assicurato; mentre in caso di morte, erano stati indicati come beneficiari il coniuge ed i figli dell’assicurato in parti uguali.
Come è noto, l’esercizio del diritto di opzione di differimento scadenza ha la finalità di prolungare la durata contrattuale, una volta giunti alla scadenza di polizza, per un numero di anni scelto dal contraente, durante i quali il capitale assicurato continuerà a rivalutarsi.

Riguardando tale opzione il caso di vita e non quello di morte, in mancanza di diverse disposizioni contrattuali, riteniamo che la rivalutazione debba essere corrisposta per il periodo corrispondente alla vita dell’assicurato e non anche per quello successivo alla morte del de cuius, come correttamente sostiene la compagnia assicurativa.
Anzi, in realtà, nelle condizioni particolari relative alla clausola di differimento automatico (punto 1, sesta pagina della documentazione trasmessa) vi è una disposizione che rafforza ulteriormente quanto sostenuto dalla compagnia: è infatti espressamente previsto che qualora durante detto periodo di differimento automatico deceda l’assicurato la compagnia corrisponderà agli aventi diritto un importo pari a quello che sarebbe liquidabile “all’ultima ricorrenza annuale della data di effetto della polizza anteriore all’epoca del pagamento”.

Tra l’altro, non essendovi un obbligo della compagnia assicurativa di comunicare agli eredi di essere i beneficiari, non può nemmeno essere contestato ad essa un inadempimento contrattuale in tal senso. Non solo: non risulta nemmeno, nel silenzio del contratto, esservi un obbligo di legge.

Sulla base di quanto precede, l’azione residuale di ingiustificato arricchimento ai sensi dell’art. 2041 c.c. nei confronti della compagnia assicurativa, non appare pertanto molto fondata difettando, in particolare, il requisito della mancanza della giusta causa.

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