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Articolo 2357 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Acquisto delle proprie azioni

Dispositivo dell'art. 2357 Codice civile

La società non può acquistare azioni proprie se non nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio regolarmente approvato. Possono essere acquistate soltanto azioni interamente liberate.

L'acquisto deve essere autorizzato dall'assemblea, la quale ne fissa le modalità, indicando in particolare il numero massimo di azioni da acquistare, la durata, non superiore ai diciotto mesi, per la quale l'autorizzazione è accordata, il corrispettivo minimo ed il corrispettivo massimo.

In nessun caso il valore nominale delle azioni acquistate a norma dei commi precedenti può eccedere la quinta parte del capitale sociale, tenendosi conto a tal fine anche delle azioni possedute da società controllate (1) (2).

Le azioni acquistate in violazione dei commi precedenti debbono essere alienate secondo modalità da determinarsi dall'assemblea, entro un anno dal loro acquisto. In mancanza, deve procedersi senza indugio al loro annullamento e alla corrispondente riduzione del capitale. Qualora l'assemblea non provveda, gli amministratori e i sindaci devono chiedere che la riduzione sia disposta dal tribunale secondo il procedimento previsto dall'articolo 2446, secondo comma.

Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli acquisti fatti per tramite di società fiduciaria o per interposta persona.

Note

(1) Comma sostituito dall'art. 7, comma 3 sexies del D.L. 10 febbraio 2009, n. 5. Il testo previgente recitava:"Il valore nominale delle azioni acquistate a norma del primo e secondo comma dalle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio non può eccedere la decima parte del capitale sociale, tenendosi conto a tal fine delle azioni possedute da società controllate".
(2) Il riferimento al possesso di azioni da parte delle società controllare, comprende non solo il controllo diretto ma anche ipotesi di controllo di secondo grado o indiretto, realizzato tramite la partecipazione a catena di più società.

Ratio Legis

Poiché le partecipazioni azionarie rappresentano beni aventi consistenza autonoma rispetto a quelli del patrimonio sociale, è concepibile un loro acquisto da parte della società. Non opera il principio di estinzione per confusione, proprio dei comuni rapporti obbligatori.

Spiegazione dell'art. 2357 Codice civile

L'acquisto di azioni proprie comporta una riduzione del patrimonio sociale senza una corrispondente riduzione del capitale sociale nominale, con conseguente impossibilità per i creditori sociali di avere conoscenza dell'avvenuta riduzione e di opporsi (2445).
L'acquisto di azioni proprie è consentito a condizione che siano rispettate tre condizioni:
a) "la società non può acquistare azioni proprie se non nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio regolarmente approvato": tale previsione mira a scongiurare il pericolo di "annacquamento" del capitale sociale, attraverso l'utilizzazione di utili e riserve disponibili si evita che l'operazione di acquisto realizzi una surrettizia restituzione del capitale ai soci, con conseguente riduzione del capitale reale non accompagnata dalla contestuale riduzione del capitale nominale;
b) "possono essere acquistate soltanto azioni interamente liberate": al fine di evitare che la società diventi debitrice verso sé stessa del pagamento dei versamenti residui.
c) "l'acquisto deve essere autorizzato dall'assemblea": l'assemblea è quella ordinaria. La delibera non deve necessariamente esplicare le motivazioni e le finalità dell'acquisto. L'acquisto deve avvenire in modo da assicurare la parità di trattamento fra i soci.

Il limite del 20% del capitale sociale è previsto solo per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, non per le società chiuse (v. art. 2325 bis). Tale limite vuole evitare che siano sottratte in misura significativa le partecipazioni sociali alla pubblica contrattazione degli investitori.
In mancanza di autorizzazione, l'acquisto resta valido ma le azioni devono essere alienate entro un anno. Se non vengono alienate entro l'anno, si deve procedere alla riduzione del capitale sociale. Si ritiene che competente sia l'assemblea straordinaria. L'obbligo di alienazione viene meno se, entro l'anno, si ripristinino i requisiti di legittimità dell'acquisto, ad esempio grazie ad utili successivamente maturati si rientri nei limiti di cui al primo comma.

Massime relative all'art. 2357 Codice civile

Cass. civ. n. 1361/2011

Ai fini del rispetto del limite del dieci per cento del capitale sociale, posto dal terzo comma dell'art. 2357 c.c. (nella formulazione vigente prima delle modifiche apportate dal d.l.vo 4 agosto 2008, n. 142, applicabile nella specie "ratione temporis"), occorre tener conto anche dell'eventuale aumento del capitale deliberato e sottoscritto successivamente alla data di chiusura dell'ultimo bilancio di esercizio, senza che sia necessario procedere all'approvazione di un ulteriore bilancio, dal momento che la norma non fa riferimento a questo, ma solo al capitale sociale e non intende salvaguardare la sua integrità, quanto impedire un potere eccessivo in capo all'organo amministrativo della società

La deliberazione assembleare di una società per azioni, trasformatasi dall'originario tipo di società cooperativa, che autorizzi gli amministratori ad acquistare azioni proprie non viola il disposto dell'art. 2357 c.c., allorché nel limite legale venga computata la riserva iscritta nell'ultimo bilancio della società prima della trasformazione come "fondo sovrapprezzo azioni", previsto dall'art. 2525, 2° comma (ora art. 2528, 2° comma) c.c.; infatti tale riserva diviene disponibile per effetto dell'avvenuta trasformazione, che rende applicabili le norme in materia di società per azioni, con la conseguente disponibilità delle riserve da sovraprezzo quando ricorra la condizione richiesta dall'art. 2431 c.c.

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    (continua)