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Articolo 189 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 10/06/2019]

Obbligazioni contratte separatamente dai coniugi

Dispositivo dell'art. 189 Codice civile

(1)I beni della comunione [177], fino al valore corrispondente alla quota del coniuge obbligato, rispondono, quando i creditori non possono soddisfarsi sui beni personali [179], delle obbligazioni contratte(2), dopo il matrimonio, da uno dei coniugi per il compimento di atti eccedenti l'ordinaria amministrazione senza il necessario consenso dell'altro [180, 184].

I creditori particolari di uno dei coniugi, anche se il credito è sorto anteriormente al matrimonio, possono soddisfarsi in via sussidiaria [190] sui beni della comunione(3), fino al valore corrispondente alla quota del coniuge obbligato(4). Ad essi, se chirografari, sono preferiti i creditori della comunione [192].

Note

(1) L'articolo è stato così sostituito dall'articolo 68 della L. 19 maggio 1975 n. 151.
(2) L'articolo non concerne le sole obbligazioni (strictu sensu) contratte dai coniugi separatamente, ma anche quelle risarcitorie conseguenti al fatto illecito aquiliano che fosse stato commesso dal coniuge in comunione.
(3) In deroga al precedente art. 186 del c.c., per le obbligazioni personali del coniuge risponde lo stesso, in primo luogo, e con i propri beni; qualora gli stessi siano insufficienti, si ha l'azione sussidiaria sui beni della comunione, nei limiti della quota spettante al coniuge obbligato. La sussidiarietà non impone di escutere previamente il coniuge debitore che abbia compiuto l'atto eccedente l'ordinaria amministrazione: al coniuge non stipulante rimarrà solo la facoltà di indicare al creditore procedente, una volta aggredita in misura non satisfattiva la comunione, i beni personali del coniuge su cui soddisfare primariamente il debito.
(4) Nel corso dell'esecuzione forzata promossa dal creditore personale di uno dei coniugi, sui beni oggetto della comunione, al coniuge non stipulante spettano l'opposizione di terzo e l'opposizione agli atti esecutivi.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 189 Codice civile

Cass. civ. n. 10116/2015

In tema di rapporti patrimoniali tra coniugi, non sussiste vincolo di solidarietà per le obbligazioni assunte da uno di essi per soddisfare i bisogni familiari pur in presenza di un regime di comunione legale, fatto salvo il principio di affidamento del creditore che abbia ragionevolmente confidato nell'apparente realtà giuridica, desumibile dallo stato di fatto, che il coniuge contraente agisse anche in nome e per conto dell'altro. Ne consegue che il credito vantato dalla collaboratrice domestica per le obbligazioni assunte dalla moglie, da cui promanavano le quotidiane direttive del servizio, rende coobbligato anche il marito, datore della provvista in danaro ordinariamente utilizzata per la corresponsione della retribuzione sì da ingenerare l'affidamento di esser l'effettivo datore di lavoro.

Cass. civ. n. 6575/2013

La natura di comunione senza quote della comunione legale dei coniugi comporta che l'espropriazione, per crediti personali di uno solo dei coniugi, di un bene (o di più beni) in comunione abbia ad oggetto il bene nella sua interezza e non per la metà, con scioglimento della comunione legale limitatamente al bene staggito all'atto della sua vendita od assegnazione e diritto del coniuge non debitore alla metà della somma lorda ricavata dalla vendita del bene stesso o del valore di questo, in caso di assegnazione (principio affermato ai sensi dell'art. 363 c.p.c.).

Cass. civ. n. 25026/2008

I debiti contratti da uno dei coniugi a favore del figlio minore gravano in via solidale anche sull'altro coniuge solo se finalizzati a soddisfare bisogni primari del figlio stesso. Quando invece la spesa non è stata sostenuta per soddisfare tali bisogni, della relativa obbligazione risponde solo quello tra i coniugi che l'ha contratta. (In applicazione di tale principio la S.C. ha confermato la sentenza impugnata con cui era sta esclusa la solidarietà passiva tra i coniugi riguardo al pagamento della retta scolastica dovuta per l'iscrizione del figlio minore ad una scuola privata, compiuta da uno solo dei genitori, in base al rilievo che la frequentazione di una scuola privata non costituisce un bisogno primario della persona, posto che la necessità dell'istruzione può essere soddisfatta dalle scuole pubbliche ).

Cass. civ. n. 2506/2008

I debiti contratti da uno dei coniugi a favore del figlio minore gravano in via solidale anche sull'altro coniuge solo se finalizzati a soddisfare bisogni primari del figlio stesso. Quando invece la spesa non è stata sostenuta per soddisfare tali bisogni, della relativa obbligazione risponde solo quello tra coniugi che l'ha contratta. (In applicazione di tale principio la S.C. ha confermato la sentenza impugnata con cui era sta esclusa la solidarietà passiva tra i coniugi riguardo al pagamento della retta scolastica dovuta per l'iscrizione del figlio minore ad una scuola privata, compiuta da uno solo dei genitori, in base al rilievo che la frequentazione di una scuola privata non costituisce un bisogno primario della persona, posto che la necessità dell'istruzione può essere soddisfatta dalle scuole pubbliche).

Cass. civ. n. 3471/2007

In materia di rapporti patrimoniali. tra coniugi, il contraente che ha contrattato con uno solo dei coniugi può invocare il principio dell'apparenza del diritto, al fine di sostenere il suo ragionevole affidamento sul fatto che questi agisse anche in nome e per conto dell'altro coniuge solo qualora si verifichino le seguenti condizioni: a) uno stato di fatto non corrispondente allo stato di diritto; b) il ragionevole convincimento del contraente, derivante da errore scusabile, che lo stato di fatto rispecchiasse la realtà giuridica. Ne consegue che, per poter invocare il principio dell'apparenza del diritto, il terzo deve comunque provare la propria buona fede e la ragionevolezza dell'affidamento, non essendo invocabile il principio in questione da chi versi in colpa per aver omesso di accertare, in contrasto con la stessa legge oltre che con le norme di comune prudenza, la realtà delle cose. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, in riferimento ad un contratto di mutuo concesso da una sorella al fratello, aveva rigettato la domanda della mutuante volta a ritenere obbligata anche la moglie del mutuatario, non avendo addotto elementi fattuali sufficienti a ritenere che potesse incolpevolmente ritenersi che questi agisse anche in nome e per conto della moglie).

Nella disciplina del diritto di famiglia, in relazione alle obbligazioni contratte da uno solo dei coniugi nell'interesse della famiglia, il creditore che, ai sensi dell'art. 189 c.c., voglia agire anche nei confronti del coniuge dello stipulante, deve dimostrare non solo che il convenuto è coniuge dello stipulante, ma anche che i beni della comunione non sono sufficienti ad estinguere l'obbligazione e che l'unico debitore principale, il coniuge stipulante, non abbia adempiuto l'obbligazione, assunta esclusivamente a suo carico.

Cass. civ. n. 5487/1999

Il principio secondo il quale l'obbligazione assunta separatamente da uno dei coniugi in regime di comunione legale non pone l'altro coniuge nella situazione di coobbligato solidale non spiega alcuna influenza nei rapporti interni tra i coniugi stessi, rilevando soltanto sotto il (diverso) profilo dell'invocabilità, da parte del terzo creditore, della garanzia dei beni della comunione ovvero del coniuge non stipulante. Ne consegue che, adempiuta in toto l'obbligazione nei confronti del terzo creditore, il coniuge personalmente obbligatosi ha diritto alla restituzione, da parte dell'altro coniuge, della metà della somma versata (nell'affermare il principio di diritto che precede, la S.C. ha, poi, escluso che, nella specie, si vertesse in tema di obbligazioni separatamente contratte da uno dei coniugi, risultando ex actis la evidente compartecipazione dell'altro coniuge all'assunzione di un'obbligazione cambiaria funzionale all'ottenimento di un mutuo di scopo).

Cass. civ. n. 7501/1995

La moglie, di regola, è responsabile in proprio per le obbligazioni da lei contratte nell'interesse della famiglia; il marito, tuttavia, è responsabile delle obbligazioni contratte in suo nome dalla moglie, oltre che nei casi in cui egli le abbia conferito, in forma espressa o tacita, una procura a rappresentarlo, tutte le volte in cui sia stata posta in essere una situazione tale da far ritenere, alla stregua del principio dell'apparenza giuridica, che la moglie abbia contratto una determinata obbligazione non già in proprio, ma in nome del marito.

Cass. civ. n. 5244/1991

La fideiussione, prestata da uno solo dei coniugi in regime di comunione legale, è valida ed efficace, indipendentemente dall'inerenza del rapporto ai beni comuni, ed altresì a prescindere dalla sua qualificabilità come atto di ordinaria o straordinaria amministrazione, ferma restando, in entrambi i casi, l'assoggettamento dei beni della comunione alle ragioni del creditore nei limiti della quota di detto coniuge.

Cass. civ. n. 6118/1990

Nella disciplina del diritto di famiglia, introdotta dalla L. 19 maggio 1975, n. 151, l'obbligazione assunta da un coniuge, per soddisfare bisogni familiari, non pone l'altro coniuge nella veste di debitore solidale, difettando una deroga rispetto alla regola generale secondo cui il contratto non produce effetti rispetto ai terzi. Il suddetto principio opera indipendentemente dal fatto che i coniugi si trovino in regime di comunione dei beni, essendo la circostanza rilevante solo sotto il diverso profilo dell'invocabilità da parte del creditore della garanzia dei beni della comunione o del coniuge non stipulante, nei casi e nei limiti di cui agli artt. 189 e 190 (nuovo testo) c.c.

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Consulenze legali
relative all'articolo 189 Codice civile

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Salvatore O. chiede
mercoledì 06/04/2016 - Lombardia
“io e i mei soci (fratello e cognata) abbiamo firmato con la banca un mutuo ipotecario per la nostra snc, la banca mi ha inserito una clausola in obbligazione in solido. vi chiedo se mia moglie che con me ha la separazione dei beni può stare tranquilla per i suoi beni???
la clausola è la seguente:

- Solidarietà -Coobligazione solidale a coniugi

La parte mutuataria assume le obbligazioni derivanti dal presente contratto con il vincolo della solidarietà ed indivisibilità per i propri eredi o aventi causa.
Qualora la parte mutuataria sia costituita da persone unite tra loro da vincolo di matrimonio, la banca è sin d'ora irrevocabilmente autorizzata ad agire, in via principale e per l'intero suo credito, sia sui beni personali di ciascun coniuge sia sui beni della comunione, in deroga al disposto degli art. 189 e 190 Cod.Civ..
attendo risposta grazie.
Mia moglie oltre alla separazione dei beni, non ha firmato il mutuo”
Consulenza legale i 13/04/2016
La clausola bancaria in oggetto è molto chiara nel suo significato: è la “parte mutuataria” – quella cioè che chiede ed ottiene il mutuo - che deve essere costituita da persone legate da vincolo di coniugio. Pertanto, la clausola è applicabile in tutti i casi in cui a sottoscrivere il mutuo siano (entrambe) persone che tra loro siano legate da vincolo di matrimonio: quando, al contrario, il contratto di mutuo sia sottoscritto esclusivamente da uno dei due coniugi e l’altro no, la clausola rimane priva di effetti.

Gli istituti bancari, infatti, normalmente, inseriscono questo tipo di clausole nei contratti di mutuo al fine di tutelarsi contro i limiti imposti loro dalle norme relative alla comunione legale. Queste, in particolare con l’art. 190 del codice civile, stabiliscono che i creditori di uno dei coniugi, nel caso di obbligazioni assunte esclusivamente da quest’ultimo, non possono soddisfarsi sui beni che rientrano nella comunione se non quando hanno prima aggredito i beni personali del coniuge obbligato e questi non siano sufficienti a soddisfarli; in ogni caso, possono soddisfarsi sui beni personali del coniuge solo per un importo massimo pari alla metà del proprio credito e non oltre.

Nel caso concreto, di conseguenza, pare evidente che avendo il soggetto richiedente il mutuo sottoscritto il contratto con la banca solamente assieme ai due fratelli ed alla cognata, la moglie sarà esclusa da ogni responsabilità derivante dalla clausola contrattuale in questione.

In ogni caso, sarebbe da escludersi ugualmente la responsabilità solidale della moglie in virtù del regime patrimoniale scelto dai coniugi, ovvero la separazione dei beni, per cui la Banca, quand’anche la predetta clausola di solidarietà si riferisse invece anche o solo all’ipotesi (come quella in esame) in cui il coniuge del mutuatario non abbia sottoscritto il contratto, dovrebbe comunque esistere lo stato di comunione dei coniugi (cui infatti la clausola pone una deroga pattizia).

Secondo alcuni commentatori, le norme sui limiti alla responsabilità del coniuge anche in comunione per le obbligazioni assunte personalmente dall’altro, può essere derogata solamente nel caso in cui uno dei due coniugi assuma sì un’obbligazione personalmente, ma nell’interesse della famiglia: ciò in nome dei reciproci doveri morali e sociali che nascono dal matrimonio nonché del dovere di assistenza nei confronti dei figli sanciti dagli articoli 143 e 147 del codice civile e che, secondo appunto la dottrina, prevarrebbero sulle regole del regime patrimoniale sopra richiamate.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione, tuttavia, non ha mai avallato questo orientamento ed ha sempre negato che il coniuge in comunione dei beni che non ha sottoscritto il contratto possa essere ritenuto comunque responsabile solidalmente per le obbligazioni assunte dall’altro in toto, senza cioè i limiti dettati dall’art. 190 cod. civ..

Per tutte, si veda Cassazione Civile, Sezione III, del 15 febbraio 2007 n. 3471: “Nella disciplina del diritto di famiglia, introdotta dalla l. 19 maggio 1975 n. 151, l'obbligazione assunta da un coniuge, per soddisfare bisogni familiari, non pone l'altro coniuge nella veste di debitore solidale, difettando una deroga rispetto alla regola generale secondo cui il contratto non produce effetti rispetto ai terzi. (…).
In materia di rapporti patrimoniali tra coniugi, il contraente che ha contrattato con uno solo dei coniugi può invocare il principio dell'apparenza del diritto, al fine di sostenere il suo ragionevole affidamento sul fatto che questi agisse anche in nome e per conto dell'altro coniuge solo qualora si verifichino le seguenti condizioni :a) uno stato di fatto non corrispondente allo stato di diritto; b) il ragionevole convincimento del contraente, derivante da errore scusabile, che lo stato di fatto rispecchiasse la realtà giuridica. Ne consegue che, per poter invocare il principio dell'apparenza del diritto, il terzo deve comunque provare la propria buona fede e la ragionevolezza dell'affidamento, non essendo invocabile il principio in questione da chi versi in colpa per aver omesso di accertare, in contrasto con la stessa legge oltre che con le norme di comune prudenza, la realtà delle cose. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, in riferimento ad un contratto di mutuo concesso da una sorella al fratello, aveva rigettato la domanda della mutuante volta a ritenere obbligata anche la moglie del mutuatario, non avendo addotto elementi fattuali sufficienti a ritenere che potesse incolpevolmente ritenersi che questi agisse anche in nome e per conto della moglie)
”.

Per tornare al caso in esame, quindi, è pacifico che la moglie del contraente, del tutto estranea all’operazione (sottoscrizione di un contratto di mutuo nell’interesse di s.n.c. del marito e di altri soci) non debba e non possa rispondere in via solidale con quest’ultimo per le obbligazioni derivanti dal contratto, e ciò perché non solo la signora non è, appunto, parte del contratto (non è parte mutuataria e non le si applica la descritta clausola bancaria) ma altresì perché – in ogni caso - si trova in regime di separazione dei beni con il marito e non di comunione (che è l’unico caso cui si riferisce in modo evidente la predetta clausola).

Renato chiede
mercoledì 16/05/2012 - Basilicata
“I beni avuti in eredità dopo il matrimonio ricadono nella comunione fra coniugi? o sono solo di proprietà di chi ha ereditato?
Può essere applicato l'art. 189 del codice civile?
Grazie Renato.”
Consulenza legale i 17/05/2012

Nel caso specifico viene in rilievo l'art. 179 del c.c. nel quale vengono indicati i beni personali dei coniugi in regime di comunione.

Alla lettera b) del predetto articolo viene sancito chiaramente che i beni acquistati successivamente al matrimonio per effetto di donazione o di successione non costituiscono oggetto della comunione e sono beni personali del coniuge,quando nell'atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi sono attribuiti alla comunione.

Pertanto, i beni acquistati dal coniuge per effetto di successione non entrano in comunione e restano nella sua esclusiva disponibilità.

Diverso è l'ambito di applicazione dell'art. 189 del c.c., che entra in gioco quando i coniugi contraggono obbligazioni separatamente. Nello specifico, la norma prevede che delle obbligazioni contratte dopo il matrimonio da uno dei coniugi per il compimento degli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione senza il necessario consenso dell'altro coniuge, rispondono i beni della comunione fino al valore corrispondente alla quota del coniuge obbligato quando i creditori non possano soddisfarsi sui beni personali.

Inoltre, la norma precisa che i creditori particolari di uno dei coniugi, anche se il credito è sorto anteriormente al matrimonio, possono soddisfarsi in via sussidiaria sui beni della comunione fino al valore corrispondente alla quota del coniuge obbligato.


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